La questione maschile

Macho

Piuttosto nauseato dal fetore machista che esala sempre più forte dalle stanze del potere – stanze che assomigliano ormai a corti-postriboli e a lupanari d’altri tempi -, stavo pensando l’altro giorno che in realtà non c’è in Italia (né più in generale nelle società maschiliste del pianeta) una questione femminile; la vera questione aperta – direi anzi una ferita purulenta – è semmai quella maschile. Cioè: sono i maschi, praticamente tutti, che non hanno fatto davvero i conti con la rivoluzione antropologica inaugurata nel secolo scorso dai movimenti delle donne. Non è solo la pratica odiosa e quotidiana dello stupro – reale o simbolico che sia – a ricordarcelo. I maschi della specie non si sono cioè accorti che le strutture antropologiche e mentali che li hanno costituiti in quanto tali sono tutte sotto scacco, sottoposte a revisione critica radicale.
Eppure la sacrosanta e necessaria messa in discussione del loro ruolo e potere da parte dei soggetti storicamente conculcati e sottomessi, sembra solo averli sfiorati di striscio. Basterebbe andare ad analizzare il loro (nostro) linguaggio medio, la concezione del sesso e della corporeità, dei ruoli di genere e delle relazioni affettive per averne ampia conferma. I maschi non stanno capendo proprio un cazzo!

La cosa che poi, più di ogni altra, fanno mostra di non capire in modo plateale, è che la specie umana è tale proprio per la sua capacità di trasformazione. In tale ambito i movimenti delle donne hanno espresso un giudizio esiziale sul passato, imprimendo nel contempo al cammino della specie una svolta di straordinaria importanza – che condivido in pieno – cioè la sua debiologizzazione critica. Con questa espressione non intendo avallare l’uscita dalla sfera biologica (naturalmente sarebbe una sciocchezza, visto che siamo animali, né più né meno), ma che la specie, come vado sostenendo da tempo (in compagnia di altre pensatrici e pensatori), può decidere svariate cose, tra le quali:
1) non rimanere inchiodata a presunti ruoli fissi e naturali (la biologia, come sosteneva Simone De Beauvoir, non è un destino!);
2) ritenere il fronte che sostiene che tali ruoli non possano essere messi in discussione una mera produzione ideologica;
3) e dunque, a voler essere teneri o neutrali col termine “ideologia”, una mera possibilità, la possibilità di scegliere una direzione anziché un’altra – scelta che è determinabile attraverso il conflitto e la ponderazione razionale delle alternative;
4) l’inevitabilità del transumanesimo (che è un dato di fatto, visto che è a mio parere la “natura” stessa della specie quella di divenire e trasformarsi perennemente forzando i suoi precedenti limiti biologici);
5) con l’auspicio in prospettiva del superamento definitivo della divisione di genere: la questione maschile e la questione femminile si risolvono insieme sciogliendo i due fronti in un nuovo assetto antropologico, sociale e culturale che dia centralità solo all’individualità in quanto tale (un’individualità, s’intende, correlata e corresponsabile);
6) cioè: troverò pace (utopica e immaginativa) solo quando si profilerà una società nella quale il ruolo e la connotazione del ghénos (sessuale, etnico, razziale, specifico, ecc.) sarà del tutto indifferente;
7) è allora chiaro che la lotta contro l’apartheid di genere e il patriarcato è una lotta contro tutte le forme discriminatorie e ingiuste emerse nella storia della specie – e dunque storicamente determinate e dunque storicamente superabili: il toglimento della misoginia è insieme il toglimento del machismo, dell’omofobia, del razzismo, del suprematismo, dell’etnocentrismo, dell’antropocentrismo, dello specismo, ecc. ecc. Destrutturare tutti questi centri comporta destrutturare i linguaggi, i simboli e la materialità attraverso cui il potere viene esercitato: i maschi (o i bianchi o gli occidentali o i borghesi…) sono potenti perché sono proprietari (di beni, di corpi, di simboli) e i non-proprietari desiderano a loro volta essere potenti, materialmente e sessualmente, ed emulare tali forme di dominio (il ducetto italiano docet).
C’è forse una necessità in queste forme di emulazione? Io non penso, a meno che uno non lo voglia credere. Cioè: si tratta di una credenza, di una ideologia, dunque di una scelta precisa e di parte, non di un destino. La risposta fatalistica “siamo animali, siamo fatti così, è naturale che sia così, ecc.” – è una pseudorisposta, anche perché siamo noi che ci facciamo la domanda e che ci rispondiamo – quasi fosse un’eco. O meglio: è il potere, il detentore monopolista dei beni e dei simboli (e del linguaggio e della cultura), a produrre tanto le domande quanto le risposte.
La rivoluzione passa solo attraverso la distruzione radicale di questo ordine e di questa perversa autolegittimazione: non ci sarà alcuna reale redistribuzione delle risorse o superamento delle vecchie logiche di potere e della guerra che le fonda e sostiene, senza una mutazione antropologica degna di questo nome. E al fondo di quelle logiche, non c’è una guerra naturalmente determinata (come potrebbe essere la lotta interspecifica), ma una guerra tutta umana e storicamente determinata condotta da una parte contro un’altra, da una specie contro le altre, da un genere contro gli altri (anche la reductio duale dei generi deriva da una logica semplificatrice e di guerra), da un’etnia-razza-civiltà-classe contro le altre.
Mentre si sguarniscono le armi della guerra e si caricano quelle della rivoluzione futura e a venire (sperabile anche se, ahimé, non necessaria), auspico nel frattempo che qualche maschio in più cominci a farsi delle domande e a sottoporsi a una qualche forma di autocastrazione, mettendo così in discussione, soprattutto di fronte agli altri congeneri, linguaggi e pratiche di cui mi vergogno profondamente. Le nuove corti postribolari non stanno solo a Palazzo Chigi, ma nelle teste e nell’immaginario di un bel po’ di maschietti, berlusconidi e non! D’altra parte la vergogna non serve a nulla se non produce lotta e determinazione a cambiare – sé, gli altri, il mondo.

Nota 1. Non esistono eccezioni. Ogni maschio si faccia in proposito un bell’esame di coscienza!

Nota 2. Il fatto che molte donne abbiano ceduto alle logiche maschili, magari imbellettate di finta parità, non fa che aggravare la questione.

Nota 3. Mi si perdoni per la macho-pacco-icona, davvero di cattivo gusto, ma non ho saputo resistere!

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86 Risposte to “La questione maschile”

  1. Vincenzo Cucinotta Says:

    Non siamo proprio d’accordo, e non, badate bene, sul problema del maschilismo, su cui possiamo concordare per molti aspetti, non su tutti, ma adesso non è questo che mi interessa sottolineare.
    Non sono piuttosto d’accordo sulle considerazioni ideologiche che tu fai, perchè tu, nella foga del respingere una certa ideologia, ne costruisci una tua: spero consapevolmente, sennò la faccenda è ancora più grave.
    Qui, il punto non è se i comportamenti debbano rispondere a un automatismo determinato dalla nostra biologia: questo sì sarebbe stupido. Il punto è se possiamo ignorare la nostra biologia.
    Detto metaforicamente, se tu stai in una strada e vuoi andare in un cortile che è separato dalla strada da un muro, ciò non significa che te ne stai nella strada, ma che, invece di andare a sbattere la testa contro il muro ignorandone la presenza, usi una strategia adatta a farti passare dall’altra parte. Potresti provare a scavalcarlo issandoti per le braccia, oppure, se troppo alto, procurarti una scala. Potresti alla fine perfino decidere di abbattere il muro. L’unica cosa stupida che potresti fare è comportarti come se il muro non esistesse, e romperti la testa per questo motivo.
    Quindi, se ammettiamo che siamo forniti di un DNA che non ci siamo dati da noi, quale può essere il vantaggio di ignorane le conseguenze? Quando nel mio libro, affermo che l’uomo è innanzitutto un essere biologico, non lo faccio per assecondare pedissequamente le caratteristiche istintive che ciascuno di noi porta, ma piuttosto per elaborare una strategia adequata per superarne le limitazioni. Questo processo richiede però la consapevolezza dei nostri limiti biologici, e quindi l’elaborazione di un’antropologia che corrisponda alla realtà. Forse, non siamo neanche d’accordo sul significato di antropologia. Per me, è lo studio della natura dell’uomo, mentre per te è l’elaborazione di una cultura dell’uomo. La differenza è quindi che, mentre a noi è affidata l’elaborazione culturale, la nostra natura non può essere da noi stessi scelta, ma deve essere necessariamente subita. Ovviamente, non subita passivamente, ma superata per andare da ciò che siamo a ciò che vogliamo essere.
    Mi fermo qua, perchè il commento è già troppo lungo, ma non abbastanza, data l’importanza del tema.
    Solo, vorrei farti notare che anche tu ti muovi in uno specifico ambito ideologico, quando metti al centro di tutto l’individuo. Anche l’individuo è solo una costruzione ideologica fatta dal pensiero occidentale. Tale scelta ha comportato delle conseguenze storiche che io considero tragiche e che oggi, a mio parere, mette a repentaglio la stessa sopravvivenza della specie umana: richiamare l’importanza dell’individuo oggi mi pare sia fuori tempo e inopportuno. E questo apre un’altra discussione a cui dedicare interi libri: certo che oggi con questo post ti sei scatenato, aprendo, non so se consapevolmente, ben tre differenti fronti, ognuno da solo meritevole di ben più che un semplice post!

  2. md Says:

    @Vincenzo: due considerazioni veloci (mi riservo di riprendere con più calma le tue – interessanti – obiezioni): sul termine ideologia, non ho dubbi che tutto sia produzione ideologica (comprese però le stesse concezioni biologiche: qualsiasi cosa io mi consideri – dna, individuo, specie, animale sociale o culturale, corpo, mente, ecc. – lo faccio sempre sulla base di una produzione ideologica, il punto è esserne consapevole e non subirla passivamente – come quando qualcuno pretende di parlare di Uomo con la U maiuscola o di categorie universali, di natura umana, ecc. ecc.).
    Sull’individualità: forse bisogna preventivamente intendersi su che cosa si intenda per “individuo”. Se si tratta di una monade isolata, autoreferenziale e narcisista sono d’accordo con te. Io però parlo di individui correlati e corresponsabili.

  3. fnstb Says:

    @md:
    inutile dirlo, sto iniziando a mitizzarti! 😉

    @vincenzo:
    leggendo il tuo lungo commento appare gestalticamente all’occhio che la tua visione dell’uomo non prevede una componente estremamente caratterizzante di questo animale: la capacità di “interpretare” teoricamente la sua condizione biologica. Il fatto che tu usi il termine “determinismo biologico” o fai riferimento al codice genetico come se là dentro ci fossero gli unici vincoli che strutturano la nostra esistenza benchè la ricerca scientifica sappia ben poco sui suoi segreti, indica chiaramente che confondi lo “scientismo” con la “realtà oggettiva”, e tutto ciò che lo scientismo non prevede è “superfluo”. La tua posizione mi sembra ottocentesca.
    Ma se mi sbaglio, e ho frainteso quello che volevi dire (non ho letto il tuo libro, pardon) pubblicizzo il fatto che ci sono alcuni uomini volenterosi che si stanno facendo un esame di coscienza, che stanno ragionando sulle eredità culturali che pesano sulla “mascolinità”, alla luce di un relativismo di genere che non accetta l’universalità maschile come modello di riferimento. Il gruppo si chiama maschile plurale. Magari puoi portare loro la questione biologica…
    Ma, detto tra noi, a me pare una strada senza via d’uscita. Anche se scoprissi che fa parte dell’uomo lo sfogo della sessualità, che faresti? Giustificheresti lo stupro? I limiti biologici sono una cosa. La “lettura” di questi limiti è sempre una lettura “culturale”, quindi non ne esci. Non puoi rifugiarti in nessuna obbiettività.

  4. Vincenzo Cucinotta Says:

    @md
    Ripeto: hai messo tanta di quella carne al fuoco, e si rischia di mescolare le questioni che io terrei ben separate!
    Purtroppo, ad esempio, introdurre il tema della biologicità nel contesto di tematiche sessiste, è il modo peggiore, e si avverte anche nel commento di fnstb: se difendo una visione che parta dalla nostra biologicità, sono diventato, ad honorem, un maschilista della peggiore specie, e non credo di meritare simile aggettivazione.

    @fnstb
    Non sta bene metterrmi in bocca parole che non ho pronunciato: ciò dimostra che non ti metti nella posizione più opportuna per dialogare, perchè il dialogo richiede l’ascolto, sapere cosa l’altro dice, e tenere conto di quello che dice. Tu stai semplicemente iscrivendomi in un partito a te avverso, mentre io non sto in alcun partito, ti assicuro che nel mio libro esprimo teorie ed opinioni originali che non ho visto da nessuna altra parte.
    Dove ho scritto “determinismo biologico”? L’uomo si distingue dagli altri animali perchè, abitando l’universo simbolico del linguaggio, riesce ad assumere comportamenti che, e la storia ce lo dimostra, differiscono in maniera profonda. Non sono, allo stesso modo, uno “scientista”: tutt’altro, ne faccio una critica severissima. Il mio sposare le tesi di Darwin non hanno nulla di scientista, ne faccio al contrario una scelta ideologica consapevole e trasparente. Credo a Darwin non perchè le sue teorie costituiscano una verità assoluta e incontestabile, ma solo perchè ho evidenze ed argomentazioni per accettarle, senza per questo darle per scontate.
    Io metto in vetrina la mia ideologia, così che ognuno possa sapere da quali presupposti, necessariamente indimostrabili, io parta, e possa giudicare. Tu, a quale ideologia ti iscrivi? Da quali postulati porti?
    Spero che la tua fede ideologica non sia così acritica da dimenticare che comunque alcuni limiti biologici li abbiamo. Ad esempio, abbiamo due mani, camminiamo sui piedi e non sulla testa. I limiti ci sono, sono davanti ai nostri occhi, e negare che esistano può costituire solo un’ossessione ideologica.
    Eppure, avevo riportato una metafora che mi sembrava molto eloquente, ma tu non tenti neanche di entrare nel merito di quello che dico. Ti consiglio la lettura del mio libro, ma soltanto se i tuoi pregiudizi non ti impediscono di entrare nel merito di quello che tento faticosamente di argomentare.

  5. fnstb Says:

    @vincenzo:
    scusami, ci vado sempre pesante nelle mie affermazioni, è il mio modo di dialogare, provoco, so che non è condivisibile ma i rischi di quello che dici sono alti, ne sei consapevole?

    vincenzo said: “Quindi, se ammettiamo che siamo forniti di un DNA che non ci siamo dati da noi, quale può essere il vantaggio di ignorane le conseguenze?”
    Cosa contiene il dna? Lo sappiamo?
    Nemmeno la Scienza lo sa, perché dovrei farne il perno della mia antropologia?
    E se contiene pure la struttura neuronale che ci permette di leggere i nostri limiti biologici? Il nostro pensiero si rivela niente di più e niente di meno di un condizionamento determinato. Che valore può avere, in questo caso? (e si ritorna, in una versione moderna, al tema del libero arbitrio)
    Ma, posto il caso che io accetti questa posizione, non posso non ammettere che sia ideologica (come di fatto fai per onestà intellettuale). Ma quando la Scienza si fa “credo” o “ideologia” prende il nome di “scientismo”.

    Vincenzo said:
    “Tu stai semplicemente iscrivendomi in un partito a te avverso, mentre io non sto in alcun partito, ti assicuro che nel mio libro esprimo teorie ed opinioni originali che non ho visto da nessuna altra parte”.

    Non posso discutere in merito al tuo libro, mi dispiace, ma sul fatto che tu non appartenga ad alcun partito mi sembra contraddire il credo darwinista che hai ammesso di seguire, tu sposi una posizione ben precisa, e…

    Vincenzo said:
    “Io metto in vetrina la mia ideologia, così che ognuno possa sapere da quali presupposti, necessariamente indimostrabili, io parta, e possa giudicare. Tu, a quale ideologia ti iscrivi? Da quali postulati porti?”

    Dal canto mio, mi pare di averlo già esplicitato, sono femminista. Che vuol dire? Tutto e niente? Sono vicina alle tesi di G. Spivak. Credo che chi si trovi ai margini del “discorso” politico-ideologico-sociale-filosofico dominante e viva la condizione di subalternità rispetto a queste griglie gnoseologiche, che le subisca quindi dall’interno rimanendo cardine silenzioso e silenziato della struttura, abbia una visione capace di destrutturare e scardinare i discorsi stessi. Anche quello darwinista.

    Ho fatto una sintesi ma spero di essere stata chiara (anche se sono consapevole che la chiarezza non è una mia dote – non che la reputi necessariamente un pregio quando la realtà si presenta composita).

    E quindi sì, sono in contrapposizione al tuo partito. Tant’è che tu affermi:

    “Non siamo proprio d’accordo, e non, badate bene, sul problema del maschilismo, su cui possiamo concordare per molti aspetti, non su tutti, ma adesso non è questo che mi interessa sottolineare”.

    Sarei molto curiosa, invece, di approfondire gli aspetti su cui non concordi…

    Non prendere in considerazione i limiti biologici è stupido, ma già chiamarli “biologici” è indicativo del ramo della conoscenza a cui fai riferimento, e poi, una volta considerati, che si fa? Con quali “occhi” li consideriamo? Scusami, ma la biologia non ha fatto altro che considerare le donne come mammiferi capaci di figliare. Sono SICURAMENTE prevenuta. Come vedi, sono consapevole dei postulati da cui parto! 😉

    Ciao

  6. Vincenzo Cucinotta Says:

    @fnstb
    Questa discussione è diventata complicata, e, alla fine, dovrei riscrivere il libro tra un commento e l’altro. Pertanto, spero che mi scuserai se mi limito ad alcune osservazioni molto specifiche.

    “Cosa contiene il dna? Lo sappiamo?”
    Il DNA è usato simbolicamente, mica in quanto tale. Ciò che noi siamo come animali preculturali, lo possiamo capire da osservazioni indirette. Mi dispiace di non poter riportare, per questioni di sintesi, quello che scrivo sul libro in merito.

    “Ma quando la Scienza si fa “credo” o “ideologia” prende il nome di “scientismo”.”
    Mi dispiace, non è vero: scientismo è il considerare la scienza come verità, verità proprio in base al fatto di essere scienza. Per me, le teorie di Darwin sono vere perchè mi hanno convinto, indipendentemente dal fatto che siano state enunciate nell’ambito delle scienze sperimentali.

    “Non posso discutere in merito al tuo libro, mi dispiace, ma sul fatto che tu non appartenga ad alcun partito mi sembra contraddire il credo darwinista che hai ammesso di seguire, tu sposi una posizione ben precisa, e…”
    Eh no, stiamo attenti al significato delle parole. Avere un’opinione, e anche ben precisa, non significa appartenere ad un partito. Un partito presuppone un gruppo, un insieme di individui. Quando dico che non appartengo ad alcun partito, dico soltanto che ho sviluppato una mia visione originale, che non mi sono aggregato a punti di vista collettivi, magari mutuati da un noto pensatore (tipo i marxisti, tanto per fare un esempio). Credere che, come dice Darwin, l’uomo è un essere biologico adattabile all’ambiente, mi pare ben poco specifico: difatti penso molte altre cose. Recentemente ho riinserito dei post sul mio blog, che conosci, in cui traccio i punti fondamentali dell’ideologia verde che propugno: potrebbe essere di qualche interesse per te leggerli.
    In verità, mi sorprende che tu mi apostrofi come Darwiniano: ne deduco che tu non lo sei, sarai creazionista allora? :-d

    “Dal canto mio, mi pare di averlo già esplicitato, sono femminista. Che vuol dire? Tutto e niente? Sono vicina alle tesi di G. Spivak. Credo che chi si trovi ai margini del “discorso” politico-ideologico-sociale-filosofico dominante e viva la condizione di subalternità rispetto a queste griglie gnoseologiche, che le subisca quindi dall’interno rimanendo cardine silenzioso e silenziato della struttura, abbia una visione capace di destrutturare e scardinare i discorsi stessi. Anche quello darwinista.”
    Sì, ti confesso che qualificarti come femminista per me è meno che nulla, non è sufficiente per caratterizzarti.
    Per quanto mi riguarda, considero che le correnti femministe prevalenti ricadono all’interno della filosofia illuminista, e non destrutturino pressochè nulla.
    Bada, non che io non sia il primo a convenire sull’esigenza di rifondare il discorso sui sessi e sul loro ruolo sociale, ma a me pare che il femminismo parta da un postulato di fondo, neanche esplicitato e pertanto più pericoloso: la persona umana è un essere libero e razionale. Se togliamo alcune condizioni storiche che ne hanno imprigionato le capacità di esprimersi liberamente e pienamente, raggiungeremo la società perfetta. Quindi, seppure ci fossero differenze di genere innate, a me non importa, perchè qualunque progetto politico e sociale, purchè obbedisca ad alcune condizioni di desiderabilità, può essere attuato: difatti, il successo della Lega e di B., e delle loro teorie razziste docet, andiamo verso un mondo sempre migliore!!!
    Naturalmente, prendi quello che scrivo con una certa tolleranza, perchè uso uno stile schematizzato a scopo di sintesi.
    Mi fermo qui per il momento.

  7. fnstb Says:

    Mi piacerebbe risponderti, ma non credo sia necessario, visto che vuoi spiegarmi il femminismo non sapendo nemmeno cosa sia. Facciamo così, rispondi a questa domanda, così smettiamo di parlare del tuo libro e torniamo al tema: che fine fa la donna nella tua ideologia verde?

  8. Vincenzo Cucinotta Says:

    @fnstb
    Ascolta: meglio tagliarla qui. Quello che capisco è che tante donne, e tu tra queste, non intendono mettere in discussione il loro punto di vista sui rapporti tra i sessi. Mi è già capitato di essere insultato perchè avevo osato interloquire su questi argomenti, e non ho voglia di rifarlo con te.
    Hai iniziato attribuindomi chissà quali opinioni, dimostrando di essere prevenuta. Dici: io amo provocare. Non credi che dovresti anche accettare di essere provocata? ennò, ho osato toccare il tuo santuario femminista, e tu ti blocchi.
    Dimmi, con un minimo di onestà credi che ci sia spazio per la discussione? Tu hai solo bisogno di sentirti confortata nelle opinioni che secondo un tuo personale percorso hai maturato. Io non sono il tipo di persona che conforto e compiacio, sono una persona estremamente scomoda, che si aspetta di parlare con persone che sanno mettersi in dubbio. Un saluto!

  9. fnstb Says:

    @Vincenzo:
    “Dimmi, con un minimo di onestà credi che ci sia spazio per la discussione? Tu hai solo bisogno di sentirti confortata nelle opinioni che secondo un tuo personale percorso hai maturato”.

    Quale dialogo se le domande sono retoriche e nascondono già in sè la risposta?

    “Io non sono il tipo di persona che conforto e compiacio, sono una persona estremamente scomoda, che si aspetta di parlare con persone che sanno mettersi in dubbio. Un saluto!”

    Guarda, sono tornata su questo post perché mossa da buone intenzioni, ma rileggendo l’arroganza delle tue parole mi verrebbe voglia di lasciare tutto alle ortiche. La questione di genere è importante per me e non solo, è una lettura legittima della realtà, come la tua. Conoscere i reciproci punti di riferimento è fondamentale per “parlare” veramente, altrimenti si assiste soltanto ad una sterile rivendicazione delle proprie argomentazioni. Quello di cui mi accusi potrebbe esserti rivolto altrettanto bene.
    Perciò, se hai voglia di approfondire il tema, la mia e-mail è pubblica. E forse riuscirò a spiegarti perché le tue affermazioni urtano tante donne.
    Buona giornata.

  10. Vincenzo Cucinotta Says:

    @fnstb
    Penso di essere una persona pronta al dialogo. Capisco che anche io a volte non appaia così aperto, perchè una certa affezione per le proprie opinioni penso che sia naturale. Non volevo risponderti perchè tu hai assunto un atteggiamento da “maestrina so tutto io e tu parli a vanvera”, che, prima ancora di irritarmi, mi mostra l’inutilità di ulteriori interventi. Tuttavia, considerato che la mia opinione pare avere per te un’importanza forse limitata alla pura curiosità, ma comunque sembra avercela, qui di seguito rispondo ad alcuni punti del post di md, che penso rispondano anche alle tue domande. In fondo, l’interruzione aveva lo scopo di non peggiorare i rapporti, non una valenza di rappresaglia!

