LA MIA ISTITUTRICE

donatella

Come sa chi legge questo blog, non sono solito abusarne per raccontare cose private; ma nello stesso tempo, in più occasioni, non mi sono sottratto dal farlo quando ho pensato che potesse essere di una qualche utilità “pubblica”. La biografia (intellettuale e non solo) di un individuo è fatta di mille elementi, di molti materiali, di infiniti incontri, di misteriosi intrecci – spesso imprevisti e imprevedibili. Migma, mescolanza caotica, direbbe il filosofo greco Anassagora.
E’ il cosiddetto “destino”, che non è certo scritto a priori, ma che si costituisce filandone giorno per giorno la trama – un intreccio che, appunto, non dipende solo dai soggetti interessati ma da molte altre variabili e circostanze. Un filo che ad un certo punto viene violentemente interrotto da Lachesi, con un taglio netto. E che lascia chi sopravvive interdetto, paralizzato, spaesato. Perché è come se ti venisse strappato qualcosa dalle carni. E allora niente è più come prima.
Ma le Moire se ne fregano, e continuano a tessere e a spezzare i destini come hanno sempre fatto, in maniera impersonale, dura, inflessibile. Senza requie e senza scampo. Dunque inutile illudersi: la mannaia del nulla equivale in questo caso a quella dell’essere – si nasce, si muore. Apparire e scomparire sono due facce della medesima atroce necessità, quella che ci inchioda alla moira – la “parte” che per caso abbiamo avuto in questa strana recita che è l’esistenza.
Poi il balsamo del tempo, come sempre, rimargina le ferite, lenisce il dolore, e insieme alle cicatrici e ai segni visibili della sottrazione lascia anche in bocca – e da qualche altra parte, nelle retrovie della mente – un certo strano sapore, una commistione di ricordi, nostalgia, melancolia.
Due settimane fa, alla vigilia di Natale, moriva una amica per me fondamentale: si trattava di quel meraviglioso miscuglio migmatico che portava il nome di Donatella Bonioli. Come è stato detto, e come penso, si è trattato di una individua straordinaria: una stoica, epicurea, illuminista, ironica, tragica e vitalissima donna. Un capolavoro filosofico della individualità – indipendentemente dal fatto che lei ne fosse o meno consapevole.
Gli amici e le amiche importanti stanno in genere nelle dita di una sola mano, e non sempre serve usarle tutte. Lei era, per me, una delle rare dita di quest’unica mano.
Oggi a Lecco, dove viveva, è stata organizzata una commemorazione pubblica: una teoria di ricordi, letture, testimonianze, musiche, immagini, emozioni. Aspetti e sfaccettature del migma noti e meno noti. Anche in questo caso è sorprendente scoprire come la ricchezza di una persona venga colta in maniera più profonda e completa (per quanto mai esaustiva) grazie ad occhi, mani e anime diverse. Altre trame, altri lati, altre vie. Ho pensato di riportare qui sotto il testo che anch’io ho letto per ricordarla – solo un minuscolo frammento dell’intreccio che ci ha avvinto in quasi trent’anni di amicizia. E qui sopra una sua fotografia di un momento felice dell’ultimo periodo, che ho avuto la fortuna di condividere. Spero, poi, che vorrà perdonarmi quella patina di retorica (che tanto detestava), ma che è anch’essa “parte” della vita – giri di parole per dire solo: “ti ho voluto bene, mi mancherai”.

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Ho conosciuto Donatella circa trent’anni fa. Non è molto che scherzosamente abbiamo festeggiato la nostra “amicizia d’argento”.
Dovrei dire però: ho avuto la grande fortuna di conoscerla. Ci sono persone che si intrecciano alla nostra vita in maniera imprevedibile, con trame fitte e sottili, impossibili da spezzare anche volendo. Io non sarei quello che sono se non avessi incontrato Donatella.
Per ricordarla vorrei qui parlare di tre “doni” – così mi piace chiamarli – che da lei ho ricevuto fin da subito. Legandoli magari ad alcuni episodi che risalgono all’inizio della nostra frequentazione.

