PER NIZAR

42-16081466

Nel luglio del 1991 mi recai con l’associazione italiana Al-Ard in Palestina. Fu un viaggio “schierato” e di parte, che aveva lo scopo di solidarizzare con la causa palestinese. Al-Ard (che in arabo significa “la terra”), oltre che sostenere con iniziative politico-culturali  la causa palestinese, finanziava alcuni progetti di sviluppo economico nei territori occupati – ne ricordo uno in particolare dalle parti di Gerico, riguardante una cooperativa di donne che produceva  succhi di frutta. Il viaggio durò 15 giorni, io dovetti ripartire prima e non potei recarmi a Gaza, limitandomi così alla Cisgiordania.
Era un periodo piuttosto cupo: era terminata da poco la prima guerra del Golfo e Arafat aveva commesso l’errore strategico (ma inevitabile) di schierarsi con Saddam Hussein. La prima intifada, scoppiata alla fine del 1987, era stata repressa nel sangue. Hamas si era appena costituita, e si diceva che venisse segretamente sostenuta da Israele in funzione anti-Olp.
Fu quindi un viaggio per me indimenticabile e però, nel contempo, dolorosissimo. Quelli che seguono sono gli appunti che presi in quei dieci giorni, risistemati in forma diaristico-poetico-filosofica nel corso della stessa estate. Devo avvertire preliminarmente che sono condizionati dal mio stile un po’ ampolloso di allora, specie a causa del linguaggio “scolastico-hegeliano” (era l’epoca in cui studiavo forsennatamente Hegel). Ma nonostante questo vizio di forma, a distanza di quasi vent’anni, li ho trovati ancora interessanti. Certo, avevo forse immaginato allora che “vent’anni dopo” la guerra sarebbe finita, lo stato palestinese – accanto a quello israeliano – sarebbe sorto, una nuova epoca sarebbe senz’altro venuta. Era, evidentemente, un sogno molto, molto prematuro.

***

Per Nizar

Se la porta di Damasco si mostra come la faccia più araba di Gerusalemme, inoltrarsi a caso nella città vecchia dà come l’impressione di una mélange caotica e nel contempo fortemente dotata di senso: islamici, ebrei, cristiani (e tra questi: armeni, copti, caldei, persino luterani: chi l’avrebbe mai detto che qui si sarebbe potuta incontrare, seppur discreta, la presenza dei negatori più sistematici della “fatticità” della fede, dello “spirito ridotto ad osso”, della falsa “sensibilizzazione della reliquia”?).
Tre monoteismi in una città!
Tre totalità che cozzano, da secoli l’una contro l’altra – senza possibilità di sintesi.
Per quanto l’un monismo si incastri o si relazioni all’altro: l’ebraismo inventa la forma monoteistica; il cristianesimo la continua facendone saltare l’astrattismo radicale ed iniettandovi il “sacrilegio” dell’incarnazione; l’islamismo – l’ultima delle forme – le riprende entrambe tentando però, e in questo appare più ebraica, di contenere il degenerativo pericolo politeistico insito nel cristianesimo grecizzante. Cioè, in utima analisi, esso riafferma è uno, non sono tre!
Eppure non sembra essere lì il problema (a meno che non si voglia seguire a tutti i costi l’indicazione di Braudel che individua nella religione il “cuore” di ogni cultura: e allora sarebbe “troppo lì”…).
La religione non è mero spirito, fantasma: è materia alla stregua di ogni altra cosa. Nel senso materialistico-storico, però; non della cultura materiale.
Il punto debole dello storicismo (come della cultura materiale e di ogni iperspiegazione o metateoria di grande respiro) sta nella sua funzione onnicomprensiva-neutralizzante (come ha detto qualcuno, che permette di tout comprendre e quindi di tout perdonner): il marxismo è storicista solo nella misura in cui assume una posizione di classe. Entrando così nella mischia.

***

La luce, l’aria, il mattino
il tramonto e le voci
la polvere, le pietre;
lo snodarsi tenero
e caotico di genti;
ogni antro, ogni cosa
ogni sguardo, qui,
a Gerusalemme,
fa bene all’anima!

***

La voce del minareto –
impossibile a seguirsi.
Anche di notte – come nenia –
nei sogni freschi di Palestina.

***

Queste terre: il miracolo che dal deserto – con l’acqua e le mani e l’amore del radicamento – trae i frutti, il miele e il latte. La terra di Canaan, “promessa”: a chi? e da chi? (Ora s’avrebbe da citar la bibbia…)
Se acqua e mani vengono tolte – con la confisca, la cacciata, l’imprigionamento e ogni sorta di persecuzione – rimane forse solo l’amore che promana dal e che mantiene il radicamento.
Ecco quello che gli israeliani vogliono: sradicarli – loro che sanno bene, meglio di chiunque altro, cosa questo significhi.
Tuttavia è rischioso insistere sul concetto di radicamento – così come un po’ poeticamente e in tono parecchio reazionario vi insiste il – ma guarda un po’: tedesco e antisemita – profeta-filosofo Martin Heidegger (ma l’antisemitismo di Heidegger è tutto da provare. Qui si è voluto a tutti i costi semplificare. Orientativamente si può dire che Heidegger sia totalmente interno al modo di pensare “grande-tedesco” – ben lontano dalla klassik).
A meno che non si voglia distinguere chiaramente: vi è un radicamento “spirituale”, che rasenta la nozione metafisica, e può essere tradotto come l’appartenenza ad una cultura, ad una “esperienza di umana emersione dalla natura”;
vi è poi un radicamento seminaturale, il legame, anche qui un poco mistico, con la terra: Fleisch und Blut;
vi è infine il radicamento in uno stato, cioè il diritto universale ad avere – in quanto individuo entro una società – una storia politica o una storia tout court.
Nella resistenza palestinese vi sono probabilmente tutte queste facce del radicamento – e magari altre ancora non immediatamente ravvisabili (e non per noi, pur sempre eurocentrici anche nella categorizzazione).
Certo, perché il radicamento in un luogo specifico (nel particulare) sia superabile – nel senso della Aufhebung – e trasfigurabile nell’universalità genericamente umana, esso deve pur esistere in una qualche forma. Sembra che l’individualità sociale non possa fare a meno della differenziazione specificante – e dunque del conflitto – per crescere e compiersi.
Al di là dell’aspetto teorico (tutto sommato astratto), la questione palestinese si è nutrita e si va nutrendo di questa scissione: è l’imperialismo sionista che, in certo qual modo, ha creato l’individualità palestinese.
Il radicamento è la condizione di esistenza di tale individualità – eppure esso non deve varcare i limiti del non ritorno all’universalità: dovrà potersi cioè coniugare, quando sarà il momento, ad un progetto più ampio (transnazionale) di trasformazione sociale. Solo così la questione palestinese si lascia leggere in termini marxiani.

***

Quale occasione per la liquidazione simultanea di tre monoteismi!
-Via Dolorosa, teschio, sepolcro e reliquie similari: senso di oppressione, soffocamento, eccesso di paramenti e di sacralità.
-E pianse amaramente…
Sulle tracce di Pietro di Cafarnao – per crocifiggerlo definitivamente.
-Muro del pianto.
Impressione indefinita e indefinibile. L’ebreo – al di là del monolitismo e delle sue vicende bibliche, storiche, guerresche e di tragica persecuzione – mi rimane ancora oscuro. Mi è molto più chiaro l’israeliano.
-Al-Aqsa: il divino che si fa arabesco, colonna, frammento colorato di luce. Senso di pace e di pulizia. Con una rottura: i martiri del 9 ottobre.
-L’arte araba – semplificata: il più dal meno – l’assenza dell’immagine figurata, comune all’ebraismo, si fa eccesso di linee, colori, intarsi, arzigogoli: l’arabesco, appunto. Un mondo che nasce dal deserto…

***

Dead Sea: oltre, la visione delle terre di Giordania. Cioè, altra Palestina…
La violenza del deserto a volte può farsi poesia. Impronunciata.

***

Alì Jedda ci racconta la sua storia – una fra le tante, certo. Diciassette anni di galera, tanti quanti ne hanno fatti Curcio e molti altri guerrieri.
Lui, Alì, l’aspetto del guerriero ce l’ha proprio. Dice di avere capito improvvisamente tutto – e c’è da credergli – nel 1967: un discrimine temporale capitale per tutti i palestinesi, psicologico oltre che storico. E così ha messo le bombe.
Parla un inglese semplificato, così che non ci possa sfuggire una sola parola. D’altra parte sarebbero sufficienti lo sguardo, i gesti, quel nervoso levarsi a passeggiare di tanto in tanto, come fosse ancora in cella. E lo è ancora, in carcere: gli hanno giurato la morte; ha paura, non per sé, per i suoi cari. E specie che gli sparino alle spalle. Come quei bastardi finiranno per fare…

Ti distruggono i sogni.
Ti seppelliscono – ti murano vivo – non
avevo mai visto tanto filo spinato!
Vorrebbero inibire ogni altro sogno.
Ti costringono alla pazzia.
E così sei lacerato, hai come una smania
già abortita di rivincita, un urlo che sale
ma che sempre ti viene ricacciato fin nello stomaco.
E senti di aver perso.
Nel ’48, nel ’67, nel ’91…
I solchi degli anni sono nuove
frontiere oltre le quali continuano
a cacciarti. Fino a quando?

***

I bambini di Ramallah ci assalgono con voci e occhi inauditi, come in sogno. Nel loro sguardo si riflette la luce di Palestina, che corre azzurrina e rosata lungo le colline dintorno.
Le colline di Beitillo…
Non avevo ancora visto una luce siffatta.
Né occhi come questi.
Non hanno visto mai il mare. Lo sognano?

I ragazzi di Ramallah parlano tre lingue, sanno già tutto. Li paragono ai loro coetanei super-alimentati del fulgido Occidente. E l’immagine mi diventa insopportabile.
La super-alimentazione dell’Occidente, oltre che fondarsi su un oceano di sangue e sulla devastazione del pianeta, non è solo reale eccesso alimentare; di più è eccesso di ogni cosa – eccettuata forse l’intelligenza. Specie di merci, e di merda… (non solo come metafora).
E’ altrettanto chiaro che non si tratta di redistribuire le merci (per quanto Nehru, con un filo di ragione, “alla occidentale”, avesse detto: “La scienza [e dunque l’Occidente] vuol dire pane per milioni di uomini), ma di distruggerle.

E comunque qui non è terzo mondo.
E’ mondo, esserci, Dasein che vuole essere, realizzarsi, autodispiegarsi e strutturarsi. Terzo mondo è ciò che gli altri mondi decidono che sia. Palestina è ciò che i palestinesi decideranno e vorranno che sia!

***

In Nizar – i mille volti e i mille occhi si concretano finalmente in un individuo, oltre l’infinito ossessivo reiterarsi, prossimo ormai alla follia – in Nizar, dicevo, c’è tensione profonda tra fuga e lotta.
Fuga da un mondo che non è dato, lotta per un mondo che è tolto e che appare di là da venire.

***

Nessuno qui crede alla conferenza di pace che va profilandosi all’orizzonte. Dopo la guerra del Golfo – altro tragico discrimine – il livello psichico e politico della resistenza sembra essersi abbassato. C’è il rischio di una forte disgregazione economico-sociale. Che si vada, cioè, verso un neo-post-48, un’altra Camp David. Loro avanzano, confiscano, si insediano. Avrebbero bisogno di una guerra per espellerli tutti. Credo che ci sarà.

***

Dopo dieci giorni: sul limitare del crollo – ovvero: dell’ingorgo delle rappresentazioni. Quanti visi ho veduto? Mille, diecimila? Oppure lo stesso che fantasmaticamente e indefinitamente si è ripetuto, come in un’ossessione?
L’ossessione della Palestina…

Per quanto ancora
saprò trattenere
la rottura delle palpebre?
Non basterà un oceano
a contenere le lacrime.
E nemmeno i sogni
negati

***

Che cazzo vogliono le belle stronze di vedetta sul muro?