    @md
    Tu parli di debiologizzazione critica. Vorrei chiederti se, lungo il post, questa non si sia trasformata in debiologizzazione acritica. In questo contesto dire che la biologia non è un destino appare un’espressione quantomeno ambigua. Non è un destino perchè non ci detta i comportamenti, ma è un destino in quanto li influenza. Quello che chiedevo era appunto di non ignorare alcuni aspetti biologici.
    Faccio una provocazione. Visto che non esiste un destino biologico, non sarebbe allora ragionevole chiedere agli omosessuali di diventare eterosessuali? E’ ovvio che questa richiesta apparirebbe ridicola a tutti. La cosa interessante è perchè la riteniamo ridicola: perchè sappiamo che le nostre inclinazioni sessuali sono iscritte in noi (non dirò nel DNA, perchè questo aveva generato malintesi). Vedete allora come la biologia, se provassimo a farla uscire dalla porta, rientrerebbe dalla finestra? La biologia non è una cosa da potere scaricare con tanta facilità: più ne sappiamo su di essa, più gli interventi per correggerla appariranno congrui ed efficaci. La conoscenza è lo strumento che ha sorretto l’umanità nel suo cammino verso il superamento, verso il miglioramento.
    Anche l’accostamento che tu fai tra questione sessista e questione razziale mi pare incongruo. La differenza tra i due casi è che, mentre il colore della pelle appare come un criterio assurdo per differenziare le persone (tranne agli idioti), la differenziazione di genere sembra perfettamente giustificata. Io sostengo che le differenze di genere vadano piuttosto che ignorate, valorizzate. Nel libro, dove ho spazio per argomentare, faccio l’esempio di un popolo che subisce l’occupazione straniera. Se pretende di essere parificato all’invasore, sceglierà magari di imparare la lingua dell’invasore, abbandonando la propria. Questa è la scelta che io chiamo di “emancipazione”.
    Ma il popolo oppresso può piuttosto chiedere di potere liberamente vivere secondo la propria cultura: questa per me è la scelta della liberazione. Per me è una scelta netta tra due differenti alternative: o l’emancipazione (vogliamo avere gli stessi diritti degli uomini in una società che non pretendiamo di cambiare), o la liberazione (vogliamo cambiare la società, finora retta secondo una cultura maschilista, introducendo contenuti femminili). La scelta dell’emancipazione è una scelta fondamentalmente conservatrice, mentre quella della liberazione è la vera scelta rivoluzionaria, che metterebbe in discussione, questa sì, equilibri consolidati tra i maschi. Tutto ciò può avvenire però soltanto a partire dalla sottolineatura della differenza di genere.
    Quando tu affermi:
    “la questione maschile e la questione femminile si risolvono insieme sciogliendo i due fronti in un nuovo assetto antropologico, sociale e culturale che dia centralità solo all’individualità in quanto tale”
    non solo non mi trovo d’accordo, ma anzi trovo questa ipotesi del tutto pericolosa, perchè riporta l’individuo protagonista della società.
    La società sarebbe dunque solo l’aggregarsi di tanti individui, considerati come essere liberi e razionali.
    Questa favola su questa pretesa natura buona dell’uomo sta trascinando l’umanità intera verso il baratro. Essa sottintende che noi siamo spontaneamente giusti, che solo la cattiveria delle autorità costituite, siano essi le chiese, che singoli profittatori, che interessi storicamente costituiti che hanno impedito all’umanità di raggiungere il traguardo di una società ideale. Soprattutto, questa ideologia porta a separare l’uomo da tutto il resto della natura, rendendo del tutto impossibile una politica ecologica adeguata. L’uomo fa parte della natura, e il vero peccato è quello di considerarsi il padrone di essa, di cui può disporre a piacimento.
    Al solito, mi scuso per la schematizzazione, che spero giustifichiate per esigenze di sintesi (tu poi il libro lo hai e puoi deudre da lì meglio quali siano le tesi che sostengo).

  11. md Says:

    Beh, mi pare che questa vostra discussione “tra sordi” sia piuttosto eloquente. Emerge il vero nervo scoperto, e cioè che finora le regole stesse della discussione – la possibilità trascendentale del discutere, il suo terreno – è stato univocamente determinato – dal potere maschile.
    Io credo che ci vorrebbe qualche millennio di silenzio da parte del genere maschile per riequilibrare i pesi e le misure. Se Protagora diceva “l’uomo è misura di tutte le cose” – e di sicuro intendeva per “uomo” un pezzettino piuttosto limitato dell’anthropos – ora io credo che compito primario dei filosofi e delle filosofe, degli intellettuali e degli umani di buona volontà, sia quello di allargare la misura fino a ricomprendere davvero la pluralità dei punti di vista (non solo quelli della specie umana).
    Per quanto riguarda poi la questione del rapporto tra biologia e tematiche sessiste, non sono certo state le donne (parlo delle donne con “diritto di parola”, quelle che se lo sono conquistate con la lotta e l’autodeterminazione) a porre la questioni in questi termini. Anzi, io credo che si debba proprio ripartire da lì, dalla biologizzazione/fissazione dei ruoli, solo apparentemente criticata e messa in discussione.
    C’è poi tutto un altro capitolo – tanto per mettere altra “carne al fuoco” – che si dovrebbe aprire sulla nuova concezione della pornografia, sul rapporto cioè tra sesso e potere e sulla “sessualizzazione” di ogni aspetto dell’esistenza fin dall’infanzia… dove guarda caso è sempre il corpo della donna ( e, ahimé, sempre più spesso di adolescenti-bambine) a diventare oggetto d’uso e di desiderio. Ma, appunto, il discorso è piuttosto lungo e complicato…

  12. md Says:

    @Vincenzo: ho scritto quest’ultimo commento, mentre tu scrivevi il tuo ultimo.
    Anche tu mi pare abbia messo molta, molta carne al fuoco. Alcune delle questioni che poni sono state trattate più volte nei miei post e nelle discussioni che ne sono seguite; per quanto concerne la questione dei generi, mi trovo d’accordo con la lettura critica del femminismo che li ritiene fondamentalmente delle costruzioni culturali, inevitabilmente in divenire e non fissabili sul discrimine biologico maschio/femmina (che è già di per sé piuttosto ambiguo e complesso).
    Per quanto concerne l’individualizzazione, si tratta a mio parere più di un processo che di una scelta libera e consapevole. Ma siccome non intendo biologizzare nemmeno questo aspetto, lo ritengo tutto sommato una possibilità tra le altre. D’altra parte credo che solo una società (ripeto: una società, non un aggregato di monadi narcisiste) ma di individui liberi e consapevoli, cioè sufficientemente illuminati, può pensare di andare da qualche parte.

  13. md Says:

    A proposito, non ho mai creduto nella favola della natura umana buona e del potere cattivo, anche perché l’una e l’altro sono in stretta relazione (a tal proposito si veda anche il mio post interpretativo sul concetto spinoziano di “conatus”).

  14. Vincenzo Cucinotta Says:

    @md
    Vedo che fnstb ha deciso di astenersi da ogni ulteriore commento, ma ha linkato questo post e i commenti correlati sul suo blog. Mi apostrofa sin dall’inizio come maschilista: pazienza, la fnstb sa ragionare solo secondo una logica binaria, come moltissime altre persone del resto. Quindi, se non sono d’accordo con lei, devo necessariamente essere maschilista: è insomma la dimostrazione vivente della nostra biologicità, amen!
    Per il resto, visto che hai a disposizione il mio libro, puoi liberamente consultarlo, e dedurre da lì le cose che sostengo: qui è diventato superfluo andare avanti, a meno di interventi di altri.
    Devo dire che speravo comunque di vederti non più conciliante, perchè non lo ritengo un pregio, ma più reattivo sì. Mentre io ho tentato, mi pare, di entrare nel merito delle affermazioni tue e di fnstb, mi pare che tu non abbia in defimitiva accettato di entrare minimamente nel merito delle mie argomentazioni nella loro concreta articolazione: peccato, ancora più grave per un blog filosofico, mentre qui ho dovuto respirare un’aria più da stadio. Un saluto!

  15. md Says:

    @Vincenzo: a) il tuo costante rinvio ad un libro che per ora non ho letto non ha certo favorito il dialogo – forse bisognerebbe, per facilitarlo, non rinviare continuamente ad altro; b) io avevo posto una questione precisa (quella cioè della profonda incomprensione da parte dei maschi di quel che da un secolo almeno sta accadendo a livello di relazione tra i generi), dalla quale poi a cascata ne sono seguite mille altre che non ho materialmente il tempo di seguire come meriterebbero (basti per tutte la questione dell’individualismo/individualità che mi pare tu riduci ad un unicum).

  16. fnstb Says:

    @Vincenzo:
    …Vincenzo, mi aspetterei un po’ più di onestà intellettuale. Hai la possibilità di parlarmi, perché ti ritrai e sparli alle mie spalle?…uff, che fatica…

    Questo è un blog filosofico, non uno stadio. E non perché si parla di filosofia, si potrebbe fare filosofia anche parlando di calcio. Le questioni sono state sempre presentate dall’autore fornite di abbondanti argomentazioni e appigli per entrare nel merito delle questioni. Fa parte della filosofia non avere la ragione dalla propria parte ma di avere il semplice intento di ragionare insieme.

    Mi dispiace che manchi di considerazione per chi non condivide le tue idee. Esponile. Permetti a chi ti legge di vagliare ciò che dici.

    @md: ri-scusa.

  17. Vincenzo Cucinotta Says:

    @fnstb
    Riporto qua quello che scrissi sul mio blog: forse lo leggi più facilmente.

    Allora, dirò subito che sono d’accordo sul fatto che non possediamo il nostro corpo, come anche il linguaggio comune ci suggerisce, ma siamo il nostro corpo: anima e corpo sono solo invenzioni linguistiche per descrivere aspetti diversi di un’unica entità chiamata persona umana.
    Non sono d’accordo quando tu vuoi che il maschio concepisca una paternità che vada a coincidere con la maternità. Per me, questa è un’operazione fondamentale conservatrice perchè subisce le condizoni dettate dal settore produttivo, e pretende di farne pagare il conto alle singole unità familiari. In realtà, io sostengo che la famiglia, che io concepisco come struttura economica elementare, sia proprio da questo punto di vista una struttura largamente superata. In effetti, io credo che i piccoli non appartengano ai loro genitori, ma piuttosto al complesso della società, ed ad essa andrebbero affidati dopo una prima fase di pochi anni. Le strutture produttive dovrebbero essere organizzate in modo da prevedere l’entrata e l’uscita dei lavoratori, tenendo come parametro prioritario proprio le esigenze procreative. Quello che io mi prospetto è quindi una vera rivoluzione sociale, non l’aggiustamento dei mali della società che ne mantenga sostanzialmente il suo carattere inumano e orientato a uno sviluppo incontrollabile.
    Tu lamenti che io mi sottraggo al confronto: il fatto è che queste considerazioni, se non sviluppate adeguatamente, appaiono come la loro caricatura.

  18. Lipesquisquit Says:

    Ti premetto che, ogni volta che ci penso, mi vergogno profondamente di appartenere alla stessa specie degli uomini che stuprano, anche semplicemente per il fatto che essi sono incapaci di provare vergogna per quello che fanno alle donne.

    Tuttavia, senza buttarsi eccessivamente sulla ormai stomachevole critica al berlusconismo, il problema che metti in evidenza parte dall’educazione, ma non parlo di educazione nel senso di “buone maniere”. Si tratta di istruzione, formazione, conoscenza dell’essere umano, assunzione di responsabilità, cose che comportano il passaggio dal livello strettamente biologico a quello culturale, o se preferisci umano.
    Pensi che lo stupratore medio sappia dell’esistenza del femminismo, della condizione della donna nella storia passata, o della semplice possibilità di porsi il problema? Credi che lo stupratore medio sia in grado di comprendere le tue critiche e redimersi?
    Se lo stupratore fosse un uomo in grado di capire il male che commette, di sicuro non lo commetterebbe.

    Se un uomo stupra, non è un uomo con cui puoi comunicare, perchè gli manca qualcosa di grosso. E’ un individuo maschio che non è diventato del tutto una persona, è un’entità biologica che nella vita non ha ricevuto nulla di “formativo”, un uomo che si è ritrovato adulto fisicamente ma non mentalmente, che non sa gestire quasi nulla di se stesso, e in mancanza di una personalità matura e strutturata si ritrova totalmente sottomesso agli impulsi sessuali, che si sa, sono forti.
    Il problema è educativo, le persone vanno formate, responsabilizzate, rese consapevoli, non esistono i maschi buoni e i maschi cattivi.

    Per farti capire, potrei usare il tuo ragionamento e muovere la tua stessa critica selettiva alle donne impazzite che uccidono i neonati o che li gettano nella spazzatura. Le donne non capiscono un cazzo, se la prendono con l’uomo padrone ma le vere pazze pericolose sono loro, è ora che comincino a riflettere.
    Tu ovviamente mi risponderesti subito che questo non significa nulla, che quelle donne probabilmente sono sconvolte da depressioni post-parto e che un uomo queste cose non le può comprendere… ma confido che ormai avrai capito che non è questo il modo di procedere.

    Smettila di andare dietro ai giornali e alla tv, è scontato che parlino solo di stupri, devono ricavare un profitto, e il profitto lo ottengono con la cronaca spettacolare, la violenza e il sangue.
    Parlare delle buone azioni e delle brave persone (che ci sono, e sono anche maschi, sai?) non gli conviene, perciò non lo fanno.

