Alta quota

brucknerNella musica il tempo è fondamentale, si sa. Sia in termini oggettivi (il movimento musicale in sé), sia in termini percettivi e soggettivi. Ho già avuto modo di parlare di Bruckner e del grande respiro che promana dalla sua produzione sinfonica. Avere avuto l’occasione, ieri, di ascoltare la sua Ottava sinfonia – l’ultima compiuta – mi ha dato modo di riflettere ancora su questo fenomeno della relazione temporale.
Bruckner è certo un compositore che si concede tutto il tempo che ci vuole: non a caso l’estensione delle sue sinfonie va crescendo a dismisura. Ma se si trattasse solo di “lunghezza” e di “estensione” sarebbe un dato esteriore e, tutto sommato, non così importante. “Darsi tempo”, in questo caso, significa proprio quel che dice l’espressione: dare a se stessi (e successivamente a chi è in ascolto) tutto il tempo necessario ad esplorare, a scoprire e a creare qualcosa; procedere piano, allargando sempre di più lo sguardo, senza saltare nessun passaggio; tornare magari indietro per raccogliere qualcosa che si era abbandonato o smarrito e riproporlo; fermarsi a riprendere fiato, sostare quanto occorre per ripartire con maggior lena.

Bruckner ci propone di andare in alta quota, e per far questo ci chiede di non aver fretta. Il cammino è lungo, ma ne vale la pena, visto che ad ogni svolta del sentiero si apre una vallata; nei boschi più lugubri si avvertono all’improvviso canti misteriosi di uccelli, suoni inusitati; un lieve chiarore annuncia l’uscita e l’affacciarsi ad un nuovo poggio consentirà l’apertura di altri scenari; c’è persino spazio, di tanto in tanto, per qualche cavalcata; le cime innevate sono prossime, ma non è facile raggiungerle, le anse del sentiero le avvicinano per poi allontanarle; l’approdo sarà, di nuovo, un tempo dilatato, ciò che non vorrebbe mai finire, un congedo nel quale si indugia indefinitamente – torno a riproporre la figura del “respiro dell’essere”, qualcosa come un tempo che si immobilizza, che diventa eterno, e che continua a circolare in se stesso. Che, infine, torna a sintonizzarsi con il battito del cuore, come per secoli si è fatto per misurare il tempo e la durata di una nota.
La sinfonia è terminata. Ma sembra essere durata un attimo.

Questo mi comunica la musica di Bruckner, e in particolare questa ottava sinfonia. Darsi tempo. E non aver paura di viaggiare ad alta quota. Un po’ come accade a chi si mette all’ascolto del pensiero e delle sinfonie dei grandi filosofi…

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Una Risposta to “Alta quota”

  1. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Anche la musica può essere una filosofia di vita. A seconda di cosa si ascolta le prospettive mutano.

    Ciao
    Daniele

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