Emergenza della verità

terremoto_27

La verità, si sa, è relativa. E’ una faccenda ottica e sinottica. Di luce e di ombre. Di dialettica tra fede e certezza. Di processi e di divenire. Ed è anche una questione di emergenza. La verità emerge, si staglia su altro, ma subito dopo viene sommersa. La verità, in ultima analisi, è la relazione tra l’emersione e la sommersione.
Strana parola – non verità, ma emergenza. Sotto certi aspetti, emergenza è riconducibile ad una precisa (e relativissima) scelta: far emergere ciò che di per sé non emerge perché parte di una costellazione fattuale, di una interconnessione. L’emergenza provoca quindi uno squilibrio interpretativo, un metter sopra qualcosa che sta sotto e viceversa. Una questione di piani. Emergenza è in qualche maniera un metter sottosopra le cose, un farle divergere dal loro contesto, e dotarle di significati nuovi e diversi. Far emergere finisce così per far divergere le cose da se stesse.
Naturalmente si può interpretare questo meccanismo in altro modo: talvolta l’emersione può voler dire il far venir fuori qualcosa che era nascosto, che non era in luce, che prima risultava invisibile. Secondo questa prospettiva l’intera filosofia (per lo meno quella che dà un significato cogente al concetto di verità) è un’attività emergenziale.
Ma tralasciamo le astruserie e torniamo al piano fattuale. Chissà perché in Italia – paese per antonomasia delle emergenze (delle situazioni pubbliche pericolose) – l’emergenza ha sempre un’accezione divergente delle cose.

E tuttavia emerge in questi giorni – un’altra emergenza! – la verità. Perché infine c’è un ultimo lato dell’emergenza, cioè il fenomeno per cui tutte le cose emergono, tutta la loro interconnessione viene fuori, ogni lato si mostra. Non sarà la verità, ma certo è qualcosa che permette per lo meno di ristabilire le proporzioni. Di risistemare i piani, il sopra e il sotto. E di tenerli d’occhio entrambi. E persino quelli intermedi, più sottili.
Si può così scoprire che un’altra parola finisce per assumere tutt’altro significato. Dopo verità ed emergenza fa capolino sicurezza. E allora vien da dire che l’unica vera sicurezza – l’unica possibile agli umani – è quella che ci vede radicati in una comunità, in un ambiente sociale. E questo vuol dire: case, scuole, ospedali, fabbriche, ambiente, territorio sicuri. Vuol dire innanzitutto che i luoghi della vita sociale devono essere sicuri. E – guarda un po’ – emerge che (verità lapalissiana) non c’è sicurezza senza giustizia, senza uguaglianza, senza rispetto per gli altri, per la terra e per la natura, per se stessi e per le future generazioni.
Verità, emergenza, sicurezza.
Magari riportare queste parole ad un contesto razionale condiviso può servire ad invertire la rotta, o la china, che questo paese ha preso. E a liberarlo dalle sue follie e fobie securitarie, dalla sue pseudoemergenze e pseudoverità, dai suoi comportamenti irrazionali, dalla cappa nera e asfittica che lo pervade.
Anche perché la fuliggine dei crolli, la cenere degli incendi (vedremo l’estate che verrà…) e il dolore dei cittadini prima o poi fanno emergere la verità.
E la materia non può essere coperta per sempre dalla caligine ideologica…

Annunci

Tag: , , , ,

7 Risposte to “Emergenza della verità”

  1. Aldo Says:

    @Md
    .. Emergenza è in qualche maniera un metter “sottosopra le cose” ..

    Il terremoto (come evento anche simbolico), appunto, è un accadimento emergenziale, che, sparigliando la geometria apparente delle cose/case (e delle idee, collegate a quelle cose/case), disvela (fa emergere) l’inconsistenza delle nostre “certezze”, la precarietà dell’ “esserci” e, quindi, è un “fatto” originario, che pre-determina e condiziona ogni nostro atteggiamento filosofico.
    Così pare.

  2. md Says:

    Certo che sì, Aldo.
    Senonché la storia della specie ci dice anche che possiamo affrontare razionalmente questa “emergenza” originaria: il fatto cioè di essere “gettati” su questo pianeta e di essere sempre esposti allo scacco, alla deriva, ecc. (tanto per usare il linguaggio esistenzialista), non deve costituire un alibi per la gestione scellerata delle risorse e del territorio. Cioè non è affatto ontologicamente necessario che con una scossa di magnitudo 5 punto qualcosa vengano giù migliaia di case…

  3. Vincenzo Cucinotta Says:

    Se mi permettete il gico di parole, la vera emergenza appare la non emergenza della verità. E qui non mi riferisco soltanto alla verità sulle responsabilità della strage, ma il consumo vero e proprio delle parole, con un premier che, non isolatamente, ma piuttosto alla testa di un nutrito drappello, tra una smentita e la smentita della smentita, sotterra il significato stesso dell’uso delle parole come veicolo di una certa informazione vera, rendendo precario chissà per quanto tempo lo stesso uso comunicativo delle parole. Forse mi potete aiutare voi nel ricordare un filosofo del secolo passato che elencava quattro condizioni per avere comunicazione, e, tra queste, c’è la veracità, cioè un attitudine a volere comunicare una verità. Poco importa che non ci sia certezza che di verità si tratti: qui conta l’intenzione soggettiva di comunicare.

  4. AFoderaro Says:

    … non direi che la verità sia relativa, piuttosto che sono relative le prospettive, i tempi e le modalità di accesso … in una società in cui tutto è “liquido” (anche il cemento armato…) parlare di “emergenza” della verità è quanto mai appropriato, tanto più se c’è chi fa della “sommersione” un vero e proprio programma politico.
    Stiamo naufragando nel torpore di una società che si accontenta di sicurezze a buon mercato e poi quando si accorge che il “prezzo” pagato non gli offre “garanzie” sufficienti, cerca qualcuno a cui dare le colpe delle proprie scelte.

  5. forsenonstotroppobene Says:

    “la fuliggine dei crolli, la cenere degli incendi (vedremo l’estate che verrà…) e il dolore dei cittadini prima o poi fanno emergere la verità”

    …vorrei essere anch’io così ottimsta, ma vedo che la frase di chiusura termina con i puntini di sospensione ad indicare la tua speranza (sbaglio?).

    Beh, mi unisco alla speranza, allora…

  6. md Says:

    @ forsenonstotroppobene: sì! e benvenuta

  7. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Emergenza di dire la verità. Ascoltare chi sul posto, come una blogger Miss Kappa che vive a L’Aquila, racconta quello che vede, ha visto e sa oltre alle proprie emozioni ed alle proprie sensazioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: