Aforisma 21

Siamo macchine biologiche. Resistiamo, nonostante tutte le avversità. Finché una macchina più potente non ci sovrasta.

Annunci

Tag: ,

38 Risposte to “Aforisma 21”

  1. luther Says:

    Si’ una macchina potente, inesorabile.
    Mentre a Messina e’ di scena la morte, il conduttore di Matrix dopo una frase di circostanza ricorda ai telespettatori che oggi e’ venerdi’ e come di consueto il venerdi’ si ride. Entrano in studio Bonolis e De Laurentis…
    spengo la Tv…disgustato, amareggiato. E’ questa la Tv che vogliono…
    cinica, narcotizzante, fatta da mediocri, da esseri scadenti.

  2. Vincenzo Cucinotta Says:

    Ma perchè macchina biologica e non essere biologico? E’ come un ossimoro: se è biologico non è macchina, che è un termine strettamente riservato a manufatti prodotti dall’uomo.
    Lasciamo quest’espressione per quando l’uomo avrà prodotto un essere artificiale in qualche misura assimilabile agli esseri biologici, usando piuttosto un linguaggio che contrapponga l’artificiale al naturale: quale la ragione che possa giustificare la messa in mora di questa distinzione che ha tradizionalmente attraversato la storia dell’umanità?

  3. md Says:

    @Vincenzo: al di là del carattere ellittico e semplificativo tipico dell’aforisma, io penso invece cartesianamente (il Cartesio materialista, non quello opportunista-bigotto, che però doveva difendere la pelle) che siamo innanzitutto macchine biologiche, e che la distinzione tra artificiale e naturale sia, essa sì, del tutto artificiale.
    Dal punto di vista dell’essere, poi, non c’è differenza alcuna tra un ente biologico, meccanico o “inerte”.
    E poi, perché ci fa così paura la nostra meccanicità? Dopotutto le macchine che costruiamo funzionano esattamente come le leve e le rotule del nostro corpo.
    Infine, l’aforisma voleva alludere ad un altro piano (“etico”, anche se trovo illusorio volerlo scindere da quello ontologico), e non necessariamente conteneva questo livello della riflessione che infatti sto schizzando in modo improvvisato or ora…

  4. md Says:

    Ma del resto è tipico della nostra attività “distinguere”, “classificare”, creare solchi tra noi e il mondo, noi e gli animali, tra di noi e dentro di noi… altrimenti sarebbe l’hegeliana notte in cui tutte le vacche sono nere.
    Diciamo che quel che penso è che siamo (lo ribadisco) innanzitutto predeterminati a fare delle cose (un po’ come gli atomi di Democrito) e, in secondo luogo, su questa base meccanica tentiamo di costruire qualcosa che assomigli alla libertà e all’autodeterminazione (il clinàmen epicureo, quella leggera e però vitale deviazione dalla linea retta), oscillando tra sogno, illusione e, qualche rara volta, “progresso” spirituale – minuscoli e caduchi fiori nel deserto.
    Quel che più importa è che siamo convinti che ne valga davvero la pena.
    Tutto qui.

  5. milena Says:

    impeccabile aforisma 21. condivido pienamente

  6. Kinnie51 Says:

    Se siamo davvero macchine biologiche è solo l’illusione che ci fa credere che valga veramente la pena di fare tutto quel che facciamo.

  7. milena Says:

    Capisco che utilizzare il termine “macchina” riferendolo ad esseri umani, o ad organismi biologici in generale, possa disturbare.
    Io però non credo che la definizione equivalga ad uno svilimento, poiché in ogni caso (se siamo macchine) siamo macchine altamente specializzate. Capaci, attraverso l’organizzazione della materia di cui sono costituite, di provare sensazioni, emozioni, ecc.. Di pensare, fare progetti e di essere volitive. Scrivere poesie e musica.

    Ciò che chiamiamo mente, e i suoi contenuti, avviene attraverso l’organizzazione di cellule neuronali con relazioni bio-chimiche. E il pensiero, che trasliamo attraverso il linguaggio, è il prodotto di questa organizzazione, così come il filo di seta è il prodotto dell’attività di un baco da seta.
    Ma niente accade al di fuori di questo corpo. E anche la relazione trasformatrice con l’ambiente esterno (e tra corpi e corpi) ha luogo a partire dal corpo (o corpi) in essere.
    Se poi vogliamo equiparare il corpo ad una macchina, o continuare a chiamarlo organismo, non cambia di molto la sostanza della cosa.

