Ronda su ronda

isolaonda

Nella mia consueta selezione bibliotecaria dei libri per ragazzi più interessanti dell’anno precedente, ho avuto la fortuna di intercettare e presentare (e spero utilizzare largamente in futuro) due libri molto particolari, sia per i loro contenuti – specie in termini grafici – che per l’alto significato simbolico che rivestono in questo periodo a dir poco oscuro della nostra storia.

Parto dal primo, L’isola, di Armin Greder, tradotto da Alessandro Baricco, edito da Orecchio Acerbo. Come recita il sottotitolo, è “una storia di tutti i giorni” nella quale ci viene narrato di un naufrago che approda ad un’isola, tramite una zattera di fortuna. Qui viene raccolto (non accolto), grazie all’intermediazione di un pescatore. Lo straniero passa così attraverso il più classico dei calvari: prima recluso in una stalla maleodorante, poi messo ai lavori forzati e infine cacciato senza pietà. Quel che però colpisce di più in questo libro è la tecnica illustrativa, di un impatto che trovo inquietante e, a tratti, sconvolgente: lo straniero viene rappresentato nella sua nudità (l’inerme, la nuda vita); spesso sono i forconi imbracciati da poderosi omaccioni a indicargli il suo destino; la paura suscitata dall’estraneo viene rappresentata attraverso volti deformati dal terrore; infine, l’isola diventa una fortezza dai muri altissimi e insormontabili, dove persino i gabbiani e i cormorani vengono trafitti affinché nessuno possa rilevarne l’esistenza dall’esterno. E di fatti i colori delle tavole sono scuri, cupi, desolanti, così come cupo e desolante è lo stato d’animo degli abitanti, ossessionati dall’altro al punto da immunizzarsi con il risultato di espungere da sé la vita, rendendola grigia ed esangue.
Un libro crudo e spietato, troppo duro, si dirà, per dei ragazzi (anche se spesso si dimentica che la tradizione fiabesca è piuttosto orrorifica). Ma d’altra parte perché nascondere loro una realtà che lo è ancor di più?

***

Veniamo al secondo, molto più arioso e poetico, apparentemente di tutt’altro genere, in realtà contiguo per alcuni temi col primo: L’onda, dell’illustratrice coreana Suzy Lee, edito da Corraini.

Si tratta di un silent book, come dicono gli inglesi con un’espressione che a me piace molto e che non trova un corrispondente nella nostra lingua, un libro cioè che racconta una storia solo attraverso le illustrazioni. La protagonista è una bambina che, forse per la prima volta , si trova da sola di fronte al mare. In un primo momento i due soggetti sono ben confinati l’uno nella pagina di sinistra, l’altro nella pagina di destra. Poi la bambina varca il confine, attraversa la soglia, supera la sua paura, e prova a far esperienza di quel che sta dall’altra parte. Senonché una grande onda sorge e la travolge (a quel punto le due pagine vengono interamente sommerse dagli schizzi azzurri). La ritroviamo però subito dopo, bagnata da capo a piedi, mentre si guarda attorno e scopre che l’onda le ha lasciato un dono: un’intera collezione di conchiglie e stelle marine. L’autrice ha molto ben caratterizzato le espressioni della bambina, che si susseguono in un caleidoscopio emozionale che va dalla paura alla sorpresa, dall’ansia alla perplessità, con alcuni momenti di sicumera che si spingono fino alla spavalderia e alla sfida.
Ho avuto la fortuna di presentare questo libro qualche giorno fa a due gruppi di bambini di 8-9 anni. Io mi sono limitato a mostrarlo, sfogliando lentamente le pagine: tutte le cose che ho brevemente esposte qui sono state colte, comprese ed apprezzate con grande attenzione e competenza semiotica e linguistica. Evidentemente si tratta di bambini che non vivono ancora sull’isola. Forse ancora per poco. Ma è bene che qualche storia un po’ diversa dalla marea omologante che presto li sommergerà dia loro almeno un’opportunità.

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5 Risposte to “Ronda su ronda”

  1. anna Says:

    Mentre leggevo mi è apparsa davanti agli occhi la foto su la Repubblica di oggi: “le mani che pregano e quelle che respingono. Quei guanti di lattice, che servono a non toccare l’orrore, sono come il nostro pensiero, come i nostri ragionamenti sull’immigrazione-sì e l’immigrazione-no…” Poi ho visto bambini giocare in riva al mare, correre incontro alle onde e lasciarsi rincorrere felici. Ho visto bambini cadere travolti da un’onda, piangere spaventati, seduti a riva a guardare da lontano quelle onde che avevano trasformato la gioia del ‘correre incontro’, la meraviglia di quel contatto in tristezza. Ho visto alcuni di loro rialzarsi, muovere qualche passo incerto verso un’altra onda e ridere di nuovo. Ne ho visti altri sulla spiaggia a costruire castelli di sabbia e altri ancora sotto gli ombrelloni, al sicuro, lontano dalle onde. Li ho visti poi costruire castelli di mattoni con mura sempre più alte e spesse, uccidere gabbiani, cormorani e tutto ciò che ricordava loro il volo, il correre leggero e innocente verso le onde. Alcuni sono ancora in riva al mare, cadono, si rialzano e ci riprovano. Forse i loro genitori non li hanno presi in braccio e portati al ‘sicuro’ tra quelle file di ombrelloni tutti uguali, sono rimasti accanto a loro a giocare con le onde, a raccogliere le conchiglie e le stelle marine o a raccontare loro di incontri con altre onde.

  2. md Says:

    Felice sintesi, Anna!

  3. anna Says:

    Ho visto anche castelli abbandonati e persone in viaggio verso nuove spiagge e nuove onde. Le persone cambiano

  4. betti Says:

    Grazie per i consigli letterari.
    Il primo libro credo dovrebbero leggerlo tutti, grandi e bambini. Lo cercherò e lo consiglierò anche a mio fratello che, pur essendo ancora un bambino, potrà mettere da parte per un pò i libri di Roald Dahl e avventurarsi in una lettura fin troppo realistica e assumere un nuovo punto di vista, quello dello “straniero”.
    Il silent-book “L’onda” è una magnifica metafora della vita. Non vedo l’ora di “leggerlo” e farlo “leggere”.
    Ciao!

  5. md Says:

    E’ un piacere betti!
    Però, ti prego, lascia che il tuo fratellino continui a leggere Roald Dahl, nei cui libri, oltretutto, c’è sempre quella diffidenza nei confronti del mondo preconfezionato degli adulti che non può che fargli bene. E poi, è già un miracolo che non legga solo Stilton…
    Un saluto!

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