La questione maschile bis

A metà tra il divertito e il seriamente preoccupato per le reazioni a dir poco irritate (e in qualche caso francamente ridicole) di alcuni maschietti al mio precedente post sull’argomento, rilancio con la proposizione di un video che da tempo circola in rete, e che sicuramente molte e (spero) molti hanno già visto. Il corpo delle donne (visibile per intero all’interno del blog omonimo) è un sonoro schiaffone dato simultaneamente agli uomini e alle donne. Ad entrambi i generi in quanto colpevoli, seppure in diversa misura, correi e complici, anche con il silenzio. Va da sè che quando parlo di “uomini” e “donne” sto designando categorie che, data la loro generalità, rischiano di non voler dire nulla. Ma il punto è proprio questo: il rapporto tra categorie, tra la loro produzione storica e i singoli (cui magari, nonostante ne siano il prodotto, quelle categorie stanno strette).
Ma restringiamo il campo (anche se la televisione è uno degli enti condizionatori di massa più incisivi e invasivi della nostra epoca). Il documentario in questione (che è fatto da una donna, Lorella Zanardo, e da un uomo, Marco Malfi Chindemi), in poco più di venti minuti riesce a dar conto in modo esaustivo  della rappresentazione televisiva ed essenzialmente pornografica della donna, sottolineando in particolare i seguenti aspetti:

1. L’introiezione del modello maschile penetrato fin dentro l’immaginario femminile: le donne guardano ormai se stesse e le altre donne con gli occhi (stereotipici) del maschio;

2. La pressione generalizzata del canone e della tipizzazione, molto ben denunciata a suo tempo anche dalla sociologa Fatima Mernissi ne L’Harem e l’occidente: taglia 42, eterna adolescenza, ecc.

3. L’aut-aut posto dal sistema: se vuoi essere dentro devi omologarti, altrimenti non conti un cazzo!

4. La telecamera, che veicola lo sguardo e il desiderio, penetra in maniera pornografica nei corpi delle donne, ridotti spesso a curve, culi, tette e orifizi – in una sorta di stupro simbolico continuato (nel video non si fa riferimento alla precoce sessualizzazione dei corpi delle bambine, che è un altro orrendo capitolo della telepornografia diffusa);

5. Il discorso più interessante del video, che viene affrontato per alcuni minuti nella parte centrale, riguarda il volto (e non può non correre il pensiero a Levinas) – il volto e la sua unicità, l’espressione essenziale della singolarità, la faccia come ciò che faccio, che mi è proprio e che mi appartiene più esclusivamente. E, in secondo luogo, il volto come espressione massima di vulnerabilità (ed insieme di esposizione all’altro). Oggi tale volto, insieme singolare e plurale, viene ricoperto dalla maschera, tipizzato, omologato, levigato e scolpito dall’estetica del lifting e dell’eterna adolescenza, e distrutto proprio nella sua unicità (Pasolini, di cui andrebbero rilette le pagine dedicate alla televisione e alla massificazione, fu in proposito un veggente).

La Zanardo si chiede al termine del video, mostrando un’agghiacciante sequenza nella quale il corpo di una donna appare esposto e appeso come se si trattasse di un quarto di bue, fino a quando le donne potranno sopportare una tale umiliazione.
Io con lei mi chiedo quando gli uomini insieme alle donne di buona volontà, cominceranno seriamente a disarticolare e a ribaltare tutto ciò. Accennavo nel mio post precedente ad una mutazione antropologica da percorrere fino in fondo e di cui farsi carico, partendo da sé, dai propri vissuti, dalle strutture e dai linguaggi inconsciamente assorbiti e che devono essere radicalmente sottoposti a revisione critica. Mentre, però, attendiamo che tali processi di lungo corso inesorabilmente (e sperabilmente) accadano, cominciamo magari con lo spegnere la TV! Anche perché i bambini la (e ci) guardano…

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86 Risposte to “La questione maschile bis”

  1. Massimo Says:

    Viviamo in un’epoca sentimentalista, dove il pregiudizio supera il giudizio razionale. L’argomento “Il corpo delle donne” così affrontato appare strumentale. E’ scorretto mettere alle corde il giudizio minacciandolo coi sentimenti.

    Ciò che sfugge totalmente a questa impostazione critica, filo-femminista, è come sempre l’altra campana, quella maschile, totalmente assente e mai narrata dagli stessi uomini mediatici, che ripetono a memoria il Verbo donnista.

    Le donne non rinunceranno mai allo smutandamento, da uomo anti-femminista mi augurerei che ciò avvenisse, ma non avverrà. Perché le donne sanno benissimo che quello è il loro potere, eventualmente e vigliaccamente utilizzabile anche, come in questo caso, per lucrarci passandolo come forma di sopraffazione maschile sul corpo della donna.

    L’attrazione sessuale è la chiave per ottenere il cieco consenso maschile, il consenso sentimentale e irrazionale. Ci sarebbero, per chi avesse realmente interesse a questi argomenti, esempi storici lampanti. A iniziare dal mito sessantottino del sesso libero il quale, lungi dall’essersi mai realizzato, è servito come arma retorica per prospettare agli uomini un futuro di appagamenti e ottenere il loro appoggio di opinione.

    Ma a chi interessa la verità? A nessuno. L’importante oggi è solo la vittimizzazione del sesso femminile e la parallela criminalizzazione di quello maschile.

  2. Massimo Says:

    La cosa migliore per ingannare gli uomini è confonderli coi loro stessi ormoni.

    Chi ci guadagna in tutto ciò che è mostrato in questo video, è sempre e solo la donna. Altrimenti, se così non fosse, non lo farebbe.

  3. Massimo Says:

    A proposito: io sono un maschio, non un maschietto. E non tiratemi fuori di nuovo l’ironia. Mi fa tristezza.

  4. Massimo Says:

    Domanda: perché la sovraesposizione del corpo femminile è coeva con la femminilizzazione sociale occidentale?

    Domanda: perché nei luoghi dove effettivamente si riscontra una mancanza di diritti delle donne si osserva l’opposto, cioè la sotto-esposizione del corpo?

    Domanda: perché nel dibattito pubblico, l’eventuale tentativo di limitare l’abbigliamento femminile a termini di decenza (scuola, pubblici uffici, ecc.) viene interpretato come prevaricazione maschile?

  5. Massimo Says:

    Leggo: Va da sè che quando parlo di “uomini” e “donne” sto designando categorie che, data la loro generalità, rischiano di non voler dire nulla. Ma il punto è proprio questo: il rapporto tra categorie, tra la loro produzione storica e i singoli (cui magari, nonostante ne siano il prodotto, quelle categorie stanno strette).

    Quelle categorie stanno strette per il fatto che sono (culturalmente) considerate strette.

    Starebbero meno strette se si accettasse il fatto che invece qualcosa vogliono dire. Se invece di disconoscere quel qualcosa lo si integrasse nella propria soggettività.

  6. Massimo Says:

    Ho scritto troppo. Scusate.

  7. LUTHER Says:

    Sarebbe meglio spegnere la TV e “accendere” il cervello.
    La donna soprattutto in Italia gode di una falsa liberta’…quella che chiamiamo emancipazione e’una mistificazione abilmente gestita.
    Non e’ certo mostrando tette e culo che si diventa emancipate.
    Vero e’ invece che c’e’ una disparita’ salariale tra uomo e donna… che c’e’ un tasso di occupazione femminile tra i piu’ bassi d’Europa, nonostante le donne laureate e diplomate in Italia siano superiori numericamente ai maschi e si potrebbe continuare…
    Questo Massimo proprio non lo capisco,
    non e’ che hai scritto troppo…hai esagerato! La tua e’ misoginia…
    Scrivi:…Un movimento mondiale contro il maschio che ormai smuove centinaia di milioni di euro…
    Ma e’ ridicolo! Povero mondo se permetti lo dico io!

  8. Massimo Says:

    LUTHER:
    -Sarebbe meglio spegnere la TV e “accendere” il cervello.-

    Da sei anni non ho la televisione.

    -La donna soprattutto in Italia gode di una falsa liberta’…quella che chiamiamo emancipazione e’una mistificazione abilmente gestita.-

    Una mistificazione che contiene l’accusa di mistificazione. Interessante. Non conosco condizioni generalizzate di sofferenza femminile in Italia, che siano specificamente legate al sesso di appartenenza. Ci sono delle differenze, ma questo riguarda uomini e donne. Tu leggi solo una parte perché sei un ostaggio emotivo del donnismo.

    -Non e’ certo mostrando tette e culo che si diventa emancipate-

    Ancora: l’espressione “diventare emancipate” è ambigua. Di certo, e le donne lo sanno benissimo, mostrando tette e culo, se ti piace questa forma, si ottiene soldi e potere. Anche potere morale, s’intende.

    -Vero e’ invece che c’e’ una disparita’ salariale tra uomo e donna-

    Propaganda di basso livello che serve per alimentare la visione collettiva dell’uomo malvagio e prevaricatore. E’ falso: http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_19/stipendi_parita_uomini_donne_rita_querze_ee6d2bbe-5ca0-11de-a55b-00144f02aabc.shtml

    -che c’e’ un tasso di occupazione femminile tra i piu’ bassi d’Europa-

    Chi sta pagando di più la crisi sono gli uomini. Viene usato il gap generazionale, che necessita di una “introduzione fisiologica” come argomento antimaschile per dimostrare ciò che non esiste. Non si tiene conto dell’effetto maternità, in termini di libera scelta delle donne. Eccetera eccetara eccetera.

    -nonostante le donne laureate e diplomate in Italia siano superiori numericamente ai maschi-

    Fantastico: “donne” da una parte e “maschi” dall’altra. Grazie per non aver usato “maschietti”. Bene: la differenza nel rendimento scolastico è indice di una discriminazione anti-maschile. Tutti gli indicatori: tasso di abbandono della scuola dell’obbligo, tasso di suicidio, presenza di uomini nel corpo docente, e via dicendo all’infinito, portano solo alla mia conclusione, abilmente dissimulata con argomenti fantoccio dagli intellettuali zerbini.

    -La tua è misoginia-

    Ecco. Mi mancava.

    Tu mi vuoi insegnare di spegnere la televione e poi mi vomiti addosso tutti i luoghi comuni che passano proprio attraverso di essa?

    Sono argomenti delicati sui quali serve informazione, perché riguardano da un lato la metà della gente, e dall’altro l’altra metà.

  9. md Says:

    @Massimo: però quando ti fa comodo i dati statistici li usi anche tu…
    E comunque sto ancora attendendo i dati relativi agli uomini (anzi, maschietti) stuprati dalle donne…

  10. md Says:

    “Donnismo”: mi mancava.
    Il reciproco cos’è “Omismo”, “Ominismo”, “Uomismo”?

  11. md Says:

    Il punto è un altro: la rappresentazione e l’uso del corpo delle donne – da parte degli uomini (e anche delle donne, certo). La sua storia, i suoi motivi profondi e antropologici, legati ad una visione distorta della corporeità, della sessualità, ecc. Una vera e propria colonizzazione e riduzione – non solo del corpo ma anche dell'”anima”… E questa ha precise origini socioeconomiche, derivanti dall’istituzione di ruoli, dalla divisione del lavoro, dalla costruzione (storica, non biologica) dei generi e dei caratteri sessuali, ecc. ecc.
    Certo: si tratta di una questione di potere e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, o meglio dell’essere umano sull’essere umano.
    E può essere risolta o superata solo dalla lotta e dal principio di autodeterminazione: ciascuno e ciascuna, in quanto viene al mondo, è libero e libera di autodeterminarsi e di manifestare le proprie potenzialità…
    Tutto qui!

  12. Massimo Says:

    Non c’è dubbio che sia come dici, ma osserva come e quanto viene trattato il rapporto col bios femminile rispetto a quello maschile, che soffre di altri abusi, diversi perché diversamente costuiti storicamente (e non solo), come giustamente osservi, ma non per questo meno dannosi.
    E nel denunciare si rischia di essere denunciati, denunciare un uso strumentale e unilaterale della rivendicazione di genere, di un solo genere, col fine di svalorizzare le qualitas della categoria maschile. Forse non è il tuo fine, forse non è così consapevole, ma è il filo logico della comunicazione moderna. Che è sessista sì, ma di ordine antimaschile.
    Potrei ritagliare anch’io dalle trasmissioni, dai siti web, dalle pubblicità, la documentazione dell’offesa al corpo maschile. E la lettura che se ne farebbe, anzi che già ne è stata fatta, dai media e dall’intelligentia, sarebbe di una cifra diversa rispetto a quando si tratta di *donne*.
    Ma non è questo che denuncio, bensì qualcosa di più profondo. Io non contesto la denuncia a meno che non sia palesemente manipolata (come i dati ISTAT sulla violenza sulle donne, che meriterebbero una trattazione a parte), io contesto il fine e la lettura che viene fornita.
    Una storiografia, quella femminista, appositamente ritagliata per costituire un capo d’imputazione verso gli uomini, tralasciando ogni aspetto critico e fattuale che non fosse utile a tal fine.

  13. Massimo Says:

    Ogni area di sofferenza maschile nel sociale, non viene letta come risultato dell’appartenenza al genere maschile. E ce ne sarebbero a bizzeffe, ben più gravi dello sfruttamento d’immagine. Il carcere, il tasso di suicidio, la mortalità, la prevenzione medica, l’infortunio sul lavoro, la discriminazione nelle separazioni e negli affidi e via dicendo. Il 70% dei nuovi poveri sono padri separati eppure nessuno osa ricollegare tale dramma a una discriminazione su base sessuale nei confronti degli uomini.
    Dall’altra parte invece, mi tocca quotidianamente subire il male-bashing che arriva a fare ricerche su quanti secondi un uomo e una donna aspettano il caffè al banco, per scoprire che in questa società maschilista, le donne aspettano mediamente ben tre secondi in più.

    Una sola voce, un solo tabù.

  14. Massimo Says:

    Donnismo è *femminismo popolare*, caratterizzato dal perseguire uno sciovinismo femminile arbitrario. E’ una delle cose più alla moda che ci siano, altro che parità e “superamento”.

  15. Massimo Says:

    Prima di andare ti volevo dire: sai benissimo che estendere a tutti gli uomini la reponsabilità dello stupro, consegue a un metodo di analisi inedito, ovvero, propagandistico. Soprattutto in virtù del fatto che vengono arbitrariamente “estesi” solo i crimini e mai, dico mai, le buone azioni. Quelle non sono *di genere* e restano manifestazioni *soggettive*.

    Per una legge non scritta, ai media è stato affidato l’incarico di educare la gente a una visione malefica della maschilità e del fallo e dall’altro lato, a una santificazione e universalizzazione della femminilità. La sostanza della guerra tra i sessi, secondo diversi attenti osservatori, il vero territorio conteso, è infatti proprio il potere morale.

  16. md Says:

    Mi dispiace, ma fino a quando i maschi stupreranno le donne non potranno granché accampare argomenti sulla loro presunta “sofferenza” di genere…

  17. md Says:

    A chiosa dell’ultimo commento, che ha incrociato il tuo: io personalmente ho rotto la solidarietà di genere. Lo stupro non è solo l’atto, ma una logica quotidiana che si annida nel linguaggio, nei simboli, negli sguardi (“spermatici” come dice la mia amica e filosofa femminista Nicoletta Podimani) oltre che nei rapporti di potere. Dinamiche dalle quali non è detto che le stesse donne siano esenti…
    Non si tratta solo di isolare gli stupratori, ma la stessa logica di potere che vi sta dietro.
    Nel frattempo ritengo legittimo (così come per gli immigrati, i gay, le lesbiche, i/le transessuali e tutte le minoranze minacciate) invocare il diritto all’autodifesa.

  18. Massimo Says:

    Le tue affermazioni, perdonami, ma sono altamente strumentali, e tu stesso insinui il sospetto che “non è detto che anche le donne ne siano esenti”.

    Lo stupro è figlio della logica di potere, non la logica di potere figlia dello stupro. Non esiste quindi una *cultura dello stupro* bensì una *cultura della sopraffazione*, che si manifesta con lo stupro e non solo.

    Le mie denunce si riferiscono ad altre manifestazioni di queste volontà di potenza.

    La falsa accusa di pedofilia rivolta al coniuge dalla donna in fase di separazione, è un’espressione di sopraffazione tale e quale lo stupro, che talvolta consegue in vite rovinate nella materia e nello spirito, tanto per lui quanto per i figli, e indirittamente per l’intera società.

    Ergere lo stupro a male estremo e assoluto, dimenticandosi di altre ingiustizie, rientra nella metodologia della denuncia strumentale antimaschile del femminismo, che ha il fine di collocare la sessualità maschile, che per natura non è *stuprante*, come sinonimo di *male*.

    Non c’è altra ragione per cui si dovrebbe negare l’evidenza. La denuncia dello stupro non è in antitesi con le mie denunce. Se ciò avviene è perché c’è dietro una strumentalità e una cattiva fede.

    E’ semplice puro razzismo.

  19. Massimo Says:

    Leggo: Mi dispiace, ma fino a quando i maschi stupreranno le donne non potranno granché accampare argomenti sulla loro presunta “sofferenza” di genere…

    Voi femministi usate ciò che vi pare per caratterizzare il maschio. Usate solo le azioni malvage, estendendole a tutti. La famosa *criminalizzazione femminista* è precisamente questo.

    Usate solo ciò che vi fa comodo. Non usate tutto ciò che di buono fanno gli uomini, in certi casi solo gli uomini, perché poi non potete dire che il loro è un sesso malvagio.

    Non dite mai che i quaranta morti annegati di un’estate nel tetativo di salvare sconosciuti che affogano, erano tutti uomini. Ed è strano che in un’epoca di campionesse di nuoto “con le palle”, in questi casi continuino a morire solo uomini. C’è qualcosa che lega quei gesti alla loro appartenenza sessuale, natura o cultura che sia questa è l’evidenza. Ma quello lo cancellate, lo dissimulate, lo contestate. Vi offendete se qualcuno ve lo ricorda, come se raccontare il bello di una categoria fosse un’offesa. Com’è possibile che raccontare il bello della sessualità maschile sia fastidioso? Da dove viene questo sentimento?

    Per i crimini commessi da uomini invece tenete l’agenda sempre aggiornata. Ogni caso è spunto per nuove teorie sessiste e ginocentriche, per nuovi programmi di compensazione razzista.

  20. md Says:

    @Massimo: io non sono né femminista né maschilista, uso la testa punto e basta. E denuncio – come questo blog mi pare dimostri ampiamente – tutte le sopraffazioni da qualsiasi parte provengano.
    Qui non si stava parlando né dell’eroismo degli uomini né di quello delle donne (che tu ometti, ma tanto con le statistiche e con le notizie sappiamo bene che ciascuno può giocare un po’ come gli pare – a proposito di uso strumentale delle affermazioni…), ma di stupro. E, mi spiace contraddirti, ma esiste eccome una “cultura dello stupro”, lo sanno bene tutte le mie amiche che l’hanno subita per anni.
    E, a proposito di pedofilia, forse è meglio non cominciare nemmeno a toccare l’argomento… sarebbero proprio i maschi (certo, una parte di loro) ad uscirne malconci.

  21. md Says:

    Una cortesia: io cerco di non rivolgermi mai alle persone con la categoria “voi” (voi comunisti, voi femministe, voi maschilisti, voi quel che vi pare…), gradirei lo stesso da parte dei miei interlocutori.

  22. Massimo Says:

    No scusa MD, non convengo su un punto cruciale. Si può anche dirsi non femministi ma di fatto esserlo.

    Eviterò l’uso del voi, comunque era seguito da “femministi”. Così vi percepisco, e con “vi” intendo gli intellettuali di sinistra. Spero non vorrai sostenere che la sinistra non sia femminista. L’Unità è stato arbitrariamente affidato a donne, sulla presunzione di una loro superiorità rispetto ai colleghi. Ci sono testimonianze di uomini discriminati in quel giornale dalla attuale direzione. Ma è solo un esempio, ce ne sarebbero milioni.

    Rifondazione Comunista intitolò la home page del sito con la scritta “Maschio Assassino”, il 24 Novembre 2007, giornata contro la violenza sulle donne. E tu sai bene che non l’avrebbero potuto scrivere per nessun’altra categoria. Ma per gli uomini eterosessuali bianchi si può fare. la sola categoria non protetta, sulla quale scaricare tutta la propaganda buonista di questa pseuso-sinistra. Fatta apposta per colpevolizzarla.

    Quindi. Allora esiste anche una cultura della falsa accusa di stupro, lo sanno bene tutti i miei amici che l’hanno subita per anni.

    Un uomo su tre, in fase di separazione giudiziale, viene falsamente accusato di abusi sessuali sui propri figli. La sua vita ne esce spesso rovinata. L’accusa è talmente infamante che tutte le interazioni sociali di chi ne è colpito si modificano, ed è supportata da centri di assistenza legale per donne, spesso finanziati con denaro pubblico.

    Questo i “voi” a cui mi riferisco, e dai quali se preferisci ti tengo fuori, non lo possono denunciare. Le loro bocche sono chiuse su questi argomenti, cucite dal senso di colpa, figlio della propaganda femminista.

    Hai mai visto uomini che si occupano di rapporto tra i sessi? Hai mai visto un uomo nel Ministero pari Opportunità?

    Per gli uomini questi argomenti, che li riguardano in prima persona, sono un tabù.

  23. Massimo Says:

    I soli uomini che prendono parola, recitano a memoria il rosario femminista.

  24. md Says:

    Tralascio le sciocchezze (scusa la franchezza) sulla sinistra femminista (PCI docet), sull’Unità, il buonismo e quant’altro: parole in libertà non suffragate né da fatti né da riflessione su quanto accaduto per lo meno negli ultimi 50 anni in Italia e non solo.
    Leggo: “Un uomo su tre, in fase di separazione giudiziale, viene falsamente accusato di abusi sessuali sui propri figli” – mi riferisci la fonte da cui prendi questo dato?

    Sulla presunta “propaganda femminista” mi pare davvero che tu dica ancora parole in libertà. Anzi, l’operazione che tu fai è davvero iperideologica: parti dall’assunto che esisterebbe una sorta di complotto femminista globale (per lo meno in occidente, poi non so che cosa tu pensi di altre società variamente patriarcali) e riconduci tutto a quel teorema.
    I dati – ma non solo quelli statistici o della cronaca, ma anche quelli esperienziali – mi raccontano tutt’altra realtà.
    Certo, questa è l’epoca delle grandi narrazioni, basta crederci…

  25. md Says:

    E comunque mi sono un po’ stufato. Se in questa discussione non entra anche qualche donna mi pare di cianciare al vento, anche perché il punto di partenza del mio ragionamento era un altro. Soprattutto partiva da fatti e da corpi, non da ideologie precostituite.

    Oltre alla sgradevole sensazione che io stia monologando con un altro monologante.

    Dunque ora, davvero, mi taccio e passo ad occuparmi d’altro…

  26. md Says:

    E da ultimo: io non recito a memoria un bel niente! (tranne, un tempo, alcuni canti di Dante)

  27. Massimo Says:

    La sinistra è strutturalmente femminista, talvolta lo dichiara esplicitamente scrivendolo sui manifesti elettorali, forse l’hai dimenticato. Il processo parte da lontano e si palesa negli ultimi venti o trent’anni. La sinistra ha sostituito la lotta di classe con la lotta tra i sessi, la nozione di “debole” prima riferita particolarmente a condizioni economiche e di classe, oggi si riferisce a condizioni filogenetiche, legate all’etnia e al sesso.

    La propaganda femminista sta in letteratura. Il neologismo male-bashing (è un fenomeno identificato internazionalmente) sta ad indicare proprio il “pestaggio morale antimaschile mediatico del femminismo. Una moda ormai seguita anche da chi non sembra femminista.

    Per quanto riguarda la narrazione, non ho parole. La GNF (Grande Narrazione Femminista), quella che racconta di una Donna che ricostruiva di notte il mondo che l’uomo distruggeva di giorno, è la più grande mistificazione mai compiuta dall’essere umano.

    Il bello è che l’hanno scritta nel caldo di palazzi costruiti col sudore e il sangue degli uomini. E già. Tre morti al giorno, per le infrastrutture poi utilizzate contro di loro.

  28. Massimo Says:

    Se non ti interessa dialogare tolgo il disturbo. Ti saluto e buona vita.

  29. md Says:

    Non è che non mi interessa dialogare, è che ho difficoltà a farlo con chi procede per semplificazioni, omissioni e rovesciamenti continui.
    Sembra quasi che lo stuprato sia tu… in senso figurato, naturalmente!
    Buona vita anche a te (e comunque lascio all’ospite di chiudere, non è mia consuetudine voler a tutti i costi avere l’ultima parola…)

  30. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    Nel video la domanda finale é “di cosa abbiamo paura?” Ossia cosa temono le donne che accettano quei ruoli per non rifiutarsi di sostenerli.

    La risposta ahimé credo sia semplice: di non guadagnare. Molte di loro prendono soldi, hanno una vita agiata e se ne fregano dei diritti delle donne. Loro hanno i soldi e quindi decidono di vendersi e se vendersi. Non pensano, e non hanno interesse a farlo, alle conseguenze che giustamente il video ed il tuo post mettono in luce.

  31. md Says:

    @Daniele: mi sembra che tu abbia messo il dito sulla piaga… sono da sempre coninvito che la “questione femminile” sia inestricabilmente legata a quella “sociale”, come aveva ben intuito Marx…

  32. Vincenzo Cucinotta Says:

    Ora che le acque sembrano essersi un po’ chetate, ti avanzo le mie obiezioni sul tuo post, e una postilla su una frase che vedo tu ripeti ormai continuamente, e che vedo anche nei commenti a questo stesso post.

    1) L’introiezione di cui tu parli è un fenomeno di carattere generale, non limitato certo a un tragitto da maschio a femmina. Considerarla con quest’ottica così ristretta deforma la questione fino a tal punto da falsificarla. Qui, siamo tutti condizionati da un martellamento mediatico che, per avere successo, si appiglia ai nostri aspetti più istintuali. Tu sostieni che il messaggio che passa è la visione del maschio. Mah, mi sembra del tutto opinabile, se non completamente falso, come se l’immaginario maschile si esaurisse nell’apprezzare tette e culi: spero non sia così, sennò, tanto vale perdere ogni speranza di riscatto.
    Pare anche a me che questa imposizione di un immaginario maschile opposto ad un immaginario femminile sia una cosa del tutto campata in aria. Probabilmente devo infine credere che abitiamo due mondi diversi. Quello dove vivo io (chiamalo pure pianeta 1), è un mondo culturalmente omologato, ma mica solo per quanto riguarda la sessualità. Questa artificiosa separazione di un settore culturale non la condivido proprio, non credo che io, maschio A, sia meno condizionato della femmina B, non vedo proprio da dove tu tragga queste evidenze.

    2) Parlare come fai tu di una mutazione antropologica, senza entrare nel merito delle coordinate attraverso cui dovrebbe avvenire, è come non parlarne affatto: è un proclama vuoto, che usi come arma polemica contro i maschietti come tu, con esibita ironia, ci chiami. Potrei parafrasarla con:
    “Pentitevi fratelli maschi, pentitevi di essere maschi di una cultura maschilista. In attesa del nuovo catechismo, di cui ignoro tutti i dettami, non vi resta che essere coscienti di essere colpevoli. Se protestate, allora siete anche ridicoli”.

    Dirò a completamento di questa parte, che alcune coordinate di questa rivoluzione io le ho tracciate nel mio libro. A me pare che sia più importante essere positivi e prepositivi , piuttosto che colpevolizzatori senza alternative.

    Infine, vorrei stigmatizzare la tua concezione dello stupro. Qui, veramente, tu fai delle affermazioni che poni come assiomi, e quindi non vedo come si possa dialogare.
    Che il punto di vista della cultura maschile oggi sia un punto di vista stupratore mi pare, scusa la franchezza, un’emerita idiozia. Ripeterla continuamente, non ne aumenta la sua verosimiglianza. Il punto è che qualsiasi maschio, che non abbia problemi psichici, rintraccia il suo piacere nel consenso della femmina. E’ una cosa così istintiva, che non occorre nessun processo di rieducazione o che altro. La vera fonte dell’eccitazione sessuale del maschio sta nel cogliere segnali di accettazione dalla femmina: senza questo, l’eccitazione cessa. L’evidenza di questa esperienza personale è così potente, che il fatto che ci siano maschi che affermino il contrario mi fa pensare che abbiamo sensibilità differenti. Quindi, scusami la perentorietà, ma non permetto a nessuno di dire che io in quanto maschio sono un potenziale stupratore. A te che sei siciliano come me potrei dire “pigghia bonu pi tia” 😀

  33. luther Says:

    A me sembra un dialogo tra sordi. I commenti cominciano a diventare stucchevoli…qua nessuno ha detto che il maschio in quanto tale e’ un potenziale stupratore…ma stupri, stupri di massa, violenze domestiche…hanno sempre il maschio come artefice e carnefice.
    Insomma perche’ si nega l’evidenza…qualcuno parlava di dati statistici errati…si’ credo che siano dati falsati…per esempio quando si parla dei salari…molte donne non risultano nemmeno inquadrate…penso alle commesse che prendono letteralmente quattro soldi…vabbe’ vado a pranzo
    Saluti

  34. md Says:

    sì infatti Luther…

    @Vincenzo: mi pare proprio tu stia rispondendo a qualcun altro…
    brevemente: quando parlo di “mutazione antropologica” parlo di cose che vado sostenendo da almeno un decennio (per conto mio o nella stretta e semiprivata sfera di amici e gruppuscoli) e da ormai quasi tre anni su questo blog, in maniera un po’ più pubblica e argomentata (naturalmente non posso chiedere ai miei lettori di leggere tutti i post, che sono ormai oltre 300, così come nemmeno tu potrai chiedere preliminarmente di leggere il tuo libro… e a tal proposito, se e quando deciderò di scrivere anch’io qualcosa di più sistematico potrò magari essere più esaustivo, per ora preferisco seminare ancora dubbi… sul fare, proporre, ecc. è ormai mia abitudine partire da me e dai miei comportamenti, prima di lanciare proclami).

    Lo stupro è parte del problema, e al di là della singolarità (piuttosto diffusa e non eccezionale, visto quel che ci dicono i dati statistici e magari anche quel che non ci dicono per quanto concerne il chiuso delle mura domestiche), bisogna riflettere sulla correità oggettiva di molti maschi – il discorso del “se l’è andata a cercare” o certe sentenze o il linguaggio di cui sono infarciti discorsi che si sentono quotidianamente sui luoghi di lavoro (e qui parlo per esperienza diretta), mi suggeriscono tutt’altro.
    E comunque le tette e i culi di cui la TV e la pubblicità sono infarciti, e un certo modo di guardare e considerare i corpi delle donne non sono certo scollegati dalla logica dello stupro.
    Ne parlo anche perché ho condiviso con diverse mie amiche un lungo percorso di riflessione sulle loro (e le mie) sensibilità in proposito.

  35. Vincenzo Cucinotta Says:

    Deliberatamente ho evitato di intervenire in un dibattito tra chi sostiene le ragioni dei maschi e chi sostiene le ragioni delle femmine. Mi paiono discorsi del tutto inutili, che non mi appassionano punto. Sono convinto che alcuni pregiudizi in alcuni luoghi di lavoro stentino a sparire, ma conosco per certo tanti luoghi di lavoro in cui questo problema non esiste per niente, e vi prego di credermi. La discriminazione delle donne data da tanto di quel tempo che farla sparire del tutto è difficile. Ciononostante, non cogliere i progressi enormi fatti significa anche svalutare la stessa battaglia emancipatoria.
    Sono intervenuto specificamente sulla questione stupro perchè affermo che la maggior parte dei maschi non condivide proprio nulla con gli stupratori, e questa contiguità che tu e luther vedete, io la contesto. Personalmente, mi considero agli antipodi rispetto a questi psicopatici, e trovo francamente offensivo, soprattutto perchè affermato senza riscontri oggettivi, ogni mio personale coinvolgimento in quanto dotato di genitali maschili.
    Sulla questione dell’esibizione del corpo femminile in TV, nessuno potrebbe trovarlo più squallido e deprimente di me. Ma, o si opera a questo punto un intervento censorio, ed io non lo escluderei se ne avessi il potere, oppure non rimane che affidarsi alla sensibilità stessa delle donne. Infatti se nessuna di loro, per amore di denaro e notorietà, si spogliasse, questi nudi non ci sarebbero. Con tutta l’abilità retorica che vogliamo, considerare vittima la protagonista diventa un’operazione alquanto da equilibristi del pensiero. Anzi, ragionando come te, che poni una colpa oggettiva di tutti i maschi nello stupro dei pochi che ne sono colpevoli, potrei dire, con una logica assolutamente analoga, che se dieci ragazze appaiono nude in TV, la colpa oggettiva è di tutte le donne, cosa che non faccio perchè credo ancora alla responsabilità individuale, non so tu però…

  36. md Says:

    @Vincenzo
    Infatti, non assolvo nemmeno le “donne” (anche se io non ho mai categorizzato in termini di “maschi” e “femmine” e loro “ragioni”).
    Trovo però la spiegazione “psicopatologica” dello stupro poco, anzi per nulla convincente. Se fosse tutto qui non dovremmo granché preoccuparci, pigliamo i pochi “deviati”, li rinchiudiamo (o gli diamo un fracco di botte, a piacere) e abbiamo risolto il problema (e questo vale anche per altre questioni). Ma non è affatto così. Oltre al fatto che non è ben chiaro che cosa ci sia dietro il termine “psicopatici” e che cosa accomuni le varie tipologie di stupratori. Ma su questo bisognerebbe forse chiedere agli psicologi, ai sociologi, agli antropologi.
    Io trovo invece, e mi stupisco che tu non la colga, molta violenza e logica discriminatoria (non solo nei confronti delle donne) proprio nel linguaggio, nei comportamenti quotidiani, direi quasi nel retropensiero di tutti noi. E’ lì che si deve fare il lavoro più gravoso e difficile. Senza nulla togliere alla responsabilità individuale, ma nemmeno a quella di chi, come cantava il buon Fabrizio, “si crede assolto”.

  37. md Says:

    Sull’emancipazione: certo che si sono fatti passi avanti. Ma non ho la superstizione di credere che siano risultati acquisiti una volta per tutte. Il corso della storia assomiglia davvero all’andirivieni e alle anse ben poco lineari di un fiume…

  38. Massimo Says:

    Scusate ma sono tornato a dare un’occhiata e sento il bisogno di dire la mia.

    Leggo: Trovo però la spiegazione “psicopatologica” dello stupro poco, anzi per nulla convincente. Se fosse tutto qui non dovremmo granché preoccuparci, pigliamo i pochi “deviati”, li rinchiudiamo (o gli diamo un fracco di botte, a piacere) e abbiamo risolto il problema (e questo vale anche per altre questioni). Ma non è affatto così. Oltre al fatto che non è ben chiaro che cosa ci sia dietro il termine “psicopatici” e che cosa accomuni le varie tipologie di stupratori. Ma su questo bisognerebbe forse chiedere agli psicologi, ai sociologi, agli antropologi.

    Magari chiederlo anche agli uomini non sarebbe male. Io l’ho fatto e la stragrande maggiornaza dichiara di non provare piacere nello stupro. Se venissero fatte inchieste anche sugli uomini, inchieste serie e non pregiudiziali, forse si capirebbe qualcosa in più.

    Comunque ci tengo a dirti chiaro e tondo senza mezzi termini l’impressione che ho dal tuo modo di procedere: alla base del tuo ragionamento c’è la necessità di dimostrare che il maschile è malefico.

    E’ su questa base pregiudiziale che si fonda la tua lettura.

    Tu hai l’esigenza di dimostrare che lo stupro sia connaturato, perché questo giustifica il tuo sentimentalismo antimaschile. Hai bisogno di costruire una razionalità su una irrazionalità preesistente. In questo assumi il ruolo di intellettuale organico, di colui che ha il ruolo di giustificare un potere di fatto.

    Cambiando argomento, per fare un utile parallelo, immagino facilmente che avresti difficoltà a usare lo stesso metodo con la categoria degli extracomunitari, sostenendo in ragione dei loro reati, che sono popoli ed etnie nelle quali il crimine è connaturato.

    Le due metodologie non coincidono. O l’una o l’altra.

  39. Fabio S. Says:

    Credo che per spiegare il fenomeno si possa ricorrere a questo passo di Marx (laddove gli uomini rappresentano la “classe dominante”):

    “i pensieri della classe dominante sono in ogni epoca i pensieri dominanti, cioè la classe che rappresenta il potere materiale dominante della società, e’ allo stesso tempo il suo potere spirituale dominante.

    La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale, dispone contemporaneamente dei mezzi della produzione spirituale, di modo che generalmente anche i pensieri di coloro che non hanno i mezzi della produzione spirituale, le sono assoggettati.

    I pensieri dominanti non sono nient’altro che l’espressione ideale delle condizioni materiali dominanti, delle condizioni materiali dominanti trasformate in pensiero; quindi quelle condizioni che permettono ad una classe di dominare e quindi i pensieri del loro dominio”.

  40. md Says:

    no Massimo, hai proprio sbagliato a capire, io non uso categorie metafisiche (e del tutto irrazionali) quali “malefico”. Qui si fa filosofia, episteme, e non “sentimentalismo”.
    Tra l’altro non ho mai detto che lo stupro è “connaturato” ad alcunché – non fa parte del mio linguaggio, né della mia concezione delle cose (se preferisci, della mia “ideologia”): è storico, anzi storicissimo, come tutto quel di cui parliamo. e che facciamo.

    Ed è il motivo per cui sottoscrivo in pieno quanto ricordatoci in modo pertinente da Fabio S.

    (Però è davvero faticoso dover sempre rispondere a chi ti fa dire cose che non hai detto… ma tant’è, il blog l’ho aperto io, me la sono andata proprio a cercare!)

  41. md Says:

    Sull’etnicizzazione dello stupro, poi, ci sarebbe da fare un discorso piuttosto lungo, non certo liquidabile in due battute… bisognerebbe però tirarle fuori proprio tutte: lo stupro etnico nell’ex Yugoslavia, lo stupro coloniale e la costruzione della “razza italiana” in epoca fascista (cosa con cui gli italiani non hanno nemmeno cominciato a fare i conti), per non parlare di quello slogan sotteso a certi discorsi recenti che suona come un “le nostre donne ce le stupriamo noi”…
    Evidentemente il patriarcato è transnazionale: ma, ribadisco, non è una categoria metafisica, ha forme e strutture storicamente determinate, dunque identificabili e superabili. Non a parole, ma con la lotta, l’assunzione di responsabilità, la rottura di ogni collusione e l’autodeterminazione di tutti i soggetti.

  42. md Says:

    rimane il fatto, piuttosto imbarazzante (almeno per me), ma magari eloquente, che nessuna donna abbia partecipato alla discussione…

  43. luther Says:

    si’ MD, mi hai preceduto…stavo per scrivere la stessa cosa…
    comunque bisognerebbe anche dire qualcosa sui reati di induzione alla prostituzione…e chi “induce” sono in massima parte i maschietti…o parlare della pornografia …”…la pornografia non consiste in una rappresentazione di puttane, ma rappresenta le donne come puttane”.
    La pornografia lancia il messaggio che quelle donne li’ sono donne comuni e che le donne comuni in fondo sono “puttane”.
    Se la pornografia dilaga un motivo deve pur esserci…chi sono i “fruitori” di tutto questo materiale?…insomma io non sn filosofo, sociologo etc.etc.
    guardo la realta’
    saluti

  44. Marianna Says:

    Caro Mario,ti tolgo subito dall’imbarazzo.
    Ti leggo con interesse da diverso tempo pur non essendo una filosofa e mi ha fatto molto piacere trovare qui da te il documentario della Zanardo che avevo già visto sul suo blog.Ti segnalo anche un interessante articolo su nazione indiana http://www.nazioneindiana.com/2009/09/14/videocracy-o-il-fascismo-estico/#more-21971 ma soprattutto consiglio la lettura del libro Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini.
    Il nodo della questione è proprio nella chiusa del tuo post e cioè bisogna cambiare “le strutture i linguaggi inconsciamente assorbiti” in una parola i modelli.I condizionamenti culturali al ruolo di genere che plasmano le menti delle bambine(ma anche dei bambini) spingendole a concentrare le loro energie,la loro attenzione unicamente sull’aspetto fisico,sulla bellezza,sul corpo.Modelli calati dall’alto attraverso tutti gli strumenti della cultura,che non sono soltanto la televisione e la pubblicità ma anche e soprattutto la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza,i libri scolastici,i giornali.Ma il sistema dei media non è sbagliato in se stesso,quello che non si vuole capire è che spesso si confonde il mezzo con il messaggio.I media sono dei mezzi,non inventano nulla,i loro contenuti non fanno altro che riflettere il mondo reale,le idee,i discorsi,i luoghi comuni,gli stereotipi ben radicati nel quotidiano delle persone.Con l’aggravante sicuramente di amplificare e rafforzare certi messaggi.
    Sicuramente l’intelligenza e il coraggio delle donne incutono ancora paura e il sistema più semplice per svilire queste qualità è ignorarle e divergere l’attenzione sull’aspetto fisico,le gambe,la scollatura,il corpo.
    Mentre continuano a parassitare uomini politici di una mediocrità di una ignoranza suprema e di dubbia onestà a scapito di donne con competenze e doti a loro infinitamente superiori.
    Bisogna agire sui modelli che educano ai generi.
    Ri-cominciare a pensare che esistono le Persone,non gli uomini e le donne.Il femminismo si sarebbe dovuto chiamare Personismo e forse non sarebbe incappato in tanti rischi e contraddizioni.

  45. md Says:

    Grazie Marianna per il tuo contributo, condivido in pieno quel che dici – certo, il lavoro maggiore da fare è proprio in ambito educativo. Ed anche per le segnalazioni, avevo letto entrambi gli articoli comparsi su NI, grazie ai quali ho poi scoperto il video della Zanardo.

  46. Vincenzo Cucinotta Says:

    Educare è trasmettere un’ideologia: solo che questa ideologia alternativa non la vedo, o almeno non ha costituito minimamente oggetto di discussione qui. Dirla come la leggo qui, è solo come dire che dobbiamo tutti essere più buoni, ma mi pare pochino. Il mondo non si cambia senza avere una differente visione delle cose. Quello che constato è che questa differente visione delle cose non si manifesta, e allora rimane solo questa tendenza alla criminalizzazione che, prima di ogni altra cosa, è soltanto completamente inutile.

  47. Massimo Says:

    Secondo me è forzata anche la connotazione storico-culturale.

    Elisabeth Badinter descrive il *viriacato* come sostituzione dell’uomo da parte dello Stato, nelle sue funzioni peculiari, che non si limitano al sostegno materiale della donna e della prole.

    In tutto l’occidente c’è stato un inasprimento delle sanzioni per i reati a sfondo sessuale, proprio perché gli Stati hanno dovuto sostituire la funzione educativa maschile. Segno che prima, un esempio è il codice cavalleresco, erano gli uomini a insegnare agli uomini il rispetto verso le donne.

    Non ho memoria diretta, andando indietro fino a mio nonno, né indiretta, nella lettura di ciò che viene prima, non ho documentazione, di questa cultura dello stupro. C’è documentazione di stupro, ma non della sua sistematicità o teorizzazione culturale.

    Ciò che viene travisato come *cultura dello stupro* è piuttosto la posizione maschile rispetto al mondo. Il Senso del suo esistere e la sua stessa utilità peculiare di genere.

    “Siete inutili”, scriveva a pieno titolo L’Unità qualche anno addietro, riferito agli uomini.

    Ritengo quindi che considerare lo stupro un carattere della cultura storica maschile sia strumentale così come considerarlo connaturato.

    D’altra parte considerare modificabili i caratteri storici e non quelli naturali, è al tempo stesso indicativo e coerente col pensiero progressista nonché impreciso.

    Forzare la modificazione di una culturalità, come può essere quella del padre, da molti considerato proprio una “invenzione”, può produrre molti più danni del forzare le catene essenziali dell’essere umano tramite la scienza.

    E facendo i conti, oggi che possiamo leggere i primi consuntivi di questa forzatura, non c’è un solo indicatore che restituisca l’immagine di una società meno violenta rispetto al passato.

  48. Massimo Says:

    @Vincenzo Cucinotta

    La differente visione delle cose non si manifesta perché non esiste. Quella consumistica è una condizione di conservazione, non di esplorazione.

    Al costo di essere noioso ci tengo a precisare che la conservazione è materna, quindi una cultura come quella attuale basata sulla universalizzazione del femminile, non può produrre e non produce innovazione nelle idee, bensì solo nelle tecnologie.

  49. Massimo Says:

    Anzi ti dirò di più, è l’importanza stessa dell’innovazione, il suo valore assoluto, il migliore indicatore della sua assenza. Per la legge della domanda e dell’offerta, l’innovazione vale tante perché tutti la vogliono e nessuno ce l’ha.

    Una volta non la voleva nessuno e ce n’era a bizzeffe, per cui nemmeno veniva mai citata. I rinascimentali avevano ben poca percezione del loro potenziale d’innovazione.

  50. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Massimo
    Non rubiamo più spazio al nostro ospite. Verrei volentieri da te, perchè mi incuriosisce quello che pensi che, aldilà della sua condivisibilità, mi pare comunque originale. Vedo che però non hai un tuo blog. Potresti venire atrovarmi, e forse potrebbe interessarti quello che penso. Il mio blog è costruito sulla base del libro che ho dato alle stampe, e forse potrebbe essere per te di qualche interesse. Basta cloccare sul mio nome per essere linkato al mio blog.

  51. anna Says:

    caspita, vincenzo! al di là della tua sensibilità!

  52. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Anna
    Mica ti ho capito… devo considerarlo un motto di spirito?

  53. anna Says:

    Concordo con marianna “ri-cominciamo a pensare che esistono le persone”. Più che una questione maschile, mi sembra una “questione umana”. Ho sentito:”senza che in qualche parte recondita del nostro corpo non si produca una ferita”. Già, non abbiamo un corpo, “siamo un corpo”, di cellule, sensazioni, emozioni, pensieri ecc…da non violare o umiliare. La sessualità stessa è completamente stravolta, quasi riguardasse solo alcune parti del corpo e non la totalità della persona. Credo che questi programmi televisivi siano umilianti sia per le donne che per gli uomini. massimo ha scritto: “la cosa migliore per ingannare gli uomini è confonderli con i loro stessi ormoni”. “chi ci guadagna in tutto ciò che è mostrato in questo video è sempre e solo la donna”. a me sembra che in queste trasmissioni anche gli uomini si vendano per soldi. Questa è la “produzione spirituale” della classe dominante. Sarebbe interessante approfondire l’affermazione di massimo: “la stragrande maggioranza dichiara di non provare piacere nello stupro”, quindi si tratta di mancanza di controllo dei propri istinti?di aggressività?di sessualità repressa? non ho capito “una cultura come quella attuale, basata sull’universalizzazione del femminile, non può produrre e non produce innovazione nelle idee, bensì solo nelle tecnologie”. @ L’immagine finale del video è doppiamente agghiacciante per chi non sopporta la vista di animali macellati!

  54. anna Says:

    mentre pranzavo stavo ripensando al commento di luther sulla pornografia, al discorso di md sulla logica dello stupro sottesa nel linguaggio, negli sguardi “spermatici”, come dice la sua amica filosofa, al fatto che solo marianna abbia partecipato alla discussione, al mio voler credere che anche gli uomini si sentano umiliati dall’ immagine della donna oggetto erotico e dell’uomo ormoni. E’ doloroso parlare per chi subisce queste umiliazioni, e non parlo soltanto delle donne, ma di tutti coloro che si sentono trattati come oggetti, o come esseri ‘diversi’ o ‘inferiori’.

  55. Massimo Says:

    @Vincenzo: grazie per l’invito, verrò a trovarti.

    @Anna: vorrei spiegarmi meglio ma non credo che sia questo il luogo adatto.

    Il parallelo maschile al tema in oggetto, è “il corpo degli uomini”, di cui nessuno oggi si occupa perché farlo è tabù.

    Credo fermamente che ci sia tanta cattiva fede, non nel parlare dello sfruttamento del corpo femminile, che come dice giustamente Anna svilisce anche la figura maschile, ma nel denunciare solo alcune discriminazioni su base sessuale e non altre. Questo è inaccettabile.

    – 32 milioni di euro di indennizzo nel solo anno 2008 per lungaggini delle cause
    – 80.000 sono ogni anno gli Italiani che subiscono ingiusta detenzione (fonte Eurispes)
    – 26.800 sono i padri separati denunciati falsamente 1/3 dei quali ha conosciuto il carcere (fonte Gesef)
    – falsi abusi, troppe accuse si rivelano false, il 95% delle denuncie nei casi di separazione sono in realtà false (fonte l’Avvenire)
    – Negli ultimi dieci anni i suicidi tra gli uomini separati sono aumentati del 13% (fonte Il Giornale)
    – in italia 4 suicidi su 5 sono maschili (fonte OMS, Organismo Mondiale della Sanità), e sono 2.000 i papà separati che ogni anno si suicidano in Europa (fonte U.E.)

  56. anna Says:

    massimo: capisco il tuo punto di vista, però, non mi sembra che tu abbia risposto alle mie domande.

  57. Massimo Says:

    @Anna: ritengo che la cultura dell’angelicazione femminile e della criminalizzazione maschile in atto, risponda a spinte tecnocratiche: la donna moderna preferisce usare la macchina (anche la macchina-stato) piuttosto che rapportarsi col maschile. Tutto ciò in cui la tecnologia può sostituire l’uomo porta al rallegrarsi pubblico sull’inutilità maschile. E’ una dinamica che segue una logica prostitutiva, perché mette in luce il fatto che la donna si è sempre rapportata all’uomo per convenienza e mai per amore.
    Nulla da eccepire ma allora da dove viene il sentimentalismo? Esso è una retorica ingannevole, esercitata in cattiva fede.
    Se così non fosse sarebbe stato il movimento delle donne a non accettare le banche del seme (sostituzione tecnico-spermatica della funzione riproduttiva maschile), invece di auspicarne l’avvento e chiedere il “diritto” di poterne far uso senza un uomo accanto.
    La donna ha tradito l’uomo per allearsi alla macchina, le macchine promettono di poter conservare la vita e di poterla far nascere ma nessuno sa più come sviluppare il pensiero.
    L’equilibrio dialettico tra gli universi M e F si è rotto e il conseguente disequilibrio produce la società in cui viviamo.
    Da trent’anni ormai non c’è avanzamento nel pensiero, dall’art alla politica, tutto nera amministrazione. Il solo elemento di novità è la trasposizione di genere: ciò che faceva un uomo lo fa la donna, ciò che faceva la donna lo fa l’uomo. Batman e Robin non nascono più, diventano gay. Il cinema si intimizza e non narra, seguito dall’individualizzazione di ogni sfera del pensiero.
    Grazie alla progressiva eliminazione dell’inutile maschile, peraltro esplicitamente teorizzata in forma fisica da certi femminismi, il mondo non ha più idee collettive, il cambiamento è effimero e solo apparente, la visione del futuro, il Senso dell’esistenza, si complica.
    Ci saranno sempre più modelli di cellulare in mano a persone sempre più disilluse e sole. Questa al momento è la sola previsione possibile.

    Ritengop che sia profondamente connessa alla questione sessuale.

  58. Massimo Says:

    Scusami ho pochissimo tempo e ho scritto in fretta con diversi refusi, uno in particolare è importante per il senso della frase: leggi “mera” in luogo di “nera”. Ciao.

  59. Massimo Says:

    Per quanto riguarda il video in oggetto, concordo con te che certe scene siano offensive per uomini e donne, ma è un’iniziativa utilizzata propagandisticamente per criminalizzare l’uomo e indurlo nel senso di colpa verso la donna.
    Se così non fosse Franceschini ieri non avrebbe chiesto scusa a nome di tutti gli uomini, proprio su questa faccenda.

  60. luther1962 Says:

    Massimo dici:”E’ una dinamica che segue una logica prostitutiva, perché mette in luce il fatto che la donna si è sempre rapportata all’uomo per convenienza e mai per amore.”… Ma va la’! Non me ne sono mai accorto.
    e ancora: ” Ci saranno sempre più modelli di cellulare in mano a persone sempre più disilluse e sole. Questa al momento è la sola previsione possibile.”
    Insomma non capisco il senso di queste affermazioni…forse il senso e ‘ che non hanno senso… insomma tutto questo bla bla bla lo trovo fuori luogo…ah gia’ dimenticavo sono “argomenti delicati sui quali serve informazione…”

  61. Massimo Says:

    Purtroppo Luther, non voglio intaccare la tua sensibilità, ma questa è una società dove non c’è amore bensì solo interesse. Ed è una società dove il potere morale femminile è assoluto. L’amore è un inganno.

  62. anna Says:

    @ massimo: anch’io ho poco tempo per risponderti. Alcune tue affermazioni mi sembrano davvero esagerate. “la donna si è “sempre” rapportata all’uomo per convenienza e “mai” per amore”: allora potremmo anche dire che l’uomo si è “sempre” rapportato alla donna per convenienza (sesso, bucato, pasti, ecc…) e “mai” per amore! “il rallegrarsi pubblico per l’inutilità maschile” : non riesco proprio a collegare i termini “utile” e “inutile” alle persone. Credo sia ora di superare maschilismo e femminismo! “Il solo elemento di novità” di cui hai parlato è, a mio parere, la premessa per impostare un nuovo tipo di rapporto di coppia, nel quale ognuno è in grado di stare in piedi da solo, senza alcuna “dipendenza” dall’altro, basato sui sentimenti e su un progetto di vita “condiviso” (figli o altro). Ciò nonostante, non credo sia giusto togliere il diritto ad una donna di avere e ad un uomo di allevare un figlio da sola o da solo! “Batman e Robin non nascono più”: vuoi dire l’eroe che andava a fare la guerra in nome dei “grandi” ideali religiosi o politici (o interessi economici?), mentre la donna doveva occuparsi da sola dei figli e della casa? per sentirsi anche un essere di serie B, dato che l’ “ammazzare” è molto più nobile dell’allevare dei bambini! “diventano gay”: personalmente non mi disturba l’esistenza di persone gay, ognuno è libero di esprimere quello che è. I gay esistevano anche prima del femminismo. “l’equilibrio dialettico tra gli universi M e F si è rotto”: io direi che il femminismo ha messo in crisi il “disequilibrio” che c’era tra uomini e donne. Capisco che i cambiamenti siano difficili da digerire quando vengono “subiti”, però mi chiedo “come posso star bene se la persona che vive accanto a me sta male? E’ svanita la fede cieca nella religione, nella scienza, nella politica; siamo sempre più soli di fronte alla vita e alla morte. Forse non ci rimane altro da fare che cercare dentro di noi e nei nostri simili, uomini e donne. Chissà che da queste ceneri non nasca una fenice migliore di quelle precedenti!

  63. anna Says:

    Non credo che nella società ci sia solo interesse, come hai scritto a Luther. Sucuramente occorre lavorare per distruggere la fede nel dio denaro

  64. anna Says:

    “sicuramente” … e nella dea bellezza

  65. luther1962 Says:

    Molti hanno dei pregiudizi-peraltro non particolarmente originali- sul rapporto uomo-donna…Non che avere pre-giudizi sia un male. Credo che vadano eliminati gradualmente, guardandosi intorno e raggruppando con prudenza tutti gli elementi obiettivamente rilevanti …questo in generale. Ragionare per categorie stagne…per opposti non ha senso…
    Ha senso invece…secondo me…pensare che siamo membri della stessa specie…poi ci sono i riflessi e le varie sfumature della vita…
    Saluti

  66. anna Says:

    massimo: stavo ripensando a quanto ho scritto. Anch’io ho esagerato: esistono anche gli eroi pacifisti. Per quel che riguarda la sessualità non credo sia solo una questione di ormoni, ma penso che coinvolga anche la sfera affettiva e “spirituale” dell’essere umano. un cercare un abbraccio nel quale abbandonarsi all’altro con il corpo e con l’ “anima”ed un’unione che per qualche istante ti proietta oltre la dimensione spazio-temporale

  67. Peppe Says:

    Io sono veramente disgustato!
    La cosa più schifosa è la evidente carica narcisistica insita in tutto questo!

  68. Peppe Says:

    E che nono facciano le vittime perché in tutto questo c’è vanità vera e propria.

  69. md Says:

    @Peppe-schifosamente-disgustato: povero Peppe, chissà cosa alligna dietro queste tue alte argomentazioni!
    Un patriarca in declino? Un ex-macho svirilizzato? O l’impotenza (intellettuale) di tanti tristi maschietti che non sanno più chi sono?
    Ma dopotutto, chissenefrega?

  70. Peppe Says:

    Caro/a md, invece di chiederti cosa “alligna” dietro ciò che dicono gli altri (per la cronaca: non ne hai azzeccata una!), chiediti invece cosa “alligna” dietro le TUE “alte argomentazioni”. Forse una zitella misandrica inacidita? Un “maschietto” in preda a crisi di identità? Una persona che guarda troppa TV e ha finito con l’averla nella testa con tutti i pregiudizi e i concetti preconfezionati e diffusi privi di veri contenuti?
    Ma, per l’appunto, chissenefrega? Personalmente do importanza a ciò che si dice non a chi lo dice. Il pettegolezzo e la dietrologia sul “personaggio” che fa affermazioni ed esprime pareri lo lascio agli appassionati di Novella 2000 e giornaletti consimili…

    Parlare per categorie, comunque, può essere segno di scarsa personalità. “Patriarchi”, “machi”… ma chi sono? Conta chi è ognuno di noi, essere unico e irripetibile nell’armonia infinita dell’universo (oddio, mo son poetico! 😀 ). Così IO sono IO e so di essere IO. E’ questo che conta. Le etichette che mi affibbiano gli altri poco mi interessano.

    Se tu hai problemi gli uomini (che siano il tuo stesso sesso o l’altro sesso non so, affari tuoi), come lo si evincerebbe da quanto scrivi, non sono i miei problemi.

    Inoltre non credo che le “femminucce” odierne siano tanto più allegre e sappiano chi sono più dei “maschietti”. Del resto il video si riferisce alle “donne” (femminucce?) non agli uomini.

    In ogni caso le parole “maschietti” e “femminucce” si addicono ai bambini, gli adulti sono o uomini e donne oppure maschi e femmine.
    Per chi conosce il significato della parola “adulto”, appunto…

  71. milena Says:

    ciao md.
    quando avevi scritto questo post ero occupata da altri problemi e non avevo partecipato alla discussione. Il video che proponi non riesco a vederlo, ma si sa. Secondo me non si tratta di donne ma di maschere e mascheramenti. Me ne dispiaccio, ma a quanto pare in quest’epoca sembra che donne e uomini vogliano apparire in questo modo. Ma ogni epoca ha avuto i suoi propri modi dell’apparire. Spero soltanto che sotto queste maschere ci sia altro. O per lo meno, me lo auguro.

    Poco fa vedevo un filmato di maschere tradizionali della Papua Nuova Guinea che gli indigeni usano nelle cerimonie. Voglio dire che una cosa è indossare una maschera sapendo che è una maschera, altra cosa è identificarsi con la maschera e, nella nostra epoca, nei modelli imposti dai media.

    Ma la maschera ha sempre avuto una funzione di difesa. E’ un’armatura. E uno dei modi di difendersi è proprio omologarsi ed essere simili a quelli che appaiono, purtroppo, in modo che non si possa dire di essere diversi.
    Però io sono convinta che si è e si possa essere diversi. E personalmente quelli troppo uguali mi fanno venire una noia …

  72. Peppe Says:

    Però in effetti mi viene da chiedermi cosa si cela dietro tutto questo astio verso il mondo cd “maschile”. Un astio veramente sospetto…

    Comunque per correttezza io toglierei la dicitura “blog filosofico” perché io qui di filosofia, almeno quella che si rispetti, ne vedo ben poca.

  73. Peppe Says:

    Se si vuol fare un’analisi dei media la si dovrebbe fare a 360 gradi e non solo guardando ciò che fa comodo vedere.
    Ora io mi chiedo perché non viene mai fatto un dossier sulla figura del maschietto (e qui il termine calza a pennello) servile che infesta, film, fixtion e quant’altro oggi giorno.
    Alludo a quei personaggi maschili che si rivolgono alla propria amata con termini sdolcinati “amore mio”, “tesoro mio”, e via dicendo, che vengono trattati come degli zerbini, che quando vengono sospettati di aver cornificato la propria compagna devono farsi in quattro per aver “osato” dare motivo di preoccupazione a costei e quando poi vengono cornificati dalla propria amata allora devono fare atto di mea culpa perché la “poverina” è stata “spinta” a questo per colpa del suo lui. Che magari prende sberle da lei ma lui mica può permettersi di alzare un dito sulla sacra persona di colei? Che quando si scopa una donna diviene per chissà quale motivo “responsabile” e quasi “colpevole” nei suoi confronti, mentre lei invece è libera di sfancularlo non appena si stanca di lui. E lui mica ha il diritto di chiederle ragione? No certo, altrimenti la perseguiterebbe e se una donna può perseguitare un “mascalzone” che ha “approfittato” di lei (siamo ancora a questo…) un uomo deve andarsene con la coda tra le gambe al primo ordine di lei. E tante altre cose stomachevoli.
    Insomma mi sembra che la figura mediatica del maschio sia ridotta al cagnolino docile, servile e fedele di una disgustosità infinita.
    Tutto questo non viene mai sottolineato…

  74. Peppe Says:

    In definitiva la parità tra i sessi (se davvero ci fosse) a me va benissimo se di vera parità si tratta. Ma non mi sta bene però che si costituisca un sistema discriminatorio e vessatorio verso gli uomini, né tantomeno che gli uomini debbano essere lo zimbello delle donne, neanche nell’immaginario collettivo. Questo non mi va bene davvero!
    E questo sta accadendo negli ultimi anni, inutile negarlo.

  75. md Says:

    @Peppe:
    ora per lo meno ci sono delle argomentazioni a cui rispondere e magari riesco a capire un po’ di più che cosa “alligna” (che, per la cronaca, può essere usato anche come sinonimo di “trovarsi” o “esistere”).
    Mi limito però a un paio di osservazioni, dato che il mio post non aveva nessuna intenzione analitica, ma era soltanto la reazione ad alcune reazioni generate dal precedente post, quello che denunciava l’assenza, per lo meno in Italia, di una “questione maschile” degna di questo nome. Cioè: il chiedersi (da parte degli uomini) in modo radicale quali siano le strutture che costituiscono (per lo più) il modo di essere sociale, culturale o se vogliamo ontologico del “maschile” e del “femminile” e con quali modalità questi si relazionino. Un lavoro che è stato fatto in parte dai movimenti delle donne, e, credo, da pochissimi uomini.
    Non posso pretendere che tu diventi lettore del mio “sedicente” blog filosofico, ma uno dei temi fondamentali qui discussi riguarda proprio la “natura umana”, lo statuto (non pacifico) del suo concetto, il rapporto tra biologia e storia, natura e cultura, ecc. ecc.
    Uno dei temi cardine riguarda proprio il rapporto tra individuo e strutture: genere, razza, etnia, classe, civiltà, sesso, ecc. Sono convinto che l’individualità
    non possa prescinderne (nasciamo entro strutture e linguaggi predeterminati e definiti da altri), ma nello stesso tempo ritengo che la libertà passi proprio attraverso la via stretta dell'”uscita dal ghénos”, cioè di categorie alle quali non possiamo mai essere ridotti.
    Il patriarcato è una di queste strutture e la sua messa in discussione sta inevitabilmente generando una ricomposizione di ruoli e relazioni, compresa ovviamente la cruciale questione del potere. Ci piaccia o no le donne giocheranno un ruolo sempre più importante, anche se non è detto che si vada verso società più libere ed emancipate: senza che vengano messe in discussione le strutture portanti dell’ingiustizia sociale (le classi, nonostante quel che ci vogliono far credere esistono eccome) non si andrà da nessuna parte.

  76. md Says:

    A proposito: io la TV quasi non la guardo.
    E per finire, una supplementare curiosità: che cosa intendi per “filosofia che si rispetti”?

  77. md Says:

    @milena: condivido in pieno le tue osservazioni su maschere e mascheramenti (oltretutto ricordo che la parola latina “persona” viene dall’etrusco “phersu” che vuol proprio dire maschera).
    I nostri stessi volti sono talvolta maschere che insieme dissimulano ed esprimono quel che (in fondo) siamo.
    E d’altra parte in questo momento il paese è governato da una delle più straordinarie “maschere” che mai siano comparse sulla scena…

    In un laboratorio teatrale fatto qualche anno fa, ho partecipato ad alcune lezioni in cui venivano utilizzate delle maschere neutre, e l’ho trovata un’esperienza parecchio inquietante…

    Mi spiace che tu non riesca a vedere il video. Prova a cercarlo in rete (basta cliccare il titolo e lo trovi), anche se temo che si tratti di un problema di aggiornamento delle applicazioni video del tuo pc.

  78. Luciano Says:

    Salve.
    “Va da sè che quando parlo di “uomini” e “donne” sto designando categorie che, data la loro generalità, rischiano di non voler dire nulla.”
    Eh no. Uomini e donne non sono categorie che rischiano di non voler dire nulla. Neanche per sogno. Noi siamo quel che siamo in virtù di una biologia evolutiva che dura da milioni di anni e non qualcosa che la cultura determina in modo relativo. La cultura interviene, è vero, ma sempre per snaturare il soggetto, sia esso maschio o femmina, tentando, per un non meglio precisato e definito senso del bene e del male, di rendere le persone diverse da quel che sono o quanto meno di pensare di essere diverse. Ciò che è culturale è relativo e in quanto tale arbitrario. Un conto è intervenire sulle modalità di interazione tra uomini e donne e un altro è quello di dire non ci sono uomini e donne (mere categorie linguistiche) esiste solo l’individuo e come tale unico punto centrale di una società formata da eguali.

    Passiamo ora al discorso sui corpi. Ovviamente in una società variegata come la nostra sono presenti aspetti positivi come negativi per cui c’è la donna che subisce la pressione del maschio a volerla vedere sempre giovane e bella così come quella che lo fa per propria libera scelta. Il problema vero (e questo ce lo hanno sia uomini che donne) è che con l’allungamento della vita media e il miglioramento delle condizioni di salute siamo sempre di più spinti a pensare che l’età non conta, che possiamo fare tutto ciò che vogliamo, che le responsabilità che costituiscono la nostra esistenza vengano spalmate su un periodo più lungo, diluite per così dire. Purtroppo il nostro corpo non ci segue in questo ed ecco l’esigenza di non arrendersi alla vecchiaia. Questo ripeto vale per tutti. Poi c’è la faccenda che la televisione è il regno dell’immagine e attira molte persone per la notorietà che conferisce apparire. E’ il solito discorso “purché si parli di me” che oltretutto rende molto anche economicamente. Alla base di tutte queste cose c’è ovviamente l’attrazione che gli esseri umani hanno verso sé stessi e gli altri e che si basa su canoni estetici che non sarei in grado di dire se possano aver origine non biologica.

    A presto.

  79. md Says:

    @Luciano: quando intendevo parlare della generalità delle categorie “uomini” e “donne” non intendevo in senso strettamente biologico, ma in senso sociale e culturale. Altrimenti come si spiegherebbero gli abissi che separano il ruolo della donna (e per converso dell’uomo) nella società dei Nambikwara, in un villaggio presso Kandahar, a Manhattan, oppure in epoche diverse?
    Oltre al fatto che le scene mostrate nel filmato cui faccio riferimento può non dire nulla a degli adolescenti, eccitare moltissimo mio padre, provocare riprovazione o scandalo in mia nonna, una critica radicale da parte di una militante femminista, ecc. ecc.
    Eppure si tratta di “uomini” e “donne”.
    Proprio perché quella suddivisione biologica non è mai sufficiente a determinare la specificità di un individuo. Che tra l’altro può anche scegliere di forzarla per passare da un genere all’altro oppure per non scegliere nessun genere – poco importa che si tratti di una comunità piccolissima di persone.

  80. Luciano Says:

    Salve.
    Vero ciò che dici, ma…c’è un ma! In ogni caso, quello che conta è che esistono, non già gli abissi che menzionavi, ma ruoli diversi a qualsiasi latitudine, lingua parlata, credenze religiose, tra uomini e donne. Il problema è migliorare le interconnessioni tra questi ruoli, non cercare di eliminarli o al massimo far finta che non esistano. I diversi ruoli non derivano dal fatto che io sono di Roma, tu di Milano (mi pare) e altri di altre parti del globo. Il modo in cui vengono gestiti sì. Ma stanno lì da quando siamo nati (prima di Homo Sapiens).

    A presto.

  81. Golan Says:

    L’articolo dimentica, come spesso avviene, una cosa importantissima: i soldi che intascano queste “povere” vittime innocenti di cotanta “umiliazione”…

  82. Golan Says:

    Ah, dimenticavo: leggendo i commneti ho visto citare cose tipo “patriarchi”, “machi”, “uomini in crisi d’identità” e roba del genere.
    Io ho 35 anni e in vita mia non ricordo di aver mai visto un “patriarca”, un “macho” o un “uomo in crisi di identità”. Anzi a dire il vero non so neanche cosa siano.
    Mi chiedo se non si tratti di figure fittizie inventate dalla letteratura femminista.

  83. Bartomen Says:

    Ho dato una scorsa al video, all’articolo e ai commenti qui postati e vorrei rispondere al commento che Md fa del commento di Peppe.

    Caro MD, io sono fondamentalmente d’accordo con quanto asserisce Peppe ma non conoscendolo non posso dirti cosa “aligna” dietro il suo commento. Posso però dirti cosa “aligna” dietro il mio che su per giù combacia con quello “peppesco”. Ebbene, caro MD, dietro il mio accordo con Peppe “aligna” un uomo che lavora dalla mattina alla sera per guadagnare quei quattro soldi che a stento gli consentono di avere una vita umile e fatta di sacrifici e privazioni e sinceramente mi fa schifo vedere il fatto che certe TROIETTE (in che altro modo definirle?) guadagnino dieci, venti o anche più volte del sottoscritto, e di tanti come me, solo per esibire le proprie “escrescenze adipose” (o di silicone) se non addirittura i propri attributi genitali (vedi Brambilla e company, per esempio…). E poi magari sarebbero pure da “compatire” perché (oh poverine!) la loro immagine è “sfruttata”, “strumentalizzata” o menate del genere. Ma per favore, siamo seri!

    Ma ora, datosi che neanche io, come Golan, ho mai visto in vita mia l’ombra di un “patriarca”, di un “macho” o di un “maschietto in crisi d’identità”, ti chiedo: a quale delle tue astruse e schematiche categorie apparterrei io? Tieni conto che costituisce comunque la maggior parte, se non addirittura la quasi totalità, dei maschi umani.

    Certe cacciate femministe mi ricordano molto il detto della gallina che fa l’uovo e del gallo a cui brucia il culo: gli uomini faticano (come hanno sempre faticato del resto) per guadagnare in genere ben poco mentre le donne guadagnano un bel po’ solo per esibire pezzi di fica e di silicone. Poi le donne sono “oppresse”… se tutto questo è logico io sono Napoleone Bonaparte!

  84. md Says:

    @Bartomen: non conoscendoti per nulla non posso ricondurti a nessuna categoria, oltre al fatto che (lo ripeto per la milionesima volta) è proprio la critica radicale alle “categorie”, al “ghenos” e a tutte le generalizzazioni identitarie a premermi innanzitutto. Dunque ribalto la domanda: che singole donne in carne ossa (e mente) conosci, frequenti, ami o no, per essere giunto a tali categoriche e astruse conclusioni?

  85. Raudel Says:

    Sono assolutamente d’accordo con Bartomen!

  86. md Says:

    E io sono assolutamente d’accordo con me stesso…

I commenti sono chiusi.


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