Pensieri obliati

magritte-memoria

Uno dei motivi, tra gli altri, che mi hanno indotto ad aprire questo blog, risiede forse in un colloquio che ebbi con una mia amica filosofa alcuni anni fa, e che è riemerso dall’oblio solo l’altra mattina durante una corsa nei boschi. Dissi a quella mia amica che avevo pensato tre cose, e che ero molto soddisfatto di quei tre pensieri, perché li avevo elaborati e sistemati piuttosto bene. Cotti a puntino. Solo che: il primo lo avevo dimenticato; il secondo avevo deciso scientemente di distruggerlo (cosa piuttosto impossibile, immagino); mentre il terzo lo avevo riportato su qualche foglietto volante, che naturalmente si era poi perduto. Morale: di quella fatica teoretica non era rimasto nulla. Siccome io vantavo questo (non) risultato come proficuo e filosoficissimo, la mia amica, dopo un breve quanto imperscrutabile silenzio, mi aveva risposto senza peli sulla lingua, dandomi dello scemo.
Ora, a distanza di anni, non saprei proprio dire quali fossero quei pensieri, né tantomeno se avevano davvero una qualche importanza (per me, non certo per l’umanità). Del resto, se erano importanti si saranno riversati in qualche altro rivolo della mente; se non lo erano, tanto meglio averli dimenticati. Eppure – se è vero come dice Hegel che è ben più pregnante il processo del risultato – averne traccia sarebbe stato quanto meno utile. Ma tant’è.

E visto che oggi si gioca con la memoria e l’oblio, ne approfitto come faccio sempre ogni anno, per ricordare e brindare al 14 luglio e a quel che tale data ha significato e che forse oggi significa un po’ meno: come certe parole fruste e vacue (vacue perché fruste) – libertè, egalité, fraternité – parole di cui però, gira e rigira, si finisce sempre per parlare…

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19 Risposte to “Pensieri obliati”

  1. Umberto Says:

    Cacchio, è vero! Viva la rivoluzione!!

    Scherzi a parte, c’è una parola ben precisa che secondo me indica quel fenomeno per cui di quei tre pensieri è rimasto poco o nulla per svariate ragioni: lapsus.

  2. Vincenzo Cucinotta Says:

    In verità, separerei nettamente la fraternità dall’uguaglianza e dalla libertà. La fraternità è una parola messa nell’oblio, o quanto meno affidata ai cristiani, che ci dice fratelli in Cristo. Secondo me, c’è molto di più nella parola “fraternità”, anzi c’è tutto quello che ci serve in politica.

    Discorso quindi nettamente diverso per gli altri due termini, essi sì frusti e conseguentemente vacui. E pensare che è da secoli che versiamo metri cubi di sangue in nome loro! Sarà finalmente ora di cambiare passo? Se dobbiamo dividerci, dividiamoci su cose chiare e ben più concrete di un’impossibile uguaglianza e di un vago e intrinsecamente ambiguo concetto di libertà!

  3. luther Says:

    Questa data mi riporta alla mente una canzone della Nuova Compagnia di Canto Popolare

    …’E purtajemo ‘mparaviso
    quanno passajeno ‘e Francise,
    liberté egalité
    tout le monde il faut changer…
    Uno doje e tre
    votta ‘o tuocco e jesce a te
    ce sta sempe chi se fotte
    e tutt”a vita resta sotto…

    Traduco:
    Li portammo in Paradiso
    quando passarono i francesi,
    liberta’ uguaglianza
    bisogna cambiare tutto il mondo…
    Uno due e tre
    fa la conta ed esce a te
    ci sta sempre chi si fotte
    e tutta la vita resta sotto…

    saluti

  4. AndreaCati Says:

    Alla fine delle tue parole mi è balzata in mente questa citazione:
    “Solo la mano che cancella può scrivere il vero” di M. Eckhart

  5. anna Says:

    Ho immaginato la scena: mi sembrava di sentire il tuo entusiasmo per quel risultato proficuo e ‘filosoficissimo’, la spontaneità e la sincerità nel raccontarlo alla tua amica, la sua esclamazione “ma sei scemo!” e sono scoppiata a ridere. Grazie ancora, md. Credo che sia il processo che il risultato si siano riversati in qualche altro rivolo della mente. Cin cin

  6. md Says:

    Sì Anna, anche a me è venuto da ridere ricordando la scena!

    @Andrea: grandissimo Eckart, così come Silesius – da rileggere e rimeditare…

    @luther, ho una raccolta della Nuova Compagnia, magari c’è anche quella canzone

    @Vincenzo: discorso lungo, ma non mancherà occasione per riprenderlo

    @Umberto: lapsus? mah, sono così lontano dalla prospettiva psicoanalitica

    Ecco, ho risposto a tutti/e, anche se in ordine inverso.
    Prosit!

  7. Umberto Says:

    Un filosofo lontano dalla prospettiva psicoanalitica? Sono un po’ perplesso – che ne facciamo dell’inconscio, lo mettiamo da parte?

  8. md Says:

    @Umberto: no che non lo mettiamo da parte, ma nemmeno al centro dell’universo come per un certo periodo si è impropriamente fatto; oltretutto sul funzionamento della memoria trovo molto più interessante la prospettiva neuroscientifica – basta, anche qui, evitare di ripetere lo stesso errore e di “ridurre” ogni cosa una volta all’inconscio, un’altra al dna, un’altra ancora all’educazione o alla categoria a la page in quel momento…

  9. Umberto Says:

    L’uso di quell’ “impropriamente” suppongo sia dettato da una tua particolare e personale visione. Beh esistono modi più espliciti, ed anche più onesti per dire che non sei d’accordo, anzichè girarci attorno lungo tutto il commento dicendo che ti piace di più quell’altra cosa e che poi è sempre un problema che ci si attacca a un feticcio e si cerca di interpretare ogni cosa dello scibile in nome di quel feticcio.
    Per esempio si sarebbe potuto scrivere: “secondo me l’inconscio non ha tutta questa importanza cui venne attribuita da tizio caio e sempronio, e lo dico per questo questo e quest’altro motivo [una qualche motivazione sarebbe anche gradita in effetti]”.
    Non ti pare meglio una risposta di questo tipo?
    Troppa pruderiè forse? Ma si parli apertamente, una buona volta nella vita!
    Cerchiamo di non minimizzare e anestetizzare le questioni come si fa sempre a sto giro nell’italietta conformista. Non mi pare di vedere molta differenza fra i modi con cui il politicante di turno sminuisce i problemi che affliggono la comunità, e gli argomenti qualunquisti con cui si glissa sulla realtà o importanza dell’inconscio.

    Ma forse questo modo di fare non è dovuto al qualunquismo; è il solito trito e ritrito relativismo: che altro non è a parere mio che qualunquismo delle idee, per cui una vale l’altra a seconda delle esigenze: l’acqua di Talete può farmi comodo oggi, domani la neuroscienza, dopodomani perchè no potrebbe farmi comodo anche l’inconscio!
    Ma è questa roba qui la filosofia?
    Tutto questo cumulo di pensiero, per poi giungere alla conclusione che “uno vale l’altro”, dipende dall’umore del giorno? Che tristezza.
    E l’indagine interiore? Il conosci te stesso? Oh, lo diceva l’oracolo, e lo ripeteva Socrate.. Indagine interiore si diceva? Beh me la faccio io da me, a mio personale uso e consumo, come la legge morale..

    Per la cronaca: quale sarebbe poi questo periodo in cui l’inconscio era al centro dell’universo? E quand’è che il trend ha cominciato a perdere in visibilità internazionale, e per quali motivi? Quale altra moda intellettuale, divertissement snobista, l’ha soppiantato?

  10. md Says:

    @Umberto: non capisco proprio il senso di questo tuo intervento, che oltretutto non c’entrava un bel niente con il mio post.
    Non è che ogni volta mi devo mettere a discutere dell’universo-mondo.
    Per lo meno io – e questo blog – non funzionano così.
    Oltretutto io parlo SEMPRE apertamente – ma magari, chissà, l’inconscio ogni tanto ci si mette in mezzo e agita un po’ le acque…

  11. Umberto Says:

    Perchè scusa, forse non ho capito io, qual’era il senso del tuo post? Le ultime sei righe sulla rivoluzione francese? E allora tutta quella parte prima che ci sta a fare?