Il primo: l’amore per i libri e per la cultura.
Una delle prime volte che incontrai Donatella – senz’altro la prima in cui le parlai – fu a Villa Adele, la biblioteca di San Vittore Olona, il piccolo comune della provincia di Milano dove all’epoca insegnava. Potevo avere 16 o 17 anni, non di più. Ricordo che, per far colpo su di lei, le elencai tutti i libri di Sciascia che avevo letto, sbagliando a pronunciare l’accento di una parola: controversìa anziché controversia. Il modo gentile e garbato con cui quella che per me era ancora “la professoressa Bonioli” mi corresse, fu un vero e proprio imprinting. Lei non si sarebbe più liberata di me, come io di lei. Entrambi decidemmo in quel momento che lei doveva essere la mia istitutrice.
Ricordo, ad esempio, le lezioni di latino nella sua grande casa di Milano – quella di via Lamarmora, così piena degli oggetti antichi e preziosi che negli anni aveva accumulato il padre. Alla fine di quegli indimenticabili incontri non mancava mai un té con i biscotti in compagnia della madre – che (povera donna!) mi guardava con gli occhi fuori dalle orbite per il mio modo “pittoresco” di vestire…
Naturalmente questo amore per la cultura doveva avere una sua logica, un suo rigore: Donatella mi insegnò che per coltivare la propria intelligenza si deve studiare, faticare, lottare. E’ stata una lezione che non ho mai dimenticato.

Il secondo dono: pensare sempre con la propria testa.
Non intendo qui approfondire questo tema (anche perché dovrei parlare di cose come “autodeterminazione”, “laicità”, “illuminismo”, “ragione”, categorie complesse e forse un po’ fuori luogo qui, ma che tutte avevano a che fare col modo di essere di Donatella). Mi limiterò quindi ad esemplificarle con un episodio piuttosto divertente, che sempre ci avrebbe fatto ridere in seguito. La parola chiave è “streusa”, che vuol dire strega in siciliano. L’avrà senz’altro reincontrata nei romanzi di Camilleri che ultimamente leggeva con grande passione. Donatella era una vera e propria “streusa” – e si divertiva molto quando me lo sentiva dire.
L’episodio è questo: il vecchio parroco del paesino (provincialissimo) dove insegnava, aveva lanciato contro di lei una vera e propria crociata con tanto di anatema. Ricordo benissimo che diceva di lei che era “una materialista, un’atea, una marxista, un’abortista” – naturalmente considerando questi come attributi diabolici – e che quindi bisognava non frequentarla, boicottarla, evitarla come la peste (immagino l’avrebbe anche cacciata volentieri dalla scuola e dal paese se avesse potuto). Ma il pretastro aggiungeva anche con gli occhi spiritati: “però è una donna di grandissima intelligenza, e quindi ancor più pericolosa!” Una “streusa” appunto, che sarebbe stato meglio bruciare.
Questo, naturalmente, ha sortito l’effetto di legarmi ancor più a lei.

Infine il terzo dono: la festa.
Sotto questo nome dovrei in realtà mettere una molteplicità di cose, anche molto diverse tra loro, che però attengono all’elemento della socialità e della convivialità. Per me, in particolare, due avevano assunto grande importanza simbolica e affettiva: il vino e la musica.
Donatella mi iniziò al vino, e quindi alla dimensione del simposio, della discussione, dell’apertura al mondo – senza preclusioni, senza inibizioni.
E infine la musica. Moltissimi sono gli episodi che vorrei rievocare a tal proposito. Ne cito soltanto qualcuno a caso: in una delle pizzate che si facevano in compagnia ai primi tempi, con alunni e amici della biblioteca, venne fuori una canzone che la fece molto divertire e che poi sempre le avrei dedicato. Erano i primi anni ’80 e imperversava quell’album dei Pink Floyd intitolato “The wall”. La canzone urlava ad un certo punto: Hey, teacher leave us kids alone – una cosa tipo: “Ehi prof, lascia in pace noi ragazzi!” Naturalmente seguivano sempre risate complici.
Donatella suggerì anche il nome al primo gruppo nel quale cantai e suonai, ai tempi di Villa Adele: che non poteva che essere un nome latino e da prof – “Fabula”!
Concludo con Beethoven, che Donatella amava moltissimo. Ho avuto il piacere di ascoltare la mia prima sinfonia dal vivo con lei – era la Quinta ed eravamo al Teatro Lirico di Milano.
E infine, due anni fa esatti, un simpaticissimo episodio occorsoci all’Auditorium di Milano, durante una delle ormai tradizionali serate di fine anno dedicate all’esecuzione della Nona. Eravamo lì entrambi senza sapere l’uno dell’altra. Io alla fine del concerto, tutto emozionato, le invio un sms. Lei, che non ha mai avuto grande dimestichezza con le diavolerie tecnologiche (anzi direi che proprio le detestava), figurarsi se mi risponde con un altro sms! (non credo nemmeno sapesse farlo; anzi, mi avrebbe successivamente intimato di non osare comunicare con lei in un modo così troglodita…); insomma, visto che comunque si trova per le mani un cellulare, prende e (com’è ovvio) mi chiama direttamente. A quel punto scopriamo con grande sorpresa di essere lì all’auditorium tutti e due, e ci diamo appuntamento all’uscita. E’ stata una vera gioia abbracciarci, scambiarci i commenti entusiasti e gli auguri di buon anno.
Di lì a poco avrebbe saputo della sua malattia.
Questa è stata per me Donatella: un’istitutrice, ma soprattutto la preziosa amica di una vita.

