EL NEGHER

“Luisa, hai visto che c’è il direttore nero?” – un tempo la carampana seduta alla mia sinistra avrebbe forse detto: “T’è vist, a ghé el diretur negher”, o qualcosa del genere (conosco molto poco il dialetto milanese). Ma la democratica urbanità meneghina, che ancora da qualche parte alberga nel cuore dei vecchi milanesi, le fa dire una frase innocente dalla quale emerge solo un lieve stupore. Piuttosto ingiustificato visto che Wayne Marshall, pianista, organista e direttore d’orchestra di fama internazionale è ormai presente da qualche anno sulle scene musicali italiane.
Il primo pezzo eseguito, come da programma, è un concerto per trombone e orchestra di Nathaniel Shilkret, un delizioso e riuscitissimo incontro tra la musica classica e il jazz. Una ventata di novità e d’aria fresca, dopo l’uomo nero. Ad un certo punto, all’acme ritmico del pezzo, ondeggio e accenno qualche movimento, starei quasi per alzarmi a ballare, ma l’altra carampana, la Luisa, mi guarda un po’ terrorizzata e allora lascio perdere. Il vecchietto alla mia destra, una vera e propria cariatide che sembra sonnecchiare per tutto il tempo, si limita ad accennare di tanto in tanto il ritmo con il dito, per poi ricadere in catalessi.
Ma il pezzo forte che tutti attendiamo è il Titano, la prima sinfonia di Mahler – il mio Mahler – che a detta di qualcuno era stato nel 1889 il miglior debutto sinfonico di tutti i tempi. In effetti è un affresco musicale grandioso, un’anticipazione di tutto quello che accadrà nelle successive sinfonie, con quei picchi sonori, quei toni pianissimi e quei toni altissimi, la dolcezza melensa di canzoni e melodie accanto alla lacerante drammaticità sempre incombente, suoni ricercati ovunque, nei bassifondi infernali come nei paradisi più celestiali, marce funebri che si infrangono in maniera ironica e dissacratoria in fanfare o popolari musichette da fiera… una ricerca estenuante della molteplicità sonora a dimostrazione perenne della complessità della vita e dell’essere… una musica che, come ho già più volte scritto, è essenzialmente filosofica, se è vero che la filosofia non è solo astratto ragionare ma anche passione ed emozione, il sentire in profondità la bellezza ed insieme la tragicità dell’esistenza.
Come sempre il tempo è volato, la magia sta per concludersi. Le carampane si preparano ad applaudire, convinte. La cariatide, che per tutto il tempo avrei giurato stesse dormendo, quando l’esecuzione termina con quella roboante cascata di suoni, corni e trombe e tromboni spinti al massimo della potenza, rulli di timpani, grancasse e piatti fino all’impazzimento, ebbene non solo si risveglia ma quasi salta in piedi come una molla ed esulta gioioso e vitale come nemmeno un ragazzotto allo stadio sa essere.
Cose che succedono in una normalissima domenica pomeriggio all’Auditorium di Milano…

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9 Risposte to “EL NEGHER”

  1. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Una giornata davvero speciale che hai raccontato con la classe che ti contraddistingue.

    Ciao Mario :-)))
    Daniele

  2. md Says:

    ciao Daniele, grazie!
    passo presto a trovarti

  3. lealidellafarfalla Says:

    Bel racconto, molto fresco.

  4. Ares Says:

    Ares ^__^

    AAA CERCASI
    di Badassarre Galuppi
    “voi sapete come son fatte”

    ..meglio se su file MP3

    Grazie ^__^

  5. Valerio Says:

    @md La musica è FILOSOFIA!!! Già Pitagora lo scoprì, fino ad arrivare a Plotino, e poi, personalmente, devo dire che la musica è capace davvero di innalzarci e di farci provare una sensazione molto simile alla Catarsi descritta da Aristotele nelle unità del teatro. Non credi???

  6. md Says:

    @Fabrizio, grazie!

    @Ares: ma cos’è?

    @Valerio, sissì!!! ma Ares,che è esperto di teatro, saprà senz’altro dire di più su catarsi e dintorni…
    c’era un filosofo della media Stoa, Posidonio, che pare avesse scritto delle cose molto interessanti sulla musica, anticipando addirittura le teorie sulla musicoterapia, ma da quel che ricordo si sono persi i testi e se ne hanno solo vaghe testimonianze

  7. Ares Says:

    Ares ^__^

    @md .. “voi sapete come son fatte” e’ un aria lirica musicata da Baldassarre Galuppi detto Buranello(1706-1785)) su parole scritte da Carlo Goldoni .

    @Valerio,md .. Il termine catarsi è desunto da Aristotele che lo utilizza nella “Poetica” in riferimento alla tragedia, con il significato di purificazione. Secondo Aristotele la visione di vicende tragiche rappresentate negli spettacoli teatrali, in cui sono messi in scena dagli attori eventi terribili e atroci, consente allo spettatore di immedesimarsi e purificarsi dal male.

  8. Ares Says:

    Ares ^__^

    Si indica come origine del teatro il rito: la cerimonia di purificazione che si ritrova in diverse concezioni religiose ed in rituali magici che prevedevano, di solito, il sacrificio di un capro espiatorio.

    Nelle prime tragedie Greche il male (personificato da un attore in carne ed ossa) era appunto detronizzato attraverso il sacrificio, dopo che questi ne aveva combinate, sulla scena, di cotte e di crude.

    Non ho mai capito come questa “atto catartico” possa purificare dal male… mio nonno saggiamente affermava che il male va prevenuto.

  9. maria pia lippolis Says:

    per me equivale soltanto a dialogare col lato oscuro di me stessa……di conseguenza il cuore , l’anima , lo spirito ti si aprono, siamo uni e trini per questo……..per cercare la nostra quarta dimensione

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