    Anche se osserviamo organismi meno specializzati, il vero “miracolo”, oltre a quella cosa che chiamiamo “vita”, è l’organizzazione della materia in modo intelligente, che possiamo vedere altresì nei minerali.
    A me sembra davvero che esista una “tensione” in tutta la materia, a partire da quella non vivente, ad organizzarsi in modo geometrico, intelligente e traboccante di bellezza.
    E non è questa “tensione” che chiamiamo spinta evoluzionistica? Spinta evoluzionistica che, attraverso prove ed errori, e attraverso la sopravvivenza della specie meglio adattata, e grazie al caso fortuito, ci ha condotti dove siamo.
    E’ ovvio che siamo noi a dire “tensione”, “geometria”, “intelligenza” e “bellezza”. Noi che facciamo parte di tutto questo e lo osserviamo cercandone un senso.
    E mi chiedo ora se il fine intrinseco in questa tensione non sia il superare i limiti del mero dato materico. Una sorta di spiritualizzazione della materia, coincidente alla materializzazione dello spirito.
    Oggi come oggi per me non avrebbe alcun senso dire “spirito” se non intendendo con questo un’organizzazione (super)intelligente della materia.
    E fino a che punto la materia possa essere spiritualizzata, o già di per sé “spirituale”, forse non lo sappiamo semplicemente perché non riusciamo ancora capirlo

  8. anna Says:

    non è che il termine ‘macchina’ mi disturbi, è che non riesco ad immaginare la spiritualizzazione delle macchine, mentre concordo sulla “spiritualizzazione della materia o materializzazione dello spirito”. Le macchine vengono progettate e costruite dagli esseri umani e mi chiedo chi avrà mai costruito codeste ‘macchine biologiche’che siamo noi. Un deus ex machina? Preferisco pensare ad un dio immanente, intrinseco nella materia e, se il termine ‘dio’ dovesse disturbare qualcuno, potremmo sostituirlo con ‘spirito, coscienza, energia’ o altro. Non sono d’accordo sul niente accade al di fuori di questo corpo’; ogni corpo ‘in essere’ produce energia e mi chiedo quanto l’energia ‘prodotta’ dal nostro corpo-spirito o spirito-corpo influenzi i corpi-spiriti altrui e viceversa (l’esempio più macroscopico è quello dell’energia solare, e poi l’ossigeno che respiriamo). Non riesco neppure a conciliare quella “tensione in tutta la materia ad organizzarsi in modo geometrico, intelligente e traboccante di bellezza” (che condivido pienamente) e la “tensione che chiamiamo spinta evoluzionistica” con “il caso fortuito”. Sì, “il fine intrinseco di questa tensione” potrebbe proprio essere “il superare i limiti del mero dato materico” (la materia è anche spirito, energia, coscienza, dio) e ripensando a Kant (categorie mentali, noumeni, fenomeni, chimere) concordo sul “forse non lo sappiamo perchè non riusciamo ancora a capirlo”! Forse, come ha scritto md, è tipico della nostra attività ‘distinguere’ tra materia e spirito. P.S.: Luther, sono in pausa pranzo.

  9. milena Says:

    @ anna: quando dicevo “niente accade al di fuori di questo corpo”, intendevo che un essere umano non può essere tale al di là del corpo, e quindi anche della materia, che lo costituisce. Ma subito mi premuravo di aggiungere l’importantissimo dato di interrelazione fra corpi e corpi, fra materia e materia.
    Riguardo all’energia, la scorsa domenica avevo scritto che “la materia, in sintesi non può essere altro che terra/acqua/aria”, ma avevo intenzione di aggiungere che senza il “fuoco” la materia sarebbe immobile, inerte, e non ci sarebbero mutamenti, trasformazioni.

    Ho letto un tuo commento qualche giorno fa, sulla “distinzione” degli astrofisici sulla materia chiara e oscura, ed energia chiara ed oscura, presente nell’universo. (E’ curioso che qualche anno fa avessi ascoltato quelle stesse informazioni in una trasmissione radiofonica mediate dalla voce di Giulio Giorello, anche se ormai non saprei come reperirle.) L’operazione di “distinguere” probabilmente è necessaria all’analisi, per poter giungere ad una sintesi.

    Per quanto riguarda “il caso fortuito”, invece, sembra proprio che sarebbe bastata una seppur piccola variabile nel corso dell’evoluzione, per far sì che al posto di esseri umani, quali noi siamo, oggi potrebbero esserci uccelli o pesci, o altre specie di macchine biologiche.
    Credere il contrario, sarebbe immaginare che dietro l’evoluzione ci sia un progetto ineluttabile, divino, che pone l’uomo come fine ultimo, e unico, al di sopra di ogni cosa e di tutto il resto. Mentre io credo che ogni cosa – uomo, animale, vegetale e materia inerte – fa parte di un tutt’Uno.

  10. milena Says:

    Sull’opportunità di equiparare il corpo ad una macchina.
    Domenica scorsa girando per Legnano in bicicletta ho una statua mobile con giochi d’acqua. Intuitivamente ho trovato “bella” questa statua mobile. L’ossimoro mi ha provocato un sorriso.
    Ora, ripensandoci capisco perché. E molto probabilmente l’idea di mobilitare la materia inerte, anche al di là dell’uso pragmatico che se ne può trarre, ha sempre affascinato homo faber. Compresa l’idea di essere come dio, demiurgo, creatore di vita, o per lo meno di qualcosa che vi somigli.
    Perciò non so se sia nata prima l’idea che il nostro corpo sia una macchina, o se abbiamo costruito macchine a somiglianza del nostro corpo

  11. milena Says:

    errata corrige: Domenica scorsa girando per Legnano in bicicletta ho VISTO una statua mobile con giochi d’acqua. ecc

  12. anna Says:

    e io ho proprio bisogno di fare una bella dormita!! Dunque “chi ci dice che non siamo parte di un divenire intelligente… (perchè esiste anche il divenire ‘stupido’? se siamo in balia del dio Caso) e che non diventeremo altro?” “e che non ho tempo per studiare”

  13. anna Says:

    ma io voglio ‘volare’. Ho appena comprato la scopa nuova! buona settimana!

  14. md Says:

    @anna e milena: complimenti ad entrambe per i contenuti e il livello della discussione, davvero notevoli.
    Stamattina, leggendo un libro che sto trovando ricco di stimoli e suggestivo, e cioè “Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands, mi sono imbattuto nell’espressione “marionetta biologica”, che mi ha fatto pensare…
    L’autore l’ha usata in senso critico, soprattutto per smontare le costruzioni antropocentriche circa il rapporto umano/animali à la Sartre: noi saremmo gli unici esseri viventi liberi perché la nostra esistenza precede l’essenza, mentre gli altri organismi sarebbero condannati dal loro programma biologico-naturale a fare sempre e solo quel che è loro comandato (la loro essenza precederebbe cioè, e dunque annullerebbe, la loro esistenza). Noi insomma saremmo gli unici esseri liberi ed autodeterminati (o perlomeno in grado di esserlo) a fronte di una distesa di macchine semoventi.
    Rowlands porta alcuni esempi (tra cui il suo lupo) a smentire radicalmente tale pretesa arrogante.
    Quel che penso è che in effetti non ci sia alcuna differenza: siamo tutti macchine straordinarie in grado di modificarsi di continuo…
    Se poi l’elemento meccanico ci dà un po’ di fastidio perché pensiamo che sia troppo sminuente o materiale, beh credo che senza non potremmo proprio “elevarci” su alcunché: se nella nostra vita non abbondassero gli elementi automatici non avremmo tempo per pensare, librarci, immaginare. Mi pare che da qualche parte nella sua opera lo spiritualissimo Hegel abbia fatto un sorprendente elogio di questa “meccanicità” sottotraccia – prima o poi cercherò il passo.
    Dopo di che bisognerebbe anche partire dalla domanda di base: che cos’è una macchina? Ma a me, francamente, fa un po’ tremare i polsi… come tutte le domande di questo genere.