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29 Risposte to “LA MIA ISTITUTRICE”

  1. Ares Says:

    Ares ^__^

    Si, cavolo ste donne, ci concepiscono, ci cullano, ci formano, ci salvano, fano di noi degli uomini.. e poi sul piu’ bello se ne vanno .. come biasimarle!.

  2. Sherasade Says:

    Grazie per il tuo intervento di ieri.
    E’ stato (come mi hanno detto tutti!) il migliore.
    Sicuramente uno dei più rappresentativi di mia madre.
    Ti voglio bene, un abbraccio

  3. Camu Says:

    Non tutti nella vita hanno la fortuna di incontrare persone così; persone eccezionali che lasceranno intellettualmente e moralmente il segno per sempre.

  4. Ariemma Says:

    Molto toccante. Avere un professore di vita è una cosa rara. è davvero una fortuna incontrare persone così

  5. dMc Says:

    I ricordi di Mario, specie quelli più lontani, mi rituffano in sapori di un’altra epoca, che ho vissuto anch’io.
    La tonalità melanconica che segna un distacco di questo tipo mi incide nella mente l’espressione di un cantautore che Donatella ci ha fatto conoscere, Franco Battiato: “Ci vuole un’altra vita”. Questa – pur bella, intensa, inseparabile e insuperabile – non mi basta. E forse – oso scrivere – non ci basta.
    Marco P.

  6. andrea Says:

    Carissimo Mario,

    sono alla tastiera e le dita mi tremano.

    Non la vedevo più dal 1986, non è mai stata la mia insegnante di lettere, eppure è stata un giro di boa nella mia vita.

    Mi ha fatto scoprire il gusto per le belle lettere, per la lettura la storia, la filosofia, il dialogo aristotelico.

    Non riesco a scrivere altro su questo terribile vuoto.

    Voglio ricordarla, ridente, strafottente, sopra le righe com’era nei suoi momenti migliori e, forse nei nostri.

    La sigaretta eraimmancabile, le dicevo che era un suicidio e lei mi rispondeva: preferisco vivere un po’ di meno, ma come piace a me. Faceva incazzare, indubbiamente,ma così era lei.

    Un saluto appassionato da un anarchico che ha seguito altre strade, ma non dimentica la gratitudine per ciò che è stato.

    Un abbraccio, Andrea.

  7. eleonora iacovino Says:

    sono una studentessa del bartacchi e in questi ultimi tre anni ho avuto l’onore di conoscere una delle donne più in gamba e fantastiche dell’ultimo millennio…la professoressa Bonioli mi ha insegnato tantissime cose e in classe senza di lei non è più la stessa cosa, ma sò per certo che lei se ne è andata nel momento migliore della sua vita, la vigilia di Natale, proprio il giorno in cui lei si divertiva a far ridere gli altri con la rappresentazione di Dickens.Mi ricordo di quando ce ne aveva parlato durante una lezione di italiano, quando si divertiva a intrecciare tutti gli argomenti possibili, a volte anche vantandosi del suo sapere,proprio come una vera e propria streusa…insomma, ciò che voglio dire è che la professoressa mi manca molto, e il suo ricordo rimmarrà per sempre nei miei pensieri.Eleonora (3c professionale)

  8. md Says:

    Grazie Andrea, sì, era proprio così. Un abbraccio.
    Grazie anche a te Eleonora!

  9. andrea Says:

    Che culo, cara Eleonora…

    So bene cosa intendi quando dici che Donatella si vantava del suo sapere, odiosa e adorabile insieme ed io pronto a succhiare tutto quel nettare che lei generosamente spargeva come una ninfa irridente…
    So che tu, come me, non la dimenticherai mai e che in ogni sarcasmo,in ogni battaglia per i diritti civili, in ogni dibattito democratico (Donatella in privato non era per niente democratica, con quella sua deriva marxista-leninista vintage e il suo anarchismo inconsapevole).
    Ma non me ne frega niente se Donatella era contraddittoria, era un vulcano.
    Anche i vulcani si spengono, a volte per lungo tempo, ma è solo un’illusione: aspettano solo di tornare a nuova vita.
    Mentre ti scrivo Eleonora, ho i brividi; piango la morte di un erore della mia giovinezza. Alzo il pugno e saluto da buon anarchico, una persona che ha lasciato e lascerà il segno.
    Possano il tempo, il ricordo e la fede, se ce l’hai, lenire il tuo dolore.
    Mentre ti saluto, una lacrima riga la mia guancia.
    Capisci quanto ha contato una persona per te solo quando sai che non la rivedrai.

  10. ELEONORA IACOVINO Says:

    di niente md…e anche andrea….per me è stato un vero piacere poter esprimere i miei sentimenti con persone che sono riuscite a cogliere la vera essenza della professoressa bonioli….e sì, era proprio un vulcano, un vulcano marxista….e che dire ancora…spero rimmarrà sempre vivo il suo ricordo in tutti noi…un saluto grande a tutti…un abbraccio anche alla figlia della prof., che spero stia bene….Eleonora!

  11. maurizio Says:

    Sono stato un alunno della Professoressa Bonioli alle Scuole Medie di San Vittore Olona,dal 1978 al 1981.Dopo gli esami di Terza Media non l’ho più rivista;tante volte ho pensato di rintracciarla, ma la mia timidezza me lo ha impedito.La notizia della sua morte mi ha lasciato impietrito.Non ho mai incontrato,né alle Medie né alle Superiori ,una professoressa che amasse così tanto il suo lavoro e i suoi allievi.In Prima Media mi ammalai(una banale influenza)e lei venne a trovarmi a casa.Non so se oggi un gesto simile,da parte di un docente,è divenuto normale,ma trent’anni fa era qualcosa di impensabile,ero sbalordito.Non é ovviamente né il momento nè il luogo per fare delle sciocche polemiche,ma ritengo doveroso portare la mia testimonianza a proposito del “pretastro” di cui sopra;é una bravissima persona,e posso garantire che lui e la professoressa Bonioli si stimavano molto,e andavano d’accordo,perlomeno fino al 1981.E ognuno dei 2 parlava molto bene dell’altro.Sono stati entrambi miei professori ,e so quello che dico.Se dopo il 1981 i loro rapporti sono cambiati,questo non lo so.Ricordo che una volta ,in classe ,la Prof.Bonioli ci raccontò che qualcuno aveva tramato per farla cacciare da San Vittore,ma credo si riferisse ai genitori di qualche alunno,non certo al Parroco.Che la terra ti sia lieve,Prof!

  12. md Says:

    Caro Maurizio, grazie per la tua testimonianza.
    Sul “pretastro” posso solo dirti che anch’io so quel che dico, dato che (credo nel 1982) sono stato convocato proprio da lui, per un colloquio diciamo “riservato”, per parlare del “caso Bonioli” e del giro di Villa Adele. Mi ha detto chiaramente che dovevo fare una scelta, era una sorta di aut-aut. E io l’ho fatta.
    Ma è passato tanto tempo…

  13. andrea Says:

    Cari Maurizio e Md,
    sono nato nel 1967 e, a occhio e croce, dovrei essere coscritto di Maurizio.
    Devo anch’io deludere Maurizio: il pretastro, in consiglio di classe, nei miei confronti si espresse in questi termini: “E’ un pallone gonfiato e bisogna fargli calare le arie).
    Bei tempi per me, quelli: all’epoca ero famoso nel nostro piccolo borgo e la mia ‘fama’ era arrivata a Donatella,che prese a difendermi senza riserve, come una madre.
    Un altro prete (Gesù…) prese a chiamarmi ‘professorino’ e a dileggiarmi continuamente.
    Scelsi anch’io Donatella, pur se nessuno mi convocò, come successe invece a Md.
    (Breve parentesi comica: quando, anni dopo, conobbi la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie, ero talmente famigerato che le suore del borgo chiamarono la mia futura suocera per avvisarla del pericolo che la sua promettente piccola stava correndo).
    Da lì il nostro rapporto (torno a Donatella) si approfondì durante una vacanza in Puglia nel 1979, durante la quale discutevamo di filosofia (e io non ne sapevo proprio niente) camminando sulla battigia.
    Non è mai stata la mia insegnante di lettere, ma una volta invitata a pranzo a casa mia, disse a mia madre: “Se mai avessi un figlio, vorrei che fosse come Andrea”.
    Sono frasi che non si dimenticano e io continuo a celebrare la mia Ninfa irridente, il cui insegnamento non mi lascerà mai.

  14. gabriele Says:

    sono senza parole… questa mattina pensavo alla prof di italiano… il suo de andrè le sue passioni.. il suo modo di .. conoscerci.. un giorno in classe dise che avrei potuto fare il prete o l’avvocato… beh.. ora faccio tv… capacità oratorie… anche merito suo… un pensiero fin lassù..
    G

  15. gabriele Says:

    sono senza parole… questa mattina pensavo alla prof di italiano… il suo de andrè le sue passioni.. il suo modo di .. conoscerci.. un giorno in classe disse che avrei potuto fare il prete o l’avvocato… beh.. ora faccio tv… capacità oratorie… anche merito suo… un pensiero fin lassù..
    G

  16. md Says:

    caro Gabriele, sono stati molti coloro che hanno appreso in questi mesi – per caso, entrando in questo blog, o in altri modi – della scomparsa di Donatella. Un paio di settimane fa una sua ex-allieva di San Vittore Olona mi ha rintracciato via e-mail e mi ha chiesto se avevo sue notizie, ed è stata davvero dura risponderle dopo 25 anni che la sua indimenticabile prof non c’è più…

    Evidentemente le tracce che in giro per il mondo ha lasciato Donatella sono profonde e persistenti – un motivo in più per rimpiangerla e ricordarla sempre.

  17. andrea Says:

    Caro md,
    scusa se sottolineo sui termini, ma Donatella non avrebbe voluto essere rimpianta, credo.
    Ritengo che lei volesse continuare a vivere nei suoi valori, nella sua passione per il suo lavoro, per la sua dirittura morale.
    Non sempre sono stato d’accordo con lei, ma è una persona che ha dato molto.
    Prego che in Cielo ci sia un posto anche per lei, atea ma con un comportamento da vera credente.
    Un abbraccio,
    Andrea.

  18. gabriele Says:

    Md…. eri il suo preferito….. eravamo compagni di classe.. ricordi?

  19. md Says:

    sì certo Andrea;

    Gabriele, forse ti confondi, io non sono mai stato un alunno di Donatella, l’ho “schivata” per poco (io sono uscito dalla media di S.Vittore Olona nel 1976, e lei dev’essere arrivata subito dopo, se non quell’anno, 1 o 2 anni dopo)

  20. gabriele Says:

    hai ragione.. mi confondo con Maurizio P.
    buona giornata

  21. Sherasade Says:

    Sono ancora io, Federica, che faccio capolino per ringraziare voi tutti per aver pubblicato i vostri ricordi e le vostre emozioni su mia madre.
    E’ bello sapere che tanti condividono con me questo vuoto per la sua scomparsa, ma soprattutto è bello sapere che quando il vuoto e il dolore saranno scemati tanti avranno con sè un pezzettino di lei e dei suoi insegnamenti.
    Grazie a tutti per la vicinanza.

  22. andrea Says:

    Cara Federica,

    anche se non ti ho conosciuto, ti abbraccio fraternamente, onorando la memoria di tua madre, che tanta parte ha avuto nella mia tarda infanzia.
    Siine fiera, perché era veramente speciale.
    Con grande affetto,
    Andrea.

  23. andrea Says:

    Donatella e Dio.
    Donatella era dichiaratamente atea ma, come scriveva Dostoevskij nei ‘Demoni’, l’ateo si trova solo un gradino più sotto della fede più alta.
    Donatella era di animo nobile, e alcuni suoi colleghi, in particolare un panciuto insegnante di disegno che ci accompagnò nelle meravigliose vacanze in Puglia dei miei 12 anni, la consideravano una suora laica.
    Non voglio iniziare l’agiografia di Donatella, lei non l’avrebbe affatto gradito.
    Voglio solo sottolineare che ci sono dei credenti inconsapevoli che fanno senza sperare in una ricompensa, presente o futura.
    Come forse lei avrebbe detto: “La virtù è premio a se stessa”
    Ancora un inchino, per il tanto bene ‘laico’, che generosamente ha distribuito a tanti.
    Continuo a vederla danzare, la mia ninfa irridente, e la sua danza avrà ancora qualcosa da dirci; per sempre.

  24. Valentina Says:

    Ciao cara bonioli..mi mancherai bè che dire ogni volta che vedo la sua foto mi vengono i brividi e quando sento il suo nome immancabilmente mi scende una lacrima…lei è stata una professoressa che mi ha fatto capire cosa vuol dire vivere ogni istante della vita anche se il mondo ti cade addosso..Il giorno prima che ,la prof. bonioli morisse, sentivo dentro di me come un’amarezza nn vi so spiegare come se ti senti un vuoto dentro e non sai cosa è…quando è arrivato il momento di andare a tavola dissi a mia mamma: “oggi mi sento strana”.Il giorno dopo quando ho saputo la triste notizia ho capito cosa era quel vuoto.Pur non avendo avuto purtroppo un rapporto duraturo con lei ( colpa della sua malattia e imprevisti vari) ho capito quanto è stata importante per me la prof. Bonioli….Infine che dire GRAZIE PROFESSORESSA BONIOLI….ti voglio bene…

  25. Colapiombo Says:

    ora che ho wordpress posso commentare liberamente questo fantastico blog..

    io ero presente alla lettura di qeusto testo e anche al funerale
    ho passato molti pomeriggi in casa di donatella a parlare e tante volte tirava i suoi proverbiali pugni sui tavoli per i miei errori e le mie castronerie

    io la adoravo e lei adorava nella mia imperfezione più totale.

    ora che sono più adulto(!!?!?) ripenso alle sue parole e quanto questa donna mi ha cambiato..e se alle volte delle persone si affezionano a me lo devo solo a questa donna che mi ha dato tutto

    grazie Prof. mi manca tanto …

    e cmq complimenti ancora Mario … ti avevo scritto tempo fa una mail ringraziandoti e lo faccio ancora adesso… se ripenso a quel pomeriggio a lecco in cui leggevi qeusto testo mi emoziono ancora
    non so leggere questo tuo blog mi fa sembra che la Prof sia ancora qui con noi che io abbia ancora la possibilità di uscire con le a bere un thè dei suoi oppure vederla sorridere della mia ingenuità…

    grazie Mario .. grazie mille

  26. md Says:

    grazie a te per la testimonianza, Colapiombo – proprio qualche giorno fa con un caro amico si stava pensando di organizzare un’iniziativa letteraria/musicale o qualcosa di simile per ricordare la nostra comune amica – anche se non so se poi ci riusciremo visto che siamo entrambi lontani e bisognerebbe avere un minimo di base a Lecco per poterlo fare…

  27. A Zacinto « Colapiombo Says:

    […] LA MIA ISTITUTRICE […]

  28. Colapiombo Says:

    se serve una mano io mi offro ben volentieri fammi sapere nel caso 😉

  29. Andrea P. Says:

    Quasi tre anni fa…
    A novembre potrebbe essere fin troppo facile pensare a persone che non ci sono più.
    Potrei pensare a mio padre, scomparso nel 2002, ma invece il mio pensiero corre immediatamente alla mia “Ninfa irridente”.
    Continuo a vederla danzare su un prato verde, sui suoi capelli una corona di fiori bianchi. Altri fiori bianchi sono intorno a lei, forse è la fioritura dei ciliegi, così bella nella sua caducità…
    Mentre balli, Donatella, sento nuovamente il tuo lieve riso dei momenti d’ironia… per sempre e mai più.
    O forse i fiori sono quelli di quei ‘Giugno a Villa Adele’ scomparsi molto prima che lasciassi questa valle di lacrime.
    Tanti gli amici di allora che ritrovo qui, o in altri luoghi virtuali, ognuno diverso dagli altri e unico nell’universo, come è giusto che sia.
    Riposa in pace, Donatella: finché l’ultimo di noi combatterà per restare diverso, il tuo breve volo in questa dimensione non sarà stato vano.

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