Trinacriablog – 8 (e ultimo). Physis kai techne

Con la circolarità tipica del pensiero, concludo questa parentesi siciliana con un post che doveva in realtà stare all’inizio, dato che è sorto un mese fa dalle acque che circondano l’isola, subito dopo il mio arrivo in Sicilia. Del resto non c’è inizio, non c’è fine, se non attraverso segni e convenzioni che spezzettano il mondo e ce lo rendono fruibile.
Siccome avrei potuto intitolarlo anche “natura ovvero tecnica”, un po’ come succede per il sive spinozista, potrebbe anche servire a riprendere il filo dei discorsi lasciati in sospeso, a connettere il prima con il dopo – anche se quel vacuum del mezzo è solo illusorio, se è vero che i pensieri e le questioni aperte sono sempre le medesime e agiscono sottotraccia, senza mai concedere un’effettiva tregua. Forse, soltanto il respiro riesce talvolta a farsi più largo e disteso, e questo è sempre un bene. Del resto ero “a casa” nella mia isola, sono “a casa” anche qui, per quanto costretto nel flusso angusto della quotidianità. Cercherò allora di far mio il motto filosofico-nostalgico di Novalis provando a trovarmi dappertutto come a casa – ma perché, in ultima analisi, la mia vera casa è dappertutto.
Ad ogni modo ben ritrovati, amiche e amici della Botte!
Si ricomincia ancora una volta a filosofare…

Torreciavole

“La natura non sta necessariamente dalla parte del più forte.
La natura sta dalla parte della specie che sa far valere un
vantaggio tecnologico sull’altra. Ossia noi… per il momento.”
(Roy Lewis, Il più grande uomo scimmia del Pleistocene)

Mi reco talvolta nell’ora del tramonto lungo la costa saracena, punteggiata dalle torri cinquecentesche poste a difesa dagli attacchi dei pirati barbareschi e della potenza turco-ottomana. Alle spalle i primi monti della catena dei Nebrodi e di fronte i profili celesti delle isole Eolie, in bilico tra il visibile e l’invisibile; da una parte l’odore forte della macchia mediterranea con il prevalere nel periodo estivo di quello dei fichi sfatti, dall’altra l’incedere salmastro del mare mentre il sole vi si tuffa dentro dopo una giornata di fuoco agostano – è uno spettacolo tra i più belli che possano capitare, a quell’ora e in quel punto preciso dell’isola, al chilometro 93 o giù di lì della statale 113, la Sicula settentrionale.
La bellezza, la natura, la poesia, nella loro immediata spontaneità, senza ombra di dubbio. Forse persino la loro convergente unità.

L’altra sera, però, è sorto un pensiero diverso dal solito: ho pensato che è profondamente sbagliato contrapporre la “natura” (concetto che ho sempre teso a criticare, per la sua funzione più ideologica e contrappositiva che denotativa) alla sfera umana – specie nei termini di “cultura” o, ancor meglio, di “tecnica”. Come se noi e le nostre possibilità fossero toto genere diversi. Gli umani sono in realtà insieme natura, cultura e tecnica – ma la stessa natura altro non è, in fondo, che tecnica e cultura. E’ solo la nostra mania classificatoria (binaria e dicotomica) a farci intendere diviso ciò che è indiviso: la natura è quantomai tecnica, con buona pace di tutti i tecnoapocalittici novecenteschi. Il dna è tecnica, la propagazione delle specie è tecnica, i venti e i terremoti sono tecniche, tutta la morfologia naturale è invasa di tecnicismo. I meccanismi della duplicazione e della ripetizione sono tecniche naturali. La chimica degli elementi funziona benissimo senza il nostro intervento. Dunque: che cosa ci fa ritenere di essere altro rispetto alla physis, all’essere per come è organizzato? Quel sovrappiù di intelligenza che sfrutta le tecniche naturali per potenziarle indefinitamente? Beh, ma se è così è soltanto una questione di quantità, non certo di qualità: si tratta solo di gradi di potenza aggiunti. Si tratta di capire se lungo questa scala c’è un elemento che ci fa davvero fare un salto qualitativo – se, per esempio, le tecniche di intervento sulle nostre basi biologiche potranno essere o no questo big bounce.
Ma se anche così fosse, si tratterebbe comunque di una possibilità insita nella base materiale (cioè naturale, sostanziale, fisica… si può chiamare come si vuole) che ci sostiene e di cui siamo parte intrascendibile (nel senso che non può essere trascesa, così come non possiamo esserlo noi: pura reciproca immanenza!).
Insomma: la nostra ombra si può allungare fin che si vuole, la nostra corda può tendere al limite estremo, ma il cordone ombelicale che ci lega alla materia resta inscindibile. E tutte le possibilità che ci sono date sono scritte con lettere ed elementi dell’alfabeto materiale di cui siamo fatti. Sono tecniche naturali. Siamo tecnici in quanto siamo materia, e materici in quanto siamo tecnica. Tutto il resto sono fole metafisiche.
Anche se, a ben vedere, la stessa metafisica, in quanto pensiero che è linguaggio, altro non è che… tecnica! Per quanto si voglia “meta” – al di là – anch’essa non può sfuggire al suo medesimo destino immanente e materiale.

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6 Risposte to “Trinacriablog – 8 (e ultimo). Physis kai techne”

  1. milena Says:

    Bentornato a te, md, e ben ritrovato! che a quanto pare quest’estate hai fatto un ottimo viaggio. E che il viaggio prosegua da fine estate all’autunno e ben oltre

  2. anna maria Says:

    Complimenti anche per questo articolo!

  3. md Says:

    grazie milena, grazie anna maria!

  4. Andrea Says:

    Chiedo scusa, non c’entra niente: un post sulle proteste dei precari della scuola in tutt’Italia?
    Da giorni c’è un presidio sotto il ministero a viale trastevere; tetti occupati, scioperi della fame; insegnanti presi per i fondelli da un ministro incompetente; l’unico segmento veramente eccellente della scuola italiana, le elementari, devastato come se niente fosse e senza nessuna giustificaazione pedagogica. Il tutto coperto da un’ideologia di ritorno al sano autoritarismo di una volta col 5 in condotta e il pugno di ferro.
    Ce n’è abbastanza.

  5. md Says:

    caro Andrea, hai ragione, però in questo momento e su questo tema preferisco fare e non scrivere, ecco perché ho accettato di collaborare con una di quelle scuole elementari eccellenti di cui parli, per una serie di progetti didattici che spero contribuiscano (nel loro piccolo) a sventare i piani reazionari del ministro.
    Ciò non toglie che non mancherà occasione per parlarne nei prossimi mesi, e se nel frattempo vorrai scrivere qualcosa sarò ben contento di pubblicare un tuo contributo.

  6. luther Says:

    Salve a tutti e ben ritrovati.
    Caro Andrea questo sara’ un autunno rovente, qui sta andando tutto a “puttane”. Un blog filosofico pero’ e’ un oasi di pace, di tranquillita’, una sorta di non luogo, dove la mente si riposa.Spero in una rubrica apposita per “intossicarci” con la politica e con le cose che non vanno. Qui no per favore….!!!

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