Aforisma 11

La paura ha sempre a che fare con la semplificazione. Riduco, cioè delimito: dunque ho paura. Ma ho paura perché delimito o delimito perché ho paura?

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30 Risposte to “Aforisma 11”

  1. Ares Says:

    Ares ^__^

    ..mmmmm… questo aforisma mi e’ ostico..

  2. Luciano Says:

    Salve.
    Per quale motivo la semplificazione dovrebbe avere a che fare con la paura?
    E poi, che legame ci sarebbe tra la semplificazione e la delimitazione? Delimitare è più evidenziare che semplificare quindi può essere visto come un segno di aggressività. Anche difesa si sposa perfettamente con delimitare. E dato che sono valide entrambe, “sempre” non ha ragione d’essere usato in questo aforisma.
    Un caro saluto a tutti.

    Luciano

  3. Ares Says:

    Ares ^__^

    Ah! ci sono!!… semplifico perche’ la complessità non e’ facilmente classificabile e quindi conoscibile e non conoscere genera la paura, paura degli effetti producibili dall’esistenza del non conoscibile. .. eh,ci sono?

  4. Ares Says:

    Ares ^__?

    Quindi, seziono e delimito.. per semplificare e conoscere……. no?

  5. md Says:

    l’aforisma è una sfinge, non è un ragionamento, va preso un po’ com’è;
    oltretutto quello in oggetto è una sfinge anche per me, visto che l’ho preso da un mio quadernetto di appunti e pensieri che risale a una ventina di anni fa…

    posso sempre provare con un esercizio di autoesegesi (!!!): probabilmente quel che volevo stabilire era un nesso (abbastanza evidente) tra la paura e la riduzione della complessità, magari in chiave antropologica; oppure, un’altra chiave legata alla delimitazione era quella del non sapere cosa c’è oltre, e dunque dell’accontentarmi di spiegazioni “locali”, inevitabilmente semplificate, che non tengono conto di ulteriori nessi e cause;

    beh Luciano, oggi, certo, non userei più il termine “sempre”

  6. md Says:

    ma la cosa che mi interessava di più di questo aforisma era la domanda “perché si ha paura?” – è davvero l’oggetto della paura a far paura o è la paura a produrre il suo oggetto?

  7. Ares Says:

    Ares ^__^

    E’ la paura a produrre il suo oggetto..

  8. Profeta Says:

    La paura è paura per l’imprevedibile, e l’imprevedibile è l’essere. E l’essere è imprevedibile perché non riesce a conoscersi per come esso è in sé. E non conoscendosi, crede di conoscere altro, cioè crede di essere qualcosa di diverso da ciò che esso è.
    La paura è qualcosa di reale, ed essendo reale ha paura di un oggetto, se per “oggetto” si intende “questo che abbiamo dinanzi, in quanto esistente”, e non “questo che abbiamo dinanzi, in quanto manifesto”.
    Sì che alla tua domanda, Md, si risponde dicendo che si ha paura perché non ci si esperisce, non ci si conosce, ed è appunto l’oggetto della paura a far paura, e tale oggetto è la paura stessa : infatti è l’essere ad avere paura, e la paura è paura dell’essere, cioè di sé. La paura non produce pertanto il suo oggetto, perché sarebbe produrre sé stessa, cioè l’essere, ossia il soggetto che ha paura, e che anzi è la paura stessa.

  9. Fabrizio, the wings Says:

    Personalmente ho paura di ciò che non comprendo bene, perché mi sento in balia di qualcosa che non posso controllare. Quindi molto probabile che culture lontane incutano paura perché il modo di pensare di quegli uomini è diverso e difficilmente assimilabile al nostro.

  10. Camu Says:

    Delimito perchè ho paura…..consapevolmente o inconsapevolmente pongo dei limiti alle mie capacità percettive per essere sicuro/a di essere in grado di controllare le situazioni, tutto ciò che supera questi limiti provoca in me la paura.

  11. titus Says:

    ho un esame fra due ore e quindi ho paura.
    spero di non delimitarmi.

  12. Ares Says:

    Ares ^__^

    ahahahahhahah titus come e’ andato l’esame?

  13. Luciano Says:

    Salve.
    Non vorrei deludere le vostre aspettative, ma ho l’impressione che il delimitare abbia un’origine molto più, diciamo, terrena. L’uomo è un animale territoriale e questo implica che per rendere evidente ad altri animali sapiens sapiens che quello è il suo territorio. La capacità di astrazione ha poi trasportato questo in ambiti affatto teorici e slegati da questioni quali quelle che l’hanno generato. Rafforzare queste delimitazioni affinché diventino se non impossibili da penetrare almeno molto difficilmente penetrabili ha a che vedere con il sentimento di insicurezza derivante dal danno, effettivi o presunto, che si avrebbe dalla perdita di ciò che è nel nostro territorio.
    A presto.

    Luciano

  14. Ares Says:

    Ares ^__^

    .. hem.. e la paura di volare allora cos’e’?… la paura di perdere il territorio “terreno” ?

  15. md Says:

    @Camu: è forse per questo che si ha paura della morte?
    @Luciano: però delimitare significa anche che c’è un limite da superare…
    banalmente: il bambino ha paura di fare il primo passo, ma poi lo fa e supera la paura, e anzi ci piglia gusto
    Vedrei la cosa in maniera “dialettica”: abbiamo paura perché l’essere è imprevedibile (in questo ha ragione Profeta), ma la sua esplorazione (che è sempre insieme una delimitazione e un toglimento di questa delimitazione) ci fa superare la paura. Ma siccome l’imprevedibilità dell’essere non è mai esaurita/esauribile, la paura continua a rigenerarsi ogni volta.
    Tuttavia vale sempre la pena attraversare questa paura (attraversarla, appunto: Aufhebung hegeliana, superare conservando, ecc.) perché ci permette di ampliare la conoscenza del mondo, di esplorare nuovi territori, di esperire la gioia di esistere, altrimenti muta e inespressa.
    (Forse ho esagerato un po’…)

  16. Luciano Says:

    Salve.
    “però delimitare significa anche che c’è un limite da superare…
    banalmente: il bambino ha paura di fare il primo passo, ma poi lo fa e supera la paura, e anzi ci piglia gusto”

    Il limite è dato dalla coscienza dell’io in alternativa al resto della realtà e pone la necessità di “qualcosa” che lo individui e quindi lo affermi. Non è sbagliato dire che tra le ragioni dell’esistenza di un limite possa esserci una paura, ma non è una motivazione di carattere generale.

    Poi, chiedo umilmente scusa ma mi pare che questo essere sia un po’ troppe cose:l’illudersi, la verità, l’errare e potremmo continuare volendo con altre determinazioni che cozzano contro l’unicità dell’essere da cui Profeta parte. Abbiamo già affrontato questo argomento, e partendo dall’affermazione della unicità, utilizzando il ragionamento usato da Gorgia si dimostra, logicamente, che nulla esiste. In questo ragionamento c’è una falla.

    In ultimo certamente l’ignoto ci intimorisce e partendo da quanto dicevo all’inizio viene posto appunto un limite da valicare (fisico, conoscitivo, etc, etc)

    A presto.

    Luciano

  17. Ares Says:

    Ares ^__^

    Le fobie in questo ragionamento come si collocano.. le paure ancestrali senza motivazione…

  18. Camu Says:

    Certo!!! cosa c’e’ di più lontano dalle nostre percezioni che la morte?

  19. Luciano Says:

    Salve.
    Il problema però non è costituito dalla paura. Essa è dovuta o all’esperienza (conseguenze delle nostre come altrui azioni) o alla mancanza di “informazioni”, quello che chiamiamo ignoto. Si discuteva del limite. Delimitare può essere segno di paura? la risposta è ovviamente sì. La paura di cadere nel vuoto ci ha “imposto” di dotare le strutture potenzialmente pericolose da questo punto di vista di barriere, che ci impediscano di incorrere in situazioni simili. La paura di volare ad esempio è dovuta non al volo in sé ma semmai alla paura di cadere, e quindi di farci male (nel caso estremo, morire). Bisogna sempre tener conto che nello sviluppo/evoluzione di una persona giocano due livelli quello ontogenetico che è lo sviluppo dell’individuo e quello filogenetico, dell’evoluzione delle nostre percezioni in quanto specie. Tenendo conto del ruolo che hanno i geni nel nostro essere noi stessi in quanto individui, cose che ci sembrano immotivate potrebbero avere un’origine del tutto naturale che rispetta un rapporto causale di cui noi non abbiamo più coscienza.
    A voi la palla…

    Luciano

  20. Ares Says:

    Ares ^__^

    Si, pero’ non mi e’ charo perche’ mia sorella urla e si dispera come una matta , quando vede un ragnetto inoffensivo deambulare dinoccolato sulle sue 8 zampine…

    .. lo sa che il ragnetto e’ inoffensivo, erche’ lo vede camminare tra le mie mani, lo vede che non puo’ nuocere in alcun modo.. eppure quasi sviene atterrita!!..

    non ci sono ne’ motivi esperienziali ne’ inconoscibilità dietro alla sua paura….

  21. Ares Says:

    Ares ^__^

    vuoi dire che e’ miologicamente condizionata?.. e perche’ io che sono suo fratello non sono vocato alla paura dei ragni?.. l’ho sempre detto che quella ha qualcosa che non va!!

  22. Luciano Says:

    Salve.
    Non credo che tua sorella abbia qualcosa che non va. E non è neanche detto che non ci siano motivazioni esperienziali. Il fatto che non ci rendiamo conto del perché ci succedano detrerminate cose non implica che siano venute dal nulla. Esiste sempre un rapporto causa effetto, anche se non siamo in grado di individuare la causa ma sperimentiamo solo l’effetto.
    Però, ripeto, questo non ha nulla a che vedere con l’esistenza di un qualsiasi limite…
    A presto.

    Luciano

  23. Ares Says:

    Ares ^__^

    eh no centra il mio discorso con l’esistenza del limite, la domanda proposta da md era: “Ma ho paura perché delimito o delimito perché ho paura?..

    .. lei in un certo senso ha paura perche’ delimita…. cioe’ non prova a prendere in mano il ragno per aver modo di conoscere e quindi di non aver paura… ma usa l’alibi di aver paura per delimitare senza un motivo..

  24. Ares Says:

    Ares ^__^

    .. no, forse non e’ un alibi.. delimita perche’ ha paura e ha paura perche’ delimita.. e’ una sorta di gatto che si morde la coda ^__^

  25. Luciano Says:

    Salve
    Beh, mi sembra che per tua sorella, valgano entrambe le cose. E’ sempre vero che pongo una barriera tra me e il resto del mondo per una motivazione precisa (anche se in apparenza sconosciuta) e in particolare può essere che faccia ciò perché ho paura, d’altro canto è anche vero che le lacune di conoscenza possono (ma non è detto) provocare paura. Perciò è vero ma non in generale.
    A presto.

    Luciano

  26. Ares Says:

    Ares ^__^

    Quindi in generale possono essere vere entrambe le cose..

  27. Luciano Says:

    Salve.
    Secondo me sì, se con “in generale” intendi che tra le varie circostanze che determinano la paura ci può essere anche quelle che citavi tu.
    A presto.

    Luciano

  28. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Forse con un eccessivo slancio di semplicistico istinto ti rispondo che “delimito perchè ho paura”.

    Il problema a monte è come nasce questa paura: se è davvero concreta o se è stata creata da terzi per farmi avere una distorta percezione della realtà.

    Ciao
    Daniele

  29. Luciano Says:

    Salve.
    Però, vedi, entrambe le ipotesi delimito perché ho paura e ho paura perché delimito confluiscono nella proposizione “l’ignoto fa paura”. E questo, a mio parere, perché limito la mia conoscenza e quindi essendo essa parziale ho paura di ciò che non conosco. D’altra parte ho paura di ciò che non conosco e quindi mi pongo dei limiti. Io resto convinto che nonostante il legame esistente tra la paura e il limitarsi, questo non è esaustivo.
    A presto.

    Luciano

  30. sandro Says:

    ciao; cavolo! io ho paura di voi cosi ermetici nella vostra chiarezza.
    (scherzo ovviamente.)

    Non aver paura
    non rischi più
    che le incaute dita dell’amore
    affondino nelle vecchie piaghe
    e ancora ti facciano male.
    Sta’ tranquilla
    il cielo della notte ormai incessante
    non si illuminerà di nuovo
    di lanterne visioni.
    I tuoi capelli non si impiglieranno
    nell’erba selvatica… (Ah! Che scusa
    perfetta
    per rimanere lì sotto
    ad abbracciare!)
    L’angoscia giunge
    con il suo corpo grasso
    e d’ora in poi sarà l’unica
    emozione autentica del giorno.
    Non ti distruggerai
    obbedendo ad un vieni multilingue
    scambiando per prati
    le rupi taglienti.
    Adesso sei al sicuro
    al centro di una vita disadorna.

    K. Anghelaki-Rooke

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