Lezione spinozista 1 – La filosofia ridotta all’osso

Spinoza

(Con “lezione” s’intende che è Spinoza ad impartirla, non certo il sottoscritto. Di mio ci metto un po’ d’interpretazione, quel che ho capito e ricavato leggendo i testi – sperando di non sporcare troppo la purissima e candida farina del sacco spinozista…)

Nota faceto-filosofica a mo’ di introduzione
Era stato sua maestà Giorgio Guglielmo Federico Hegel ad utilizzare la metafora dell’osso a proposito dell’attitudine a “ridurre” a tale scheletrica (e schematica) pochezza nientemeno che lo spirito da parte di certi saccenti saperi pseudoscientifici, quale ad esempio (a suo immodesto parere) la frenologia, scienza del cranio, dunque dell’osso degli ossi. Lo stesso Giorgio Guglielmo eccetera, sempre nella Fenomenologia dello spirito, aveva praticamente aperto la sua ricerca lamentando che si era finora troppo sostanzializzato e poco spiritualizzato – indi per cui la sostanza andrà d’ora in poi intesa come soggetto. Poche palle e poche discussioni!
Per molto tempo ho tenuto in somma considerazione la filosofia hegeliana che tutto riduce o riconduce (cuce, scuce e ricuce) in guisa di spirito, idea, soggetto, concetto – ma ora che mi vado vieppiù dishegelizzando, mi sento di dire che un bel ritorno a Spinoza ci può anche stare (oggi va forse un po’ più di moda il caro Baruch, e poi fa chic ogni tanto voler ritornare a qualcuno o a qualcosa…). E così, non sarebbe del tutto fuori luogo rovesciare il precedente rovesciamento (anche il voler rovesciare a tutti i costi è una moda filosofica) e dire forte e chiaro che è venuto il momento di tornare ad intendere il soggetto (quel soggettone tanto ridondante, che ha eroicamente resistito alle varie e tremende destrutturazioni e decostruzioni novecentesche) un po’ più in termini di sostanza… Per dirlo in salsa hegeliana: “tutto dipende dall’intendere e dall’esprimere il vero non come sostanza, ma altrettanto decisamente come soggetto“. Ecco, noi con la benedizione di Benedictus (quello seicentesco, non l’odioso vescovo di Roma) proveremo ad andare in direzione contraria…

***

Qui comincia la lezione spinozista numero 1

Ma torniamo alla serietà filosofica. Si diceva dell’osso, del ridurre, e poi anche della sostanza. In queste prime chiose sparse alla lettura dell’Ethica ordine geometrico demonstrata (altre ne seguiranno) vorrei cominciare a fissare una impressione di fondo: l’indagine razionale spinoziana va diritta e senza indugi al duplice nocciolo – all’osso appunto – di quello che potremmo considerare il territorio essenziale di ogni discorso filosofico possibile. Che cosa c’è davvero là fuori? – in prima battuta. Che cosa sono io qui dentro? – questione che segue a ruota. Implicitamente: quale relazione sussiste tra quel fuori e quel dentro – ammesso che sia lecito parlare di interno ed esterno – tra me e quel che appare come un fuori di me, un’alterità?
Fosse tutto qui, il discorso di partenza di Spinoza, non sarebbe certo una grande novità – e oltretutto non è che ne caveremmo granché… Il punto è che tanto la realtà estesa quanto la realtà spirituale, tanto i corpi e le loro parti quanto le menti e le loro idee, sono la medesima sostanza (dunque l’indifferenza dell’interno e dell’esterno, del soggetto e dell’oggetto, del me e dell’altro che non è me, della mente e del corpo, e di tutte le dicotomie pensate e pensabili) – quel che Spinoza indica in principio della sua Etica come Dio, e che è però quanto di più lontano da ogni teologia, teogonia, cosmologia ci possa essere:

“Tutta la natura è un unico individuo, le cui parti, cioè tutti i corpi, variano in infiniti modi senza alcun mutamento dell’Individuo nella sua totalità”.

“Dio è causa immanente, e non transeunte, di tutte le cose”

Credo che per comprendere davvero il nuovo punto di vista (che è in verità un non-punto-di-vista, perché vorrebbe dis-locarsi da tutti i punti di vista particolari e parziali) che si va affacciando col pensiero di Spinoza, si debba prendere molto sul serio la definizione seguente: “Per realtà e perfezione intendo la stessa cosa” – lapidaria sintesi di una concezione deterministica dell’essere (essere umano compreso), di un’ontologia che è insieme già da sempre etica, poiché non lascia spazio a nessun dover-essere, a nessun compimento a venire della realtà. La realtà è già tutta qui, determinata, contratta, fatta e finita (anche se in verità è infinita), eterna ed eternamente in atto, si tratta solo di comprenderla e di trarne le debite conseguenze. “Nella natura – sostiene Spinoza – non vi è nulla di contingente, tutte le cose sono determinate dalla necessità”. La volontà (divina o umana che sia) viene impropriamente chiamata causa libera, in realtà andrebbe definita causa necessaria. La contingenza non designa alcunché, è solo il modo per dire che di qualcosa abbiamo un’ insufficiente conoscenza. Dio non è nulla prima o senza i suoi decreti: Dio è il nome per definire la ferrea ed eterna necessità dell’essere, le catene con le quali esso si manifesta – un essere così e non altrimenti, un essere che non è mai un dover esser altro: potenza ed essenza coincidono, e l’esistenza non è nient’altro che l’espressione eterna – eternamente espressa – della necessità di Dio o della sostanza.
Si noti qui l’impressionante sequela di concetti correlati e vincolanti, tutti volti ad un unico scopo: non si sfugge alla legge della realtà-necessità – che non a caso viene dimostrata in maniera geometrica, attraverso l’incedere di assiomi, definizioni, proposizioni. Non si tratta solo di eleganza formale o di una questione di stile, ma, come direbbe Hegel, della cosa stessa.

Certo si potrebbe replicare a Spinoza con alcune obiezioni di ordine soggettivo: tutto quello che abbiamo or ora affermato circa la necessità, la realtà, ecc. essendo comunque un pensato, un ideato – giusto per usare la sua stessa terminologia – e che quindi non può avere la pretesa dell’assolutezza. E’ pur sempre un io – un interno, una posizione particolare e finita entro l’infinito – ad enunciare un esterno che dovrebbe finire per ricomprenderlo necessitandolo a sua volta. Non ci sarebbe cioè senza la mente, e la mente, come ben sappiamo, potrebbe anche errare, immaginare, pensare in tutt’altro modo. E di fatti, come già abbiamo avuto modo di accennare, questo “mentalismo” induce a grossolani errori e sopravvalutazioni, primo fra tutti l’antropocentrismo.
Ad alcuni secoli di distanza c’è chi come lo storico della scienza Enrico Bellone sostiene in maniera tranchant (ma a suo modo molto spinozista), che “il mentalismo non è tuttavia in grado di rispondere ai quesiti più elementari che si presentano a chiunque seriamente accetti la distinzione tra mente e corpo” circa le operazioni, i processi, le comunicazioni di idee, concludendo che “dire che la mente è misteriosamente in grado di regolare il corpo equivale insomma a dire che un arcangelo è misteriosamente in grado di regolare l’orbita di Marte. Il mentalismo, quindi va lasciato ai mistici”, e con ciò viene ribadito l’abbandono radicale dell’illusione antropocentrica. Peccato che già Spinoza lo aveva fatto, piuttosto seccamente, più di tre secoli fa; ma certo, impressiona forse di più farlo, riducendo tutto alla prosa delle reti neurali (per quanto a me le sinapsi e la biochimica stiano piuttosto simpatiche e personalmente non mi scandalizzo affatto nel ritrovare in quelle novelle “ossa” dello spirito la fonte di una altrettanto rinnovata meraviglia).

Ad ogni modo Bellone (e dunque il fronte neuroscientifico) e Spinoza (il vecchio fronte ontologico) sembrano paradossalmente alleati nel sostenere che quel che noi chiamiamo libertà (o determinabilità o possibilità) sia piuttosto una finzione, dato che la pre-determinazione è ben più possente di quanto non lo sia il poter determinare/determinarsi: un po’ come succede al cane degli stoici a rimorchio del carro, che crede di essere libero solo perché la sua corda è un po’ più lunga di quanto il suo occhio gli faccia percepire. Ma sia come sia, breve o lunga, dorata o chiodata, la corda resta impigliata al carro del destino e non può per nessuna ragione essere sciolta o spezzata.

Ma forse non è ancora il momento di rispondere ad una domanda così cruciale (siamo o no liberi?), ci troviamo soltanto agli inizi del cammino della ragione. Tuttavia Spinoza comincia a suo modo a esaminare pazientemente le varie questioni che inevitabilmente si aprono, già nella seconda parte dell’Etica intitolata alla “Natura e origine della mente”, dove si discute di una serie di questioni molto importanti, che riguardano proprio il rapporto tra il corpo e la mente, tutte di grande interesse per il dibattito filosofico contemporaneo (sia suo che nostro).

“Qui senza dubbio, i Lettori esiteranno e troveranno molti motivi di perplessità, perciò li prego di procedere con estrema cautela insieme a me e di non dare il loro giudizio su questo punto finché non avranno letto attentamente tutto”.

Ecco, è quello che mi sono ripromesso di fare…

Annunci

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

20 Risposte to “Lezione spinozista 1 – La filosofia ridotta all’osso”

  1. pomatofagico Says:

    Stavo facendo una ricerca su gugl… la mia ricerca era finalizzata alla ricerca di una risoluzione al mio problema annoso di potamofagìa cronica.

    testo della mia ricerca era su gugl: “in verità come il libero soggetto può con una metafora vivere con ironia il proprio prurito al culo”…. e come per magia mi sono ritrovato immerso nella filosofia.

    certo il rischio di mettere così tanti tag ad un post è di ritrovarsi un malcapitato pruriginoso come me.

  2. md Says:

    urka, che culo!
    (non me ne voglia il morigerato Spinoza… ma sono i rischi dell’esposizione in rete… d’altra parte sarebbe un po’ come mettere sul medesimo scaffale della medesima libreria il tomazzo dell’Etica accanto a… che ne so…l’ultimo libro della Littizzetto? o anche un ormai introvabile fumetto di Lando o di Maghella…)

  3. Marco Says:

    Percepisco ancora una tua resistenza ad aderire senza riserve allo spinozismo. Comunque c’è tempo.

    A proposito di libertà ricordo la prop.7 della I parte:

    “Si dice libera quella cosa che esiste per la sola necessità della sua natura e che solo da se stessa è determinata ad agire; si dice invece necessaria, o piuttosto coatta, la cosa che è determinata da un’altra cosa, e con criteri certi e definiti, ad esistere e ad agire”.

    Sicuramente Spinoza declina il significato della libertà in modo completamente diverso da quello comunemente accettato.
    Tuttavia l’universo spinoziano è a mio giudizio solo apparentemente deterministico o meglio lo è nella misura in cui dice che ad ogni causa determinata deve seguire un effetto determinato.

    La costruzione di un mondo veramente libero deve passare necessariamente attraverso la conoscenza delle cause che agendo in natura e sull’uomo parte della natura lo determinano. La conoscenza di quanto ci determina è la via per il raggiungimento della libertà (parte V dell’Etica).

  4. md Says:

    Giusta precisazione Marco (benvenuto… e finalmente direi! Dovevo proprio inaugurare uno spazio spinozista per spingerti a commentare, eh?).

    In effetti hai ragione, il concetto di “libertà” com’è inteso da Spinoza è diverso da quello corrente – del resto la sua etica è un’ontologia e viceversa. La resistenza, come sempre, è dovuta all’inafferrabilità dell’oggetto e della sua necessità – capisco poi che Spinoza non ponga la questione in termini di soggetto/oggetto, interno/esterno, ma è difficile collocarsi dal punto di vista dell’assoluto, dell’intuizione intellettuale, mi pare comunque un pericoloso salto nel misticismo, a prescindere dalle reali intenzioni del caro Baruch.
    Ma, appunto, è solo l’inizio della riflessione…

  5. Luciano Says:

    Salve.
    Qualche considerazione:
    “Tuttavia l’universo spinoziano è a mio giudizio solo apparentemente deterministico o meglio lo è nella misura in cui dice che ad ogni causa determinata deve seguire un effetto determinato.”

    Non lo è solo apparentemente, lo è. A ben vedere neanche la libertà sfugge a questa regola perché causa ed effetto coincidono in essa, essendo la libertà non causata da nulla se non da sé stessa.

    “La costruzione di un mondo veramente libero deve passare necessariamente attraverso la conoscenza delle cause che agendo in natura e sull’uomo parte della natura lo determinano. La conoscenza di quanto ci determina è la via per il raggiungimento della libertà (parte V dell’Etica).”

    A me, da profano, mi sembra che l’argomento non sia corretto. Per quale mptivo il conoscere le cause che determinano un qualcosa dovrebbe rimuoverle affinché si rientri nella definizione di cosa libera citata all’inizio? Sarebbe come dire che la conoscenza dell’esistenza del campo gravitazionale renda indipendente da esso l’attrazione tra due corpi dotati di massa.

    A presto.

    Luciano

  6. Luciano Says:

    Salve.
    Volevo segnalare a tutti l’ultimo numero di Micromega. E’ un almanacco di scienze che parla delle teorie dell’evoluzione e anche altro. Se vi va potete dargli un’occhiata l’indirizzo è quello riportato sotto:

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/almanacco-di-scienze-darwin-1809-2009/

    A presto.

    Luciano

  7. Marco Says:

    Risposta alle osservazioni di Luciano con la doverosa premessa che anch’io sono un profano, con la semplice passione per la filosofia e per Spinoza.

    Detto questo, cerco di chiarire perchè ho scritto che l’universo di Spinoza è solo apparentemente deterministico.

    L’ho detto in reazione (forse un pò impulsiva) all’ipotesi, adombrata da Mario, di presenza di pre-determinazione nell’universo Spinoziano.
    Questo è secondo me quanto di più distante dalle intenzioni di Spinoza che ha come strategia proprio quella di stabilire in quale modo l’uomo possa raggiungere la libertà e la felicità proprio attraverso l’ autodeterminazione.

    L’autodeterminazione dell’uomo deve passare necessariamente attraverso la consapevolezza delle forze (le passioni) che cercano di sovrastarlo e che, novità introdotta da Spinoza, non devono essere represse ma comprese per poter essere volte a suo vantaggio e consentirgli così di raggiungere la piena libertà e felicità.

    Certo la libertà di Spinoza non è quella della volontà e del così detto libero arbitrio.

    Al Dio di Spinoza (Dio, ricordiamolo, che coincide con la Natura) non appartengono nè volontà, nè inteletto ma solo la Potenza della Causa di sè.
    Questo significa “semplicemente” la rottura completa con la tradizione teologica e metafisica dell’epoca che pensava ad un Dio antropomorfo che agiva in virtù di un piano, questo sì pre-determinato, e che sulla base di questo creava il mondo come atto della sua libera volontà.

    Per Spinoza Dio non agisce in base ad un piano e non ha alcun fine: fine della predeterminazione e della teleologia.

    Spinoza è con Democrito, Epicuro e Lucrezio il prosecutore di una tradizione materialista che vede il primato dell’incontro (cuncursus) fra i corpi (gli atomi di Lucrezio) sulla forma (la forma dell’universo è generata dall’incontro degli atomi).

    L’incontro fra atomi è necessario ma non predeterminato.

  8. md Says:

    @Marco: bisogna forse intendersi meglio sul concetto di “determinismo”, dato che, io credo, è ciò che accomuna tutte le teorie (da Democrito a Galileo, Cartesio, Spinoza, fino allo stesso Darwin) che intendono esattamente espellere l’idea extramondana della spiegazione causale: cioè, secondo questa prospettiva non c’è né ci può essere alcun disegno pre-determinato (quel che qui conta è quel -pre), ma le cause sono tutte connesse e determinate in maniera necessaria (e dunque conoscibili).
    Quel che naturalmente preoccupa in questa tesi è che la sua integrale applicazione all’ambito etico, politico, ecc. toglierebbe ogni significato a termini come “volontà”, “libertà”, ecc. Problema che anche Spinoza si porrà (ma ci dobbiamo ancora arrivare, siamo solo alla seconda parte dell’Etica).
    Ma un conto è la pre-determinazione (significherebbe l’ammissione di un punto di vista esterno alla sostanza, cosa impossibile per Spinoza), un altro è la conoscenza di cause determinate, sempre e comunque immanenti, determinabili, conoscibili.
    La questione è: quanto siamo determinati (dalla necessità naturale, fisica, genetica, sociale, psicologica, culturale, ecc. ecc.) e quanto in grado di determinare noi stessi? Quanto quell’elenco di cause è in grado di coprire la sfera di quel che chiamiamo “io”, “soggetto” (in termini concreti, non astratti, quell’io che io sono in carne e ossa, corpo e mente, secondo la concezione che ne ha lo stesso Spinoza) – e quanto invece resta casuale, inconoscibile, “misterioso”? Più quest’ultimo margine si assottiglia fino a scomparire più la parola “libertà” (determinabilità) perde di significato, diventa illusorio…

  9. Luciano Says:

    Salve.
    Però io mi chiedo se non sia contarddittoria questa visione di Spinoza, questo suo Deus sive natura. Come si può conciliare il fatto che Dio crei le res particulares, finite, se volete la natura stessa nella sua interezza (se sbaglio MD correggimi) con il fatto che questa creazione, e tutte le azioni di Dio stesso, non siano pre-determinate. Credo che già il fatto che la natura è determinata da Dio (e non poteva dire altrimenti) sia una pre-determinazione. Altrimenti si introdurrebbe il concetto che l’esitenza della natura stessa non sia un atto della volontà di Dio. Suppongo che per quei tempi l’accusa di eresia per un’affermazione simile fosse il minimo….

    A presto.

    Luciano

  10. md Says:

    Di fatti Luciano, l’esistenza della natura non è un atto della volontà di Dio, o meglio Spinoza fa coincidere necessità e volontà: “La volontà non può essere chiamata causa libera, ma solo causa necessaria”.
    Dio cioè (il cui nome è il modo comune di definirlo, ma che filosoficamente è bene definire “sostanza”), non agisce prima o a prescindere dai suoi decreti: Dio coincide con i suoi decreti, è la stessa legge della necessità, è un nome per dire necessità causale – la pre-determinazione sarebbe solo una questione di punti di vista, ma non può esistere dato che non può esistere un punto di vista esterno alla sostanza, all’essere, alle cose. Cioè: non c’è un prima e un poi, un predeterminato che poi si determina, ma un da sempre e per sempre. Dio è eterno, o meglio Dio è l’eternamente necessario.

  11. md Says:

    Dimenticavo: in Spinoza il concetto di creazione è del tutto assente.

  12. Luciano Says:

    Salve.
    E come mai non lo hanno messo al rogo come eretico?
    A presto.

    Luciano

  13. Aldo Says:

    @Luciano
    probabilmente Spinoza voleva significare che l’energia (fondamento di ogni creazione) che opera nella Natura, rendeva possibile determinare le “forme” (sviluppo spontaneo) senza pre-determinarle a tavolino (mente di Dio). Per lui la natura era “divina” in quanto “magia incontestabile”, “cappello a cilindro” da cui tutto pro-manava … lasciando “stupefatti”.

  14. md Says:

    @ Luciano:per varie (e contingenti ragioni): era ebreo (e di fatti la comunità ebraica lo ha espulso e scomunicato), e poi stava in Olanda, e i suoi scritti erano in gran parte anonimi (l’Etica è uscita postuma); non ultimo, è morto abbastanza giovane (a 44 anni).
    C’è da dire che dopo gliene hanno dette di tutti i colori: spinozista era sinonimo di ateo, miserabile, eretico, ecc.ecc.

  15. Luciano Says:

    Salve.
    @MD
    Appunto, mi sembrava!

    @Aldo
    Dalle tue affermazioni risulta una visone addirittura riconducibile, a mio avviso, al paganesimo.

    Grazie delle spiegazioni.

    A presto.

    Luciano

  16. Marco Says:

    Risposta/domanda per Mario:

    Perchè ritieni così importante stabilire fino a che punto siamo liberi e/o se lo siamo veramente?

    Senza voler anticipare tematiche che sicuramente emergeranno nelle tue prossime lezioni su Spinoza, in quest’ultimo l’individuo non è nè sostanza nè soggetto, piuttosto (forse forzando un pò l’interpretazione) è definibile come una relazione fra un esterno ed un interno. Esterno ed interno che non pre-esistono alla relazione ma si costituiscono attraverso di essa.

    Insomma per Spinoza non esiste un’essenza umana pre-costituita che ci guida e alla quale dobbiamo rendere conto.

    Non credo sia rilevante stabilire fino a che punto sono sovradeterminato, più importante è sapere che cosa eventualmente mira a sovradeterminarmi e cosa devo fare per sfuggire a questa logica.

    Se non sbaglio è Kant che a partire dall’inconoscibilità della cosa in sè arriva ad un concetto di libertà che si avvicina a quello che hai in mente tu.

    Che ne dici?

  17. md Says:

    @Marco: il fatto che Spinoza non sia un essenzialista in fatto di “natura umana” lo rende ovviamente più interessante; d’accordissimo sul concetto di “relazione” (anzi, estremizzerei e direi che ogni cosa, ogni ente è essenzialmente relazione);
    ma sulla questione della libertà rovescio la domanda usando una tua frase: perché mai dovrei voler sfuggire alla logica della sovradeterminazione? che cos’è che mi spinge a farlo?

  18. Marco Says:

    @Mario: Sono entrato definitivamente nel tunnel del blog!!

    Risposta di Spinoza (forse): il percorso verso la libertà non è una libera scelta.

    Parte III dell’Etica, prop. 6 e 7:

    “Ciascuna cosa per quanto sta in essa si sforza di perseverare nel suo essere”

    “Lo sforzo col quale ciascuna cosa si sforza di perseverare nel suo essere non è altro che l’essenza attuale della cosa stessa”.

    Vera e propria strategia attiva e reattiva del conatus.

  19. Aldo Says:

    @Luciano
    La tesi spinoziana che tutta la realtà si identifica con Dio (superamento del dualismo cartesiano) richiama quella “pagana” del politeismo, che vede la presenza degli “dei in ogni manifestazione del reale (dal fulmine alla morte).

  20. Lezione spinozista 7 – Sintesi delle precedenti, prima dell’ultima « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] 1. L’ontologia naturale Spinoza non ha una posizione a rigore panteistica, quanto piuttosto naturalistica o materialistica: Dio, che è causa immanente, non è una forza interna alla natura, ma è la medesima unità e totalità della natura. Sub-stantia non è solo ciò che sostiene tutto, il fondamento (hypòkeimeinon), ma il tutto stesso, l’essere nella sua interezza, ciò che i Greci chiamavano physis. La sostanza, dice Spinoza, è l’individuo generale che riconnette tutti gli individui particolari – un corpo infinito fatto di infiniti corpi (duplice accezione del concetto di infinito, qualitativa e quantitativa). Un corpo immutabile ed eterno che racchiude in sé ogni possibile mutevolezza: “tutta la natura è un unico Individuo, le cui parti, cioè tutti i corpi, variano in infiniti modi senza alcun mutamento dell’Individuo nella sua totalità” (Et., II, Sc. Prop. XIII). Il punto di vista della/sulla sostanza (che verrà mostrato solo al termine, attraverso la terza forma di conoscenza) è contraddistinto (o circoscritto) dai concetti di: necessità, determinismo, causalità, realtà, perfezione, eternità. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: