Aforisma 15

In molti pensatori contemporanei la filosofia tende a ridursi ad “attività chiarificatrice”. Sembra essere una moda del Novecento quella di prendere la filosofia e di ridurla ad altro.

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34 Risposte to “Aforisma 15”

  1. Carla Says:

    scusa la mia domanda ma…mi viene spontaneo chiederti: a quale “altro”?

    Buona domenica

  2. md Says:

    Analisi del linguaggio, narrazione, mitologia, antropologia, teoria critica, ermeneutica, epistemologia, post-filosofia, “cassetta degli attrezzi della ragione”…
    La linea è quella della decostruzione dei significati, della riduzione della semantica alla sintassi (vedi Carnap), dell’impossibilità di identificare e di fondare il concetto stesso di verità. Dall’altra parte l’oggetto della filosofia (il mondo) viene “cannibalizzato” dalle scienze (umane e naturali).
    Dunque, che cosa resta del filosofare?
    ciao e buona domenica anche a te!

  3. Valerio Says:

    md io posso dirti che questo aforisma capita prorpio a pennello…proprio ier ho scritto nella prima pgina di filosofia di Abbagnano di Matteo qualche riga su cosa fosse la filosofia…nn l’ho fatto per follia ma preso da un momento di rabbia sentendo la mia prof elogiare gente che ripete la pappetta pronta sul libro e niente più…ho scritto sul libro di Filosofia di Matteo che la filosfia è sognare e farsi delle domande…ma soprattutto che sperò nn sarà mai ripetere 4 cose scritte in croce su un libro…te cosa ne pensi?? Un saluto a tutti…Ares mi manchi davvero tantissimo

  4. Vincenzo Cucinotta Says:

    @md
    Una moda tu dici. Eppure direi che è l’acquisizione più interessante della filosofia degli ultimi due secoli. Prima, tranne sporadici riferimenti, i filosofi avevano dimenticato un piccolo dettaglio: che tutto ciò che diciamo, filosofia inclusa, è detta in un linguaggio.
    Questa semplice constatazione ci permette di capire come una gran quantità di apparenti problemi filosofici erano soltanto problemi linguistici, che tante argomentazioni erano soltanto dei trucchi del linguaggio. Benvenuto tutto questo allora, a ripulire la filosofia da tutte queste scorie, che giustificano tuttora una concezione della filosofia come una perdita di tempo.
    Della scienza, non mi preoccuperei per niente, dato che non ha alcuna pretesa di affermare verità. E poi, dopo la distruzione di ogni possibile epistemologia, ha i suoi problemi, non meno certo della filosofia.

  5. md Says:

    @Valerio: certo, la filosofia è farsi domande e farsele innanzitutto con la propria testa – che poi la propria testa sia piena di farina di altri sacchi è forse inevitabile, ma la combinazione, l’uso, la progettualità (quel che tu chiami “sognare”, che è un aspetto imprescindibile dell’attività umana) che se ne fa spetta a ciascuno e ciascuna

    @Vincenzo: beh, certi filosofi sono anche stati bravi a far finta che prima di loro non si sia mai parlato di linguaggio, in realtà i sofisti non avevano fatto altro, Platone scrive il Cratilo, e non poco se ne occupa Aristotele, per non parlare degli stoici… la “moda” filosofica sta anche nel credersi particolarmente originali…; concordo comunque con te sul fatto che le “filosofie” (meglio al plurale come ci suggeriscono Fornero e Tassinari) del Novecento siano state ricche di spunti interessanti, di chiarificazioni, di contaminazioni, ecc.
    Resta il fatto che l’oggetto della filosofia resta problematico (ma forse lo è sempre stato, e del resto è l’attitudine filosofica stessa a problematizzare tutto, e dunque anche se stessa).
    (p.s. quelle che però tu chiami “scorie”, le fole metafisiche, gli inciampi del linguaggio, ecc. sono ancora lì tutte a seviziarci la mente: sapere che le domande di senso siano solo operazioni linguistiche o computazionali non le fa comunque sparire d’incanto dall’orizzonte umano, o no?)

  6. Aldo Says:

    φιλοσοφία = porsi domande e cercare di dare risposte sul senso del mondo e dell’esistenza umana …
    e non “pappetta pronta sul libro e niente più…” (bravo Valerio!).
    E, quindi, bisogno assoluto (sacro fuoco) di comprendere (includere nel proprio orizzonte) la realtà, così come si dà all’occhio attento di un osservatore dis-incantato.
    E’ la più grande sfida di cui l’uomo possa farsi carico!

