MANI SULLA CITTÀ (rapaci, adunche, fasciste)

cox11

(Avvertenza: questo post trasuda rabbia, schifo e veleno, con qualche scurrilità. Eviti di leggerlo, dunque, chi ha lo stomaco delicato…)

L’ineffabile fascistissimo vicesindaco di Milano, ha detto chiaro chiaro quel che pensa di un pezzo importante della storia sociale, politica e culturale della città:
a) non ha (e non c’è) nessun valore se non quello della pecunia (cioè del “valore-valore”, quello vero), e diciamocela tutta, lo stabile di Conchetta per dove è posizionato varrà una bella somma, e mica ci si può far fregare dall’automatismo dell’usucapione, anche perché…
b) i frequentatori e gli attivisti dei centri sociali sono tutti terroristi, così come, per estensione, lo sono pure tutti i fautori del conflitto sociale (dunque sillogisticamente anch’io son terrorista!).
La figlia di Primo Moroni si chiede com’è che ci possa essere un’amministrazione così rozza e ignorante da voler spazzar via con uno sgombero la storia, i simboli, la memoria. In realtà, l’idea che questo comitato d’affari ha della città (anche in vista dell’Expo) è chiarissimo e si sostanzia nella triade decoro-denaro-dominio.
Meglio quindi che i giovani a venire trovino apparecchiata una bella tabula rasa, che non pensino troppo e che si rinchiudano nelle loro discoteche e nei loro pub alla moda, con i loro eterni aperitivi, le allegre sniffate di bamba e i macchinoni – purché consumino e non rompano troppo i coglioni agli onesti cittadini che lavorano. E che Milano diventi irreversibilmente e una volta per tutte, dopo il primo grandioso tentativo craxiano degli anni ’80, il laboratorio socio-antropologico del modello Mediaset modaiolo, festaiolo e calcistico-velinaro.

Ecco perché mi sono sentito di suggerire ad alcuni amici, amiche e “compagni” (posso ancora dirlo?), ieri durante il corteo contro lo scellerato e insopportabile sgombero del centro sociale Conchetta: abbandoniamo Milano, lasciamola sprofondare nella merda dell’oblio, della desertificazione culturale, del nulla etico-politico, insieme a tutte le sue vetrine luccicanti, i suoi cazzo di manifesti di Valentino e Dolce & Gabbana, le sue agenzie di traffici finanziari e immobiliari, lasciamo pure che imploda, emigriamo e rifondiamo la città da qualche altra parte.
Ma poi, il mio sagace amico Giò interviene e mi ricorda una verità lampante: noi possiamo anche emigrare, ma saranno gli immigrati – i nuovi poveri – il prossimo vero terreno di scontro e di conflitto. Saranno loro a incendiare e mandare a picco la città da bere e da pippare (e già i primi segnali si sono visti). Del resto, che cos’hanno da perdere? Certo, quelle evocate e documentate dall’Archivio Primo Moroni e dalla trentennale attività della Calusca sono a prima vista epoche, storie e soggetti diversi; i conflitti che si profilano all’orizzonte avranno magari forme che potranno non piacerci (del resto il conflitto è brutto, sporco e cattivo, tanto più quanto si misura con un’oppressione intollerabile e un potere tentacolare, quello che vorrebbe militarizzare ogni angolo della città) – ma un’idea comune, un filo rosso le tiene più o meno consapevolmente insieme: la città, i luoghi della convivenza , i destini di chi ci vive non sono “roba di lor signori”, e questa che è vita concreta e reale, non l’astrazione tutta ideologica del pensiero reazionario e vaticano, non è negoziabile né delegabile né tantomeno disponibile ad essere decisa e gestita altrove. Su questo punto e su questo terreno ci può/ci deve essere (e spero ci sia sempre più) conflitto, rottura, critica radicale. Rompere sempre le palle, a tutto e a tutti, chiedere anzi esigere condizioni di vivibilità, più cultura e meno merci, sollevare dubbi, criticare, dire un po’ più spesso no, alzare la testa, ovunque, non solo nelle piazze, ma anche e soprattutto nella quotidianità. Mandare affanculo un po’ più spesso capi e capetti, e tutti gli arroganti di turno. E se una cosa non è giusta dire che non è giusta e fare in modo che non lo sia più. Nessun boccone, nessun urlo, nessuna rabbia deve più rimanere e morire in gola.
Ecco, De Corato ha proprio ragione, sono anch’io un cazzo di terrorista!

(Disegno degli amici dell’Antitempo)

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

13 pensieri riguardo “MANI SULLA CITTÀ (rapaci, adunche, fasciste)”

  1. Ares ^__^

    .. si anch’io ho sentito Decorato.. l’affermazione sui terroristi era circoscrita al Conchetta pero’… non e’ possibile perseguirlo legalmente per questa affermazione?.. era abbastanza circoscritta, non era un affermazione generica .. dico, indicava proprio il Conchetta.

    Esiste sempre la possibilità di rioccupare lo spazio….

    … mi auguro che sia in previsione un’altra protesta..

    ..un’altro spazio il comune lo deve concedere.. sono i cittadini Milanesi che richiedono lo spazio non i gestori del Conchetta..

    ..

    ..quella di andarsene e’ un’idea malsana.. l’ultima da farsi venire in mente.

  2. “Si preparino», dice il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato, che il giorno prima aveva chiesto durante il question time alla Camera al ministro Maroni di accelerare «nel 2009 gli sgomberi delle decine di centri sociali della città, dove non solo si ricercano occasioni per sobillare le piazze, alimentare le violenze e provocare disordini, ma si svolgono anche attività paraterroristiche”.

    “La responsabilità non è nostra ma del prefetto e del questore. Quello stabile poteva divenire di proprietà di occupanti abusivi che per un ventennio non hanno mai versato un euro di affitto. L´intervento ha tutelato un bene pubblico. Non possiamo cedere a una minoranza di teppisti e violenti». Per questo chiede altri sgomberi. Il riferimento è ai centri sociali Pergola e Transiti. Il primo sarà liberato dai militanti che in cambio hanno ottenuto l´azzeramento dei debiti. Il secondo sarà sgomberato nei prossimi giorni. «Le situazioni simili da risanare sono diverse. Almeno tre centri sono più pericolosi del Conchetta», avvisa De Corato…

  3. Ares ^__^

    .. l’occupazione abusiva, e’ sempre un problema, e’ quello che giustifica lo sgombero(atto ingiustificabile se si pensa che li dentro si faceva soltanto attività culturale)..Il Conchetta’ non avra’ pagato l’affitto per 20 anni, ma ha tenuto in piedi un area che altrimenti sarebbe rimasta inutizzata, abbandonata al degrado..

    .. poi non dimentichiamoci che li dentro e’ alloggiato l’archivio di Primo Moroni.. che e’ una fonte inesauribile per le tesi di laurea che indagano gli anni tra il 1960 e il 1990..

    .. poi, non so se c’e’ ancora, ma io ricordo un magnifico murales su una delle facciate del Conchetta al quale avevo dato il titolo “l’addomesticamento delle masse”..

  4. Ares ^__^

    be’, li ad esempio gli storici dell’arte potrebbero metterci una parola…

    .. vado a fotografarlo…. prima che..

  5. Ares ^__^

    Le leggi razziali sono un onta che l’Italia si portera’ addosso per sempre, compreso il crimine commesso dall’indifferenza dell’italietta che ha permesso le deportazioni.

  6. Ares ^__^

    Be’ ..in un certo senso ci sta’, visti i 4 gatti che c’erano alla manifestazione .. ma cancela, cancella pure anche quest’ultimo commento ^__^ scusa scusa scusa..

  7. L’ingordigia del comune di Milano non ha limiti: dopo aver sgomberato Cox18 sperando di venderla ai palazzinari, pretende pure di appropriarsi dell’Archivio Primo Moroni:

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_gennaio_26/presidio_centri_sociali_cox_18_palazzo_marino_libreria-150935144264.shtml

    […] MORATTI: SALVARE L’ARCHIVIO – A proposito dell’archivio, il sindaco
    Letizia Moratti ha detto di aver parlato con l’assessore alla cultura
    Massimiliano Finazzer «perché il patrimonio storico del centro sociale Cox
    18 sia tenuto in vita». Pur ribadendo il principio del rispetto della
    legalità, la Moratti ha annunciato l’impegno dell’amministrazione nel non
    disperdere l’archivio di Primo Moroni. Lo stesso assessore Finazzer ha
    confermato l’intendimento dell’amministrazione di valorizzare un fondo
    librario e documentaristico dedicato alla storia del movimento operaio e
    delle lotte per i diritti civili nell’Italia del secondo dopoguerra. «I
    libri sono una cosa sacra – ha detto l’assessore alla cultura – verso i
    quali dobbiamo avere un atteggiamento laico e non dogmatico. Mi metterò al
    lavoro per fare in modo che l’archivio possa essere collocato in spazi
    comunali e per questo aprirò da subito un contatto con i rappresentanti del
    Cox 18». Venerdì scorso, all’indomani dello sgombero, il vicesindaco
    Riccardo De Corato aveva affermato la volontà di restituire l’archivio alla
    vedova Moroni.

    Qui le risposte delle familiari di Primo e di Cox:
    http://cox18.noblogs.org/

    E qui le foto della ‘riapertura’ della libreria Calusca ieri, in piazza
    della Scala, dove si trova la sede del Comune
    http://lombardia.indymedia.org/node/13098

    No Pasaran!

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