Compieta

pietarondaninimichelangelo1

‘Te lucis ante’ sì devotamente
le uscìo di bocca e con sì dolci note,
che fece me a me uscir di mente
.
(Purg., VIII, 13-15)

Pietà. Relazione primaria, immediata. Sentimento dolceamaro.
Identificazione all’altro, disidentificazione dal sé.
Puro sentire. Sé come un altro, l’altro come sé.
Caduta delle barriere erette dal pensiero astratto.
Andare alle origini del vivente.
Sentire che ciò che pulsa in me è lo stesso pulsare che è nell’altro.
E “me” e “altro” sono costrutti provvisori,
attraverso cui traspare l’elemento comune.
La vita, l’esistenza, l’essere che accomuna.
Vedere le differenze come costruzioni mentali
generate dall’autoconservazione, dall’impulso all’esclusività;
vedere le uguaglianze come schemi che raccolgono,
ordinano e finiscono per gerarchizzare.
Andare al di là delle differenze e delle uguaglianze.
Fino alle fonti del sentire, del vivere,
all’indifferenziato, all’immanente, alla radice.

Ma se si è scesi davvero fino al fondo di quelle radici,
fino alla fonte sorgiva di quella pietà, fino alla partecipazione
che è con-fusione, con-essere, con-esistere, con-vivere,
dimenticandosi davvero delle parole, dei costrutti, delle teorie,
delle ideologie –
allora il ritorno a sé (e all’altro)
significherà davvero rispetto, partecipazione, comunanza
con-passione, syn-patheia, totale condivisione.
E nessuna legge morale astratta vi si potrà frapporre.
Nessun “così si deve fare”, nessun divieto, nessun indice puntato,
nessun monito, nessun precetto ipocrita.
Nessuna parola.
Solo un tacere riguardoso,
che è quanto di più lontano dalla distanza ci sia.
Una pietosa necessità, una pietà necessaria. Scritta nelle cose.
Nel destino comune: si vive, si muore.
Tutti viviamo, tutti moriamo. E il morire e il vivere
sono il medesimo –
contro la morte, contro la vita, fissazioni, astrazioni,
contro la non-vita, contro la non-morte, fissazioni, astrazioni,
ancor più mostruose.
E anch’io vorrei tacermi. E provo a provare solo pietà.
Per i pietosi e per gli impietosi.
Per gli umani erranti e immanenti,
e per quegli altri che si credono trascendenti.
Per me stesso e per quel non me stesso
che è provvisoriamente l’altro,
in attesa di tornare ad essere me stesso.
Per quel lui/lei che è insieme l’altro/altra e il me stesso.
Per Eluana – ormai un nome, un’immagine, un simulacro.
Per sua madre. Per suo padre, eroe civile suo malgrado,
che non ha rotto il patto, la promessa
proteggendo fino all’ultimo respiro
quel corpo indisponibile
inguardabile
insostenibile
salvandolo dai barbari
dagli aguzzini
dai sepolcri imbiancati
dagli impietosi
dalla pietà bavosa
dal cinismo
dall’oscenità
dalla volgarità
dall’ipocrisia
dalla follia
dalla protervia
ed anche dalle mie parole
inutili.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

3 pensieri riguardo “Compieta”

  1. c’è stato un mix tra ateismo cinico (il Cav. come Gelli è un senzadio, ovvero senza valori morali) e quell’altra forma di “ateismo” che è il clericalismo: costoro, in base alla loro ipocrisia, non potevano ammettere che un padre volesse che alla propria figlia venisse legalmente riconosciuto il diritto ad una fine degna, come valore interno al diritto alla vita

    no. costoro, sepolcri imbiancati, volevano solo ideologicamente che Eluana fosse una delle tante silenziose “eutanasie clandestine” operate di nascosto in tante realtà sanitarie – è questo il punto

  2. Ares ^__^

    Spero tanto che Eluana abbia voluto sottrarsi allo scempio del sul suo corpo, se cosi’ non fosse ringrazio quella mano, quel feroce artiglio, che ha saputo fare appello alla sua disumanità o alterigia più viscerale pur di sotrarre la povera creatura inerme all’azione dei suoi carnefici..

    … forse ora mi e’ chiaro… il padre non considerava veramente piu’ quel corpo esanime sua figlia – non lo era più – solo questo mi permette di capire le sue azioni, la sua caparbietà, la sua battaglia etica, la sua forza efferata di lasciare in altre mani – non nelle proprie – il disumano compito..

    .. questo pensiero mi riempie di mestizia e mi conduce a tutti quei padri che hanno agito in silenzio guidati, nella loro azione, solo dal loro infinito amore per quel corpo che evidentemente consideravano ancora la loro creatura; che hanno agito in totale solitudine, non potendo affidare ad altri quel inaccettabile compito.

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