  12. md Says:

    Forse bisognerebbe chiederlo all’inconscio…

  13. Umberto Says:

    Ah ma per quanto mi riguarda l’inconscio ha già parlato, solo che il conscio come al solito fa orecchie da mercante

  14. md Says:

    @Umberto: a parte il fatto che l’inconscio per definizione non parla, qui non si minimizza e non si anestetizza proprio un bel niente (forse non hai frequentato a sufficienza questo blog, né tantomeno il sottoscritto per rendertene conto);
    che poi tu dalla mia affermazione sull’essere lontano dalla prospettiva psicoanalitica (ma meglio sarebbe coniugarla al plurale) abbia voluto arguire chissà quali mie opinioni sull’inconscio, sul relativismo, su Socrate e – di nuovo – sull’universo-mondo, per quanto uno sia libero di fare e di dire quel che gli pare, dovrebbe però ricordarsi che il troppo arguire comporta talvolta un monologare fuori misura.
    La moda di cui parlavo stava nei discorsi comuni – tu credo non lo possa ricordare per questioni anagrafiche, ma un tempo tutti erano marxisti e tutti erano freudiani (in quel “tutti” ci stavano naturalmente gli intellettuali o presunti tali, gli insegnanti, i giornalisti, gli artisti, gli studenti, i militanti…) – spesso senza avere mai letto una sola pagina né di Marx né di Freud.
    Ma d’altra parte i maestri del sospetto sono una cosa troppo seria per lasciarla al chiacchiericcio notturno di un qualsiasi blog…

  15. md Says:

    E ovviamente c’è stato anche il periodo in cui andava di moda Fromm (avevo un’insegnante di religione che nei tardi ’70 ne parlava come un’invasata…).
    Ma un conto sono le mode sociointellettuali (che pure vanno indagate e comprese, come del resto tutti i fenomeni), altro conto è lo studio e la lettura dei testi, la riflessione, il pensiero, la meditazione, il silenzio, la “fatica del concetto” – che di tutto deve tener conto. Dai grandi maestri della filosofia ho quantomeno imparato questo.
    Ed anche l’umiltà: so bene di non sapere molte delle cose che stanno nel cielo sopra di me e nei meandri dentro di me.
    Ma sono in cammino.

  16. Umberto Says:

    Il problema come vedi è tuo, e ha tutta l’aria di un pregiudizio, basato a quanto pare sulle esperienze del passato.
    Pare che certe cose bisogna tirarle fuori con la forza eh?

    Io per quanto mi riguarda sono arrivato a Fromm seguendo un percorso, un cammino proprio come dici tu. E ho cominciato a leggere con estremo interesse Freud e l’ho trovato molto affascinante. Il fatto che il mio approccio a Fromm non sia certo quel tipo di entusiasmo dell’ultim’ora è dimostrato dalle ripetute citazioni che ho fatto in questo stesso blog, segno che di Fromm non ne so per sentito dire ma mi ci sono confrontato in prima persona, come è mia abitudine fare sempre.
    Inoltre non ne ho mai sentito parlare in vita mia se non in qualche rarissima occasione di sfuggita e soltanto negli ultimissimi anni, quindi non credo proprio di aver seguito delle mode. Al liceo tanto per capirci fu già tanto se ci dedicammo a Freud.

    Scommetto che a sto giro ci sarebbe stato pure qualcuno che avrebbe avuto da ridire persino su questo, che il mio approccio “manca di interpretazione personale” o altre simili boiate, per cui il mio interesse verso Fromm è del tipo ingenuo/entusiastico del dilettante come la prof di religione e che con l’esperienza si fa strada una visione più “completa”, “contestualizzata” magari, etc etc.
    Nulla di più conformista della pretesa di originalità. Il testo è quello, lo leggo e lo rispetto nella sua integralità. Se non sono d’accordo non cerco di stuprarlo di fargli dire quello che mi pare a me, come fanno i vigliacchi: lo dico chiaro e tondo che non sono d’accordo, e cerco il più possibile di motivarne le ragioni.
    A mio parere simili facezie nascondono una sola verità, che ad un certo punto l’individuo molla la presa e si arrende. Per cui i vari Fromm, Marx, Freud e compagnia diventano alcuni fra i tanti che avevano qualcosa da dire, ma ormai al giorno d’oggi… E altre favolette piccolo-borghesi a insabbiare la fastidiosa realtà del disimpegno.