  7. Luciano Says:

    Salve.
    Forse qualcuno npon si è accorto che le scienze hanno lo stesso ambito della filosofia, ma lo fanno da un punto di vista differente, con un linguaggio diverso. E’ vero che non pretende di fornire nessuna verità. La scienza elabora modelli che spieghino in modo esaustivo (quando ci riesce) come accadono i fenomeni della realtà che ci circonda. Il problema vero è semmai l’opinabilità della filosofia rispetto alla scienza. Come mi è più volte capitato di affermare, la filosofia è legata al filosofo che esprime una certa teoria (o idea). Che so, prendiamo l’essere. C’è la visione di Parmenide, quella di Eraclito, e così via. Nella scienza questo non avviene.Una certa teoria, qualora abbia passato tutti gli esami della comunità scientifica, viene accettata da tutti. Può essere migliorata ma non cancellata. Il mondo è cambiato, esistono conoscenze che prima non avevamo e che inevitabilmente portano a modificare anche il linguaggio o gli ambiti in cui la filosofia si trova ad operare. Basti pensare alla bioetica.

    A presto.

    Luciano

  8. Aldo Says:

    @Luciano
    Il problema vero è semmai l’opinabilità della filosofia rispetto alla scienza ..

    La scienza (la mente del ricercatore) si focalizza su un “dato” della realtà, anticipa un ‘ipotesi e poi la verifica; e, se il risultato conferma l’ipotesi, procede alla sua temporanea validazione (fino a futura prova contraria; basta una sola prova contraria rispetto a centomila “conferme” per far implodere una teoria).
    La filosofia (la mente del filosofo) si focalizza su un “dato”, ponendosi, ad esempio, la domanda: perchè la mente (logos) cerca di controllare il mondo con teorie auto-referenziali ?
    Formula ipotesi: il caos terrorizza, l’imprevedibile inquieta … ma, poi, problematicizza anche le ipotesi, in quanto sa che l’oggetto della sua analisi è la “soggettività”, che, per definizione, non può essere oggettivata.
    Insomma il filosofo indaga sul “soggetto” che indaga sugl’oggetti della sua mente … Aristotele definiva la filosofia “scienza prima”, cioè la madre dell’episteme (rigore scientifico).

  9. Luciano Says:

    Salve.
    @Aldo
    Ho come l’impressione che tu abbia voglia di scherzare. Per quel che riguarda la scienza, una teoria è tale ed è accettata solo una volta verificata la sua esattezza assoluta. Non è soggetta ad implosione.
    F = ma non è confutabile. L’equazione di Dirac non è confutabile. Il primo prinncipio della termodinamica non è confutabile.
    Entrambe le discipline formulano ipotesi. La differenza è che su un argomento x io e te possiamo dire due cose diverse che saranno entrambe valide da un punto di vista filosofico. Con la scienza questo non lo puoi fare. Anche perché le teorie scientifiche si devono raccordare (non essere in contraddizione) con le teorie precedenti.

    A presto.

    Luciano

  10. md Says:

    @Luciano: non mi risulta che il termine “assoluto” venga usato volentieri in ambito scientifico;
    e poi non ho capito la faccenda dell’accordo con le teorie precedenti: le teorie fissiste e le teorie evoluzioniste non posso raccordarsi, si tratta, come qualcuno ha detto, di rotture epistemologiche, e non è che la prima era una teoria non scientifica rispetto alla seconda…

  11. Luciano Says:

    Salve
    Mettiamo un po’ d’ordine. Formulare una teoria è una cosa, che questa teoria venga accettata è un’altra. Io devo dire per deformazione professionale mi riferisco sempre alla fisica, mentre il campo delle scienze è più ampio. Però bisogna sempre considerare la differenza tra una scienza esatta e una scienza empirica (quando addirittura non si tratta di una disciplina tecnica). La medicina, la biologia etc. etc. sono scienze empiriche, e quindi maggiormente soggette a quella che possiamo chiamare confutazione. La fisica è una scienza esatta e al di la del fatto che il metodo scientifico ovviamente si basa sull’osservazione, una teoria viene formulata o in presenza di un fenomeno o in previsione che un fenomeno esista, e viene accettata solo ed esclusivamente quando essa risulta inconfutabile. E’ vero che qualora si trovasse un luogo nell’universo in cui detta teoria non dovesse vale la teoria stessa andrebbe riformulata ma in nessun modo potrebbe non tener in conto che essa funzionava nel resto dell’universo. Per quel che riguarda l’accordo con le teorie precedenti intendo dire che un nuovo risultato non può non tener conto di un risultato già acclarato. Ovvero una nuova teoria non può fornire risultati in disaccordo con i risultati precedenti.

