IL CUORE DI CARTESIO

Nel rileggere il Discorso sul metodo di René Descartes, molto più delle pur geniali intuizioni della seconda e della quarta parte, mi hanno colpito e fatto riflettere le pagine della quinta parte, là dove viene descritto con grande perizia il funzionamento del cuore e del sistema circolatorio. Mi sono quindi chiesto perché mai Cartesio abbia scelto di inserire quel piccolo trattato a sé stante, all’interno di un testo teorico e introduttivo al discorso filosofico e scientifico in generale. Vi sono alcune risposte possibili: la più ovvia è quella dell’illustrazione pratica di quei principi. Dopo averli brevemente elencati, vengono messi subito all’opera. C’è poi la questione del rapporto tra metodo deduttivo (utilizzato specialmente nella parte quarta) e metodo induttivo. Ed infine, non ultimo, l’esposizione di un esempio insieme utile ed interessante di applicazione della teoria meccanicistica. Ma ripercorriamo brevemente il Discorso, esponendone gli snodi e i principi fondamentali, prima di provare a rispondere.

Dopo aver espressamente dichiarato di preferire come fonti conoscitive innanzitutto “se stesso” (o, in alternativa, il “gran libro del mondo”), Cartesio passa nella seconda parte a descrivere i frutti di questa profonda autoanalisi, del viaggio intrapreso nella propria mente. Il metodo scoperto, nutrito dei pregi delle scienze logico-matematiche, e privato però dei loro difetti, si sostanzia nelle famose quattro regole: l’evidenza, l’analisi, l’ordine sintetico, il controllo finale.
Ma Cartesio pensa che non si possa vivere in uno stato di totale sradicamento e sospensione del giudizio, specie per quanto attiene al lato pratico, e allora, nell’attesa di ricostruire la casa della scienza dalle fondamenta per mezzo del nuovo metodo, nella terza parte del Discorso ci presenta una “morale provvisoria”, una serie di regole pratiche fatte di conformismo, medietà, costanza e pacata adesione alla visione stoica della vita. Egli non intende cioè rischiare i marosi dello scetticismo radicale, e preferisce, nel corso della traversata e in attesa del “nuovo mondo” conoscitivo da raggiungere, avere qualcosa cui aggrapparsi, qualche massima e per lo meno un residuo brandello di fede.
Non mi soffermo molto sulla parte quarta, forse la più discussa e problematica, quella “logico-deduttiva”, nella quale dal primo principio (penso dunque sono) vengono dedotti via via gli altri, in maniera, a giudizio del filosofo francese, irrefutabile: la separazione delle sostanze (spirituale e materiale), l’idea di un essere perfetto, la prova ontologica dell’esistenza di Dio – quello che, a parere di alcuni e anche mio, si rivela in realtà una sorta di cerchio logico vizioso, con una evidente petitio principi (parto da me, per dedurre Dio che servirà così a garantire la solidità del mio sistema di conoscenze…).
Ma veniamo finalmente alla parte quinta. Cartesio vi espone sommariamente alcune sue teorie, rinviando ai vari trattati dove vengono dimostrate e discusse più dettagliatamente. In sostanza deduce la necessità fisico-cosmologica a partire dal fondamento ontologico (in ogni mondo possibile devono valere le medesime leggi), oltre ad accennare alle teorie della luce e più in generale alla catena causale che dai primi principi conduce alla molteplicità dei corpi, “dimostrando gli effetti attraverso le cause”. Fino ad arrivare a quella vera e propria “digressione” (ben cinque pagine, mentre alla dimostrazione dei primi principii ne aveva dedicate due scarse!) in cui ci vengono descritti minuziosamente la circolazione sanguigna e il funzionamento del cuore.
Qui Cartesio pare voler esibire una vera e propria teoria del movimento a partire da quello che ritiene “il primo e il più generale che si osservi negli animali”. La descrizione oggettiva e meccanica di quel che accade nel corpo umano-animale (il cuore è una pompa e la necessità con cui il sangue circola è la stessa con cui un orologio funziona attraverso i suoi ingranaggi), il “macchinismo” radicale che domina i vari passaggi, l’impianto scientistico generale di questa concezione non riesce a nascondere a mio parere il suo fondamentale stupore di fronte a quei movimenti così “degni di ammirazione”. Anzi, sembra quasi venirne amplificato, altrimenti non si capirebbe una tale profusione di spiegazioni nel contesto di un breve trattato metodologico. Certo, si deve tener conto del contemporaneo interesse scientifico per questi temi (William Harvey aveva scoperto da poco la circolazione sanguigna), oltre alla propensione fisico-meccanicistica di Cartesio, al suo “macchinismo logico-deduttivo”, e non ultimo va considerato il peso crescente della matematica nella scienza, specie dopo Galileo. Si può forse supporre che la descrizione fattuale (l’elemento induttivo) funzioni anche come contrappeso agli eccessi deduttivi – al punto che in Cartesio talvolta sembra che le vie della conoscenza muovano indifferentemente dal basso verso l’alto e viceversa: dedurre dai principi i particolari (gli effetti dalle cause) o connettere via via gli effetti tra di loro per mostrare le leggi cui sottostanno, sembrano essere due processi interscambiabili. E del resto questo concetto era già stato chiaramente espresso nelle quattro regole.
Ma lo stupore, al di là di tutto, permane. E’ uno stupore tutto meccanico, fatto di comprensione razionale dei movimenti e di cause ed effetti, di corpi che funzionano come macchine e di sorprendenti automatismi, di una straordinaria complessità che però è riducibile a poche leggi (forse persino ad una sola), di un unico movimento che si dirama in mille rivoli e sottomovimenti – un po’ come succede alle vene e alle arterie, o al sistema delle valvole cardiache. E se le pellicole, le valvole, le cavità sono rispettivamente in numero di 11, 4 e 2, disposte in un certo modo piuttosto che in un altro, così collegate tra loro e non altrimenti, non è certo frutto del caso, ma di una ferrea necessità fisica. Anzi, logica. E questa necessità è più sorprendente e stupefacente che se fosse invece il caso a regolarne (o sregolarne) il funzionamento. Non è più la “meraviglia” aristotelica, l’ignoranza propedeutica alla conoscenza, ma lo stupore di fronte alla perfezione del mondo.
Prima però di concludere il suo ragionamento, Cartesio cerca di individuare un discrimine tra macchine e corpi così perfetti; se cioè non ci sia una “crepa” in questo meraviglioso dispositivo meccanico che assimila tutti i viventi: e, guarda caso, lo trova nella creatività semiotica degli umani, nel loro tracciare segni (parole o altro) dotati di senso. Il linguaggio, tanto per cambiare. Ma pare non avvedersi di avere così introdotto il caos nel cosmo, l’imperfezione nel meccanismo, l’invisibile granello di sabbia in grado di inceppare la macchina: poiché “la differenza che passa fra gli uomini e le bestie” non è questione di organi, ma di segni e di senso – al punto da potersi ingenerare una domanda insidiosa (da “corto circuito” filosofico) come la seguente: ma avrà senso questa immensa e prodigiosa macchina che mi circonda, regolata da leggi eterne e necessarie, le stesse che regolano il funzionamento del mio cuore, la rotazione dei pianeti, la mia capacità logico-deduttiva e tutto quanto il resto? E se pure lo ha, qual è e dove sta?
Tuttavia, quello strano animale simbolico potrebbe sempre ricavare più soddisfazione dal conoscere i segreti del miocardio, e venire a sapere che si tratta di una specie di tessuto spugnoso che funziona meglio proprio perché è arrotolato su se stesso; chissà, magari questa scoperta potrà, oltre che stupirlo, persino rinfrancarlo…

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19 Risposte to “IL CUORE DI CARTESIO”

  1. Hermes Says:

    … ma avrà senso questa immensa e prodigiosa macchina che mi circonda, regolata da leggi eterne e necessarie, le stesse che regolano il funzionamento del mio cuore, la rotazione dei pianeti, la mia capacità logico-deduttiva e tutto quanto il resto? E se pure lo ha, qual è e dove sta? …
    … a questo fondamentale interrogativo Cartesio risponde sostanzialmente inferendo che il meccanismo perfetto e mirabile che regola il Tutto sia la conseguenza dell’azione di un essere perfettissimo (Dio) che progettando, “da via del Suo” … Non si chiede ovviamente quale sia il fondamente che ci porta a postulare l’esistenza di Dio; dice soltanto che un progetto richiede un progettista … Non si fa, insomma, la domanda ontologica fondamentale: perchè Dio?
    …. il passaggio dalla singolarità alla molteplicita, tramite il Big Bang, è lo snodo fondamentale da cui deve passare il nostro interrogarci …. La fisica contemporanea se lo chiede da un secolo (dal 1905 con Einstain) …
    … il metodo deduttivo nasce da questo passaggio e il metodo induttivo, a sua volta, è il percorso a ritroso …
    … altra questione, poi, è quella relativa alla necessità delle leggi fisiche, che in realtà seguono logiche diverse in funzione del livello a cui prestiamo attenzione …. l’uniformità (simmetria) degl’inizi (prima della nascita dello spazio e del tempo), secondo le teorie scientifiche attuali, a causa dell’immenso calore iniziale, non conteneva le leggi, oggi, riconoscibili, non aveva determinazioni; era solo l’indifferenziato di Anassimandro (postulato 2600 anni fa) …. i giganti del passato ci alitano sul collo e ci co-stringono da ogni parte ….

  2. md Says:

    vero Hermes, l’apeiron di Anassimandro è un concetto straordinario su cui occorre continuare a riflettere

  3. Ares Says:

    Ares ^__^

    L’apeiron di Anassimandro.. non mi piace come concetto: egli riteneva che in origine tutte le cose fossero armoniosamente unite nell’ápeiron una sorta di materia o sostanza infinita, indeterminata, eterna, indistruttibile e in continuo movimento..ma per una colpa originaria(non meglio specificata)e proprio mediante il movimento rotatorio dell’apeiron stesso, le cose presero a separarsi a coppie di contrari, dando origine al cosmo..

    .. ma per favore.. questi sono pensieri che si fanno da bambini!!!!..

    .. poi questa cosa della “colpa”..mha!.. per esserci una colpa e’ necessaria una regola… ma se l’apeiron e’ indeterminato la “regola” chi ce l’ha messa?!

  4. md Says:

    Ares, Anassimandro pensa che la “colpa” da scontare sia quella dell’individuazione e del conflitto: ogni ente o individuo si afferma contro un altro ente/individuo, e per questo suo affermarsi (questa ybris) pagherà il fio venendo a sua volta cacciato nell’indeterminato da cui era venuto;
    in realtà Anassimandro è uno dei pilastri concettuali d’Occidente, altro che pensiero-bambino…

  5. Ares Says:

    Ares ^__^

    … uffff.. ok!, bravo Anassimandro!..

    .. anzi NO ! : chi l’ha detto che il pensiero occidentale sia un pensiero adulto(evoluto)?

    ..poi mi sfugge da chi viene cacciato l’ente che ha desiderato affermarsi a discapito degli altri enti… si va verso la trascendenza?… o e’ una sorta di moto interno all’Apeiron …bà!

    ..mi fa venire tanto in mente il processo di diversificazione cellulare di un embrione(apeiron): “fortunatamente” le cellule dell’embrione a un certo punto cominciano a diversificarsi per assolvere compiti specifici.. nessun “ente cellulare”, per affermarsi, distrugge gli altri enti cellulari..anzi i vari enti collaborano e comunicano tra di loro..

    … la colpa dove sta’ ?… o meglio.. perche’ questo avvenga e’ necessaria una colpa o un evento scatenante?.. avviene e basta!

    Anassimandro… si e’ andato ad incartare in sta “colpa”.. che ha rovinato l’idea…

  6. md Says:

    Penso che la “colpa” di cui parla Anassimandro è lontanissima dal concetto che ne abbiamo noi (mediata oltretutto dal cristianesimo).
    Forse la risposta sta in quell'”avviene e basta” cui hai accennato: Anassimandro pensa che la rotazione degli enti, il loro passare e divenire (il loro uscire e tornare nel nulla, tanto per citare Severino) siano una necessità ontologica. Senza quel consumarsi/alternarsi degli enti il cosmo non funzionerebbe.
    Bisogna tuttavia tener presente che, specie nel caso dei presocratici, le nostre sono solo illazioni, per almeno due motivi (o forse tre): abbiamo frammenti dei loro testi, sono intervenute continue sovrapposizioni e interpretazioni successive, la nostra “mentalità” è piuttosto lontana da quella greca (o per lo meno è una commistione di elementi, tra cui anche quello greco)

  7. Hermes Says:

    per Ares: … alle origini il mondo fisico era allo stato gassoso ed era composto solo di idrogeno ed elio al 99,99% …. è questo l’accostamento che si può fare con l’intuizione di Anassimandro ….
    … il pensiero occidentale è ormai al tramonto con la morte-di-Dio …

    Domanda: da chi viene cacciato l’ente che ha desiderato affermarsi a discapito degli altri enti?

    … l’ente che infrange le leggi (di natura) è destinato (naturalmente) a soccombere …. l’unico ente che rimanda a questo concetto è l’esserci (l’uomo), che, distruggendo se stesso e l’ambiente, non potrà che estinguersi …

  8. Ares Says:

    Ares ^__^

    hem…. come mai quando gli altri dicono una cosa come “il pensiero occidentale è ormai al tramonto con la morte-di-Dio ..”

    .. nessuno(leggi md) inteviene?

  9. Ares Says:

    Ares ^__^

    @Hermes… l’apeiron di Anassimandro… e’ un concetto un po’ piu’ complesso.. della nube gassosa a cui fai riferimento.. o sbaglio md?

  10. md Says:

    insomma Ares, vuoi che intervenga a tutti i costi, eh?
    e invece no: oggi sciopero! sciopera la scuola, scioperano anche i blog filosofici…

  11. Ares Says:

    Ares ^__^

    Ma cosa centra il tuo post con lo sciopero… questo tipo di post dev’essere sempre attivo e “parlante”.. va be’ !

  12. Hermes Says:

    .. va be’ !… dice Md giustamente: le nostre sono solo illazioni (abbiamo frammenti dei loro testi, sono intervenute continue sovrapposizioni e interpretazioni successive) e quindi anche le tue Ares …
    ripeto: è importante l’intuizione di Anassimandro che è in sintonia con le ipotesi della cosmologia contemporanea ….

    Quando c’era Lui, caro lei!
    … se tu non sei d’accordo con la morte-di-Dio, evidentemente significa che tu sei in contatto con Lui …. fammi avere un appuntamento, avrei qualche domandina …
    … che l’Occidente sia alla frutta mi pare un dato epistemico ….

  13. Profeta Says:

    “il pensiero occidentale è ormai al tramonto con la morte-di-dio”.

    Ma non è il pensiero occidentale che sta tramontando, ma il pensiero TRADIZIONALE dell’Occidente. Non facciamo confusione!
    La morte-di-dio vuol dire che il fluire delle cose non è dominato e avvolto da nessun eterno che sia il suo padrone. Non esiste più un padrone, per l’Occidente. La verità, per l’Occidente, non è più riconducibile ad una dimensione (immutabile) diversa da quella del mondo : la verità è ormai la sola dimensione attuale, quella visibile : è il divenire incessante degli eventi.
    L’Occidente non è alla frutta, anzi, sta fiorendo andando verso il più glorioso dei suoi tempi (anche se finirà in tragedia)

  14. Ares Says:

    Ares ^__^

    Io mi tocco!!

  15. Hermes Says:

    Ma non è il pensiero occidentale che sta tramontando, ma il pensiero TRADIZIONALE dell’Occidente. Non facciamo confusione! … anche se finirà in tragedia …

    Appunto! l’Occidente è senza rete (rimedio) e il nulla, cioè il “divenire incessante degli eventi”, che nullifica (tritatutto) ogni cosa (idee, merci, stili, ecc.), è sempre dietro l’angolo ….
    All’Occidente (parte dell’orizzonte dove tramonta il sole e non solo) è rimasto il capitalismo, inteso come mercato (assoluto, mano-invisibile) che regola, ottimizzando l’allocazione delle risorse … l’ultima favola platonica, destinata al fallimento epocale …

    … L’Occidente non è alla frutta, anzi, sta fi-orendo ….

    Sono fiori velenosi! … probabilmente sta m-orendo …
    Anch’io mi tocco caro ineffabile Ares!!

  16. Profeta Says:

    No ma la tragedia di cui parlo è il culmine di un lungo cammino che ancora, in senso vero e proprio, non è ancora cominciato.

    è adesso che ci dobbiamo preoccupare, perché non sappiamo quanto è destinato a durare il tempo della transizione tra la civiltà tradizionale e la civiltà in parte presente e completamente futura dell’Occidente.

    Il capitalismo vince, ma non per molto ancora. Vince perché gli occhi dei residenti dell’Occidenti non sono tutti rivolti al centro che sta portando avanti il mondo : l’unione della conclusione del pensiero contemporaneo che dice “non ci sono più limiti inviolabili” e della struttura tecnologica organizzata e plasmata dalla scienza.

    Alla fine del cammino di cui parlavo qui sopra, ci si renderà conto che tutto il bene e la ricchezza posseduti non sono altro che contenuti delle ipotesi scientifiche, cioè non si espongono alla luce della verità. La domanda da porsi sarà : “ma tutto questo benessere è vero?” La risposta verrà dalla scienza, e sarà pressapoco questa : “può darsi che sia vero, come può darsi che non lo sia”.

  17. maria pia lippolis Says:

    la risposta della scienza è che tutto questo benessere non corrisponde affatto alla felicità dell’uomo

  18. maria pia lippolis Says:

    e comunque ricordate ……riguardo a Cartesio….. la ghiandola pineale……e le risposte sono comunque non nel troppo pensare ma ……nella musica, nelle immagini, nell’istintivo sentire di un attimo, nei film e in contemporanea le musiche dei film, nel creare il mondo fantastico che stiamo sognando………..C’è un libro fantastico medievale L’imitazione di Cristo

  19. Marina Says:

    bardzo wspaniałe

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