  19. md Says:

    @Lipesquisquit: qui l’argomento principale non era lo stupro (io tra l’altro parlo anche di stupro simbolico, che è fin dentro il linguaggio e il modo di considerare il corpo della donna, e che non riguarda certo una minoranza di maschi), ma la relazione tra i generi, anzi la costituzione stessa dei generi. Io penso che la si debba rivedere fin dalle fondamenta. E certo l’educazione ha in ciò un’importanza radicale.
    Per quel che concerne l’andare dietro a giornali e tv non c’è nulla di nuovo sotto il sole: panem et circenses come ai vecchi tempi.
    Potrà anche essere stomachevole la critica a Berlusconi, ma intanto lui, le sue televisioni e il suo sistema di potere si sta fottendo questo paese – anzi, direi che questo paese si sta autofottendo a prescindere da Berlusconi.

  20. flora Says:

    ciao md sono una lettrice appassionata del tuo blog,
    condivido pienamente questo post (e moltissimi altri)
    ma oggi trovo il coraggio di scrivere anch’io un pensiero..
    penso che un esame di coscienza serva un po’ a tutti e tutte.
    la critica al belsconismo non la trovo assolutamente stomachevole,
    ribadire in continuazione come siamo arrivati a questo punto, oltre il
    fondo del barile, non è mai scontato e stancante.
    la controindicazione peggiore è la frustrazione perenne di quelle persone che vedono tutto questo e ancora rimangono sbigottite.
    a me rimane anche un grande senso di colpa.
    complimenti per il blog.

  21. md Says:

    Grazie flora e benvenuta!

  22. Simone de Beauvoir - Radio-People Says:

    […] La questione maschile La Botte di Diogene – blog filosofico – PeopleRank: 0 – 13-05-2009 Piuttosto nauseato dal fetore machista che esala sempre più forte dalle stanze del potere – stanze che assomigliano ormai a corti-postriboli e a lupanari d’altri tempi -, stavo pensando l’altro giorno che in realtà non c’è in Italia (né più… + vota […]

  23. Fail Safe Says:

    io sono uomo.

    Penso ai miei interessi.
    C’è qualche problema?
    Se decido di assumere un atteggiamento “machista” questo è affar mio.

    Il voto di una donna in cabina elettorale vale tanto quanto il mio.
    Ne più, ne meno.
    Mi aspetto che le donne, pensando ai propri interessi, si votino.
    Votino le loro candidate, appoggiandole attivamente.
    Mi aspetto che le donne prendano nelle loro mani il proprio destino e se lo gestiscano come vogliono e credono.
    Mi aspetto che le donne non facciano come in Francia e USA gettando nel cesso le loro buone occasioni.
    Se le candidate proposte fino ad ora in Italia non sono rappresentative del mondo femminile, il mondo femminile ha il dovere di trovare altre candidate adeguate allo scopo.
    Questa è una democrazia, non una specie di cabaret.

  24. md Says:

    @Fail Safe: non avrei da eccepire se il machismo venisse esercitato innanzitutto sui maschi; e se la democrazia fosse stata inventata dalle donne (o, per lo meno, dagli uomini e dalle donne in combutta)…

  25. Fail Safe Says:

    E cosa mi consigli di fare dunque?
    Devo caricare le donne su una barella e portarle io in parlamento?
    Devo dare fiducia alle donne, quando sono proprio loro a dimostrare di non avere alcuna fiducia in se?
    Che razza di logica è mai questa?

    Se il parlamento è un covo abbietto di maschilismo, a maggior ragione le donne dovrebbero farsi avanti!
    Non sono deficienti e le energie non gli mancano di certo.
    Sono perfettamente in grado di badare a se stesse.

    md : lo scopo del femminismo è stato quello di dare alla donna gli stessi diritti e gli stessi doveri dell’uomo.
    Tutto quà.
    L’ingresso delle donne non fà la rivoluzione, perchè per fare una rivoluzione ci vogliono idee rivoluzionarie, e dove sarebbero queste idee?
    Come puoi pensare di portare avanti una politica di un qualche genere, se non hai idee?
    Come puoi pensare di raccattare voti tra la gente, quando l’unica cosa che sai dire è “pari diritti e pari doveri”.
    OK : lo abbiamo capito, grazie, ma cosa centrano i numeri della parità con i problemi sociali?

    La parità esiste da anni ormai : le donne ora sono nel mondo del lavoro (sia esso economico, politico o militare) per restarci stabilmente.
    Non sono lì per “realizzare se stesse” o per combattere non sò quale crociata di civiltà.
    Sono lì per lavorare.
    Non avere capito questo fatto significa non aver capito la situazione.

    Le donne sono in ambienti vitali come gli ospedali, gli organi d’informazione, i tribunali, le scuole di ogni livello e la pubblica amministrazione.
    Ma il loro ingresso in quegli ambienti non ha migliorato la nostra condizione : ospedali, giornali, tribunali, scuole e pubblica amministrazione non sono migliori semplicemente perchè ora è cambiato il sesso di chi ci lavora dentro.
    Questo è un fatto : io non ho la pretesa di affermare che l’ingresso delle donne in parlamento produca una politica migliore, perchè anche là dove c’è stato in maniera molto più massiccia che da noi, non ha prodotto alcun miglioramento tangibile.

  26. md Says:

    @Fail Safe: infatti, la questione che io pongo (e che non “le” donne, ma alcuni soggetti e movimenti femministi dell’ultimo secolo pongono) non è affatto solo “politica”, ma “culturale” e “antropologica”. Non solo non basta entrare in parlamento, il problema è che la stessa categoria del politico va rovesciata come un calzino.
    La questione in gioco è la categoria di “autodeterminazione”: la produzione di senso e in autonomia da parte dei soggetti, senza che qualcuno dica loro quel che essi devono essere, fare, produrre, ecc.
    Ecco perché io ponevo non tanto una “questione femminile” (che solo le donne possono eventualmente porre) ma una “questione maschile” – cioè un ripensamento radicale del nostro modo di intendere le relazioni tra i generi e il concetto stesso di genere.

  27. anna Says:

    Fail Safe: nei tuoi commenti mi sembra di leggere una netta contrapposizione tra maschile e femminile. Credo siano aspetti complementari di un’unica realtà, non solo per quanto riguarda il rapporto donne e uomini, ma anche all’interno di ogni essere umano. Il lato femminile ricettivo, introspettivo, in stretto contatto con la Natura: il corpo femminile nell’arco di nove mesi è in grado di ‘architettare’ una vita, di sentirla crescere dentro di sè, di farla nascere e di aiutarla a crescere (non ho figli, ma cerco di immaginare cosa si prova), sente dentro di sè questa energia creatrice permeata di mistero, che io chiamo spiritualità. Tutti gli esseri umani hanno in sè questa energia che crea arte, idee, opere di tutti i tipi. Il lato maschile: il desiderio di esplorare, comprendere, studiare la realtà circostante, un volerla inglobare in sè, possedere con la mente, ma anche usare non solo per motivi di sopravvivenza, un sentirsi ‘superiori’, menti staccate dal corpo. Stavo ripensando alle idee di un ‘curandero’ peruviano che ho conosciuto, ex-docente universitario, che ha aperto una scuola con l’intento di ricreare la vecchia cultura inca del governo delle quattro regioni distrutta da un popolo di guerrieri e, poi, dagli Spagnoli; cultura caratterizzata dal femminile, dalla coscienza di essere parte del Tutto, e, quindi, dal rispetto per la Natura e per gli altri esseri umani, detentori ciascuno del proprio pezzetto di Verità (verità?! mi ricorda l’aforisma 18. lo rileggerò), foglie che in autunno muoiono, ma che continuano a vivere nell’albero. Secondo lui il femminile è per natura (allevamento dei piccoli) sinonimo di cooperazione e di solidarietà, mentre il maschile per natura (caccia per la sopravvivenza e difesa dei piccoli) è aggressivo e competitivo. Dopo un lungo periodo di patriarcato credo non sia facile un cambiamento immediato nè per gli uomini nè per le donne. Però, vedo giovani assistere al parto, accudire i piccoli, fare la spesa, badare alla casa, superare la rigida divisione dei ruoli. Ho visto uomini partecipare a corsi di Reiki, meditazione, massaggio terapeutico. In verità, credo sia già tutto in noi, basta accorgersene, ma l’interesse verso tutto ciò mi sembra un segnale di cambiamento, di ricerca interiore, e all’interno del corpo, della divinità e della morale. Il successo dei verdi e il numero crescente di persone vegetariane mi sembrano segnali di un accresciuto sentimento ecologico. Ho sentito parlare di forme di ‘baratto del lavoro’ (io imbianco casa tua e tu mi aggiusti l’auto) come risposta alla crisi economica. Una rivoluzione non violenta operata da donne e uomini insieme che travolgerà la vecchia cultura e la vecchia politica? SI’. E’ vero, aumentano anche i casi di intolleranza, di violenza. Qualche settimana fa un bambino sudamericano è stato selvaggiamente picchiato dai suoi compagni della scuola MATERNA! Ha subito un’operazione ai genitali ed ora sta seguendo un percorso di arteterapia in un ospedale di Milano. E nonostante questa notizia sconvolgente, continuo ad avere fede nelle idee di Rousseau sull’educazione. Le nuove generazioni cambieranno anche questo aspetto della nostra società, saranno contro qualsiasi forma di violenza. Fail Safe: forse è ora di superare la contrapposizione maschile-femminile e porre la questione ‘essere umano’.

  28. Fail Safe Says:

    Un istante di pazienza.
    Evoco a me il privilegio del libero pensatore : trascendo per un breve battito d’ali la situazione contingente e i suoi problemi.

    In linea di principio esiste la virilità, intesa come sensibilità virile.
    Ed esiste la femminilità, intesa come sensibilità femminile.
    E un rapporto armonioso ed equilibrato tra le due sensibilità.
    Pensate, tanto per focalizzare la faccenda in un immagine, alle opere di Leonardo, Raffaello, Omero …
    Il riferimento non è casuale : spesso i moderni si chiedono “perchè non possiamo essere anche noi un pochino così …?”.

    Già, perchè?
    Torniamo ora sulla terra.
    Quì si impone una domanda fondamentale.
    Quanto vale il sesso nella nostra società?

    Detto in termini più specifici.
    Esiste la donna femminile?
    Esiste l’uomo virile?
    Esiste il rapporto tra i due?

    Le risposte sono tutte negative.
    Quindi una volta per tutte che cosa intende dire md quando afferma di voler un “ripensamento radicale del nostro modo di intendere le relazioni tra i generi e il concetto stesso di genere”, se il concetto stesso di genere non esiste più?
    Analogamente, cosa intende dire Anna quando afferma la necessità inderogabile di “superare la contrapposizione maschile-femminile e porre la questione ‘essere umano’”, quando il maschile e il femminile sono ora scatole di cartone vuote?

    Ora la risposta ai tormenti antropologici di md giunge semplice e chiara come “il Sole che sorge dal mare bellissimo per splendere agli dei e ai mortali”.
    Non esistono donne in parlamento, perchè non esistono donne fuori dal parlamento.

  29. md Says:

    @Fail Safe: almeno non esistesse più il concetto di “genere”! Esiste, esiste eccome, insieme a quello di razza, etnia, classe, nazione e via identificando e ossessionando…
    Ma esiste non in quanto entità metafisica, ma (come tutto ciò che è umano) in quanto costruzione storica, sociale, culturale – dunque qualcosa che è possibile, non necessario e dunque modificabile.
    Ritengo un “progresso” tutto ciò che va nella direzione del superamento dei generi e delle categorie in senso “normativo”, e specularmente un “regresso” tutto ciò che fa tornare in auge le vecchie categorie che normano ruoli e comportamenti, sociali, sessuali o economici che siano, in termini di gerarchie, di ciò che sta sopra e ciò che sta sotto.
    Progressi e regressi, a loro volta, possibili e non necessari.
    Dopo di che, ciascuno eserciti la propria virilità o femminilità (o presunte tali) come vuole o come crede, purché non la imponga ad altri o non la faccia diventare “il” modello sociale.
    E con questo mi pare di poter andare a dormire tranquillo ed esente, almeno stanotte, da eventuali tormenti antropologici…

  30. Fail Safe Says:

    ci sono due evidenti contraddizioni nel tuo ragionamento.

    La prima è che affermi la necessità di superare il concetto di genere, ma non dici con cosa lo dobbiamo sostituire.
    Questa è una lacuna gravissima che ti devi affrettare a colmare, perchè se non lo fai non puoi dare il via ad una politica alternativa all’attuale.

    La seconda contraddizione consiste nel fatto che tu affermi la necessità di superare il concetto di genere, ma il resto della società come la pensa?
    In altri termini : hai provato a chiedere all’elettorato femminile se auspica il superamento del concetto di genere?

  31. anna Says:

    Fail safe: ho riletto l’articolo di md, i tuoi commenti e qualche riga degli altri che mi riprometto di leggere nei prossimi giorni. Ieri non ho resistito perchè hai esordito dicendo: “io sono uomo. Penso ai miei interessi. C’è qualche problema?” se fossi un parlamentare sì, dovresti pensare al benessere di tutti e non solo al tuo o a quello degli uomini. “Se decido di assumere un atteggiamento machista questo è affar mio”. Se la tua compagna o le donne che frequenti sono contente, ok. Sto scherzando, naturalmente! “non esistono donne in parlamento, perchè non esistono donne fuori dal parlamento”, quindi se “il maschile e il femminile sono scatole di cartone vuote” allora non esistono uomini in parlamento perchè non esistono uomini fuori dal parlamento? Non ho parlato di necessità inderogabile. Donna e uomo mi sembrano due esseri umani complementari, diversi dal punto di vista biologico, sessuale (e comunque la diversità arricchisce, fa vedere a realtà da altri punti di vista, e non uno superiore e uno inferiore che deve lottare per esprimere il proprio), ma anche simili dal punto di vista morale, sociale, politico, religioso … e non è utopia, se mi guardo attorno anche in pratica. Metto i piedi per terra. Non ci sono solo uomini che stuprano o che usano le donne come buco per urinare spermatozoi. non ci sono solo uomini che considerano la moglie una colf per avere i pasti pronti e il bucato stirato. Non ci sono solo uomini che vogliono l’auto grossa e la moglie gnocca e che raccontano agli amici quante se ne sono fatte e come per sentirsi ‘qualcuno’. poveracci! Se questi sono uomini?! E ci sono anche donne che vivono con siffatti esseri. Esplicano la loro natura? Forse non hanno ancora scoperto la ricchezza che ha l’essere umano! Ho conosciuto uomini di ben altra levatura interiore, laureati o con la licenza di 5a elementare. Io credo che l’essere umano sia buono per natura (mi piace Rousseau), si tratta di scoprirla. Fail Safe: da quello che hai scritto (Leonardo, Raffaello, Omero) non ti vedo nei panni degli uomini sopra descritti. Invece, leggo rabbia nei tuoi commenti, per questo ti ho scritto di superare la contrapposizione maschile-femminile. Credo vada risolta prima dentro di noi e poi con l’altro sesso. Se ti va di fare due passi nell’altra stanza: le donne si sono riappropriate del loro corpo, della loro sessualità, forse gli uomini devono riscoprire l’affettività, insieme possono conoscersi e poi ‘volare’ in un’unione corpo, cuore, mente e altro, se vuoi. (ho sempre avuto problemi a tenere i piedi per terra, mi piace danzare, a volte sembra di volare)

  32. anna Says:

    ho sbagliato: “e altro, se volete”, non se vuoi. E scusa se mi sono permessa di parlare di rabbia. E’ solo il mio punto di vista, ma credo utile come qualsiasi altro per cogliere la realtà poliedrica che da un angolino, il nostro, non potremmo cogliere. Buona notte o buonanotte

  33. anna Says:

    Fail Safe:Mi sono svegliata con un dubbio e infatti… altro errore! Sto invecchiando! Meglio andare a letto presto! Si scrive ne ‘L’altra stanza’, uno spazio molto rilassante creato da md. (è un tipo in gamba!) Ritiro l’invito a leggere i miei sfoghi, sono noiosi. Ti è mai capitato di guardarti allo specchio e raccontare quello che vedi e dirti: “ok. ce l’ho fatta, sono cambiato. Ero così e così e ora… Forse tu sei giovane. Ho seguito anche un corso sulla coppia tenuto da quel ‘curandero’ (era un periodo particolare della mia vita). L’uomo parte dalla fisicità, dalla sessualità (così è il suo corpo; per la sopravvivenza della specie più donne riesce a inseminare e meglio è) per poi aprirsi al sentimento, a quello che prova a livello emotivo. Al contrario, la donna parte dalla sfera affettiva, dalle coccole, per poi dare tutta se stessa, corpo e ‘anima’, all’uomo che ama. Comprendere questa diversità dovrebbe aiutare ad accorciare le distanze, ad avvicinarsi sempre più all’altro arricchendo te stesso, te stessa. Con “e oltre” penso al tantra. Secondo Mamani è meglio cercare ‘l’unione con il Tutto’ in due attraverso la sessualità, che non da soli attraverso la meditazione. Direi “meglio entrambe le esperienze”, così non si crea l’attaccamento all’altro, la paura di perderlo. Con “se volete” intendevo “se lo volete tutti e due”, ma, per quello che conosco le donne, vogliono sicuramente andare oltre, se amano e si sentono amate. Parenti e amici dicono che non voglio vedere ‘il male’, in altre parole sono un’idealista, ho bisogno di credere che l’essere umano, uomini e donne, sia in grado di guardarsi dentro, di comprendere i propri errori e di cambiare. “l’uomo sta solo sul cuore della Terra, trafitto da un raggio di sole ed è subito sera”. Credo modificherei l’inizio, per il resto, godiamoci questo raggio di sole e facciamo in modo che anche gli altri se lo godano. Se ripercorri la storia dell’umanità (sotto alcuni aspetti ‘disumanità) ti chiedi “con tutto quello che l’essere umano è stato in grado di fare, di scoprire, non riesce a superare la disuguaglianza, l’intolleranza, il razzismo, la guerra …? Certo, è più facile agire sulla realtà esterna, magari credendola inanimata e al nostro servizio, che guardarsi dentro e cercare di guardare anche dentro gli altri e cambiare

  34. md Says:

    @Fail Safe: perchè “evidenti contraddizioni”? Non ho mai parlato di “necessità” ma di “possibilità”, dato che si tratta di processi storicamente determinati. Io parto dal mio vissuto individuale e sociale ed auspico di andare in una certa direzione – entrando inevitabilmente in conflitto con tendenze sociali e culturali diverse. E poiché ritengo che categorie quali “genere”, “razza”, “etnia”, “nazione”, siano del tutto convenzionali (e, a mio parere, foriere di disastri) mi batto per superarle. Non si tratta di sostituire una categoria con un’altra, ma di immaginare (ancora?) una società nella quale non esistano gerarchie e disuguaglianze.
    Se poi la mia è una posizione minoritaria che faccio, mi accodo alla maggioranza? Non mi interessa parlare con l”elettorato femminile” in astratto, mi interessa interagire, dialogare, fare politica con quei soggetti e quella parte della società che intende davvero cambiare le cose.
    E, naturalmente, non ho ricette in tasca, anche perché non è certo un individuo, per quanto anima bella sia, a poter dire come deve essere fatto il mondo. Mi limito a spingere in una certa direzione.

  35. anna Says:

    Fail Safe: ho appena letto gli altri commenti. Sono molto interessanti. Mi viene spontaneo trascrivere le idee che più mi hanno colpito. Fnstb: “credo che chi si trovi ai margini del ‘discorso’ politico-ideologico-sociale-filosofico dominante e viva la condizione di subalternità rispetto a queste griglie gnoseologiche, che le subisca quindi dall’interno, rimanendo cardine silenzioso e silenziato della struttura, abbia una visione capace di destrutturare e scardinare i discorsi stessi”. md:” emerge il vero nervo scoperto e cioè che finora le regole stesse della discussione – la possibilità trascendentale del discutere, il suo terreno, sono state univocamente determinate dal potere maschile. Io credo che ci vorrebbe qualche millennio di silenzio da parte del genere maschile per riequilibrare i pesi e le misure… Io credo che compito primario … degli umani di buona volontà sia quello di allargare la misura fino a comprendere davvero la pluralità dei punti di vista (non solo quelli della specie umana)… Io credo che si debba proprio partire da lì, dalla biologizzazione/fissazione dei ruoli, solo apparentemente criticata e messa in discussione… Per quanto concerne la questione dei generi, mi trovo d’accordo con la lettura critica del femminismo che li ritiene fondamentalmente delle costruzioni culturali, inevitabilmente in divenire e non fissabili sul discrimine biologico maschio-femmina”. Vincenzo Cucinotta: “Per me è una scelta netta tra due differenti alternative: o l’emancipazione (vogliamo avere gli stessi diritti degli uomini in una società che non pretendiamo di cambiare) o la liberazione (vogliamo cambiare la società, finora retta secondo la cultura maschilista, introducendo contenuti femminili). La scelta dell’emancipazione è una scelta fondamentalmente conservatrice, mentre quella della liberazione è la vera scelta rivoluzionaria, che metterebbe in discussione equilibri consolidati tra i maschi. Tutto ciò può avvenire soltanto a partire dalla sottolineatura della differenza di genere… Non possediamo il nostro corpo, ma siamo il nostro corpo: anima e corpo sono solo invenzioni linguistiche per descrivere aspetti diversi di un’unica entità chiamata persona umana… Io credo che i piccoli non appartengano ai loro genitori, ma piuttosto al complesso della società, e ad essa andrebbero affidati dopo una prima fase di pochi anni”. Fail Safe: te lo scrivo ‘sottovoce’: mi sembrava di ascoltare Mamani. Aggiungo solo che leggerò il libro di Vincenzo Cucinotta. Buona domenica e spero di non aver fatto errori di trascrizione

  36. md Says:

    @anna: “L’ideologia verde” di Vincenzo Cucinotta è stato acquisito, grazie alla donazione dell’autore, dalla biblioteca di Rescaldina ed è ora presente nel catalogo Csbno. Al momento, però, si trova qui sulla mia scrivania…
    Buona domenica anche a te!

  37. Fail Safe Says:

    Chiariamo la questione.

    Innanzitutto cosa intendi con “superamento del concetto di genere”?
    Intendi dire annullamento del suo significato?
    Ossia vuoi cancellare l’espressione “genere” dal vocabolario della lingua italiana?
    In tal caso se per te il “genere” non esiste, per quale ragione ne parli?
    Il fatto che esista per gli altri, non è cosa che ti riguarda.

    Intendi neutralizzare il significato di “genere” attraverso la sua relativizzazione?
    Ma in quest’ultimo caso l’espressione “superamento del concetto di genere” è del tutto impropria : deve essere sostituita con “relativizzazione del concetto di genere”.

    Supponiamo che, per qualche ragione tutta da specificare, la maggior parte della gente sia daccordo con te, e che parta una massiccia campagna volta alla relativizzazione del concetto di genere.
    Fallirebbe, perchè in ogni caso il “genere” non gode dell’attributo di “entità relativa”.
    In altri termini non è una proprietà intrinsecamente invividuale, come lo è il colore degli occhi che dipende da fatti contingenti e specifici di quel determinato individuo e basta.
    Il “genere” non può essere un fatto relativo al solo individuo in quanto un sesso non esiste in se e per se.
    Un sesso esiste solo in relazione all’altro.
    Il “genere maschile” ossia la sensibilità virile, si può costruire solo in relazione al “genere femminile” ossia alla sensibilità femminile.
    E viceversa.

    Potresti tentare, a questo punto, di relativizzare i concetti di “sensibilità virile” e “sensibilità femminile”.
    Se questo tentativo ti riuscisse è chiaro che tutto il mio ragionamento cadrebbe.
    Perchè è chiaro che se i concetti di “sensibilità virile” e “sensibilità femminile” appartengono ad una data cultura, e solo a quella, cambiando la cultura si cambiano anche i concetti.
    Nessuno è mai riuscito ad operare un simile cambiamento, perchè nessuno ha la più pallida idea di come attuarlo.
    Il punto è che tu ti limiti ad auspicare la relativizzazione dei concetti di “sensibilità virile” e “sensibilità femminile”, ma poi non lo fai.
    Teorizzi, in un senso alquanto vago, un cambiamento che ha l’aspetto di un maremoto sessuale.
    Ma poi non lo concretizzi.
    E non lo fai perchè non sei in grado di farlo : non sei in grado di proporre anche solo una definizione alternativa a quella di sempre, che la sostituisca nella società.
    Non c’è mai riuscito nessuno : tanto vale tentare di stravolgere la natura umana.
    Il punto è che al di fuori della definizione classica di sensibilità virile e sensibilità femminile, c’è il nulla, perchè la nostra cultura non ha mai espresso definizioni alternative.
    Non è mai stata capace di farlo.
    Questo è un fatto : non abbiamo a disposizione un Dante, un Petrarca, un Leonardo, un Raffaello o un Omero, che ci prendano per mano e ci portino verso il “relativismo sessuale”.
    Io stesso non sono in grado di concepirlo un relativismo sessuale, perchè non ho la capacità di farlo : è un mio limite intrinseco.
    Sarebbe più onesto allora da parte tua dire : il sesso per me non ha alcun significato.
    Piuttosto di cercare a tutti i costi di attribuirgnene uno che neghi il significato che già possiede.

  38. md Says:

    @Fail Safe: non sono io che relativizzo, ma è la specie che nella sua multiforme espressione culturale relativizza la costruzione di genere (che non necessariamente coincide con quella sessuale – tanto è vero che esistono soggettività transgender, androgine, ecc. e poco importa che siano minoranze, la questione qui è qualitativa non quantitativa).
    Poiché sono un essere dotato di ragione mi chiedo: come si sono costituiti i ruoli di maschile/femminile nella storia della specie e, all’interno di questa storia, entro le varie culture? Perché esiste il patriarcato? E’ giusto che esista? E perché in alcune culture è esistito il matriarcato? La biologia è un destino?
    Al fondo, la domanda cruciale (che è uno dei temi ricorrenti di questo blog e delle discussioni che lo hanno attraversato): è legittimo parlare di “natura umana”, intendendo con ciò un’essenza, un dato immutabile?
    Ritengo il “genere” una costruzione relativa (al tempo e al luogo) e dunque suscettibile di trasformazione, esattamente come ritengo la natura umana una costruzione relativa e dunque modificabile. Ma non perché desidero io che sia modificabile, ma perché lo è fattualmente.
    Se poi è vero che la riproduzione e la divisione sessuale sono stratagemmi biologici funzionali all’evoluzione della specie, d’altro canto anche il superamento dei vincoli biologici, e dunque il superamento della divisione sessuale, così come quella della divisione in generi a quella sovrapposta, possono essere letti come stratagemmi che favoriscono l’evoluzione della specie. Non è un mio “desiderata”, ma un processo in corso: probabilmente tra un paio di secoli ci si riprodurrà in maniere diverse e non “naturali” (del resto anche adesso la riproduzione non è un fatto puramente naturale, ma fondamentalmente tecnicizzato, medicalizzato, socialmente determinato, ecc.).
    Detto questo, in termini generali, quel che nell’immediato mi preme rivendicare è la libertà individuale e collettiva di non sentirsi inchiodati ad alcun ruolo socialmente imposto, magari con la scusa della necessità biologica.
    Se poi tu ti riconosci necessariamente in una delle definizioni classiche di virilità o femminilità, è da parte tua legittimo farlo, ma il mondo è un po’ più vasto di così (per fortuna): esistono soggetti (non ideali, ma concreti, che conosco e che hanno nomi e cognomi) che non si riconoscono in quelle definizioni e che transitano verso altre esperienze, anche se non sono condotte per mano da un Dante, o un Leonardo, o un Raffaello… che per quanto maestri e grandi, sono pur sempre solo un pezzetto relativissimo delle possibilità immaginifiche e creative che ci sono date.

  39. anna Says:

    grazie, md.

  40. Fail Safe Says:

    più sostanza, con meno arte

  41. Luciano Says:

    Salve a tutti.
    Questo post è molto interessante.
    Io partirei dal fatto che quello che noi chiamiamo genere è soltanto una sintesi linguistica di qualcosa che è insito nella nostra biologia ed è assolutamente ineludibile. Non è relativizzabile per il semplice fatto che non è un aspetto culturale, fa parte del nostro DNA. Possiedi le caratteristiche che ti individuano come maschio (o femmina) non perché pensi, di essere l’una o l’altra cosa, ma perché hai un cromosoma X e uno Y (e nell’altro caso XX). Scusate l’aspetto pedagogico di quel che scrivo ma è solo per completezza di ragionamento. Alla fine degli anni 60 (o inizi dei 70) è stato fatto un tentativo in Germania di creare degli asili in cui i bambini venissero educati senza differenziazione di genere (poi io comunque direi sesso, genere non significa nulla) e sono tutti miseramente falliti perché si è verificato che nonostante tutto i maschi prediligevano giochi da maschi e le femmine quelli da femmine. La differenza tra i due sessi è qualcosa che non ci è dato di livellare. Questo per quel che concerne l’appartenenza all’uno o all’altro sesso. Cosa diversa è invece quel che riguarda l’interazione tra individui. Questa sì è relativa. Dipende dalla cultura a cui si appartiene. Ma anche qui sorge una questione ineludibile:l’interazione maschio-femmina non nasce così, dal nulla, ma è frutto del fatto che noi siamo (anche se ad alcuni questo non piace) degli animali. La cultura che pensiamo ci differenzi dal resto della biosfera è una simbolizzazione di aspetti affatto biologici. Ovviamente siamo talmente abituati a filtrare la realtà secondo le nostre categorie linguistiche che traduciamo anche male quel che accade intorno a noi (cioé nelle altre specie). In natura le specie a dimorfismo sessuale sono costituite da un individuo più forte ed uno più debole. Non c’è nulla di male in questo, è la natura. Nella specie Homo a cui noi apparteniamo l’individuo più forte è il maschio (inteso come quello che ha il pene), nella Latrodectus mactans (vedova nera) è invece la femmina. Maschio e femmina sono categorie introdotte dall’uomo per indicare i diversi ruoli nell’accoppiamento e nulla più. Poi la nostra capacità di creare concetti astratti (cultura) ha fatto il resto. Purtoppo, e questa è legge di natura non nostra, il più forte ha sempre il sopravvento sul più debole, e questo non soltanto per malvagità ma semplicemente perché, come ha detto qualcuno in questo post, guarda ai propri interessi. Lo stupro invece è faccenda a sé che come tale andrebbe analizzata separatamente.

    Un saluto a tutti e a presto.

  42. md Says:

    Bentornato Luciano! – un’obiezione lapidaria: l’esperimento in quel nido tedesco non aveva nessun requisito per funzionare davvero e produrre risultati, dato che le condizioni andavano estese a tutte le famiglie, alla società ecc.
    I condizionamenti biologici sono certo da tenere in considerazione, ma – come spesso ho discusso e argomentato sul blog – siamo anche una specie che riesce a modificarli, e non perché sia solo teoricamente possibile, ma perché lo è fattualmente e storicamente. Oltretutto non è detto che il “portatore di pene” tra qualche secolo non sia assimilabile fisicamente all’altro sesso – la tendenza della specie umana è proprio quella di una progressiva diminuzione delle differenze in tal senso.
    Ma a prescindere da questo è il “ruolo di genere” che può (e a mio parere deve) essere messo in discussione – naturalmente dipende dai generi e soprattutto dalle persone in carne e ossa che ne fanno parte. D’altra parte tali ruoli, categorie e gabbie identitarie, nell’arco di un secolo (cioè della rivoluzione femminile globale che è solo agli inizi) sono già stati ampiamente messi in discussione e modificati. Sono i costumi sociali, la storia, il livello di coscienza, ecc. a dirlo, non io a sostenerlo.
    Si tratta naturalmente di processi storici di lungo periodo, con corsi e ricorsi…
    Dovevo essere lapidario, ma non ci sono riuscito.
    Un saluto anche a te!

  43. Luciano Says:

    Salve.
    @MD
    Vedi, quando parlavo del relativismo nella determinazione dei rapporti tra sessi parlavo di quello che tu hai affermato. Riscontro però (diciamo che già lo sapevo) una tua eccessiva fiducia nelle nostre (come specie) capacità cognitive. Alla fine il tutto attiene alle categorie del bene e del male (o se vuoi del giusto e ingiusto). Chi ha detto che l’annullamento delle differenze tra sessi sia una cosa giusta? Anzi io credo che questa tendenza di un certo intellettualismo che vuole vederci a tutti i costi soltanto come individui al di là di quelle che sono le caratteristiche proprie di ciascuno che la natura ci ha dato sia (e sia stato in passato) più dannoso che altro.
    Per inciso l’esperimento tedesco era teso a verificare se un’educazione paritaria tra maschi e femmine desse come risultato appunto un livellamento dei ruoli, ma questo ha invece mostrato che gli esseri umani si dirigono naturalmente verso il proprio “ruolo”. E puoi star pur certo che le famiglie di provenienza non erano certo di idee tradizionaliste. Quindi anche le famiglie provvedevano a creare quell’ambiente di test.

    A presto.

  44. md Says:

    @Luciano: interessante replica, cui controreplico a mia volta così:
    non solo credo che concetti come “naturale” o “ruoli”, “genere”, ecc. siano storicamente determinati (se si vuole “relativi”), ma anche “giusto” e “sbagliato”, “bene” e “male” – che “in natura”, cioè in un contesto che prescinde dalla problematizzazione (intellettualizzazione!), dai dubbi e dalle domande tipici della nostra specie, non significherebbero niente. Le categorie etiche sono, appunto, tipiche della relazione e della socialità.
    Constato solo che la relazione tra sessi è, dal mio relativissimo punto di vista, profondamente ingiusta perché storicamente ha creato sfruttamento e gerarchie, repressione e mancanza di libertà e di autodeterminazione.
    Dunque la questione che pongo è: quali possibili trasformazioni affinché tutte e tutti possano esprimere il proprio ruolo specifico in questo mondo, senza che altri decidano per loro?

  45. Luciano Says:

    Salve.
    @MD.
    Interessante domanda.
    Questo è però un problema sociologico. Ovvero, quale classe di interazioni sociali generali contiene come inferenza diretta che ciascuno possa decidere il proprio ruolo? O anche, come posso modificare il concetto di giusto (e di giustizia,ovviamente) affinche esso preveda nella propria specifica applicazione il superamento della divisione in ruoli basata sulla differenza di cromosoma X e Y? Alla fine,però, rimane sempre e comunque la domanda: perché dovrebbe essere giusto? Poi c’è un’altra cosa che mi lascia perplesso, e cioé per quale motivo pensi che “concetti come “naturale” o “ruoli”, “genere”, ecc. siano storicamente determinati”.Io credo che più che la storia questi concetti siano determinati da quella che è stata l’evoluzione della nostra specie per quel che riguarda le nostre capacità cognitive. Voglio dire che l’uomo ha concettualizzato quel che la biologia gli ha dato (temporaneamente) come dato acquisito. Il concetto di normalità (anche se da qualche tempo è al centro di numerose polemiche) viene dal fatto che esiste una certa regolarità nella nostra specie. Ogni uomo nasce con due gambe, due braccia, una testa, etc. etc.Il problema sorge poi dal punto di vista culturale. Se nasci con una gamba di meno non sei normale, nel senso che per quel che riguarda la regolarità strutturale della specie tu ne sei al di fuori. Ma questo non influisce minimamente con le tue qualità morali. Il passo che ha reso indigesto il concetto di normalità, come quello di naturale, è la creazione di una sorta di transitività all’ambito morale per cui una mancanza in un senso si ripercuoteva anche in ambito morale determinando una sorta di gerarchia tra le persone. Da questo poi è derivato anche l’avvitamento linguistico per cui se dici cieco offendi e se dici ipovedente o non-vedente invece no. Quello che manca, e su qu ti do ragione, è il rispetto per il ruolo di ciascuno.

    A presto.

  46. Massimo Says:

    Leggo: 1) non rimanere inchiodata a presunti ruoli fissi e naturali (la biologia, come sosteneva Simone De Beauvoir, non è un destino!)

    Se la biologia non fosse un destino sapremmo come non morire.

    Nel pensiero misandrico la biologia invece *è un destino* a intermittenza. Figlio della tecnocrazia, tale sistema del pensiero deve la sua nascita all’alterazione riproduttiva della pillola, e deve la dichiarazione di superiorità femminile, a uno status quo tecnico in materia riproduttiva. Là dove “la donna dà la vita” (e l’uomo evidentemente no), prende origine proprio da un connotato rigidamente biologico o se preferiamo, naturale.

    La mancata accettazione di questo sistema di idee sessista e realmente acritico da parte degli uomini, è indice della loro intelligenza, non certo della loro inadeguatezza.

  47. Giubizza Says:

    Io mi sento a posto con la coscienza e non deve certo rendere conto a te o ad altri di come sono e cosa faccio.
    Mi sa che si deve farsi curare sei proprio tu.
    Ciao

  48. md Says:

    @Massimo: di fatti il superamento della morte (e dunque della sua fissità biologica) è proprio l’obiettivo che la specie umana va perseguendo. Che poi vi riesca e in quali forme, questo è un altro discorso…

    @Giubizza: scusa ma a chi ti rivolgi? giusto per capire chi dovrebbe eventualmente risponderti (ammesso che, visto il tono con cui sei piombato nella discussione, ne valga davvero la pena…)

  49. Massimo Says:

    @md. Sostenere però che “la donna dà la vita”, si basa su uno status quo tecnico, su una natura, cioè sulla non sostituibilità della donna nella riproduzione, a fronte della possibile sostituibilità maschile. Se la cultura popolare venisse istruita al senso che tu conferisci alla frase della “filosofa” (in realtà il vero filoso era il marito), questo non si dovrebbe dire. Perché parlando di *destino* come *prospettiva* e non come immanenza, sarebbe facilmente prevedibile l’avvento un giorno, di un utero artificiale.
    Il pensiero femminista d’altra parte alterna continuamente posizioni essenzialiste ad altre culturaliste. Sulla sola base del portare acqua al mulino della donna.

  50. md Says:

    Massimo: sul portare acqua… con scarsi risultati finora mi pare.
    Tecnicamente, mi aspetto che in futuro la riproduzione sia del tutto indifferente dal punto di vista della divisione sessuale biologica

  51. Massimo Says:

    Quindi la *guerra al maschio* è un’espressione tecnocratica? Sarebbe importante affermarlo con chiarezza, invece di tergiversare con un’immaginario estetico di ordine uomo-fobico (come la foto che hai scelto per l’articolo).

  52. Massimo Says:

    Leggo: 2) ritenere il fronte che sostiene che tali ruoli non possano essere messi in discussione una mera produzione ideologica.

    Ritengo che anche la teorizzazione di omologazione sessuale risponda a precisi connotati ideologici, in particolare che essa sia l’evidenza di una visione tecnocratica, quindi acritica e supina rispetto alla fattibilità e alla manovrabilità della materia, sostanzialmente antiumanistica.

  53. Massimo Says:

    Leggo: 4) l’inevitabilità del transumanesimo (che è un dato di fatto, visto che è a mio parere la “natura” stessa della specie quella di divenire e trasformarsi perennemente forzando i suoi precedenti limiti biologici).

    Il transumanesimo è la teorizzazione dell’asservimento alla macchina.

  54. Massimo Says:

    Leggo: 5) con l’auspicio in prospettiva del superamento definitivo della divisione di genere: la questione maschile e la questione femminile si risolvono insieme sciogliendo i due fronti in un nuovo assetto antropologico, sociale e culturale che dia centralità solo all’individualità in quanto tale (un’individualità, s’intende, correlata e corresponsabile).

    La *individualità correlata* è una nozione ambigua. Attualmente chi si adegua all’ordine di idee da te esposto non dice la verità. Il *superamento della divisione di genere* è una metafora ingannevole della volontà, ben più profonda e inconscia, di universalizzazione del femminile, che confuta il significato originale dell’affermazione.

  55. Massimo Says:

    Leggo: 6) cioè: troverò pace (utopica e immaginativa) solo quando si profilerà una società nella quale il ruolo e la connotazione del ghénos (sessuale, etnico, razziale, specifico, ecc.) sarà del tutto indifferente.

    L’estetica ne risulterà impoverita e il mondo sarà più giusto e soporifero (per i tuoi sensi) ma anche più brutto.
    La bellezza sta nella diversità. la soppressione semantica di diversità da te (voi) caldeggiata, non può che risolversi in una parallela soppressione pragmatica. State teorizzando un mondo orribile.

  56. Massimo Says:

    Leggo: 7) è allora chiaro che la lotta contro l’apartheid di genere e il patriarcato è una lotta contro tutte le forme discriminatorie e ingiuste emerse nella storia della specie …

    Questa è la parte più ideologica del tuo scritto, dove si legge chiaramente l’inconscio misandrico, spacciato per egualitarismo. L’idea che il male alberghi nello spirito maschile del mondo, fatto di storia e simboli da abolire, oltre che infondata e, appunto, antistorica, confuta di sana pianta ogni principio egualitarista, nonché cozza contro una cronaca fatta di sofferenze e crimini compiuti e commissionati, da tutti.

  57. Massimo Says:

    Leggo: … (anche la reductio duale dei generi deriva da una logica semplificatrice e di guerra) …

    Ma se tu sei il primo a operarla, tale *reductio*. Tutto l’articolo si basa sulla teorizzazione della giustezza della guerra di un genere contro l’altro. Sulla sua necessità. Quella tua è una filosofia truffa.

  58. md Says:

    @Massimo:
    è evidente che ogni mia affermazione è frutto di una connotazione ideologica, il punto è che non tutti la dichiarano apertamente io tendenzialmente sì;
    è altrettanto evidente che, dato quello che scrivi, partiamo da concezioni radicalmente diverse a proposito di ciò che si debba intendere per “guerra”, “machismo”, “umanesimo” e “transumanesimo”, “tecnica”, ecc. ecc.

    Ma mi limito qui a un paio di osservazioni lapidarie;
    in particolare sul fraintendimento radicale che viene fuori al punto 6, a proposito del superamento del ghenos: non intendo affatto profilare una società nella quale le differenze vengono annullate come in una notte nella quale tutte le vacche sono nere, ma nella quale essere come si è non deve cor-rispondere ad una ortodossia. Cioè dico esattamente il contrario di quello che vorresti farmi dire.
    Ciò vale anche per diversi altri punti a proposito di guerra, reductio duale, patriarcato, ecc. che non sono certo mie visioni ideologiche del mondo, ma prodotti storici (e quindi superabili).
    Sulla tua avversione alle macchine non saprei dire, visto che stiamo comunicando attraverso una macchina, ma soprattutto non capisco il nesso con il transumanesimo (a meno che non ci intendiamo nemmeno sull’accezione di questo termine) – ritengo sia proprio la “natura umana” ad essere il divenire di se stessa, e dunque inevitabilmente transeunte, modificabile, perfettibile. Certo, anche questa è una posizione ideologica, non c’è dubbio.
    Ma volermi far dire l’esatto contrario di quel che sostengo, in particolare quando dici:
    “tutto l’articolo si basa sulla teorizzazione della giustezza della guerra di un genere contro l’altro. Sulla sua necessità”
    questa sì che è un’operazione ideologica, visto che la mia è una critica radicale al concetto stesso di polemos, inventato e praticato ahimé prevalentemente da uno dei due generi – nei quali, beninteso, non alberga nessuno spirito del male.
    Si tratta di produzioni storiche, e non di strutture metafisiche o biologiche.

    Però, sono stupito che nemmeno l’ironia (e non certo il tergiversare estetico) dell’icona tu sia riuscito a cogliere!

  59. md Says:

    a proposito: la nozione di “individualità correlata” non è per nulla ambigua, almeno per me è chiarissima, dato che semplicemente non si dà una individualità che non lo sia – l’individuo è sempre un prodotto sociale ed è sempre frutto di una correlazione (geni+ambiente+ghenos+cultura+famiglia+società+classe sociale+caso ecc.ecc.).

  60. md Says:

    E mi tocca ritornare sulla nozione di “diversità”, che francamente non so come tu possa utilizzare per criticare proprio coloro (a partire dalle pensatrici della “differenza”, alcune delle quali ritengono giustamente più fruttuoso il concetto di “diversità”) che si battono strenuamente affinché il mondo divenga meno orribile e omologato…

  61. Massimo Says:

    Il femminismo della differenza è un altro inganno linguistico. La loro concezione di differenza significa: superiorità femminile.
    La continua cinquantennale azione di male-bashing confuta radicalmente l’idea che il concetto di polemos sia maschile, anzi, a quanto pare l’allieva ha ben superato il maestro.
    La Questione Maschile non consiste in quello di cui parli, non è una incapacità (ancora svalorizzante) del maschile ad adeguarsi a una nuova antropologia, bensì la rivolta verso una truffa egualitarista che altro non è che la maschera dell’odio nei confrotni degli uomini.
    Un criminale elegante e dai modi gentili.
    Chi si occupa di Questione Maschile parte da posizioni opposte alle tue. Vedi per esempio Rino Della Vecchia e la sua associazione (www.uomini3000.it).
    La misandria, termine curiosamente sconosciuto ai più, è ben più diffusa della misoginia, eppure nessuno, te compreso, ne parla.
    Il donnismo e lo sciovinismo femminile sono il vero cancro dell’egualitarismo moderno. E’ il fenomeno che detta l’impossibilità di adesione di molti e secondo il mio modesto parere, la crisi stessa della sinistra.

  62. Massimo Says:

    Ad oggi la tecnica non consente l’eliminazione dei sessi ma “voi”, più realisti del re, volete anticipare i tempi e operate un superamento consistente nel tentativo, moralmente violentissimo, di universalizzazione del femminile.

  63. Massimo Says:

    Leggo: Ciò vale anche per diversi altri punti a proposito di guerra, reductio duale, patriarcato, ecc. che non sono certo mie visioni ideologiche del mondo, ma prodotti storici (e quindi superabili).

    L’ideologia consiste nell’isolamento chirurgico dei “prodotti storici” funzionali al proprio fine.
    Come per esempio la nozione stessa di patriarcato e la sua qualificazione unilateralmente negativa.

  64. Massimo Says:

    Se la guerra è superabile, non è eliminando il maschile che ci si riesce. Sulla base di un’equazione *ideologica* e sessista maschile = guerra.
    Ecco l’interpretazione storica fallace, la mezza messa, il femminismo cancerogeno che omette le ragioni della guerra, i beneficiari, i mandanti e chi ha pagato il prezzo in vite umane più alto.

    Il femminile non contiene in sé alcuna saggezza capace di superare la logica di guerra, perché il femminile è storicamente il mandante.

    Non contiene nemmeno il lenimento del principio di lealtà. E questo è stato scritto nero su bianco dalle stesse femministe.

  65. md Says:

    @Massimo
    temo che la tua “teoria” faccia leggermente a pugni con la “prassi” che quotidianamente vede sul fronte delle vittime della guerra un buon numero di donne, mentre di uomini francamente pochi, anzi pressoché nessuno – certo, si può beatamente continuare, come fai tu, a far finta che la “questione maschile” non esista, eppure mi sa che, viste certe reazioni dei maschietti al mio post, c’ho proprio beccato…

  66. md Says:

    Leggo:
    “L’ideologia consiste nell’isolamento chirurgico dei “prodotti storici” funzionali al proprio fine.”
    Appunto!

    Leggo:
    “Come per esempio la nozione stessa di patriarcato e la sua qualificazione unilateralmente negativa”.
    Non è forse chiedere troppo che le donne ne facciano una lettura (unilateralmente o non) positiva, quando la stragrande maggioranza degli uomini non ne fa nessuna lettura, perché ne è depositaria?

    Partire da sé e dalle strutture nelle quali ci si trova immersi, questo è l’unico antidoto critico efficace alla cecità ideologica.

  67. md Says:

    a proposito, giusto per curiosità ho dato un occhio a http://www.uomini3000.it: ebbene, sto ancora rotolandomi dalle risate, e t’assicuro che si trattava di una sana profonda risata maschile…

  68. md Says:

    Ri-leggo meglio:

    “Se la guerra è superabile, non è eliminando il maschile che ci si riesce. Sulla base di un’equazione *ideologica* e sessista maschile = guerra.
    Ecco l’interpretazione storica fallace, la mezza messa, il femminismo cancerogeno che omette le ragioni della guerra, i beneficiari, i mandanti e chi ha pagato il prezzo in vite umane più alto.

    Il femminile non contiene in sé alcuna saggezza capace di superare la logica di guerra, perché il femminile è storicamente il mandante”.

    Ma ti rendi conto di quel che scrivi? Sei davvero in buona fede?

  69. Massimo Says:

    Io mi rendo perfettamente conto di ciò che scrivo e anche di ciò che leggo, e non mi fa ridere per niente. Mi fa piangere.
    Essere contro la *lettura unilateralmente negativa del maschile*, non significa chiedere alle donne di averne una unilateralmente positiva.

    Nella seconda guerra mondiale una intera generazione di donne inglesi è stata preparata a scuola all’idea che non avrebbero avuto uomini, un’intera generazione di uomini inglesi non è mai tornata dal fronte.

    Tempo fa una giornalista sosteneva che le inglesi non hanno mai *avuto rimpianti*, per i “loro” uomini.

    Questa è la vigliacca realtà della narrazione femminista.

  70. Massimo Says:

    E comunque la Questione Maschile esiste, ma non è quella da te descritta.
    Se non altro in termini cronologici, l’abbiamo coniata sul fronte intellettuale mascolinista; ha significati opposti a quelli da te descritti.

  71. Massimo Says:

    Leggo: temo che la tua “teoria” faccia leggermente a pugni con la “prassi” che quotidianamente vede sul fronte delle vittime della guerra un buon numero di donne, mentre di uomini francamente pochi, anzi pressoché nessuno.

    E’ palesemente falso quello che dici. non solo le vittime di guerra ma le vittime di violenza in generale, vedono uomo e donna in un rapporto di quattro a uno.

  72. Massimo Says:

    Nel campo degli infortuni mortali sul lavoro il rapporto sale a nove contro uno.

  73. Massimo Says:

    E francamente mi stupisce il fatto che tu non lo sapessi.

  74. md Says:

    Desumi un po’ troppe cose, e ne ometti altrettante.
    Incidenti domestici, stupri, botte, omicidi, ecc.ecc.
    Leggiti un po’ di statistiche (quelle del ministero dell’interno, non delle streghe femministe).
    E non mi pare che guerra, sistema di fabbrica, sistemi totalitari e quant’altro possano essere attribuiti al matriarcato.

    La liberazione, ad ogni modo, è una liberazione integrale che attraversa i generi, le classi, gli individui.

    Ma evidentemente stiamo parlando di due pianeti diversi, quindi direi che è meglio piantarla qui, per quel che mi riguarda ho altro di cui occuparmi.

  75. LUTHER Says:

    Ok MD concordo pienamente con te…in fondo sono un tuo “tifoso”…dal “basso” della mia sapienza non posso far altro che ricordare una frase di Lorenz:
    “Essere donna è terribilmente difficile perché consiste soprattutto nell’avere a che fare con gli uomini”
    Saluti

  76. Massimo Says:

    Per parlare come fai tu dei rapporti uomo-donna si dovrebbe essere a conoscenza del fenomeno che tu dimostri di conoscere solo per luoghi comuni. Tipico in queste discussioni quando ci si appella alle Istituzioni e ai loro dati, rifiutandosi di accettare dati scientificamente sviluppati e preferendo quelli “politici”. Come se le femministe stessero ancora in piazza e non piuttosto nelle stanze dei bottoni, com’è il Min. Pari Opportunità che sviluppa inchieste orientate e artatamente manipolate per dimostrare una tesi antimaschile precostituita. O come fanno le Organizzazioni Non Elette come l’ONU, che affidano le ricerche a organizzazioni di matrice femminista o filo-femminista. Un movimento mondiale contro il maschio che ormai smuove centinaia di milioni di euro.
    Ma voi fate finta di niente e vi fate il tifo.
    Fate pure, ma evitate di sparare stupidaggini e mettervi sulla bocca paroloni come “Questione Maschile” se non sapete nulla del fenomeno.

    Siete indottrinati dalla propaganda fatta dalle stesse istituzioni, contro il padre, contro il sesso maschile.

    Maschio-fobia spacciata per diritto.

    Lasciate perdere che siete in un vicolo cieco.

  77. Massimo Says:

    “Essere donna è terribilmente difficile perché consiste soprattutto nell’avere a che fare con gli uomini”

    … e voi su queste boutade avete costruito certezze. Povero mondo.

  78. La questione maschile bis « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] a dir poco irritate (e in qualche caso francamente ridicole) di alcuni maschietti al mio precedente post sull’argomento, rilancio con la proposizione di un video che da tempo circola in rete, e che […]

  79. Peppe Says:

    Sono verametne disgustato e nauseato da cotanta scemenza!

  80. Peppe Says:

    Però in effetti viene da chiedermi cosa si cela dietro tutto questo astio verso il mondo cd “maschile”. Un astio veramente sospetto…

    Comunque per correttezza io toglierei la dicitura “blog filosofico” perché io qui di filosofia, almeno quella che si rispetti, ne vedo ben poca.

  81. Peppe Says:

    Quando sento parlare di cose tipo “potere maschile” mi chiedo dove avranno la testa coloro che ne parlano.
    Ma quanti uomini hanno il potere? Ma costoro sanno che la quasi totalità dei senza tetto sono maschi? Costoro sanno che i lavori più pericolosi, faticosi e rischiosi oggi, come ieri, sono svolti dagli uomini? Costoro sanno che la quasi totalità degli uomini è gente che tira avanti a campare? È come dire che in America comandano i bianchi. Si ma quali bianchi se la quasi totalità di loro è povera gente?
    Ma prima di fare certe profusioni di parole astruse si è sicuri che il cervello sia sintonizzato?
    E non usciamocene con cacciate tipo “chi non ha questo e quello lo vorrebbe, aspira…” per favore, nessuno sa cosa gira nella testa degli uomini.

    Tornando sul pianeta Terra e parlando di cose concrete, io posso dire che dalle mie parti c’è un alto tasso di disoccupazione (soprattutto maschile), conosco una marea di ragazzi di sesso maschile disoccupati, sottoccupati, precari, che si arrangiano a fare lavori prolungati e pesanti in cambio di quattro soldi. Eppure quando entro in un negozio trovo che la maggior parte dei commessi sono femmine, negli uffici pubblici sono ormai quasi tutte donne. E non sono neanche tanto in gamba poi: c’è la commessa della libreria che non sa manco cos’è un colophon, l’impiegata delle poste che blocca un intero ufficio perché si è bloccata la rotellina del mouse, l’addetta a uno sportello che non sa come si stampa un documento. E pensare che io quando faccio un colloquio di lavoro mi fanno il terzo grado in tutti i campi attinenti la mansione da ricoprire…
    Si è vero che i lavoratori maschi non è che siano tutti dei geni, però però io una dose in più di serietà e competenza, ma soprattutto di buona volontà, ce la vedo rispetto alle colleghe femmine. Ma questa è una mia impressione personale. E poi non è questa la cosa principale che vorrei dire.

    La questione è che negli ultimi anni si è finito di combattere un vero o presunto razzismo, un vero o presunto sessismo, una vera o presunta omofobia e vere o presunte discriminazioni e si è finiti col promuovere atteggiamenti di favoreggiamento verso quelle categorie di persone che si ritenevano a torto o a ragione svantaggiate. Questo ha fatto si che si creasse un atteggiamento diffuso di razzismo inverso che paradossalmente (ma anche comprensibilmente però) alimenta il razzismo “classico” (laddove magari c’è davvero) anziché contrastarlo. Basti pensare alla diffusa misandria, per esempio…

    In ogni caso i cambiamenti che qui si vogliono evidenziare non sono dovuti alle donne, le quali per la gran parte non saprebbero manco di cosa si sta parlando, ma all’evoluzione del mondo.
    Non parliamo di rivoluzione però, questa è cosa ben più seria e radicale di molte delle manifestazioni tardo capitalistiche qui sopra elencate.

    Per quanto riguarda i ruoli di genere, si è detto agli uomini di “rinunciarvi” (ma chi li vuole?) ma quando lo si dirà alle donne? No perché mi pare che quando fa loro comodo ci sono attaccatissime…

  82. md Says:

    @Peppe: non ho mai pensato che la questione dei rapporti di genere possa essere scissa da quella di razza, di classe, ecc. La rivoluzione o riguarda tutti gli assetti sociali e tutti i nodi del potere, o non è.
    Forse bisognerebbe avere l’accortezza di leggere meglio quel che uno scrive. Ai punti 5, 6 e 7 del mio post sostengo:

    “5) con l’auspicio in prospettiva del superamento definitivo della divisione di genere: la questione maschile e la questione femminile si risolvono insieme sciogliendo i due fronti in un nuovo assetto antropologico, sociale e culturale che dia centralità solo all’individualità in quanto tale (un’individualità, s’intende, correlata e corresponsabile);
    6) cioè: troverò pace (utopica e immaginativa) solo quando si profilerà una società nella quale il ruolo e la connotazione del ghénos (sessuale, etnico, razziale, specifico, ecc.) sarà del tutto indifferente;
    7) è allora chiaro che la lotta contro l’apartheid di genere e il patriarcato è una lotta contro tutte le forme discriminatorie e ingiuste emerse nella storia della specie – e dunque storicamente determinate e dunque storicamente superabili: il toglimento della misoginia è insieme il toglimento del machismo, dell’omofobia, del razzismo, del suprematismo, dell’etnocentrismo, dell’antropocentrismo, dello specismo, ecc. ecc. Destrutturare tutti questi centri comporta destrutturare i linguaggi, i simboli e la materialità attraverso cui il potere viene esercitato: i maschi (o i bianchi o gli occidentali o i borghesi…) sono potenti perché sono proprietari (di beni, di corpi, di simboli) e i non-proprietari desiderano a loro volta essere potenti, materialmente e sessualmente, ed emulare tali forme di dominio (il ducetto italiano docet)”.

    E’ poi del tutto indifferente che in tali modelli di potere si riconoscano i maschi o le femmine, i bianchi o i neri, gli etero o gli omosessuali: noto a tal proposito con disappunto che un numero crescente di ragazze adolescenti, tanto per fare un esempio, ha assorbito in toto comportamenti e modalità relazionali tipiche dei maschi dominatori d’altri tempi.

  83. Luciano Says:

    Salve.
    La questione vera caro MD non è quella della questione maschile. Quella che tu fai (ed è perfettamente lecito) è una critica al potere che necessariamente si esplica e attua in una netta divisione tra chi lo detiene e chi invece ne è privo. Ovvero, come rilevavo in precedenza, la ormai millenaria questione tra nomos e physis. Ho usato queste due parole (anche forzandone se vuoi il significato) per intendere ciò che è patrimonio della nostra biologia e ciò che abbiamo creato come prodotto della nostra evoluzione, la cultura. Ho sostenuto più volte che la cultura è il nostro modo di essere animali. Il nostro problema, come specie, è quello di pensare che indossare dei vesti e mangiare con le posate faccia di noi qualcosa di diverso dagli animali. Purtroppo questo non è vero. E noi sulla base di questa pretesa stiamo distruggendo il pianeta, abbiamo annientato numerosi ecosistemi, forzato l’estinzione di non si sa quante altre specie e tra non molto provocheremo anche la nostra estinzione se non la smettiamo di tagliare il ramo su cui siamo seduti. Detto questo, vorrei che fosse evidente che sperare di superare il concetto di gerarchia è semplicemente utopico. In qualunque ambiente dopo un transiente più o meno lungo ma sempre finito, si determinano i ruoli dell’individuo dominante e dei gregari. E questo è parzialmente slegato dalla differenza sessuale. Quando le caratteristiche necessarie per emergere sono puramente fisiche, allora è il maschio a prevalere, in altri contesti può essere l’uno o l’altro dei sessi, in altri ancora è la femmina. Il problema della prevaricazione che c’è stata, e per alcuni versi ancora c’è, dell’uomo sulla donna deriva dal mancato riconoscimento che noi siamo due facce della stessa medaglia, che l’intelligenza della specie è mediamente equidistribuita tra tutti gli elementi della specie (non maschio intelligente e femmina deficiente) e dal fatto che sin dall’inizio della nostra storia (si parla di 5 milioni di anni) le caratteristiche necessarie alla sopravvivenza sono state prettamente fisiche. Questo ha fatto sì che sedimentasse questo tipo di atteggiamento. A mano a mano che la nostra cultura ci ha permesso di affrancarci dalle caratteristiche fisiche il problema è divenuto sempre più evidente. Io ho capito che tu vorresti una società in cui non si dice che la differenza tra i sessi non esiste, ma semplicemente che essa sia indifferente allo sviluppo di ogni nostra interazione tra individui. E però il rischio della spersonalizzazione esiste. Al di là dell’ambiente educativo in cui vengo cresciuto, ci sono aspetti di me che derivano dal fatto che io sono maschio e soprattutto che sono un animale maschio e come tale portato a interagire con il mondo circostante in maniera a questo collegata. Le altre diseguaglianze, se esci dalla critica al potere tout court che tu fai, con la divisione maschio – femmina c’entrano poco. Posso pensare che uomini e donne hanno stessi diritti e doveri ma al contempo che non tutte le razze (che è bene ribadire NON esistono) siano eguali, etc,etc.

    A presto.

  84. md Says:

    @Luciano:
    Tu dici: “Sperare di superare il concetto di gerarchia è semplicemente utopico”. Sì certo, ma tra le caratteristiche della specie c’è anche quella di sognare, immaginare, pro-gettare altre modalità di essere e di convivere.
    Poiché il nostro modo di essere animali, come anche tu sottolinei, è quello di creare sistemi culturali (cioè modalità variabili di essere al mondo, e dunque anche in grado di superare entro una certa misura l’invariante biologico), non vedo perché non si possa pensare di abbattere le gerarchie. Dopotutto, piaccia o non piaccia, si sta andando verso società dove le differenze sessuali (anche da un punto di vista fisico) sono sempre meno marcate, e le modalità riproduttive sempre meno “naturali”.

    Sulla questione della “individualità” e del rischio di spersonalizzazione che tu paventi, vorrei poter pensare che la ricchezza “spirituale” e la diversificazione individuale non dipendano soltanto da strutture quali i geni, la cultura o l’etnia di provenienza (certo che le razze non esistono, hai fatto bene a ricordarlo!), la lingua, l’educazione o il fatto di essere maschio o femmina o dall’avere determinati gusti sessuali, ma da tutte queste insieme a molte altre variabili, e soprattutto dalle modalità piuttosto indeterminate e casuali con cui tutte si mescolano e si compongono.
    Insomma, più siamo pre-determinati più si corre il rischio di essere degli individui “poveri di spirito”. Che non significa desiderare un’assenza di strutture o degli individui destrutturati (cosa forse impossibile), ma avere una maggiore coscienza di “quel che si è” e di ” quel che si può essere”.

    Sulla nostra distruttività in quanto specie, sai bene quanto condivido il tuo allarme, e a tal proposito sto scrivendo un post (anche se partendo da un punto di vista piuttosto astratto e teorico) sull’argomento.

  85. Golan Says:

    E’ vero che la specie umana si caratterizza per la sua trasformabilità, ma sarebbe opportuno andarci piano con certe cose, tipo il cd “transumanesimo” e via dicendo, però.

  86. Terzo lunedì: la “madre” di tutte le decolonizzazioni | La Botte di Diogene - blog filosofico Says:

    […] Infine: la questione maschile… Autocoscienza, ricontrattazione, liberazione di uomini e donne (o meglio di tutti i soggetti […]

I commenti sono chiusi.


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