Finché il muschio raggiunse le nostre labbra

Morii per la Bellezza – ma a mala pena
mi ero sistemata nella tomba
quando un altro, morto per la Verità,
fu adagiato nel sepolcro vicino.

Piano mi domandò perché ero morta –
“Per la bellezza”, gli risposi –
“E io per la Verità – è una sola cosa”
disse lui, “siamo fratelli”.

Così, come congiunti che di notte s’incontrino –
conversammo da una stanza all’altra –
finché il muschio raggiunse le nostre labbra –
e ricoprì i nostri nomi.

(E. Dickinson, da Quel che sappiamo dell’amore, ed. Acquaviva)

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4 Risposte to “Finché il muschio raggiunse le nostre labbra”

  1. Fabrizio, the wings Says:

    Non solo non si ha più il coraggio di morire per qualcosa, ma, oggi, nemmeno di viverci. Nemmeno rassegnati, ma con la coscienza priva di rassegnazione, trasportati alla morte dalla corrente.

    Un caloroso saluto
    Fabrizio

  2. anna Says:

    “a Leone Werth – domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il migliore amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica: a Leone Werth, quando era un bambino”…Antoine de Saint-Exupèry “e se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna parte, altro che nel mio pianeta, e che una piccola pecora può distruggere di colpo, così un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non è importante questo! arrossì, poi riprese.. ma se la pecora mangia il fiore, è come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero! e non è importante questo! Non potè proseguire. Scoppiò bruscamente in singhiozzi. Era caduta la notte. Avevo abbandonato i miei utensili. Me ne infischiavo del mio martello, del mio bullone, della sete e della morte. Su un pianeta, il mio, la Terra, c’era un piccolo principe da consolare! Lo presi in braccio. Lo cullai. Gli dicevo: “il fiore che tu ami non è in pericolo, disegnerò una museruola per la tua pecora e una corazza per il tuo fiore, io…” Non sapevo bene cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. Non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo… Il paese delle lacrime è così misterioso.”…”non si può morire per voi… lei sola è più importante di tutte voi, perchè è lei che ho innaffiata… “addio” disse la volpe. Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”… “è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”… “gli uomini hanno dimenticato questa verità”. “quando ero piccolo abitavo in una casa antica, e la leggenda raccontava che c’era un tesoro nascosto. Naturalmente nessuno ha mai potuto scoprirlo, nè forse l’ha mai cercato. Eppure incantava tutta la casa. La mia casa nascondeva un segreto nel fondo del suo cuore… “sì”, dissi al piccolo principe, “che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile”… “incominciava ad addormentarsi, io lo presi tra le braccia e mi rimisi in cammino. Ero commosso. Mi sembrava di portare un fragile tesoro… Guardavo alla luce della luna, quella fronte pallida, quegli occhi chiusi, quelle ciocche di capelli che tremavano al vento, e mi dicevo: “questo che io vedo non è che la scorza”. da Il piccolo principe – “Atoine de Saint-Exupèry era pilota di professione. Ebbe realmente una grave avaria in pieno deserto del Sahara, nel 1935, e fu ritrovato e salvato miracolosamente dagli indigeni quando era ormai pressochè morto di sete… Ha pressappoco sei anni il Piccolo Principe, l’età un cui Saint-Exupèry, avendo perduto il padre diventò malinconico e imparò il gusto della solitudine… Al Piccolo Principe bastava sapere che c’era la rosa. Delicata, molto delicata e malgrado ciò completamente affidata alle sensazioni del bambino. E’ lui che la innaffiava, è lui che la difendeva dal vento e dalle grinfie degli animali. Era una rosa esigente. Qualche volta il Piccolo Principe avrebbe voluto dimenticarla, ma in quel momento si rammentava di essere tutto per la sua rosa e se ne occupava di nuovo… Era per cercare una consolazione alla solitudine che il Piccolo Principe quando era sulla sua stella contemplava i suoi quarantatrè tramonti, ed era per alleviare la solitudine della rosa, che continuava a pensare a lei, anche da lontano… Qualche mese dopo la pubblicazione del libro, il 31 luglio 1944, il pilota-poeta Saint-Exupèry sparirà nel nulla, sorvolando la Baia degli Angeli, al largo di Saint-Raphaèl… continuare a vivere senza volare, questo gli volevano imporre.” Nico Orengo

  3. anna Says:

    dimenticavo (ma ho qualche lineetta di febbre!) “quando voi parlate” ai grandi “di un nuovo amico, mai si interessano alle case essenziali. Non si domandano mai: qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle? ma vi domandano: Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre? Allora soltanto credono di conoscerlo. Se voi dite ai grandi: “Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei gerani alle finestre, e dei colombi sul tetto”, loro non arrivano a immaginarsela. Bisogna dire: “Ho visto una casa da centomila lire” e allora esclamano “comè bella!” … Mi sarebbe piaciuto cominciare questo racconto come una storia di fate. Mi sarebbe piaciuto dire: “c’era una volta un piccolo principe che viveva su un pianeta poco più grande di lui e aveva bisogno di un amico…” Per coloro che comprendono la vita, sarebbe stato molto più vero… Sono già sei anni che il mio amico se n’è andato con la sua pecora e io cerco di descriverlo per non dimenticarlo. E’ triste dimenticare un amico E posso anch’io diventare come i grandi che non s’interessano più che di cifre. Ed è anche per questo che ho comprato una scatola coi colori e con le matite. Non è facile rimettersi al disegno alla mia età… E finirò per sbagliarmi su certi particolari più importanti. Ma questo bisogna perdonarmelo. Il mio amico non mi dava mai delle spiegazioni. Forse credeva che fossi come lui. Io, sfortunatamente, non sapevo vedere le pecore attraverso le casse. Può darsi che io sia un po’ come i grandi. Devo essere invecchiato”… “io conosco un pianeta su cui c’è un signore Chermisi. Non ha mai respirato un fiore. Non ha mai guardato una stella. Non ha mai voluto bene a nessuno. Non fa altro che addizioni. E tutto il giorno ripete come te: “io sono un uomo serio!” e si gonfia di orgoglio. Ma non è un uomo, è un fungo!” Saint-Exupèry.

  4. anna Says:

    La febbre dev’essersi alzata! volevo dire “alle cose essenziali” e “com’è bella!”

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