Alta quota

brucknerNella musica il tempo è fondamentale, si sa. Sia in termini oggettivi (il movimento musicale in sé), sia in termini percettivi e soggettivi. Ho già avuto modo di parlare di Bruckner e del grande respiro che promana dalla sua produzione sinfonica. Avere avuto l’occasione, ieri, di ascoltare la sua Ottava sinfonia – l’ultima compiuta – mi ha dato modo di riflettere ancora su questo fenomeno della relazione temporale.
Bruckner è certo un compositore che si concede tutto il tempo che ci vuole: non a caso l’estensione delle sue sinfonie va crescendo a dismisura. Ma se si trattasse solo di “lunghezza” e di “estensione” sarebbe un dato esteriore e, tutto sommato, non così importante. “Darsi tempo”, in questo caso, significa proprio quel che dice l’espressione: dare a se stessi (e successivamente a chi è in ascolto) tutto il tempo necessario ad esplorare, a scoprire e a creare qualcosa; procedere piano, allargando sempre di più lo sguardo, senza saltare nessun passaggio; tornare magari indietro per raccogliere qualcosa che si era abbandonato o smarrito e riproporlo; fermarsi a riprendere fiato, sostare quanto occorre per ripartire con maggior lena.

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