Aforisma 12

L’essenza della filosofia sta nella forma del “non poter prescindere da”.

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9 Risposte to “Aforisma 12”

  1. AFoderaro Says:

    Riporto un pensiero di S. Weil: “il metodo proprio della filosofia consiste nel concepire chiaramente i problemi insoluti nella loro insolubilità, quindi nel contemplarli senz’altro, fissamente, instancabilmente, per anni, senza nessuna speranza, nell’attesa. (…) E’ uno stato di estrema umiliazione. Impossibile a chi è incapace di accettare l’umiliazione.”
    un saluto

  2. Ares Says:

    Ares ^__^

    Mah..

  3. Luciano Says:

    Salve.
    Io non credo che la filosofia contempli per anni i problemi insolubili nella loro insolubilità, senza alcuna speranza di risolverli. Questo è assolutamente contrario allo spirito di ricerca che anima chiunque, filosofo compreso, ricerchi la conoscenza. Tanto per citare un dato, il concetto di “caso” è stato da sempre introdotto per colmare l’apparente insolubilità di una molteplicità di questioni di cui non abbiamo ancora una conoscenza completa, fatto che è la sostanza vera della insolubilità di quei problemi.

    A presto.

    Luciano

  4. AFoderaro Says:

    la S. Weil, intendeva proprio nell’accezione usata da Luciano: dilazionare il tempo, accettare la reale consistenza dell’ostacolo (conoscitivo e non), per poterlo superare.
    Comunque scusate l’invadenza e complimenti per il blog, saluti

  5. Ariemma Says:

    Caro Mario, questo tuo aforisma mi ricorda molto il pensiero di un filosofo a me caro: Alain Badiou. Questi dice che la filosofia c’è solo “a condizione”. Per Badiou, la filosofia c’è a partire dall’arte, dall’amore, dalla scienza, dalla politica. A partire dalla vita. Ti consiglio, se non lo hai ancora letto, il godibilissimo “Manifesto per la filosofia” da poco ristampato da cronopio

  6. md Says:

    @AFoderaro: nessunissima invadenza, anzi benvenuto e torna quando vuoi.
    Grazie per i complimenti; ho già provveduto a linkare “Filosofi per caso”.
    @Ariemma: grazie per la segnalazione.

  7. natàlia castaldi Says:

    AF è una meravigliosa filosofapercaso!

    🙂

  8. md Says:

    Allora benvenuta AF!
    Quel “non poter prescindere da” ha una duplice valenza: l’impossibilità per la filosofia di separarsi dal suo oggetto (che è poi la totalità, dunque tutte le cose e dunque “la vita”, come ci ricorda Ariemma citando Badiou), ma forse ancor più la sua ansia di guardare a questa totalità da tutti i punti di vista (quelli umanamente possibili), senza nulla tralasciare. Vogliamo chiamarla “ansia d’infinito”?
    Mi piace comunque molto quel riferimento di Simone Weil al fissare instancabilmente, pervicacemente, direi ossessivamente “l’insoluto nella sua insolubilità”. Com’è che ancora oggi, ad esempio, dopo due millenni e mezzo, quella evocazione così potente dell’essere da parte di Parmenide ci mette i brividi e non ci lascia in pace?

  9. Luciano Says:

    Salve.
    Mi chiedo (e vi chiedo): potrebbe un’analisi che volesse avere anche soltanto la parvenza di essere seria (per non dire approfondita), essere separata dal proprio oggetto?

    E’ vero che ancora oggi siamo atterriti dall’essere. Io continuo a essere convinto che la nostra difficoltà risieda nella nostra incapacità di descrivere e in certo qual senso risolvere ciò che trascende i nostri sensi. E comunque, non rimaniamo in contemplazione passiva dell’insolubilità delle questioni, ma cerchiamo strade alternative per intravvedere la soluzione.

    A presto.

    Luciano

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