Ponti ermeneutici

ponteNella pagina culturale de La Repubblica di oggi, viene pubblicato un ampio stralcio di un testo inedito di Franco Volpi, pronunciato pochi giorni prima della tragica morte, nel corso di un seminario organizzato da Laterza – testo che può essere letto integralmente sul sito della casa editrice, e che inserisco volentieri tra i Materiali del blog.

Può essere ritenuto un testo un po’ specialistico, dato che si occupa di traduzione, in particolare della traduzione di opere filosofiche. In realtà non lo è, poiché molto sottilmente Volpi fa della “traduzione” la cifra stessa dell’esistenza: “tradurre è qualcosa che pervade tutto il nostro stare nel mondo, nella storia, in un linguaggio“; così come d’altro canto l’intraducibilità è propriamente la “finitezza” del nostro stare nel mondo.

Il linguaggio, i linguaggi e le loro intermediazioni sono ponti verso l’altro – sembra suggerirci Volpi – ma possono anche essere barriere erette contro l’altro. E persino barriere erette dentro di noi. La fatica dell’esistere – e del tradurre – sta tutta nel tendere verso l’origine (l’originale) delle cose: un testo, una voce, un suono, un affetto, e nel non riuscire mai a catturarlo integralmente.

Il valore della traduzione.pdf

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

3 pensieri riguardo “Ponti ermeneutici”

  1. Si, un grande Volpi!
    Proprio qualche ora fa ho pubblicato sul mio blog uno scritto sui luoghi comuni, su quei modi di etichettare la gente che spesso rompe i ponti per arrivare a comprendere le ragioni dell’altro.
    Un saluto!

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