    Ad ogni modo che si neghi un confronto aperto come hai fatto tu per pregiudizi originatisi nel passato di cui io non sono ne consapevole ne tantomeno responsabile mi sembra un atteggiamento scorretto e ingiusto nei miei confronti, perchè se vai a rileggere i miei primi commenti ricorderai che ho presentato Fromm con la speranza di farne un punto di partenza per un dialogo concreto e costruttivo, ma le risposte piuttosto evasive su Fromm e sulla questione dell’inconscio che ho ricevuto hanno dimostrato talvolta un po’ di cattiva volontà e hanno provocato quell’irritazione che ho avuto modo di manifestare senza remore, perchè non gradisco di solito che mi si prenda in giro: quando esprimo le mie opinioni ci metto impegno tempo e coerenza, per cui mi irrito non poco nel vedere che dall’altra parte non c’è sempre la stessa serietà.

  17. md Says:

    Umberto, Umberto! Da dove viene tutta questa tua irritabilità… (evidentemente sei tu che hai dei problemi a discutere con la dovuta calma).
    Beh, se cerchi la rissa qui non la trovi, non è nel mio stile né in quello del mio blog. Dunque… lungo respiro e, per ora ti rispondo così:
    non posso discutere di Fromm in questo momento anche volendo (così come di Agostino, Tommaso d’Aquino, Bergson e mille altri), perché semplicemente non ho l’adeguata conoscenza dei testi per farlo – oltre al tempo (magari, oltre a questo blog, ho altre attività, del tipo: lavorare, leggere, passeggiare, invitare amici a cena, ecc.).
    D’altra parte sarebbe come chiedere a te di discutere con me di Spinoza nei miei post a lui dedicati (oltretutto il caro Baruch di inconscio se ne intendeva parecchio): ciascuno, qui, discute liberamente nei limiti di tempo e di conoscenze che ha, senza per questo dover attaccare nessuno tacciandolo di vigliaccheria o di mancanza di serietà o di arroganza o di qualunquismo ecc. ecc.
    Io non so tutto e non voglio discutere di tutto, e non sono in grado (né lo vorrei se anche potessi) di rispondere alle infinite sollecitazioni dei lettori e commentatori – che infatti, spesso, discutono tra di loro, e piuttosto bene. C’è sempre l’altra stanza qui, o altri contesti dove farlo altrove se qui non ci si trova bene.
    Una buona giornata!

  18. md Says:

    Il paradosso, poi, è che sono andato a scartabellare tra i miei appunti (e ricordi) su Fromm, quando lo avevo studiato insieme ai francofortesi – le mie letture adolescenziali di Avere o essere e L’arte d’amare sono troppo remote – e ho visto che molti suoi discorsi ed analisi (condivisi con i suoi amici della Teoria critica, con Reich, Marcuse e molti altri, e in genere con tutte le correnti libertarie e freudomarxiste attive in Europa e negli Stati uniti dopo gli anni ’50) li ho così tanto introiettati da non esserne più totalmente “conscio”. Già solo la questione dell’introiezione dell’autorità e dunque dell’incredibile meccanismo di controllo sociale che il potere possiede sugli individui e sulle loro menti basterebbe a farne un capitolo importante del pensiero novecentesco.
    Quando poi, qualche anno fa, avevo deciso di cominciare uno studio serio sulla questione della “natura umana” (e dunque anche su biologia, aggressività, violenza, guerra, ecc.) era inevitabilmente finito nella bibliografia che stavo abbozzando anche il librone di Fromm Anatomia della distruttività umana. Purtroppo è rimasto in bibliografia solo virtualmente, almeno per ora.
    Quando sarò liberato dall’alienazione del lavoro e dalle pastoie della quotidianità, beh allora potrò mettermi più seriamente al “lavoro” e passare tutto il giorno a leggere, pensare, criticare – senza dimenticare di coltivare l’orto, fare il pane e invitare a cena gli amici per un simposio…

  19. luther Says:

    Se saranno simposi…diciamo “berlusconiani” spero d’essere tra gli invitati…se invece si tratta di simposi greci…ehm… di quelli classici…ti faro’ sapere…

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