Aforisma 13

L’eutanasia non è riducibile a mera questione tecnico-morale. Il suo vero concetto è una buona fine di una buona vita – qualcosa come un circolo sensato. Non è concetto giuridico, né concetto etico. E’ posizione filosofica, parte di una concezione cosmologica, puro panteismo. Meglio ancora pura ontologia. Non è però concepibile né decidibile se non è chiaro cosa si intenda per “bene”, “vita”, “cosmo”, “essere”. Dunque non è decidibile.

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9 Risposte to “Aforisma 13”

  1. Luciano Says:

    Salve.
    L’eutanasia non è riducibile a mera questione tecnico-morale, dici.

    Tecnica lo deve essere certamente perché per produrre una morte indolore, una buona morte, si deve assolutamente ricorrere all’intervento di terzi, siano essi altri essri umani che un qualuinque ausilio chimico. Sulla moralità e la decidibilità in senso assoluto di questa scelta invece penso che le tue posizioni siano condivisibili e peraltro contenute in quello che è il relativismo della cultura umana.

    Un grazie, infine, per il fatto che questo blog, pur nella differenza delle posizioni di chi vi partecipa, vede nelle tue proposte sempre spunti interessanti di riflessione.

    A presto.

    Luciano

  2. Aldo Says:

    Nell’aforisma si legge: “L’eutanasia … Il suo vero concetto è una buona fine di una buona vita …”.
    Putroppo spesso è la scelta sofferta ed ineludibile, che un soggetto pone in essere, esasperato dalla sua condizione “miserevole” (senza dignità), per dis-locarsi rispetto ad una vita, percepita come radicalmente “cattiva” e che, quindi, deve concludersi, consentendo una ri-appropiazione del proprio destino … al di là del bene e del male.
    Comunque nessuno può decidere od esprimere giudizi vincolanti sul tema in questione: è una “faccenda” strettamente privata che non ammette deroghe.
    Con l’eutanasia va in scena il “tragico”, che riconsegna l’uomo alla terra che lo ha generato.

  3. md Says:

    @Aldo: interessante punto di vista. Forse l’eutanasia in senso stretto (con quell’eu ammiccante che ci vorrebbe far credere chissacché) non esiste, è solo una nostra proiezione immaginaria…

  4. Aldo Says:

    A volte l’etimo non aiuta (êu ‘bene’ e thánatos ‘morte’) e dovrebbe essere interpretato: forse è bene/buono solo ciò che il singolo può decidere, mentre l’indecidibilità dovrebbe essere un pre-requisito della legge quando entra in certi ambiti. Occorre impedire all’essere di “dover essere” per volontà altrui. In particolare quando la vita si mostra “matrigna” crudele.

  5. Luciano Says:

    Salve.
    Purtroppo il dilemma è tutt’altro che risolubile semplicemente o in modo dialettico, di qua o di là. Al di là del fatto che la legge per sua natura e costruzione è lecitamente invasiva. Il suo dovere è quello di regolare la convivenza e stabilire che cosa un individuo possa fare e che cosa no. E’ un pò come la disputa di Protagora con il proprio allievo (lo so che non è lo stesso ma fate per favore uno sforzo di immaginazione):: se fai quello che ti chiede il paziente esegui le sue volontà ma tu sei venuto meno al tuo dovere e lui muore, se non ne tieni conto lui vive ma tu non hai rispettato le sue volontà. Come ho già affermato, sapere preventivamente di non dover sottoporre un paziente all’ausilio di macchinari è una cosa, l’eutanasia è un’altra. Eutanasia è nella stragrande maggioranza dei casi chiedere ad un terzo di farti morire. Dal tuo punto di vista non ci sono problemi ma da quello dell’esecutore? Certo forse può aiutare che hai fatto in modo che un essere umano smettesse di soffrire però non ne sarei così sicuro.

    A presto.

    Luciano

  6. Aldo Says:

    Occorre sempre tornare alle origini (genealogia). In questo caso del biologico, per confutare l’idea che la vita umana sia “intangibile” (sacralità della vita). Sembra sussistere un’evidenza: la natura in generale tende all’autoconservazione, seguendo però la regola che solo il più adatto ha diritto di “cittadinanza”, mentre per i meno “appropriati” il destino è l’estinzione. Questo è un fatto, non una morale. Altro fatto: la terra orbita intorno al sole e, così facendo, consente a noi e a tutti gli altri “enti” di abitare il mondo. Nulla di più. Allora che conclusioni trarne? Che l’uomo non può piegare la vita ai suoi desideri e rappresentarsela a “misura” delle sue paure (religione, stato etico, società civile, ecc). Sembra dunque che il fondamento del vivere comunitario (diritto, morale) risieda nel timore di estinguersi, di ricevere offesa, in qualunque forma e modo. Ma così facendo l’uomo va contro la Natura, che, del resto, ci osserva indifferente ormai da milioni di anni (e le stelle stanno a guardare …). Lasciamo dunque al singolo individuo, rispetto alla propria vita, la facoltà di essere o di non essere, a suo piacimento, visto che il “dover essere” è solo una categoria preventiva, ideata per esorcizzare il nulla.

  7. Ares Says:

    Ares ^__^

    Bè, pero’ c’e’ Gabriele Severino che afferma che l’essere “e'” e non puo’ “non essere”…desiderare di non essere e’ quindi un’illusione ^__- .. decidere e’ un’illusione… hihihihihiihiih

  8. md Says:

    L’angelo Gabriele….??? o l’Emmanuele…?

  9. Ares Says:

    Ares ^_______^

    Ahahahhahahahahhah…ahahahhahah…ahahahah ..ops!…Emanuele Severino.. ahahahhahah.. scusate! ^__^.. intendevo il filosofo.. quello che afferma L’eternità di tutti gli essenti!

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