Eironèia

Aristotele-ScuoladiAtene-Raffaello

Per una volta, anziché fare riferimento al fin troppo celebre concetto socratico di ironia – che altro non è in ultima analisi che un metodo dissimulatorio, un programma di finzione finalizzato all’estorsione, una spremitura a freddo della nozione di verità – vorrei citare quello aristotelico, decisamente più mediocre e incolore, anche perché ha a che fare con il famigerato giochino del giusto mezzo. Insomma, da una parte il fascinoso maieuta, cacciatorpediniere e corruttore di fanciulli, oracolo filosofico vivente, dall’altra l’analitico professore, l’enciclopedico e sistematico caposcuola, scienziato e scrittore instancabile. Ma facciamo parlare direttamente la fonte, altrimenti si rischia di procedere come sempre per eccessi “arguitivi”:

“Quanto dunque alla verità, chi è nel giusto mezzo è veritiero e quindi la medietà può dirsi veracità; l’esagerazione, che avviene per eccesso, si può dire millanteria, e chi ne fa uso, millantatore, la finzione che tende a diminuire invece ironia, e chi ne fa uso, ironico” (Etica Nicomachea, II, 7, 1108a 20).

Ricapitolando: chi eccede il vero millanta, chi lo diminuisce ironizza – dunque né-né, ci raccomanda Aristotele, bisogna stare in equilibrio sulla stretta corda della giusta misura (la mesòtes, medietà). Sorge però un problema: sminuire il vero suona abbastanza chiaro e plausibile, ma esagerarlo cosa vorrà mai dire? Non sarà mica che Aristotele aveva in mente le figure del relativista narciso e cialtrone da una parte e del fondamentalista fanatico-totalitario dall’altra?
Gli è che il contesto è qui quello etico, non quello metafisico od ontologico: Aristotele sta indagando le virtù etiche, ovvero la disposizione razionale dell’anima volta a controllare le passioni e ad evitare eccessi o difetti. E il bello è che la mesòtes “non è né una né identica per tutti”, dunque come si concilia con la verità che non può per definizione non essere identica per tutti? Certo, precisa Aristotele, l’uomo saggio, il phrònimos, sa sempre determinare la giusta misura.
Io comunque, che non sempre sono saggio e non sempre riesco a stare in equilibrio su quella corda che vieppiù si assottiglia, al borioso millantatore continuo a preferire l’ironico dissimulatore – chissà, forse perché il contrario di millanteria suona modestia e umiltà…

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6 Risposte to “Eironèia”

  1. Andrea Says:

    Grazie md, non conoscevo la concezione aristotelica dell’ ironia, ed è buona a sapersi (e soprattutto da praticare).

    ps non so se Socrate accetterebbe la definizione di “oracolo filosofico vivente”, lui che sapeva di non sapere…

  2. anna Says:

    Ho letto: Oracolo. 1. Nelle antiche religioni mediterranee, responso, spesso in forma breve e ambigua, che davano gli dei, interrogati per conoscere il futuro. est. La stessa divinità che concedeva l’oracolo. 2. fig. iron. Responso sentenzioso di persona che si ritiene molto saggia e sapiente. est. La persona che dà questo responso… e ho immaginato il ‘Socrate divinità’ sentenziare:” Io so di non sapere” (quindi, anzichè venire da me a fare domande sul vostro futuro, cercate le risposte dentro di voi!) e il ‘Socrate persona’ sorridendo “finalmente un oracolo umile!” (dopo tutto quel dialogare!!)

  3. md Says:

    sì Andrea hai ragione, non credo proprio che gli sarebbe piaciuta; in realtà ho voluto giocare con il significato “orale” del termine (in contrapposizione alla scrittura aristotelica) e, un po’ ironicamente, con l’episodio dell’oracolo di Delfi…
    Grazie Anna per le puntualizzazioni.

  4. anna Says:

    md, non erano puntualizzazioni. Appena ho letto il commento di Andrea, ho pensato: “secondo me, a Socrate farebbe piacere essere considerato un ‘oracolo filosofico vivente’, che insegna, dialogando con gli altri, la sua saggezza, la sua sapienza: ‘il sapere di non sapere’. Poi ho controllato il significato di oracolo ed ho immaginato il Socrate uomo, conscio dei suoi limiti conoscitivi, sorridere alla sua parte ‘divina’, che si crede onnisciente e in grado di sputare sentenze, e che finalmente ha capito di non esserlo e dice agli altri “conosci te stesso” e confrontati con le altre persone con umiltà. Però, ho studiato Socrate-Platone tanti anni or sono! e mi chiedevo perchè a Socrate non dovrebbe far piacere essere considerato un ‘oracolo filosofico vivente?

  5. Andrea Says:

    Perché Socrate consultava gli oracoli, cosa che non avrebbe avuto bisogno di fare se si fosse considerato tale.
    E soprattutto perché contrappone (nell’Apologia) la propria sapienza umana (il sapere di non sapere) a una sapienza divina che parla appunto attraverso gli oracoli.

    Ciò non toglie che, in senso lato, per noi che ci interessiamo di filosofia, Socrate sia in qualche modo un “oracolo”.

  6. anna Says:

    Grazie, Andrea. Lo scorso anno ho ‘alleggerito la libreria’! ma, per fortuna, ‘Platone, tutte le opere’ è rimasto in auto, non ho avuto il coraggio di… Rileggo l’Apologia. P.S.: “in senso lato” è un mio punto debole…

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