    A presto.

    Luciano

  12. Aldo Says:

    @Luciano
    Ti sottopongo queste valutazioni, prodotte da una “mente” scientifica:
    “La gravità è una delle quattro interazioni fondamentali che regolano l’intero universo.
    In meccanica classica la GRAVITA’ risulta essere una FORZA conservativa, detta forza peso, che si manifesta fra corpi dotati di massa,[1] e perciò dotata di un’energia potenziale gravitazionale;
    nella teoria della relatività generale la forza di gravità è invece legata alla GEOMETRIA (non euclidea) dello spazio-tempo e devia dalla traiettoria rettilinea anche particelle prive di massa a riposo, quali i fotoni.”
    In attesa che una nuova teoria “relativizzi” la teoria della relatività generale, che ne dici ?
    Mi farebbe piacere ricevere una risposta anche sulle altre questioni che ho posto … in particolare sul fatto che il filosofo problematizza i contenuti della mente del ricercatore scientifico, ponendosi, quindi, in un ambito extra-scientifico …

  13. Luciano Says:

    Salve
    @Aldo
    Non è proprio come dici. La forza peso è la forza che agisce su un corpo a causa della gravità (viene dalla relazione F = ma). La forza di gravità è quella forza che agisce tra due corpi dotati di massa ed è inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa ed è direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse. In relatività (diciamo nella fisica moderna) si introduce il concetto di campo (e si ha quella che viene definita teoria dei campi, classica in questo caso). Ad ogni modo, nessuna teoria (neanche quella della relatività) può essere presa in considerazione qualora, in ambito classico, non sia coerente con il secondo principio della dinamica, ovvero proprio F = ma. E difatti è coerente. Come tutte le altre teorie valide.

    Per quanto riguarda la tua ultima osservazione direi che è una separazione forzata. Nel senso che il linguaggio è differente, forse le condizioni in cui una determinata affermazione viene accettata, ma se tieni conto della filosofia analitica che riposa sulla logica questo è un pò meno vero. Certo ci sono campi che la scienza non tocca direttamente, ma credo che la tensione epistemologica sia comune ad entrambe le discipline. Poi vedi, la scienza come hai giustamente detto, non fornisce verità, ma modelli che possano descrivere il fenomeno. Tra l’altro la scienza indaga il come e non il perché (a mio avviso).

    A presto.

    Luciano.

  14. Aldo Says:

    @Luciano
    .. tra l’altro la scienza indaga il come e non il perché (a mio avviso) …

    La ritengo una leggenda metropolitana, in quanto il perchè e il come sono intimamente interconessi (come nella fisica relativistica, che non considera lo spazio e il tempo come entità separate, ma solo come facce di una stessa medaglia: lo “spaziotempo”)
    La parola “scienza” deriva dal latino “scientia”, che significa conoscenza … che è tale solo se non si limita a descrivere i fenomeni del mondo fisico, ma cerca anche con-prenderli …
    Prendiamo un orologio, che, supponiamo, sia un “oggetto” sconosciuto per un’ipotetico ricercatore. Quest’ultimo potrà iniziare la sua indagine, studiando il meccanismo dell’orologio (analisi/come/riduzionismo), da cui inferirà che il moto delle lancette sul quadrante è il risultato (si spiega) dell’azione coordinata delle parti interne, da lui ben individuate. Poi, se ama “conoscere”, non potrà non chiedersi il senso degli spostamenti delle lancette sul quadrante (perchè/sintesi/olismo) e, quindi, elaborerà i dati raccolti utilizzando l’intuizione (il senso del tutto rispetto alle parti).
    In sintesi, una mente pensante (teoretica), non può “sdoppiarsi” (lacerarsi in un “come” antitetico a un “perchè”), ma potrà conservare la sua integrità solo agendo “unitariamente”.
    Altro discorso è quello relativo alle “scienze applicate”, dove l’agire è eminentemente pratico e il pensiero è parcellizzato, contingentato.

    A presto.

  15. Luciano Says:

    Salve.
    @Aldo
    Lasciando perdere il paragone con la fisica relativistica, il ricercatore di cui parli studiando il suo oggetto sconosciuto (in questo caso un orologio) determina come quest’ultimo funziona. Altro discorso è il perché funziona. Ad esempio tu puoi dire che tra due corpi esiste la forza di gravità e puoi anche essere convinto di spiegare il perché dicendo che essa è dovuta al campo gravitazionale. Ma la vera domanda a cui dovresti rispondere per indicare il perché è: perché esiste il campo gravitazionale? E’ evidente che esistono dei meccanismi intermedi nella conoscenza di un sistema che ci illudono di aver trovato il perché ma in realtà non è così. Sulla Terra c’è luce. Certo dici tu, perché c’è il Sole. Si, ma perché cè il Sole? Ed ecco che entra in gioco il Caso, questo artefice onnipotente e imperscrutabile. E’ vero che nella nostra mente il perché e il come a volte si confondono e vengono visti come sinonimi interscambiabili.

    A presto.

    Luciano

  16. md Says:

    Sarei tentato di rispondere alla questione dicendo che l’unico perché cui né la scienza né la filosofia sanno dare risposta è la domanda heideggeriana: perché l’essere e non il nulla?
    La domanda per certi aspetti è malposta dato che presume che io possa “uscire” dall’essere – dall’unico orizzonte possibile che oltretutto produce quella stessa domanda e tutte le domande possibili – per poter rispondere.
    Grosso modo, se siamo convinti che la nostra ragione e i saperi che da essa dipendono abbiano senso e legittimità, credo che a tutti i perché si possa dare risposta, per quanto provvisoria, tranne che a quell’unico, estremo, ab-solutus Perché.
    Che però, forse, è anche il più interessante…

  17. Luciano Says:

    Salve
    Caro MD hai centrato il problema.
    Se vogliamo parafrasare Heidegger chiedendoci perché esiste ciò che esiste e non il nulla (che già pare strano, a mio parere, dare per scontata l’esistenza del nulla) abbiamo proprio la domanda fondamentale e almeno al momento irrisolvibile. Infatti il mio esempio nel commento precedente voleva tendere proprio a quello. Poi in effetti ci sono livelli intermedi di conoscenza in cui il “come” e il “perché” si sovrappongono fino a confondersi, dando alla nostra ragione l’illusione di aver scoperto una qualche verità.

    A presto.

    Luciano.

  18. Vincenzo Cucinotta Says:

    Nel vostro dibattere, avete messo tanta di quella carne al fuoco, che non saprei proprio da dove cominciare.
    Comincerò così dalla fine, la domanda delle domande dice md: perchè l’essere e non il nulla?
    Invece di rispondere, faccio io un’altra domanda: quale sarebbe una buona risposta a questa domanda? Cioè il problema non è non conoscere la risposta, ma lo stesso immaginare quale sarebbe una risposta adeguata. Secondo me, nessuna.
    Perchè è uno scherzo del linguaggio: puoi usare il verbo essere in maniera perfettamente corretta, del tipo: qui c’è un fiore. Se non ne vedi, puoi ben dire: non c’è nulla.
    Così, essere e nulla sono dei termini perfettamente adeguati a mille situazioni vitali concrete.
    Ora, se prendi questi due termini, e li usi fuori da un contesto specifico, hai costruito un falso problema, qualcosa che non aveva nulla di problematico, è all’improvviso diventato problematico.
    Heidegger è un filosofo tradizionale, come mi pare lo siate anche voi, a volte apparendo innamorati del filosofare fine a sè stesso.

    Mi autocensuro sulla scienza, su cui dovrei scrivere troppo a lungo: vedo però anche qui che non avete seguito bene gli sviluppi dell’epistemologia, da Popper a Feyreband. In caso contrario, converreste anche voi che la scienza non ha alcun privilegio dal punto di vista dei suoi fondamenti. So di apparire villano, ma tento soltanto di essere sintetico (o scrivo un trattato su questi aspetti?)

  19. md Says:

    @Vincenzo: mi sfugge il concetto di “filosofo tradizionale”. Per quel che mi riguarda trovo interessanti tutti i discorsi filosofici da Talete (anzi da prima di Talete) fino a Deleuze, senza escludere nessuno, tradizionalisti o meno.
    Non mi sfugge affatto il dibattito epistemologico contemporaneo, peccato che gli stessi epistemologi non si siano messi d’accordo nemmeno tra di loro praticamente su nulla… E come potevano, visto che facevano anche loro filosofia piuttosto tradizionale, dato che infilavano teorie e concetti dalla mattina alla sera, innamorandosene parecchio e chiacchierando fitto fitto più che altro tra di loro…
    Il concetto di “essere” cui si alludeva, molto tradizionale ma non per questo rubricabile con buona pace di Carnap e compagnia nell’archivio delle fole metafisiche e degli pseudoproblemi ingenerati dal linguaggio, è inevitabilmente l’oggetto della filosofia, non ci sarebbe filosofia senza discorso sull’essere.
    Si può fare a meno della filosofia? Certamente, se ne può fare a meno, così come si può fare a meno dell’arte, della musica, della poesia… e anche dell’epistemologia.

  20. Aldo Says:

    @Luciano
    Perchè l’essere e non il nulla? … che già pare strano, a mio parere, dare per scontata l’esistenza del nulla ..

    Potremmo dire che il “nulla” è lo sfondo (scuro) necessario affinchè l’essere (che si ex-pone) si stagli, sporga, venga alla luce (in essere), rispetto all’oscurità del non-essere.
    Potremmo ancora aggiungere che l’essere determinato, proprio perchè determinato (vincolato alla sua determinazione), ha un grado di libertà minore rispetto al nulla originario (tabula rasa/tela intonsa) che si offre alla mente dell’artista come infinita progettuabilità ed espressività.
    Potremmo, altresì, dire che l’ente che viene in essere, con la sua specificità, proviene dal “nulla” da cui sbuca, improvviso, come un “neutrino” bizzarro (perchè con massa “nulla” (puro spirito)).
    Insomma il “nulla” ci perseguita e contribuisce alla formazione del senso dell’essere. Ti pare poco ?
    A presto

  21. Luciano Says:

    Salve.
    @Vincenzo

    “Invece di rispondere, faccio io un’altra domanda: quale sarebbe una buona risposta a questa domanda? Cioè il problema non è non conoscere la risposta, ma lo stesso immaginare quale sarebbe una risposta adeguata. Secondo me, nessuna.”.
    Questo è vero proprio perché non siamo in grado di dare una risposta. La domanda è irrisolvibile da un punto di vista “analitico”, e allora noi usiamo il “caso”, che poi vorrebbe dire “non lo so”. Mi rendo conto che però tu intendi dire che non ha senso la domanda in quanto nessuna risposta sarebbe adeguata.

    “Perchè è uno scherzo del linguaggio: puoi usare il verbo essere in maniera perfettamente corretta, del tipo: qui c’è un fiore. Se non ne vedi, puoi ben dire: non c’è nulla.”
    Questo è vero soltanto perché “essere” non è un predicato

    Sulla scienza concordo. Il vero scienziato sa perfettamente che può soltanto proporre modelli che descrivano in modo più o meno esaustivo la realtà di un fenomeno.

    A presto.

    Luciano

  22. Vincenzo Cucinotta Says:

    @md
    Accettando pure che la distinzione dei filosofi in tradizionali e non possa apparire alquanto arbitraria, ma ti assicuro non è del tutto infondata, non posso comunque convenire con te che non ci può essere filosofia senza discorso sull’essere. Se io accettassi cioè che esista un livello di mistero impenetrabile, questo significherebbe che non io non possa considerarmi filosofo? Questo francamente mi pare inaccettabile: ora sei tu a porre degli steccati!
    A proposito poi dell’epistemologia, secondo me è chiara la conclusione in proposito: non si può costruire alcuna epistemologia perchè è impossibile avere dei fondamenti certi.

    @Luciano
    Non capisco la prima parte: io dico appunto che la domanda non andrebbe neanche posta.
    Riguardo ad essere se sia predicato o non lo sia, mi pare un modo diverso di tornare sulla stessa questione, e cioè quale sia l’ambito sintattico corretto in cui sia lecito usare il termine “essere”: io dico appunto, e ammetto che qualcuno possa non concordare con me, che essere si può usare solo specificando a cosa si riferisca: un essere assoluto per me semplicemente non significa nulla.

  23. Aldo Says:

    @Luciano
    ti ringrazio per la replica dettagliata.

  24. md Says:

    @Vincenzo: mi pare che distinguere tra ambiti non sia porre steccati: la filosofia per definizione non può accettare il mistero come impenetrabile, non sarebbe altrimenti filosofia (conoscenza nella forma della razionalità, per essere lapidari), ma qualcos’altro: religione, fede, credenza, opinione, ecc. – tutte cose umane, molto umane. Che non vuol dire che non esista o non debba esistere il mistero nella dimensione umana, esattamente come l’essere umano non è riducibile al suo essere filosofo.

  25. Vincenzo Cucinotta Says:

    @md
    Ecco: hai dato la definizione di filosofo tradizionale.
    Per me, un filosofo non può escludere nessuna visione del mondo dalla filosofia, ma capisco che la tradizione ha le sue esigenze 😀
    Guarda che nessuna religione, nessuna fede, nessuna credenza ammetterebbe l’esistenza di una dimensione di mistero: solo il filosofo sa sopportare questa dimensione senza bisogno di facili certezze. E’ proprio il contrario di ciò che tu pensi. Perfino Socrate, secondo la tua definizione, non sarebbe un filosofo (so di non sapere), e questo è davvero pesante da sostenere, no? 😀

  26. Luciano Says:

    Salve.
    @ MD & Vincenzo

    Ho come l’impressione che vi stiate avvitando in una discussione autoreferenziale. Filosofi tradizionali e non? E come sarebbe fatto un filosofo tradizionale? Ma soprattutto, come sarebbe un filosofo non tradizionale? Se si usano delle categorizzazioni bisogna anche fornirne una definizione, altrimenti il discorso diventa vacuo.

    A presto.

    Luciano

  27. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Luciano
    Ma sei certo di avere letto il post? Mi è sembrata una provocazione interessante. C’è in taluni questo sentire l’ontologia come la vera filosofia. Non so se la discussione è autoreferenziale, ma mi pare ne sia chiaro l’oggetto: per tanti, md incluso, il vero cuore della filosofia è l’ontologia, per altri, tra cui mi annovero umilmente anch’io, riteniamo che l’ontologia non sia per niente interessante. Acclarato che non possiamo fare a meno del principio di causalità, e che tale principio si mangia la coda perchè impedisce di definire una causa prima, l’ontologia pare una faccenda di fede: se vuoi credici, ma non ha molto senso scriverci degli interi libri.
    Se l’oggetto della discussione non fosse stato ancora chiaro, adesso lo dovrebbe essere, e in tutta onestà mi pare di un certo interesse: tu la pensi diversamente?

  28. Luciano Says:

    Salve.
    Certo che ho letto il post, ma caro Vincenzo mi pare che tu e MD stiate beccandovi su una concezione e una definizione di filosofia che vi vede su fronti diversi ma i cui contorni sembrano piuttosto confusi. Poi per carità be n vengano le provocazioni. La discussione dialetticamente attiva è l’humus che ha dato sempre nuova linfa alla filosofia. Mi spiace ma non condivido la posizione che hai espresso nel tuo ultimo commento. L’ontologia, ovvero la risposta alla domanda “che cosa c’è?” è il cardine su cui si è costruita non solo la filosofia ma l’intero scibile umano e che noi si voglia ammetterlo o no riposa su queste nostre benedette percezioni sensoriali che ci permettono di indagare la realtà di cui noi stessi facciamo parte.

    A presto.

    Luciano.

  29. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Luciano
    Lo scibile umano si basa sull’ontologia? Una opinione bizzarra, ma lecita. Ciò che non è lecito invece è farne un dogma, anzi il dogma perchè quello che si pensa, possa iscriversi nell’ambito filosofico.
    E’ evidente che se tu poni un assioma a premessa del confronto, il confronto diventa automaticamente impossibile.
    Come vedi, in ogni caso, la discussione con md era tutt’altro che autoreferenziale, era la discussione per garantirmi libertà di parola: vedo che non mi viene garantita, e registro.

  30. md Says:

    @Vincenzo: un filosofo non può per definizione escludere alcunché dall’orizzonte filosofico. La filosofia nasce proprio con la pretesa (che è appunto una pretesa che ha sempre bisogno di essere fondata) di abbracciare la “totalità”, e nella totalità c’è anche la dimensione del mistero e, se si vuole, dell’irrazionale. Spinoza, che è un filosofo molto tradizionale, indaga a lungo nella sua Etica (che è un’ontologia, che strano!) le passioni, i sentimenti, la sfera emozionale, la corporeità, i desideri, ecc. Come mai? Perché ritiene, secondo me a ragione, che l’ontologia – cioè: il modo di stare al mondo, di intendere la relazione con le cose, con gli enti e con se stessi – dunque non un’astrazione autoreferenziale della cricca filosofica – sia intimamente connessa con l’etica, con la politica, con il fare, con la progettualità umana.
    “So di non sapere” non ha attinenza, mi pare, con la sfera del mistero. Mentre invece i cristiani fanno del “mistero della fede”, che non a caso invocano ogni volta nella loro liturgia, un cardine imprescindibile. Mi pare cioè difficile espungere tale dimensione dalla religione, che lega l’umano a una dimensione extramondana (extraontologica) per sua definizione non indagabile. I teologi, che ci hanno provato, non hanno fatto altro che tradurre le categorie filosofiche nell’ambito del sacro.
    La filosofia, appunto, “sa” di non sapere, si mantiene sempre vigile anche in presenza della soglia del sacro e del mistero, e quel “non sapere” è suscettibile di essere illuminato dalla ragione. Che non significa “esaurito”, altrimenti verrebbero meno la ricerca, la dialettica, la discussione.
    Non c’è nulla nell’ambito filosofico, nessuna ontologia potente e tradizionale qualsivoglia, che non possa essere messa in discussione fin nei suoi fondamenti.
    Il “mistero della fede”, viceversa, non ammette che lo si indaghi liberamente: finisce quindi per diventare dogma.
    Un ultimo appunto: è legittimo trovare poco interessante se non inutile l’ontologia, personalmente trovo interessante ogni manifestazione dell’essere e dell’umano, nessuna esclusa.

  31. md Says:

    p.s.: mi ero dimenticato di aggiornare l’ora legale, adesso è corretta! (WordPress non è ancora così evoluto da farlo automaticamente…)

  32. Vincenzo Cucinotta Says:

    @md
    Solo sulla questione delle religioni: quando si parla di misteri nelle religioni, non si intende lasciare inesplorato un aspetto della realtà, si vuole solo giustificare delle incongruenze logiche. In caso di obiezioni a dogmi, essi rispondono: sì, ma vedi, è un mistero! Il mistero cioè viene dopo, a giustificare una dottrina esplicitata fin nei minimi dettagli. Le religioni descrivono esaurientemente il mondo, è la loro reale pretesa.
    Dal mio punto di vista, si tratta di un vero e proprio imbroglio.
    Quando si parla di mistero, quando io parlo di mistero, intendo dire che ci sono degli aspetti della nostra esistenza su cui dobbiamo accettare di tacere: le religoni non tacciono proprio per niente, e il mistero invocato è un espediente per giustificare anche le più improbabili proposizioni.

    @Luciano
    Quando tu dici che tutto lo scibile si basa sull’ontologia, secondo me, è come dire che le lingue si basano sulla grammatica e sulla sintassi. Ora, è ovvio, che la sintassi segue alla lingua, è una estrapolazione della lingua parlata. Allo stesso modo, direi che qualsiasi teoria ontologica parte da ciò che conosciamo, e che ovviamente conosciamo senza bisogno di sposare una specifica teoria ontologica. Capovolgere quest’ordine è secondo me una delle malattie della filosofia che pretende di spiegarci ciò che sappiamo già.

  33. md Says:

    @Vincenzo: a proposito delle tue ultime affermazioni e delle pretese della filosofia, ti risponderei con le parole di Hegel, filosofo affetto da grave malattia, quando dice che “il noto in genere, appunto perché noto, non è conosciuto”….

  34. Luciano Says:

    Salve.
    @Vincenzo

    Non sono d’accordo. Quando dico che l’ontologia è alla base dello scibile umano intendo che l’analisi dell’essere in quanto tale (se vuoi, mi corregga anche MD se sbaglio, dell’esistenza delle cose come base per poter parlare delle cose stesse) è elemento primigenio di ogni tipo di conoscenza. E certo che si indaga per primo ciò che c’è e poi si passa alla ricerca (all’ipotesi che esista) ciò che ancora non c’è o non si conosce. Eviterei però di fare paragoni che rischiano di fuorviare la discussione.

    A presto.

    Luciano

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