Trinacriablog – 4. Akragas

Valle dei templi

La strada che da Palermo conduce ad Agrigento, è una lunga striscia d’asfalto persa nell’oro abbagliante ed ondeggiante di terre e campi riarsi. L’occhio può liberamente vagare in un’atmosfera surreale lungo le linee sinuose delle colline – ad ogni curva stupendosi dei nuovi disegni e delle nuove forme: la più grande varietà nell’immenso permanere del continuo, quest’unica terra che prorompe in un dedalo infinitamente molteplice (e che cos’è la filosofia se non il tentativo di connettere questi due aspetti onnipervasivi dell’Essere?).
Agrigento appare all’improvviso, prima con la faccia criminale dello scempio edilizio, ma poi… un’intera valle cosparsa di colonne e luoghi dove l’antico magnogreco si è prostrato, sentendosi un punto del cosmo, e dove però non si è peritato di elevare ad un dio esteriore la sua interna (e supposta) divinità, costruendole una casa sfarzosa e densa di significati…
Tre volte abbiamo calcato la terra e abbiamo vagato tra quei sassi. La volta di mezzo fu sotto la luna piena, soli e immersi in un silenzio sepolcrale. La notte si snodò tra altisonanti (ma sussurrati) discorsi filosofici e lunghi impenetrabili silenzi: noi eravamo l’eco profonda dell’anima dei templi, tutt’uno con essa, con le sue pietre, i suoi ulivi, i mandorli e i fichi d’India, i suoi lugubri spettri (forse le grida sanguinanti delle migliaia di schiavi morti per edificare le case di dèi a loro estranei), con gli antichi riti misterici, sepolti in qualche angolo remoto della nostra mente…
E’ un luogo che se preso troppo sul serio può persino indurre alla follia – e del resto non è folle sentirsi oggi ellenici?
Mi chiedo: che rapporto c’è tra noi e loro – se cioè i segni che questi sassi veicolano ci vogliono dire davvero qualcosa, o non siano invece muti, impenetrabili e del tutto eterogenei. Simboli alieni e radicalmente altri che ci ostiniamo a voler interpretare per costruire un’unità significativa, una storia dotata di senso, una sintesi forzosa di millenni incomunicanti. Ma forse proprio qui sta la vera comunanza: nel voler lanciare in aria un sasso, un segno, un symbolon – conta il gesto, poco importa sapere quel che il dito indica…

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5 Risposte to “Trinacriablog – 4. Akragas”

  1. Kinnie51 Says:

    Data questa comunanza nel sentire così profondamente questa terra( la Sicilia) mi stupisco di non vederti fra i miei sostenitori.
    Cari saluti e buone vacanze.

  2. md Says:

    Cara kinnie51, ho provveduto ad aggiungerti tra i miei contatti della blogosfera…
    A presto

  3. alberto Says:

    torno dalle vacanze e trovo un symbolon scagliato sul mio schermo visore, una foto di alcuni anni fa, per mia fortuna ancora ben comunicanti e ben connessi con l’alberto di oggi che ama ancora la luna e il buon vino che tutto sa mescolare. (tra parentesi, questo un po’ grazie anche a te)
    sembriamo dei fichissimi pink floyd, o dei rivoluzionari combattenti ripresi in un raro momento di tranquillità.

  4. md Says:

    che bello, alberto!!!!

  5. alberto Says:

    …quando ci vediamo per cena?sai che sono vegetariano anch’io?
    inizierai a pensare che sono un copione che fa tutto quello che fai tu: prima la filosofia, poi il cibo.
    oppure andiamo a farci servire amabilmente in qualche buon ristorantino veget………è da tanto che non lo facciamo!
    a milano ne conosco uno buonissimo aperto solo a pranzo, magari tu hai migliori conoscenze.

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