***

Una notte fresca di luglio sotto le mura di Gerusalemme. L’evocazione dello spettro – la guerra, stampata negli occhi e nel cervello di ciascuno – e di un Nasser mancato.
Apocalittici scenari, parole grosse, e di scena, ancora una volta, Sua Maestà la Storia.
Sotto le stelle di Palestina, incapaci di scrutarle per carpirne i segreti, noi, quella volta almeno mescolati per davvero, ci provammo a ragionare. Ma dov’è finita Nostra Signora Ragione? Corremmo seriamente il rischio di smarrirci nel vortice delle rievocazioni e negli intrecci interminati e sterminati dei destini – e sono destini di miriadi di individui. Fu come correre sull’orlo di un abisso.
Eppure le voci si inarcavano sommesse.
Continuammo così fin quasi al mattino.
E al risveglio, la luce,
ancora una volta,
di Gerusalemme.

Gerusalemme liberata?

***

Un distinto signore arabo con assoluta imperturbabilità mi parla della sua casa che ha seicento anni, di quelli che gliela vorrebbero portar via, e poi di politica internazionale – qui la lucidità è di massa – della Sicilia araba di mille anni fa, persino di Kant e di Nietzsche (chissà perché, poi?) – nemico, quest’ultimo, a suo dire delle donne…
… e poi – [qui nel testo c’era una bestemmia] – due occhi verdi come, forse, il Giordano, tagliati dalla finestra che l’ha reclusa: lei, moglie, madre, dea – e schiava. Per quanto ancora?

***

L’ultima visione è triste, tristissima. Dopo due mesi mi riappaiono come in sogno i campi profughi di Gerico. Un cumulo di macerie, per i bambini – belli come il sole che cuoceva le nostre teste – scansione quotidiana di gioco, in realtà vestigi di un passato pesante come il cielo, devastante come le bombe al Napalm – quella volta che il cielo si rovesciò con violenza sulla testa degli uomini.
E poi Jiftlik. L’ultima frontiera della povertà. E delle fughe verso la Giordania. E quel viso dolce e rugoso di donna ormai orientale, con il fare e il dire da anziana, infinitamente saggia, del villaggio, che mille volte avevo veduto stampato in mille fogli – gli squallidi foglietti della solidarietà europea…

Ora, talvolta, lo sogno.
Lo rivedrò – liberato?

***

Per quanto arte, religione, e “sentire popolare” dicano molto, moltissimo, essi rimangono, hegelianamente, al livello della rappresentazione; manca loro di raggiungere il momento del concetto.
Dicono, certo, di più della filosofia, ma mai il quale e il come di essa. Senza concetto si rimane impigliati nell’incomprensione dei tanti indistinti modi di sentire, di vedere, di credere, di appassionarsi (la certezza sensibile: l’apparentemente più ricco e più concreto); non si giunge alla chiara sintesi della ragione entro la storia, che sola getta luce sugli enti e sulle loro contraddizioni. L’essere marxista è “riducibile” all’avere tale sguardo illuminante. E ciò che illumina – fosse anche un debole chiarore – queste mie pagine sulla Palestina è il mio tentativo di guardarla da marxista.

(settembre 1991)

———————————————-

Due note:
1. Nell’estate del 1993 – due anni dopo – avrei appreso la tragica notizia della morte in un incidente stradale di Rita, una nostra compagna di viaggio, che avevo conosciuto e frequentato solo in quell’occasione. Ho di fronte agli occhi tuttora la sua bella immagine, i suoi occhi ridenti, la sua allegria e i suoi colori. La ricordo con infinita tenerezza, insieme a Nizar e a Tarek, in quell’indimenticabile notte a Gerusalemme.

