PAIDEIA VERSUS 133

Il filologo tedesco Werner Jaeger, nella sua monumentale opera dedicata alla Paideia greca, cita alcuni versi che a suo dire valgono a caratterizzare con precisione il significato dell’educazione e della formazione nella vita dei Greci, proprio sul finire della loro età aurea: “Il solo possesso che nessuno può rubare all’uomo è la paideia”, vale a dire la sua cultura spirituale; e ancora “La paideia è un porto per ogni mortale”. E’ il commediografo Menandro a scriverli, tra il IV e il III secolo a.C., quando l’epoca della polis è ormai un pallido ricordo.
Sono felice di tornare a citare Lessing, che, in continuità con l’ideale greco, scrive tra il 1777 e il 1780 una breve quanto straordinaria opera in 100 tappe dedicata alla Formazione dell’umanità, un vero e proprio manifesto utopico e illuministico inneggiante alla Vollendung, al tempo della pienezza da conquistare tanto per i singoli quanto per l’intera umanità.
Questi da sempre sono stati i miei modelli e punti di riferimenti, entrambi volti alla costruzione di un essere umano totale e onnilaterale, che sia cioè messo in grado di sviluppare in ogni direzione le proprie capacità – i propri “talenti” – e che soprattutto possa farlo motu proprio, secondo i principi dell’autodeterminazione e dello spirito critico.

Non è aristotelicamente (e meccanicamente) il passaggio dalla potenza all’atto; non si tratta di realizzare un disegno o un progetto predeterminato, foss’anche un modello perfetto; non è nemmeno la transizione dall’infanzia all’età adulta, dalla minorità alla maggiore età, dai sogni alla realtà. Niente di tutto questo. Si tratta invece di coltivare la concreta possibilità che sboccino cose impensate e inaudite, impreviste. La paideia deve dar luogo al “futuro” in senso proprio, alla sorpresa, alla rottura utopica, alla vera “novità” – esattamente come Hanna Arendt intende l’evento della nascita.
Affinché questo avvenga, si devono suscitare nei ragazzi, nei giovani, negli studenti tempeste di passioni e di emozioni, accendere e fare in modo che diventi inestinguibile il fuoco della curiosità e della voluttà conoscitiva. Una vera e propria arte che solo i grandi maestri possiedono. Ciò comporta dedizione, fatica, conflitti, un lungo ed instancabile lavorìo sui corpi e sulle menti. Ma il risultato non è, appunto, solo un risultato, quanto piuttosto l’apertura di una possibilità: un io che che impara a determinarsi, a decidere di sé e che è responsabile di se stesso come degli altri. Un umano e un cittadino a tutti gli effetti (e non: un operaio, un ingegnere, una cassiera, un nullafacente, una casalinga, un ministro, un’attrice, un consumatore ebete, ecc. – ruoli che delimitano e riducono). E quel fuoco, quella fiamma immortale esiste: io l’ho provato molte volte, anche perché ho avuto la fortuna di incontrare maestri di vita e di cultura che lo hanno acceso e alimentato (molti di questi erano insegnanti, ma non solo); e poi ho avuto il privilegio di vederlo guizzare negli occhi dei bambini, dei ragazzi e delle ragazze con i quali ho avuto modo di filosofare in questi anni…
Si tratta naturalmente di un’idea “utopica” di educazione/formazione, se si vuole “mitica”, che sempre si è scontrata con la prassi, la dura scorza della realtà, l’inerzia delle cose. Si aggiungano l’incuria, l’elefantiasi istituzionale e burocratica, il grigiore dell’abitudine e la zavorra della tradizione, l’incompetenza dei governanti. Ciò non toglie che ritenga ancor oggi validi quei principi, anzi, più di ieri, e ancor più necessario riaffermarli con energia. E’ proprio uno di quei casi in cui il passato può aiutarci a costruire e prefigurare il futuro, e insegnarci davvero qualcosa.

Mi risulta ora difficile accostare questo discorso “alto” alla bassezza di una cosiddetta “riforma” della scuola – che in realtà è un esercizio ragionieristico fatto con l’accetta, anzi con la mannaia – proposta dall’attuale ministro della pubblica (d)istruzione del governo italiano. Non so che conoscenze abbia la ministra Gelmini della paideia greca o dello spirito critico dei lumi, né francamente mi interessa saperlo. So per certo che l’unico spirito che muove questi governanti da strapazzo è la distruzione sistematica di quel che resta di una scuola pubblica già sofferente (ma che pure resiste ed è uno dei pochi luoghi davvero formativi di questo paese) e, parallelamente, un chiaro progetto di separazione in classi del sistema scolastico: i ricchi da una parte, nelle ben foraggiate scuole private, i poveracci dall’altra, gli stranieri in qualche ghetto, gli eterni esclusi fuori del tutto.
Del resto l’idea che il fascistissimo, manganellante e schizofrenico presidente del consiglio ha della vita politica, dell’educazione e della cultura è piuttosto chiara da sempre: perché avere dei ragazzi critici, creativi e magari un po’ ribelli, che manifestano nelle strade e occupano le scuole, quando è di gran lunga più conveniente avere dei lobotomizzati con tre cellulari a testa e un mare di cazzate al posto del cervello, che ciondolano come zombi per centri commerciali?
Oltretutto ci si lamenta tanto di bulli, giovani senza valori, sballati drogati e alcolizzati, e poi quando decidono di prendere in mano il loro destino e futuro che si fa? Naturalmente si manda la polizia a sprangarli. D’altra parte è molto più facile governare i polli di allevamento piuttosto che i futuri cittadini, che magari, non si sa mai, preferiranno un giorno autogovernarsi decidendo un po’ di più e delegando un po’ di meno…

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5 Risposte to “PAIDEIA VERSUS 133”

  1. Ares Says:

    Ares ^__^

    Esiste sempre l’auto formazione..md, certo e’ che sono necessarie delle basi dalle quali partire, e’ necessario aquisire una metodologia, una qualsiasi, per poi, da li inventarsene altre.
    Queste metodologie disolito si aprendono a casa, dai propri genitori, chi come me non ha avuto dei genitori molto svegli e con una certa cultura ha dovuto accontentarsi degli strumenti offerti dalla scuola primaria(elementari e medie), e’ li che ho imparato a fare ameno degli insegnanti mediocri avuti negli anni successivi( ho frequentato successivamente un I.T.I.S., quelle erano già concepite come le scuole anticamera ..per la lobotomizzazione) ..devo dire grazie ad una sola insegnante di italiano delle scuole medie inferiori dunque( Mattia Broferio)… mi ha letteralmente salvato dalla lobotomizzazione perpetrata successivamente(anche se a tratti penso che gli effetti salvifici stiano tardando a compiersi ^__^)..

    .. Be’ la Gelmini, donna di grande competenza, sta’ partendo proprio da li per distruggere tutto, dalle scuole primarie;

    .. e’ dalle basi infatti che bisogna partire, per distruggere tutto.

    .. dopo tutto se si devono salvare le banche dal tracollo… i soldi da qualche parte dovevamo pur risparmiarli.. e cosa ha pensato Tremonti?.. tagliamo Gelmini, tagliamo!!!

    .. e la poveretta, che non e’ stata salvata dalla lobotomizzazione, … e’ li a sostenere delle ragioni imbarrazzanti!!.. e lo fa senza vergogna.. senza provare il ben che minimo imbarazzo…….. comincio a pensare che sia del tutto inconsapevole di quel che stà facendo… il ministro e’ come se si lasciasse vivere….
    .. li poi c’e’ dietro il governo che gli dice quel che deve dire e fare… voglio sperare che sia cosi… altrimenti e’ proprio..S……..R……..I………….. mi voglio trattenere!

  2. mastrofabbro Says:

    Sempre di grande spessore.

  3. emiliano Says:

    Interessante la prima parte dell’articolo in cui si descrive come modello di educazione un “non modello”, qualcosa che attiene lo spirito creativo e autodeterminantesi di ognuno di noi.
    Sul problema politico della riforma mi sembra che ci siano delle semplificazioni. Mi spiego: sono d’accordo sul fatto che il riferimento concettuale di base di questi governanti sia incentrato sulla produzione e per niente sulla cultura; da qui i tagli drastici. Però lo scandalo dei professori sottopagati ha radici più antiche del fascistissimo…e ovviamente non lo dico in sua difesa.
    Eppoi mi sorge un dubbio: se io fossi anarchico non preferirei forse una scuola al di fuori dello Stato, dove a contare siano solo le anime libere e autonome di coloro che vi creano con serietà centri di discussione, di sapere, di crescita dello spirito?
    Non si è troppo allentata la dimensione del “sapere”, inteso come bagaglio di ricchezza da discutere, criticare senz’altro ma non prima di averlo studiato, in nome di un’idea facilona e superficiale del concetto di libertà, democrazia e autodeterminazione?

  4. md Says:

    osservazioni interessanti le tue, Emiliano; in particolare mi trovi molto concorde sull’ultima

  5. maria pia lippolis Says:

    ci sono delle lettere d’amore tra arendt e sartre…….storie segrete della scienza…….geni incompresi…….ma la soluzione è nell’arte ……interpretare codici, simboli………..sogno un mondo…….dove poter titar fuori e cantare un ottico, un blasfemo, un malato di cuore…..del grande falegname di Pinocchio……..cioè Mastro Geppetto ovvero De Andrè

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