Aforisma 17

Alla fin fine, quando si viaggia non sono i paesaggi o i monumenti in sé ad essere visitati, ma gli umani che vi stanno dietro. Il malleabile paesaggio e la variegata opera architettonica dell‘umanità. E in questa visita mediata dell’umano, finiamo senza accorgercene per visitare noi stessi.
Il viaggio, se ben concepito e ben condotto, è un viaggio al termine di noi stessi.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

7 pensieri riguardo “Aforisma 17”

  1. …inizio con i puntini…proprio come soleva fare uno dei più grandi di questo blog che mi manca davvero tantissimo…dicevo che non vedo l’ora di andare a Formia quest’estate per vedere la tomba del più grande oratore di sempre, Cicerone, per immaginare qualcosa in più sulla sua vita e sui luoghi dove visse, poi andrò dove è nato, ad Arpino, e cercherò di scovare in quel piccolo paesino per immaginarlo mentre si preparava a diventare una delle piu grandpersonalità della storia, e tutto ciò per comprendere meglio il personaggio…forse nn c’entra cn l’aforisma ma credo che quello che hai scritto sia verissimo…un saluto…

  2. @md
    Un commento “tecnico”. In biblioteca dovrebbero aver ricevuto il mio libro già da tempo. Ho capito che eri fuori sede, e mi pare di capire che sei rientrato. Potresti verificare il ricevimento del libro e confermarmelo? Grazie.

  3. Mi fa piacere pensare alla vita come ad un susseguirsi, intrecciarsi di viaggi alla scoperta di se stessi. Forse anche quelli mal concepiti o mal condotti servono a visitare noi stessi, a comprenderci.

  4. aggiungerei “un susseguirsi,protrarsi, intrecciarsi di viaggi … a visitare noi stessi, a conoscerci e a comprenderci”. Forse il ‘perdersi’ è soltanto un trovarsi in un luogo buio, inesplorato di noi stessi da conoscere e comprendere. Buona giornata!

  5. @Valerio: certo che c’entra!

    @Anna: in effetti non avevo considerato l’idea del viaggio casuale, insensato o annebbiato (il perdersi nella nebbia di cui avevo a suo tempo parlato;
    parlando di “ben concepito” e “ben condotto” avevo in mente la differenza tra viaggio e turismo: non riuscirei mai a trovare l’altro o me stesso durante quei terrificanti viaggi organizzati con tanto di intruppamento e giro forzato dei luoghi…

  6. Sono d’accordo. Anch’io non ho mai fatto viaggi organizzati. E’ meglio seguire i propri ritmi, vivere momento per momento quello che ci si sente di fare, da soli o in compagnia di persone con cui c’è un feeling speciale.

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