  15. Vincenzo Cucinotta Says:

    Vedo che si è prodotto un equivoco, che, sinceramente, non credo di avere in alcun modo alimentato. Qui, lo svilimento c’entra ben poco, nè mi pare di avere detto nulla di questo tipo: incredibile come si possano proiettare in altri i propri pregiudizi!
    La mia critica all’aforisma l’ho tutta definita. Mario intendeva sottolineare l’automatismo negli esseri biologici, su cui ovviamente si può discutere. Anche in questo caso però, avrei suggerito piuttosto “automi biologici”. La parola automi suggerisce immediatamente il concetto di automatismo. La macchina, almeno a me, suggerisce piuttosto un produttore. La macchina ha questo di specifico, di necessitare di qualcuno che la fabbrichi, mentre l’automatismo è solo un aspetto delle macchine che, se sofisticate, nascondono questo loro automatismo tramite prestazioni differenziate e differnziabili agevolmente operando su vari comandi.
    Diciamo che la mia filosofia fa leva sulla specificità degli organismi biologici, che sono ben lungi dal divinizzare: figurarsi!
    Sottolineare, almeno da parte mia, come mi appaia alternativa la macchina rispetto agli esseri biologici, era doveroso.

  16. Aldo Says:

    @Milena ed Anna
    Qualunque definizione della donna/uomo (ad esempio “macchina biologica”) è solo un auto-definizione, una congettura “privata”, un discorso fra i tanti discorsi possibili, facilmente falsi-ficabile dalla “doxa di turno”. I nostri pensieri sono come le foglie d’autunno.. Peccato che sia “subito sera”!

  17. milena Says:

    E’ interessante quanto, riflettendo su una frase apparente semplice – l’aforisma 21 – il nostro pensiero abbia potuto spaziare in svariate direzioni a seconda delle conoscenze, o pseudo-conoscenze, di ognuno. Che, anche fossero pre-giudizi, non credo che ognuno di noi possa fare a meno di utilizzare il materiale culturale che ha accumulato in anni e anni di osservazione e riflessione ed esperienze vissute.
    I dati sono tutti lì, nel nostro cervello, depositati nelle cellule neuronali, e forse lo sforzo cui tendiamo è proprio quello di riordinarli perché abbiano un senso. Senso che forse qualcun altro potrà non riconoscere, forse perché Egli ha altri dati mnemonici depositati nelle sue cellule neuronali.
    Nessuno è perfetto, e nessuno ha la verità in tasca. Procediamo per tentativi e per prove ed errori, ma se non saremo capaci di progredire nella sapienza, cercheremo per lo meno di elevare ed accrescere sensibilità e umanità.

    @Vincenzo: scusami, ma non ho capito chi ha proiettato su altri i suoi propri pregiudizi. E quando, e dove, e perché?

    @ Aldo: si racconta che prima di morire Enzo Biagi disse “Mi sento come le foglie sugli alberi d’autunno … ed è subito sera”.
    Sarà come tu dici, ma io dico che val la pena di tenere ancora accesa la luce sul comodino … finché c’è tempo

  18. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Milena
    Mi riferivo a te, e alla tua frase (cito testualmente): ” Io però non credo che la definizione equivalga ad uno svilimento”.
    Ebbene, poichè solo il mio commento si mostrava critico verso questo accostamento, ho creduto che tu ti riferissi a me. Ho sbagliato? Ma allora perchè dici che tu non lo credi come se qualcuno lo avesse creduto ed affermato? Posso essermi sbagliato, ma credo che dall’analisi del tsto, qualche ragione per giungere a questa interpretazione la avessi.
    In ogni caso, l’espressione che ho usato non mi pare che possa apparire offensiva. Un saluto!

  19. milena Says:

    @Vincenzo: allora è proprio vero, è stato un equivoco. Anche perché mi era sembrato che al tuo commento avesse risposto md, che sicuramente è più preparato a confrontarsi coi quesiti complessi che ponevi. Se proprio, io rispondevo ad anna (vedi suo commento nel post successivo) e a Kinnie51, se non anche a me stessa.

    – Ma visto che ormai ci siamo, nell’intermezzo avevo scritto quanto segue:
    “la macchina ha questo di specifico, di necessitare di qualcuno che la fabbrichi”:
    se per questo, anche un corpo umano necessita di essere fabbricato (generato) da altri corpi umani. E anche il corpo umano è abbastanza sofisticato da nascondere automatismi, comandi e pulsanti.
    Comunque per me non è essenziale definire il corpo macchina biologica, piuttosto che continuare a chiamarlo organismo biologico – mentre mi sembra molto molto importante scoprire come funziona – anche se capisco che l’uso di una parola rispetto ad un’altra sottenda un intero sistema di pensiero.
    Diciamo che da un punto di vista medico, scientifico, riesco ad accettare di equipararlo ed analizzarlo come fosse una macchina. E persino dal punto di vista sociologico. Dal punto di vista personale e umano, invece, sono io la prima a non ammetterlo. O ad ammetterlo tra virgolette.

    Tornando poi all’aforisma iniziale, il mio livello di comprensione immediato era stato molto più semplice di quanto è scaturito successivamente, come testimoniano la prime frasi scritte di getto. Queste:
    “da un punto di vista medico, che il corpo umano possa mantenersi in buona salute, è quasi un miracolo. Un miracolo quotidiano ma pur sempre un miracolo, se pensiamo che dei microrganismi (microscopiche macchine biologiche) potrebbero invadere il nostro corpo e avere il sopravvento. Quasi ce ne dimentichiamo, ma soltanto 50 anni fa in assenza di antibiotici una banale infezione ci avrebbe condotti alla morte.
    Naturalmente, anche al di là dell’aggressione esterna diretta, le macchine si usurano, s’inceppano, malfunzionano, si rompono, si sostituiscono delle parti con pezzi di ricambio. Se possibile si aggiustano. Se no …”
    Tutto qui
    ciao

  20. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Milena
    D’accordo, ma non posso convenire sulla coincidenza tra generare e fabbricare. Naturalmente, se li si considera sinonimi, allora si ha anche ragione di parlare di macchina biologica.
    Per inciso: un’infezione batterica può certamente essere debellata dal nostro sistema immunitario, l’antibiotico è soltanto un aiuto, non l’unica possibilità di sopravvivenza. Ciao.

  21. Aldo Says:

    @Milena
    Con tutto il rispetto per Enzo Biagi, giornalista che stimavo molto, la genealogia delle parole da me citate ri-manda a:

    Ognuno sta solo sul cuor della terra
    trafitto da un raggio di sole:
    ed è subito sera.
    S. Quasimodo – Ed è subito sera.

    Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie.
    G. Ungaretti – Soldati

    Anch’io tengo accesa la luce sul comodino …. è solo una modesta candela, che teme moltissimo le folate di vento.
    Per poter accrescere sensibilità ed umanità, dobbiamo tutti confidare nella “tenuta” dei nostri preziosissimi neuroni, altrimenti, visto che il testamento biologico ci viene negato, saremo solo cose nella mani degl’altri (i nuovi barbari). Buona giornata.

  22. anna Says:

    Pensavo alla differenza tra medicina olistica, molto diffusa in Germania, e medicina tradizionale. La prima cerca di comprendere quanto le nostre emozioni e i nostri pensieri incidano sul funzionamento armonico del nostro corpo e quanto possano, invece, essere causa della sua malattia, disarmonia (mi viene in mente Empedocle e i due principi opposti di odio e amore). Concordo con Vincenzo “un’infezione batterica può certamente essere debellata dal nostro sistema immunitario” La mia ‘passata’ (o quasi) tendenza ad ammalarmi continuamente era dovuta ad un abbassamento delle difese immunitarie, causato da stress psicologico. La medicina tradizionale, invece, considera il corpo una macchina. Come ha scritto Milena “le macchine si usurano, s’inceppano, malfunzionano, si rompono, si sostituiscono delle parti con pezzi di ricambio. Se possibile si aggiustano. Se no…” Ecco da cosa nasce il mio rifiuto per il termine ‘macchina’.@ md: concordo con Rowlands ed infatti avevo scritto che mi sento molto più vicina ai miei gatti che non alle macchine. sono d’accordo anche sul “siamo tutti” esseri “straordinari (scusa, ma è più forte di me!) in grado di modificarsi di continuo”, e pertanto un modificarsi non solo della materia, che segue un percorso predeterminato, dovuto al caso, ma anche di pensiero (un attributo di dio per Spinoza) e di emozioni-sentimenti (odio e amore e tutte le altre sfumature). Tra pensiero e sentimenti (anche dei miei gatti, anche se non li comprendo molto; forse un giorno saremo in grado di cogliere anche i noumeni, oltre ai fenomeni) e libertà per me il passo è breve. Forse libertà come scelta di essere e vivere in armonia-amore con il tutto o di sentirsi separati dal tutto, in eterno conflitto. Oltre ad Empedocle, mi viene in mente la filosofia orientale. @ Aldo: anche a me piacciono molto quelle due poesie e le ‘candele’

  23. anna Says:

    ho sbagliato “della materia che secondo alcuni segue un percorso predeterminato dovuto al caso”

  24. milena Says:

    @Aldo: bene, allora siamo in tanti … tante luci accese nelle notti scure, anche s’è chiaro che non per questo la notte d’incanto smette d’essere notte. E ogni notte bisognerà aspettare il mattino, e così via.
    E grazie alle poesie che hai così gentilmente trascritto (che dovrei sapere a memoria, eppure), mi sono ricordata più esattamente le parole di Biagi:
    “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie … ma tira un vento …”.
    Ed è curioso che anche tu abbia evocato il vento … (o conoscevi anche tu l’aneddoto?)
    Non ti conosco, ma non credo che tu sia così vecchio da aver timore di un po’ di vento. A me, non quello che strappa i capelli, ma un po’ di vento piace. Che forse temo di più l’aria stagnante.
    Buoni giorni anche a te

  25. milena Says:

    @anna: (rispondo solo ora ai tuoi commenti di domenica notte. In un certo senso sono una “macchina” a scoppio ritardato. E vedi quanto facciamo uso della terminologia meccanicistica, in questa nostra epoca delle macchine? Protesi per muoverci, protesi per comunicare – estensioni del nostro corpo )

    “perché siamo in balia di un divenire ‘stupido’? se siamo in balia del dio Caso”
    Mi sa che più che ‘stupido’ si potrebbe dirlo ‘indifferente’. Poiché l’intelligenza sta esclusivamente nelle leggi che regolano la materia (e l’energia), per cui sopravvive il meglio adattato ad un dato ambiente – per quanto riguarda gli esseri viventi, sottoposti ugualmente alle stesse leggi naturali operanti, non dico nell’universo (perché non lo conosco), ma per lo meno su questa terra (che conosco poco).

    “… e che non diventeremo altro?”
    visto che siamo stati altro, di sicuro diventeremo altro. Ma anche niente del tutto: è improbabile che il genere umano perseveri nella vita indefinitivamente. Così come per ogni altra specie di animali, l’estinzione potrebbe essere sempre dietro l’angolo.
    A maggior ragione (se, come ho sentito dire, più una specie è specializzata, minori sono le sue possibilità di sopravvivenza) se una specie si è specializzata a produrre macchine di morte e di distruzione ambientale.

  26. Aldo Says:

    @Milena
    Anch’io temo l’aria stagnante, il già detto e ri-detto, il “si dice” a fior di labbra, la non-curanza supponente che è solo stupidità mascherata da distacco. Tu dici: … Così come per ogni altra specie di animali, l’estinzione potrebbe essere sempre dietro l’angolo … Parole “sante”!!! Basta una folata di vento anomala (ecco perchè guardo con apprensione la mia tremula candela) e il gioco è fatto!!! Adieu, adieu femina/homo insipiens …
    Ps. Non conoscevo l’aneddoto su Biagi.
    Ciao
    @Anna
    Quelle due poesie sono perle preziose (filosofiche) per chi ha orecchie per ascoltare. Anche la luce di una candela può essere “illuminante”. Pensa a quanti autori straordinari del passato s’ispirarono, nelle notti insonni, alla sua “luce”.

  27. md Says:

    “Tutti gli organismi viventi, dall’umile ameba all’essere umano, nascono dotati di meccanismi progettati per risolvere automaticamente, senza alcun bisogno di ragionamento, i fondamentali problemi della vita” (A.Damasio).

    Il neuroscienziato ce lo spiega subito dopo quali siano questi problemi: il reperimento dell’energia, la sua trasformazione, l’equilibrio biochimico, la conservazione e riparazione dei danni dovuti all’usura, la difesa da agenti esterni.
    La cosiddetta “omeostasi”, cui sarebbe meglio anzi preferire “omeodinamica” secondo la definizione del biologo Steven Rose.

    La nostra base biologica è cioè inevitabilmente meccanica e dotata di automatismi senza i quali semplicemente non esisteremmo. Il fatto poi che ci riteniamo altro dal puro essere meccanici non inficia di una virgola questo dato fondamentale del nostro essere, anche perché su questo si è venuto costruendo, come una sorta di albero, il complesso sistema degli stimoli e delle motivazioni (appetiti, desideri, ecc.), la sfera emozionale e, in cima, quella sentimentale.
    Saremmo cioè fronde portate qua e là dal vento sì, ma ben piantate sul tronco che le ha fatte crescere e verdeggiare…

  28. milena Says:

    Grazie, md, per le spiegazioni scientifiche, mi mancavano (penso sempre che saresti stato un ottimo insegnante, e comunque lo sei). E mi hai fatto ricordare di riprendere gli studi su Spinoza e Damasio, come mi ero riproposta a mezza estate – anche se alla mia età non so quale senso abbia affrontare ancora studi complessi, tanto che sto pensando di accontentarmi delle briciole dei tuoi sontuosi pasti, che forse basta e avanza per quello di cui ho bisogno. Comunque anche in rete ho trovato parecchio materiale su Damasio e i suoi studi. Solo una scorsa veloce, per il momento, ma ho trovato una frase che mi ha colpito.
    “Il consiglio che Damasio propone a conclusione del suo libro (L’errore di Cartesio), è di combinare alcuni aspetti della filosofia spinoziana con un atteggiamento più attivo nei confronti dell’ambiente che ci circonda: ‘un atteggiamento combattivo … sembra prometterci che non ci sentiremo mai soli finché il nostro interesse sarà concentrato sul benessere altrui ’”.
    E – anche se non si può sempre sapere quale sia il benessere altrui – in questi giorni che vado e vengo fra ospedali, mi appare ancor più evidente l’enorme sforzo della comunità umana alla cura e solidarietà fra simili – anche se ‘qualcuno’ purtroppo fa delle distinzioni!
    Oggi (ironicamente) stavo pensando che forse tutto questo ha origine con la consuetudine fra le scimmie antropomorfe di farsi affettuosamente le pulci. Naturalmente soltanto ed esclusivamente fra scimmie dello stesso gruppo familiare…
    (E qui ci vorrebbe una di quella faccine di Ares, che variavano dal riso sguaiato all’occhiolino)

  29. md Says:

    troppo buona Milena!
    In effetti questa faccenda del concentrarsi sul benessere altrui è molto ben evidente in Spinoza, che per una buona metà dell’Etica ci spiega che innanzitutto vi è lo sforzo di ciascun ente e conservare il proprio essere (e ad espandere la propria potenza di agire), ma che poi con un apparente salto logico (in realtà non lo è) arriva a dire che solo coltivando l’utile degli altri si può coltivare al meglio il proprio – dal più bieco egoismo naturale alla più alta condizione sociale. Ma su questo punto tornerò presto, in maniera più approfondita.

    A proposito delle scimmie, invece, c’è questo filosofo americano, Rowlands, che ha scritto un libro interessante che sto leggendo, dove racconta della sua vita decennale in compagnia di un lupo, e parte proprio da una strana dicotomia tra scimmia e lupo, che mi pare di poter interpretare come una sorta di bivio tra socialità e individualità, la prima intesa però come utilitaristica e menzognera, l’altra come più “naturale” e sauvage, di maggiore dirittura morale, perché del tutto incapace di mentire. Gli umani, naturalmente, avrebbero scelto la strada della scimmia, ma se scavano bene dentro di loro possono anche ritrovare un lupo…
    Ma anche su questo sto semplificando, e ci ritornerò quando avrò qualche elemento maggiore di comprensione.

  30. Aldo Says:

    @Md
    Saremmo cioè fronde portate qua e là dal vento sì, ma ….

    La nostra “solida” base biologica non può inficiare il fatto che siamo inesorabilmente figli del divenire che prima o poi ci … nullificherà.
    L’ipotesi di Cartesio mente/corpo aveva le sue radici nel platonismo e nel neoplatonismo è, quindi, era molto più rassicurante a livello emotivo, con il suo effetto placebo.
    Le considerazioni di Damasio ci certificano che il “re è nudo” : siamo prodotti del caso e nulla potrà salvarci dall’inquietudine, a meno che non si voglia credere nelle favole, in attesa che la candela si spenga sul nostro comodino.

  31. md Says:

    @Aldo: sono infatti convinto che il livello “sentimentale” serva proprio a sopportare meglio la nuda verità, come se fosse anch’esso un’escogitazione evolutiva. Gli umani si raccontano un sacco di storie, e se non lo facessero vivrebbero meno e meno bene…

  32. md Says:

    Però anche sul “nullificarci” avrei qualche obiezione (tra Severino e Spinoza): perché mai quella originale configurazione individuale che ogni ente è (in quanto esiste così com’è, non in quanto è un’essenza che lo precede), dovrebbe essere considerato un nulla, qualcosa inghiottito dal divenire?
    La mia essenza-esistenza (due lati che coincidono), cioè tutto ciò che converge nel fare di me quell’ente che sono, con quelle date caratteristiche, continueranno ad esistere anche dopo la mia morte, non verranno affatto inficiate dallo scorrere perpetuo delle cose.
    E non ha nessuna importanza che io non lasci segni o ricordi del mio passaggio, il mio essere quel che sono è eterno, non può essere distrutto.
    Ma qui torniamo all’eterno dilemma di sempre, Parmenide, l’ontologia e quant’altro…

  33. md Says:

    Tanto per precisare: non sto affatto parlando di un’anima, e nemmeno di un corpo, ma della configurazione degli enti, cioè di quella struttura che fa di una data cosa quella cosa che è.

  34. anna Says:

    @ milena: scusa se ti rispondo solo ora, ma trascorro giornate intere senza accendere il computer. Nel mio ultimo commento di domenica sera e in quelli di lunedì mattina stavo letteralmente scherzando, dimenticando di non essere ne L’altra stanza. Me ne scuso. A volte, come dice l’omeopata, reagisco così per contrastare una profonda tristezza esistenziale. Gli amici mi conoscono, ma le persone che scrivono in questo blog possono, giustamente, fraintendere. Stavo riflettendo su quanto ha scritto md “le persone si raccontanto un sacco di storie, se non lo facessero vivrebbero meno e meno bene”; “il livello ‘sentimentale’ serve proprio a sopportare meglio la nuda verità, come se fosse anch’esso un’escogitazione evolutiva”; “il mio essere quel che sono è eterno, non può essere distrutto”. ciao

  35. milena Says:

    Vedo che è stata messa molta carne al fuoco, tanta che non saprei da dove cominciare e quasi preferirei digiunare.
    Ma da quel che dici pare che Rowlands proponga un “dover essere” ad un altro. Uno sforzo per essere diversi da quello che si è? Anche se si è sempre diversi, che infatti penso che l’identità di una persona vari nel corso del tempo e col cangiamento del contesto in cui si trova. Un certo ambiente può consentirti di essere anche farfalla, per esempio, o in un altro ambiente hai la necessità di tirar fuori il lupo. Se poi sei un lupo che riesce a tirar fuori la farfalla, tanto meglio.
    Ma la nuda verità potrebbe essere che nel profondo ci sentiamo dei conigli, e che è la paura a tenere il bandolo della matassa. Perché anche il lupo, benché forte, selvaggio e apparentemente indifferente, anche lui ha paura e deve lottare per sopravvivere.
    L’inquietudine secondo me è già un lusso per chi se la può permettere. Mentre la paura, il terrore, è la nuda verità basilare. Nuda verità che, come dice Aldo, non tutti possono sopportare e molti preferiscono non sapere. Che anche a saperla non cambia di un baffo la cruda realtà dell’esistenza.
    Quindi, che dire … chi vuol esser lieto sia …
    Avere in dono un cuore lieto è una grande fortuna. Sì, credo che più che sforzarmi di scovare il lupo, che comunque di quando in quando salta fuori anche da solo, preferisco concentrarmi sull’essere un cuore lieto. Lo trovo più salutare

  36. Aldo Says:

    @Md
    .. tutto ciò che converge nel fare di me quell’ente che sono, con quelle date caratteristiche, continueranno ad esistere anche dopo la mia morte, non verranno affatto inficiate dallo scorrere perpetuo delle cose…
    Scrisse Kierkegaard ‘Credo perché è assurdo’, mi sembra, dunque, questa la tua posizione. Certamente è assai gratificante e molto “platonica” (effetto placebo). Io quel “salto” logico non riesco a farlo e, quindi, resto in attesa che la candela si spenga, senza aspettarmi nulla se non il “nulla”. L’oblio ricoprirà tutte le cose.
    Buona giornata

  37. milena Says:

    @Aldo:
    “prova a mollare la zavorra e vedrai che ti sarà più facile saltare”
    è quello che mi dico ogni mattina

  38. Aldo Says:

    @Milena
    … Avere in dono un cuore lieto è una grande fortuna …
    “Il cuore lieto” più che una fortuna, a me pare un dura conquista giornaliera, quando, come dici tu, ci togliamo la “zavorra”. La mia ricetta per vivere-sopra è coltivare la curiosità di sapere fin quando ti viene sonno ed allora ti addormenti, pensando al domani come ad una straordinaria opportunità.
    Buona nottata!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: