Gli strati del dolore

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Che cosa sia il dolore fisico è forse abbastanza chiaro. Si tratta, tutto sommato, di un fenomeno che concerne i corpi e il loro sistema recettivo e nervoso, e dunque facilmente individuabile e classificabile: ci troviamo di fronte a una scomposizione del corpo (che viene tagliato, spezzato, urtato, deformato, ecc.) o all’ingresso di un corpo estraneo. La sensazione dolorosa è quindi riconducibile, in ultima analisi, ad interazioni di corpi, o meglio a tipologie di relazione tra un corpo che patisce e subisce e uno che agisce e aggredisce.
Molto più problematica, invece, risulta la descrizione fenomenologica (tanto per usare un parolone filosofico) del dolore meta-fisico, cioè di quello spirituale, psicologico, mentale, o come si preferisce chiamarlo. Certo anche qui si tratta di una recisione, di un taglio, di una mancanza, di un venir meno (o di un non essere mai stato presente, come succede per la solitudine) dell’altro – amante, amico, parente, essere umano in genere – ma tale perdita può anche valere per animali, oggetti, situazioni, emozioni. Una sofferenza la cui intensità, durata e manifestazione è quanto di più variabile e molteplice ci sia, e che dubito si possa facilmente catalogare o descrivere o misurare come nel caso del dolore fisico (che pure varia da soggetto a soggetto, non a caso si parla di soglie e di sopportazione). La mescolanza dei due, poi, è qualcosa che rasenta l’insondabilità.

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