2. Il Nizar del titolo, un ragazzo quindicenne simpatizzante del Fronte popolare che conobbi a Gerusalemme, fu per me causa di grande angoscia per alcuni mesi. Durante i lunghi ed esasperanti controlli ed interrogatori al check-in all’aeroporto prima di ripartire da Tel Aviv, la polizia frugò tra i miei appunti e trovò l’indirizzo di Nizar, del quale prese nota. Gli scrissi poi alcune volte senza mai ricevere risposta. Certo, motivi di controllo poliziesco e di repressione militare ne aveva e ne avrebbe avuti a iosa, senza alcun bisogno che venisse aggiunto il nostro casuale ed innocente incontro. Mi sono tuttavia sentito in colpa. Ora Nizar avrà poco più di trent’anni. Spero sia vivo, stia bene e che lotti ancora per i suoi diritti. E che un giorno non lontano possa conoscere davvero pace, giustizia e libertà nella sua terra.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

13 Risposte to “PER NIZAR”

  1. Camu Says:

    In 20 anni nulla è cambiato.Tutte le volte che mi fermo un attimo e riflettere ed elaborare quello che so sulle ragioni di questo conflitto penso che prendere una posizione chiara e schierarsi da una parte o dall’altra è veramente difficile.

  2. Fabrizio, the wings Says:

    Se mai ci sarà una speranza per quelle terre non credo che sia dietro l’angolo purtroppo. Troppi odi e rancori s’intrecciano a doppio filo e sono radicati nel profondo.

  3. Ares Says:

    Ares -_-

    Be’.. finche’ isdraele controllera’ lo spazio aereo e le coste marittime e i traffici commerciali di un territorio che non e’ il suo(la stiscia di Gaza), quel territorio e le sue genti(i palestinesi) rivendicheranno sempre il proprio diritto ad autodeterminarsi.. e sempre con la stessa metodologia di chi si sente assediato e sa che non basta alzare la voce, perche’ il mondo farebbe finta di non sentire, pur di salvaguardare i propri intrecci economici..con lo stato assediante.

  4. Ares Says:

    Ares -_-

    Lo stato palestinese non e’ riconosciuto internazionalmente.. forse potremmo iniziare da li.. invece di trovare nelle piege delle religioni i motivi di un contrasto.. che non e’ li che ha le sue origini piu’ vere.

  5. md Says:

    Sono d’accordo con te Ares, e di fatti non mi piace affatto che la “questione palestinese” venga utilizzata ideologicamente dai gruppi fondamentalisti islamici… o dai soliti stati arabi solidali solo a parole… o dalle forze politiche o da chicchessia…
    ma non è certo una novità: la commistione tra politica e religione è una vecchia storia (oltretutto occidentalissima).
    Resta il fatto che lì c’è uno stato colonialista e un territorio colonizzato (con una decennale storia di occupazione, insediamenti, controllo delle acque, controllo socio-economico, ecc.) – questa è la realtà materiale del conflitto, che poi può essere stratificata e complicata da tutte le ideologie, fedi, simboli e sovrastrutture che si vuole.
    La dannata sfortuna dei palestinesi è che su quel lembo di terra (davvero è una striscia) mezzo mondo ha investito proprio in termini di simboli, ideologie, fedi, ecc.: avamposto dell’occidente, zone sacre occupate, incrocio dei tre monoteismi, valenza simbolica di Gerusalemme, Israele come risarcimento (peraltro irrisarcibile) della Shoah ecc.ecc.
    Vallo poi a spiegare ai bambini sotto le bombe, ai ragazzi nati e vissuti nei campi, ai vecchi che ci stanno morendo…

  6. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Grande post. Penso però che questa guerra oggi debba essere fermata e che l’odio vada messo da parte per arrivare a realizzare lo stato di Palestina senza spazzare via Israele sempre che le due parti in causa e la Comunità Internazionale lo vogliano davvero il che non sembra…

    Mario scusa infine questo breve off topic ma ti prego passa da me per una appello importante per aituare una madre ad avere verità e giustizia per suo figlio.

    Grazie di cuore
    Daniele

  7. md Says:

    Ciao Daniele, lo farò senz’altro.

  8. Ares Says:

    Ares -__-

    Olmert riferendosi alla risoluzione dell’Onu:

    ”lo Stato di Israele non può accettare che alcun elemento esterno stabilisca i limiti del diritto di Israele di difendere i propri civili”.

    ..e’ autodeterminazione?

  9. Ares Says:

    Ares ^__^

    Cossutta e alti esponenti del centro destra(non si sono astenuti dal tacere anche alcuni Milanesi) hanno detto che la preghiera utilizzata come forma di protesta dai Milanesi mussulmani(contro gli attacchi israeliani) davanti al duomo, sabato scorso (10/01/2009), e’ stata una provocazione…immorale..

    .. hem ..in che senso?.. e’ la posizione plastica che assumono che offende, o la preghiera effettuata in luogo pubblico? ^__^ … e se avessero protestato con manifesti e striscioni ?..

    .. a me sono parsi civilissimi..a parte i soliti deficenti che militano anche tra i mussulmani purtroppo..

  10. md Says:

    Sono piuttosto sconcertato ma soprattutto indignato dalle scemenze mediatiche e dal militarismo circolante su tutto ciò – oltretutto in ascesa nella grande stampa mentre sono proporzionalmente in discesa le notizie da Gaza. Come sempre è una questione di buon senso e di proporzioni: darà anche fastidio che si bruci una bandiera (io personalmente non l’ho mai fatto né credo lo farei mai), ma davvero mi sembra sproporzionata la presunta indignazione di certi politicanti soprattutto se paragonata alla loro totale assenza di pietà per i 900 morti, le migliaia di feriti, tra cui un bel po’ di bambini, di questa ennesima guerra.
    Dopo di che, invocare un qualunque dio (per chi ci crede) affinché la guerra finisca è senz’altro inutile, dato che non dipende dall’alto dei cieli quel che accade quaggiù – ma certo non vedo come possa essere ritenuto una provocazione immorale. Evidentemente c’è chi dovrebbe tornare a far funzionare il cervello, prima di parlare.

  11. Ares Says:

    Ares ^__^

    be’.. quando non hai nessuno che ti ascolta e ti supporta nella tua protesta legittima, neanche tra i milanesi piu’ illuminati (ah!.. come mai questi straordinari studenti non sono in protesta?).. ti rivolgi a chiunque.. la speranza e’ l’ultima a morire mi pare si dica.. anche se certe speranze sono incomprensibili ad alcuni ^__- .

  12. Ares Says:

    Ares ^__^

    Qualcosa di giusto gli ebrei milanesi l’anno detta attraverso i loro rappresentanti, e’ necessario che si dialogi con i mussulmani moderati perche’ la guerra non si estenda in europa in forma di guerriglia urbana e , aggiungo io, si proceda alla loro integrazione vera.

  13. Ares Says:

    Ares -__-

    Iero sera ho visto una trasmissione dove dei giovani di origine israeliana e dei giovani di origine palestinese si confrontavano e si accusavano a vicenda di sostenere una barbaria.

    Trovo disgustoso che dei giovani con un livello culturale medio alto, nati e vissuti in Italia, prendano le parti dell’una o dell’altra fazione: le popolazioni che stanno vivendo sulla propria pelle le atrocita’ della guerra possono gridareche, accusare e maledire gli avversari, ma loro no!!.

    Loro dovrebbero avere, per la posizione di privilegio in cui si trovano, la lucidità e l’equilibrio di analizzare i motivi veri che hanno portato al conflitto, e semmai accusare gli interessi economici e di potere che alimentano questa guerra assurda che e’ assurda solo in apparenza.

    I due giovani rappresentanti che si facevano portavoce dei due gruppi, di cui uno sosteneva di essere un giovane religioso, erano i piu’ PIRLA di tutti.. era incredibile sentire le loro parole e le loro accuse.. le accuse di chi stanotte dormirà nel suo lettuccio caldo in Italia, mentre altre centinaia di civili e bambini continueranno a morire.

    Ragazzi chiedetevi perchè israele negozia con gli USA invece che con L’ONU.. chiedetevi.. da dove arrivano le armi utilizzate, chiedetevi perche’ le politiche occidentali dormono e fingono di non vedere… sono questi i vostri reali nemici, l’indifferenza degli altri, la vostra cecita’ e ignoranza .. siete occidentali e come tutti gli occidentali anche voi Israliani e Palestinesi occidentali siete degli ASSASSINI!!.. COME TUTTI NOI!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: