Il conflitto e la nuda vita

schiele

Inauguro con questo post una nuova sezione del blog, che verrà classificata sotto la categoria di MATERIALI, e che vorrebbe raccogliere scritti, articoli, riflessioni di altri, con l’intento di allargare e arricchire il circolo della discussione. Per “altri” si intende chiunque abbia cose interessanti da dire, prescindendo da titoli e gerarchie. Non sarà però una scelta “democratica”, visto che sarà il sottoscritto, in ultima analisi, a decidere se e che cosa pubblicare. Questo, per lo meno, fino a che il blog non muterà forma, diventando uno strumento collettivo e plurale anche nell’impostazione redazionale.

Comincio con un articolo di Roberto Esposito, filosofo della politica, autore di testi fondamentali sulle categorie della biopolitica; tra i titoli più recenti: Immunitas, Bios, Terza persona (ne avevamo parlato qui).

Proprio nell’ultimo post ho parlato di “forma di vita”, concetto per il quale mi rifaccio alla scuola di pensiero di Agamben e, appunto, di Esposito, nonché alla distinzione greca tra bios e zoe (rilevata dal fisiologo francese Bichat), oltre che al concetto di nuda vita enunciato da Walter Benjamin. Il problema in campo, tanto più nella nostra epoca, è proprio quello della definizione del “proprietario” della nuda vita di un corpo (zoe) che non ha più forma (bios): chi legittimamente può reclamarne il possesso? Dio, la chiesa, lo stato, i progenitori, la collettività…? A quale titolo? Ciò naturalmente riguarda anche quella strana torsione, quella sfera di ambiguità (che è anche linguistica) che riguarda il rapporto tra corpo e persona: non è un caso, ci fa notare Esposito, che si dica di “avere” un corpo, non di “esserlo”.

L’articolo, intitolato Il conflitto e la nuda vita, si trova alla pagina 2 del supplemento “Diario” del quotidiano La Repubblica del 17/2/2009 (Corpo: L’oggetto del desiderio del potere politico), insieme ad altri testi altrettanto interessanti. Sono tutti scaricabili qui:

il-conflitto-e-la-nuda-vita (pdf)

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11 Risposte to “Il conflitto e la nuda vita”

  1. Ariemma Says:

    La serie di articoli è molto interessante. Tuttavia, siccome la questione tocca il nucleo profondo delle mie ricerche, non riesco a trattenere la mia opinione in merito. Innanzitutto il termine “nuda vita”. Credo che una grossa difficoltà della filosofia, e dei pensatori più recenti, sia quella di pensare la nudità come mancanza o purezza, quando non c’è niente di più eversivo, emergente, e politico della nudità. E’ qualcosa che ammette anche Agamben, pur dando al termine innanzitutto una valenza negativa. Sul pezzo di Esposito: lo stimo molto come pensatore, però la sua capacità di riciclo a volte sfiora il disgusto. Come si può ancora sostenere quanto scrive? Ogni cosa ha un proprietario: pure il sole, allora. Anche le stelle dunque. Io credo che non sia stato pensato fin in fondo il termine “cosa”. Oltre le riflessioni di Heidegger, ovviamente. Se cominciamo, come fa Esposito, a intendere la cosa in un senso negativo (le sue riflessioni mi sembrano la variante dell’esistenzialismo da manuale) possiamo sognarci di pensare la “res pubblica” e dunque la politica. Perchè anch’essa è una cosa.

  2. md Says:

    Interessante quel che dici Ariemma, soprattutto per quel che riguarda il concetto di “cosa” – nel linguaggio e nella struttura della quotidianità ci sono una miriade di “cose”, appunto, che non sono davvero mai state pensate fino in fondo; si vive, come dire, alla superficie di abissi immensi di significato. Non dico che ciò sia normale, ma è di fatto ciò che accade per lo più; naturalmente non deve accadere a un filosofo di professione.
    Possiamo dire, a sua parziale discolpa, che si tratta pur sempre di un breve articolo su un quotidiano, e non di un saggio.

  3. md Says:

    A proposito poi del “riciclare” e dell'”originalità” dei pensatori ho smesso da molto tempo di farmi illusioni in proposito: tutti riciclano – come è del tutto legittimo fare (magari lo si dovrebbe ammettere un po’ più spesso per onestà intellettuale) – d’altra parte non mi pare di vedere nulla di “originale” all’orizzonte…

  4. Luciano Says:

    Salve.
    Perché la nudità dovrebbe essere “eversiva”, “emergente” e addirittura “politica”? La nudità, leggi il corpo, è l’espressione della nostra appartenenza alla natura in quanto specie animale (ordine primates). Il disagio della nudità (semplifico) è dovuto, a mio avviso, a due fattori. Il primo consiste nel fatto che l’uomo pensa a sé stesso non come animale ma come “qualcosa” di diverso. Questo lo pone su una sorta di piedistallo che oltre a giustificare varie nefandezze su altri esseri viventi, crea come effetto collaterale questo disagio del nudo. La seconda ragione, intimamente legata alla prima, è (sempre a mio avviso) che la nudità è legata al sesso e nel corso dei secoli ha assunto un valore positivo e centrale ma allo stesso tempo visto come sporco.

    A presto.

    Luciano

  5. md Says:

    @Luciano: mi pare che la “nudità” sia un po’ più complesso come concetto: credo abbia a che fare con la rappresentazione di noi stessi (la nostra attività simbolica), l’esporre ed il nascondere, la vulnerabilità, la forma, la concezione del corpo, l’arte, l’estetica, ecc. ecc. – insomma non la liquiderei così su due piedi. Fra l’altro Adamo ed Eva, quando peccano, si scoprono nudi… Insomma c’è dentro un bel po’ della storia della cultura della specie in quel termine.
    Ma io non ci ho mai riflettuto granché, mentre il nostro primo interlocutore, Tommaso Ariemma, ne ha fatto “il nucleo profondo” delle sue ricerche, dunque lascio a lui, se vorrà, la parola…

  6. Luciano Says:

    Salve.
    Infatti, MD, ho precisato io stesso che semplificavo. Mi pare, peraltro, che quel che dici avvalora quanto io semplicisticamente affermavo proprio quando dici “la nostra attività simbolica”. Ma sono certo che Auriemma saprà darci altri spunti sull’argomento.

    A presto.

    Luciano

  7. AFoderaro Says:

    busso e chiedo permesso…non sono minimamente all’altezza delle vostre riflessioni perciò non entro in merito, volevo semplicemente condividere una mia lettura della nudità di Adamo ed Eva:
    si accorsero di essere nudi non in quanto peccarono ma in virtù del frutto che dava loro la conoscenza del male oltre che del bene.
    Conoscere il male non significa peccare ma essere soggetti alle sue seduzioni, prima sconosciute.
    La nudità dunque non è associabile per la mentalità ebraica al male o al peccato, ma alla seduzione. L’essere nudi di fronte al bene è bene, nudi di fronte al male rischio che esso penetri attraverso la nudità, ecco perchè si coprirono provando vergogna non di se stessi, nè di dio (del quale ebbero caso mai timore), ma dell’ingenuità avuta che li rendeva improvviamente “fragili” a ciò che avrebbe potuto nuocergli.
    Ovviamente la mia è una lettura profana, ma visto che si parla di nudità penso che nessuno arrossirà a causa mia.
    2@Anto

  8. Ariemma Says:

    Innanzitutto grazie per la vostra attenzione. Mi occupo del fenomeno della nudità ormai da qualche anno. Ho recentemente stilato un piccolo scritto programmatico sulla questione sulla rivista on-line “Kainos” che ha dedicato il suo intero numero alla questione della nudità. Ecco il link:
    http://www.kainos.it/numero8/ricerche/ariemma-esposizione.html
    Buona esposizione a tutti

  9. fabio Says:

    poter decidere del proprio corpo non dovrebbe essere per gli altri un fastidio né un problema. un testamento biologico libero risolverebbe molte questioni

  10. Ares Says:

    Ares ^__^

    Si, infatti, non e’ un fastidio e’ proprio una tragedia il dover essere l’esecutore testamentale…. che nessuno mi nomini esecutore senza il mio consenso informato!!!! ^__-

  11. md Says:

    @Ariemma: da una prima lettura (in verità ancora sommaria) mi pare molto interessante. Si tratta in realtà, se ho capito bene, di un vero e proprio “programma ontologico” (o meglio, del superamento dell’ontologia dei fondamenti e degli immutabili), con un interessante sbocco etico-politico.
    Per comprenderlo meglio avrei bisogno di riferimenti testuali che al momento non ho (Badiou – L’essere e l’evento sta da qualche parte nei miei scaffali – Nancy… Ranciere poi non lo avevo nemmeno mai sentito nominare, ecc.).
    Mi riservo in futuro di tornare su alcuni punti. Oltretutto di Severino, ontologia, essere e nulla in questo blog si è discusso non poco…
    Grazie ancora!

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