La fantasia al potere

silvio-berlusconi-in-cerchio

Tuffatevi giù, nel fondo dell’anima, pensieri.
(Riccardo III)

Si legge spesso sulla stampa o in rete, e si sente parlare ancor più spesso in TV o alla radio, delle esternazioni bislacche del nuovo italico ducetto (più per demeriti altrui che per meriti propri). Affermazioni molto gravi e grevi infarcite di battute leggere, lazzi e sberleffi. In realtà, a parer mio, vanno prese molto sul serio, non solo per il loro valore programmatico o per gli effetti reali sul tessuto sociale e culturale (che pure ci sono), ma anche per quel che ci svelano circa un lato essenziale del funzionamento del potere nella nostra epoca.
Ho sempre considerato il Riccardo III di Shakespeare un vero e proprio saggio sul potere (e sul corpo del potere) prima ancora che una grande tragedia. Ma lì ci vengono svelati i lati nascosti, l’intrigo, le passioni segrete che si muovono dietro o sotto la macchina desiderante di un’ambizione smisurata. Non che tali aspetti siano venuti meno, ma mi pare che oggi il potere (nella fattispecie quello politico) abbia assunto altri aspetti che vanno meglio indagati. Ne schizzo alcuni molto velocemente, che mi sembrano incarnati alla perfezione da Silvio Berlusconi: la spudoratezza, il dire (qualsiasi cosa) e il contraddire, l’ossimoro permanente, ma, più di tutto e sintesi di tutto ciò, l’ostentato fastidio per le mediazioni.

Non è certo una novità, ma non capita tutti i giorni di avere un concentrato antidemocratico, antirazionale e, direi, antifilosofico in una sola persona. Ipse dixit, ecco quel che conta: non c’è discussione, non c’è raziocinio, non c’è gioco linguistico-relazionale, non c’è, appunto, alcuno spazio per la mediazione. Il capo parla alle masse direttamente (ancora, nulla di nuovo), con manifestazione immediata e brutale, con un linguaggio privo del lavorìo della ragione, di nessi causali, giustificazioni, dimostrazioni – della “fatica del concetto” direbbe Hegel. Se dico una cosa in pubblico la devo giustificare razionalmente, devo assumermi la responsabilità degli effetti di quel che dico, soprattutto se la mia è una posizione di potere. Almeno in teoria. Ma nel caso di Berlusconi anything goes! Il potere è tale perché può davvero tutto: affermare e negare, fare e disfare nello stesso modo e allo stesso tempo, con una lampante e continua violazione del principio di non contraddizione.
Tale venir meno della mediazione razionale e del senso del dire, trova poi un suo corrispettivo anche all’altro capo del rapporto diretto tra potere e masse, per lo meno in alcuni segmenti sociali maggiormente manovrabili e suscettibili di allargarsi a macchia d’olio. Il diffondersi dell’attitudine linguistica e, sempre più spesso, pratica del linciaggio e del pogrom, è esattamente il reciproco plebeo di quanto detto poco fa sul vertice del potere: il venir meno delle mediazioni – cioè della ragione – e il cedimento agli impulsi immediati.
Tale reciprocità si ripropone in un altro elemento da tener presente, e di cui in questo blog si è già in più occasioni, ma non ancora abbastanza, parlato: la centralità del corpo come elemento biopolitico. Il potere del capo si concentra, oltre che nell’immediatezza linguistica, nella sua maschera fisica, nella continua esposizione corporea, specie del volto: Berlusconi è tutto in quella maschera, nel ghigno, nei gesti.
D’altro canto, giusto per rinnovare certi vecchi riti sociali duri a morire, il corpo del capro espiatorio è sempre pronto per essere dato in pasto alle masse furenti: il caso dei due cittadini rumeni accusati di stupro è quasi da manuale sociologico e antropologico. Il linciaggio sfiorato (quello fisico, ma non quello simbolico che invece si è consumato per giorni e giorni), confluito poi in un caso alla CSI (genere televisivo che va per la maggiore negli ultimi anni), mostra tutta la pericolosità del venir meno delle mediazioni, della riflessione, dell’indagine razionale. Certo, non è un fenomeno nuovo nemmeno l’impulso popolare al farsi giustizia da sé, da iscrivere nella lunga storia umana del senso comune, della doxa, del pressappochismo (fenomeni da cui nessuno, filosofi compresi, può dichiararsi del tutto immune); il problema è che il concorso di media e potere, unito all’esiguo spazio che sulla scena pubblica occupa il discernimento razionale, rischia di generare una miscela esplosiva e incontrollabile. Un diffondersi preoccupante dell’irrazionalità. E, dovremmo saperlo bene, l’assenza di ragione genera legioni di mostri.

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9 Risposte to “La fantasia al potere”

  1. Fabrizio, the wings Says:

    E’ vero Mario. Una sfida grande dei nostri tempi è quella di educare a una razionalità critica. Invece mi sembra che si vada verso una società che da credito solo alle fonti: “era sul giornale”; “lo ha detto la tv”. Invece dovremmo sapere che tutte le fonte sono manipolabili: enciclopedie e libri compresi (Orwell mi sembra sia stato chiaro).
    Certi fenomeni politici hanno radici culturali radicate molto indietro nel tempo. Ricordo che quando facevo il liceo per esempio molti si chiedevano a cosa serve il latino o la filosofia. Beh! anche se non fossero materia in grado di fornire la verità offrono sicuramente un metodo che ci permette di analizzare criticamente, valutare, confrontare, discernere. Il latino per esempio costringe all’ analisi logica e sintattica per discernere tra soggetto, complemento oggetto, principale e subordinate, anche se la televisione o un altra fonte dovesse dirci il contrario. Della filosofia saprai dire meglio tu. Se intere generazioni crescono prive di questa unica e straordinaria qualità l’umanità sarà in mano solo a chi controlla le fonti, le cui affermazioni possono essere giustificate con qualunque richiamo irrazionale o fideistico così come il potere dei Re si credeva discendesse da Dio. Oggi mi sembra che si attribuisca alla legittimazione elettorale la stessa valenza assoluta di un potere conferito da un Dio, al di là di ogni significato razionale che può scaturire dall’analisi di chi sono i votanti e di come è organizzata la società, all’interno delle quali alcuni individui potrebbero rischiare di votare solo la propria fonte di verità. “Lo ha detto la tv”
    P.S In questo periodo mi si vede poco. Sono molto impegnato.
    ciao

  2. md Says:

    Ciao Fabrizio, ho molto apprezzato il tuo commento!

  3. titus Says:

    bisognerebbe ripensare il suffragio universale…

  4. Michelangelo Says:

    In poche righe hai sollevato una grande quantità di argomenti e non saprei da quale cominciare!
    Da una parte l’arroganza ostentata di Berlusconi, alternata da toni paternalistici sembra quasi voler rispolverare vecchi modelli autoritari. Dall’altra il cittadino medio più o meno inebetito dalla televisione che sta ormai conducendo oltre l’ignoranza, nel vuoto pneumatico del pensiero.
    Tutto il resto è conseguenza.

  5. Andrea Says:

    … e se la fantasia, appunto, fosse alimentata attraverso strutture standard di comunicazione forniteci dai media che ci allenano ad usare il pensiero in modo uniforme e indistinto da persona a persona? Una sera ho navigato in Wikipedia cercando di addentrarmi nei dettagli della serie televisiva Lost, scoprendo particolari come la durata delle scene, il ritmo della musica per creare suspence ecc. Ora, a livello artistico si tratta di accorgimenti che permettono di generare gli effetti eccezionali che rendono piacevole la fruizione di un prodotto come Lost. Ma la somma di tutti questi accorgimenti artistici, dalle pause per la pubblicità allo stacco delle diverse notizie del telegiornale, non potrebbero sollecitare la fantasia di tutti quanti noi rendendola appetibile a ricevere solo determinati stimoli.

    …voglio essere provocatorio…

    Quindi, se noi critichiamo in modo razionale una figura scomoda come Berlusconi, non è che inconsciamente ne siamo succubi e, anzi, la sua presenza ci è inconsapevolmente gradita?

    Forse, invece di dover educare la ragione, dovremmo capire cos’è che più desidera l’emozione, ed eventualmente farle capire come nutrirsi meglio.

  6. Andrea Says:

    Mannaggia quanti omonimi sullo stesso blog… (e mannaggia a quel maledetto film con Manfredi e la Melato…)

  7. md Says:

    è vero, ad oggi ho contato 3 Andrea diversi tra i commentatori del blog, bisognerà potervi distinguere…
    do comunque il benvenuto all’Andrea numero 3…

  8. Emotività influenzata « philìa.ch Says:

    […] a corto di idee. Per questo motivo riciclo un commento da me scritto sull’articolo dal titolo “la fantasia al potere” del blog filosofico La botte di Diogene. Questo articolo parlava del premier italiano Berlusconi […]

  9. Berlusconidi cascami « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] La fantasia al potere – 12 marzo 2009 […]

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