Un ragazzo

Un ragazzo è morto.
Non aveva ancora trent’anni.
Lo hanno trovato impiccato nei boschi.
Veniva ogni giorno nella mia biblioteca. Era strano. Si vedeva che aveva dei problemi.
Era venuto anche ieri. Agitato e sorridente come sempre. Ogni giorno più scosso. Ogni giorno più solo.
Ascoltava della gran buona musica. Vedeva buoni film. Era curioso. Mi chiedeva sempre consigli in proposito. Voleva scambiare due chiacchiere.
E io lo cacciavo via, quasi sempre.
Gli dicevo che stavo lavorando, che non potevo chiacchierare con lui. Che alzava troppo la voce e disturbava.
Ma lui, imperterrito, tornava alla carica ogni giorno, con quel sorrisino un po’ ebete.
Così ha fatto anche ieri.
E anche ieri l’ho cacciato.
Ora non tornerà più. Non mi disturberà più. Non disturberà più nessuno. Ci ha pensato da solo a togliersi di torno.
E io mi sento una merda.
Uno che predica bene, e razzola male.
Che non vale un cazzo.
Possibile che la vita non ci insegni nulla? Nemmeno a captare le urla silenziose che vengono dalle persone che abbiamo intorno? Le loro continue ambasciate e richieste di aiuto?
E vi assicuro che confessarlo qui non mi farà sentire meglio.

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24 Risposte to “Un ragazzo”

  1. anna Says:

    md, so che anche le mie parole non ti faranno sentire meglio. Credo, però, che ognuno debba accettare di avere dei limiti e non si debba sentire responsabile di tutto ciò che lo circonda. Non è umanamente possibile, md. Hai fatto quello che eri in grado di fare in quel momento. Scusa se ora sembrano parole vuote. Mia madre ha dedicato molto tempo ad una persona che parlava spesso di suicidio, ma quella persona ha deciso ugualmente di suicidarsi. Anche se stiamo accanto alle persone, non possiamo penetrare nella loro sfera più intima, nella loro solitudine ed interferire con la loro libertà. Ciao

  2. anna Says:

    Immagino il tuo stato d’animo, oggi non lo vedrai in biblioteca. Mi sento di dirti di pensare a tutte le persone alle quali il tuo aiuto è servito. Forza, md

  3. Massimo Says:

    Mi dispiace, non so dirti altro. Mi dispiace per quel povero ragazzo e per te, che se avessi saputo avresti certamente agito diversamente. Capisco che è dura ma in colpa ci si dovrebbe sentire chi eventualmente sapeva e non ha fatto niente, non tu.

  4. luther Says:

    mi dispiace…la vita spesso fa di questi scherzi…Prof non devi sentirti in colpa…sono cose che accadono…si’ semplicemente accadono.
    Ciao

  5. md Says:

    E’ preparato un male
    e un bene

    Poco fa è entrata in biblioteca una donna vietnamita con un pacchetto in mano:
    -è un regalo per te, mi dice
    -perché? chiedo io
    -nel 1996 mi avevi aiutato a scrivere una lettera per la mia pratica di cittadinanza e oggi sono 30 anni che sto in Italia… e così volevo ringraziarti!
    (E’ arrivata bambina in Italia, era una boat people).
    E mi bacia, davanti a tutti.
    Io la ringrazio imbarazzato.

    Questo non diminuisce certo la mia angoscia.

    E comunque grazie a tutti voi per la condivisione.

  6. anna Says:

    no, non diminuisce la tua angoscia, però… ti ha ricordato che esiste anche il bene in un momento i cui sentivi solo dolore. sono felice per te

  7. attilio Says:

    Certo il bacio della signora vietnamita non compensa il dolore di questa tragedia dell’incomunicabilità ma insegna come sono spesso le piccole cose, un sorriso, un dono, un segnale di attenzione, ad agire in profondità più di quanto siamo capaci di vedere. Perchè non mettere la foto del ragazzo in biblioteca con una dedica e un invito a non dimenticare mai l’altro?

  8. md Says:

    sì attilio, è una buona idea

  9. Fabio S. Says:

    Dal punto di vista giuridico, la responsabilità sussiste solo se e nella misura in cui sia eziologicamente riconducibile ad un’azione od ad un’omissione di un atto CHE SI ERA GIURIDICAMENTE TENUTI a fare.

    Non vedo quindi responsabilità alcuna.

    Cio’ detto, se gli avessi dato retta, si sarebbe ammazzato il giorno successivo.

  10. Aldo Says:

    @Md
    In “noi/io” ci sono gl’altri, l’orizzonte completo dei nostri comportamenti: irritazione, disponibilità, riflessione e superficialità. Siamo tutti responsabili del tuo gesto. Sono i limiti dell’umano; dobbiamo “tutti” convivere con questo “peccato originale”. Siamo “animali” mal riusciti. Loro hanno il senso del “fattibile”, noi, affetti da delirio d’onnipotenza, no. L’eroismo non di addice ai “caratteri” della nostra specie. Dobbiamo, più modestamente, stare nei nostri “quattro stracci”, determinati dal caso.
    Comunque, partecipo sentitamente al tuo disagio.

  11. md Says:

    Grazie Aldo.

  12. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    A volte si fa la cosa giusta altre no, ma non sempre possiamo saperlo. E non é certo detto che se tu gli avessi dato più retta le cose saarebbero cambiate.

    Ti abbraccio
    Daniele

  13. alessandra Says:

    non fosse stato per l’età avrei pensato tu parlassi di mio fratello.mio fratello che si è impiccato a luglio.aveva quarant’anni.leggeva bellissimi libri, ascoltava della gran buona musica, vedeva bei film, appassionato di storia come me ha lottato anni anni anni per superare quello che nessuno doveva sapere.disturbi del pensiero si potevan chiamare,dr jeckill e mister hide,schizofrenia. il mio amatissimo fratello,l’amico vero,il mio vero amico.considerato e trattato da molti come hai fatto tu.ti chiedo profondamente scusa perchè non voglio pugnalarti senza conoscerti e davvero comprendo il tuo smarrimento.quel che hai fatto tu succede sempre a chi ha un sorriso diverso dagli altri a chi confida nella semplicità naive dello scambiare 4 parole.è pazzesco.
    i suoi libri.dai libri che uno ha, tu lo sai! quanto si capisce e conosce davvero una persona.eppure.
    sempre più solo,estrazione troppo borghese per avere attenzione dedicata al centro d’igiene mentale.snobbato dai medici NONOSTANTE diagnosi d’invalidità 100%.
    abbandonato da chi sapeva e da chi non sapeva lottava da solo.non sai quanto mi manca,mi manca parlare con lui.mi manca quel suo modo speciale di vedere le cose,era intelligente e ironico.cadeva e ricominciava. sapere oggi per caso un amico che ancora non conosco bene e che non mi conosce ancora bene,ha lasciato una traccia che mi ha portato fino qua:ci sono arrivata diretta alla cieca. un caso che trovo così sconvolgente che parrebbe un intenzione travestita da caso più casuale.

  14. milena Says:

    un grande dolore. un grande dolore. e soprattutto non vorrei essere nei “quattro stracci” di quei poveri genitori

  15. md Says:

    @alessandra: cerco di immaginare e di condividere il tuo dolore
    grazie per la tua testimonianza
    qui sei la benvenuta

  16. milena Says:

    mi scuso per non aver letto il commento di Alessandra, prima di scrivere il mio, che si riferiva al ragazzo conosciuto da Md.,
    e ora probabilmente peggiorerò la gaffe dicendo che spesso siamo così occupati a scrivere o leggere libri che non ci preoccupiamo di leggere quello che sta accadendo attorno, anche vicino a noi. ma così è, e anche se riuscissimo a capirlo non saremmo in grado di fare molto per impedirlo. un abbraccio ad Alessandra e a Md.

  17. md Says:

    grazie milena!

  18. anna Says:

    @ alessandra: era una persona “speciale” da cui abbiamo molto da imparare. Forse potresti aiutarci parlandoci più a fondo di lui, del suo modo speciale di vedere le cose, dei libri che leggeva e della musica che ascoltava… grazie. un abbraccio

  19. anna Says:

    è quel “succede sempre a chi ha un sorriso diverso dagli altri, a chi confida nella semplicità naive di scambiare quattro parole” che mi fa credere che fosse una persona speciale.

  20. alessandra Says:

    @md iltuo benvenuto mi fa molto felice.
    @milena @anna grazie davvero.
    mi è urgente dire che non penso proprio di avere fatto tutto il possibile.
    non mi sono legata a nessun cancello,niente denunce petizioni tazebao … non ho nemmeno menato a dovere nessuno nonostante la gran voglia di farlo.
    gli sono stata solo sempre vicino,nel suo percorrere la strada che pensavo fosse la sua strada.
    ho sempre creduto che riconoscere la (sua )dignità di persona,e l’autonomia delle scelte fosse l’unica necessità fondamentale…stupida idiota ingenua…
    a trieste ci sono nata e sotto le finestre di camera mia è passato MarcoCavallo…stupida idiota ingenua sognatrice…
    laing goffman asylums la morte della famiglia
    classe1960,ragazza del’77 in realtà mai cresciuta, così affezionata e compiaciuta dalla creatività(la mia oohh che vergogna! che ho creduto sempre rivoluzionaria)da farmi sfuggire totalmente il punto.
    ora vecchia e improvvisamente cretina a chiedermi chi sono
    perdonate il fiume di parole

  21. milena Says:

    Cara Alessandra, tu dici “gli sono stata sempre vicino”, e davvero non mi sembra una cosa da poco. E’ una cosa bellissima.
    Questo è un momento difficile, ma immagino che anche tu sai che lui non vorrebbe che tu sia infelice. Sono giorni di dolore, ma lui vorrebbe che tu ritrovi la serenità e vivi la tua vita senza sensi di colpa, e guardi al futuro come ad una straordinaria possibilità, come diceva Aldo qualche giorno fa.
    E non buttarti giù così, perché non sei una cretina, perché se lo sei tu lo sono anch’io, che non riesco a trovare parole migliori, così lo siamo almeno in due

  22. anna Says:

    @ alessandra: non penso proprio sarebbe stato felice di vederti legata ad un cancello o menare qualcuno. Credo invece che apprezzasse la tua creatività e ancor più la sensibilità e la nobiltà d’animo che leggo nelle tue parole “ho sempre creduto che riconoscere la sua dignità di persona e l’autonomia delle scelte fosse l’unica necessità fondamentale”. Molte persone si vergognano di avere familiari “diversi”, o meglio “speciali”, e non danno loro alcuna attenzione. So che ti manca. mi permetto di trascrivere due righe tratte da un testo per bambini che ho appena letto, intitolato Il volo della tortora : il pesce alla tortora “ho troppa paura degli uomini, che cercano di catturarmi in tutti i modi. Per questo preferisco il buio alla luce.” e la tortora “è vero gli uomini mettono trappole dappertutto e spesso riescono a prenderci, ma noi amiamo troppo la libertà per vivere come te, che per tutta la vita fuggi e ti nascondi”. I “medici” l’avrebbero catturato, chiuso in gabbia,al buio, riempito di farmaci, gli avrebbero impedito di volare e di trascorrere tutti i bei momenti che ha vissuto con te, di scambiare quelle “quattro parole”, che dicono davvero molto. Standogli vicino, lo hai aiutato a vivere libero, alla luce del sole. a presto

  23. Luciano Says:

    Salve.
    Ogni volta che succede qualcosa di brutto ci si sente in colpa perché non si è stati capaci di capire l’altro. Certo dopo è facile. Ogni volta ci si ripete che saremo migliori, più attenti, più sensibili. Però ogni giorno tanti muoiono nell’indifferenza più totale di ciascuno di noi. E non solo fisicamente. Tanti si spengono dentro perché non sono in grado di risolvere delle frizioni interne oppure non sono capaci, consapevolmente o inconsapevolmente, di chiederci aiuto, quell’aiuto che poi magari noi comunque gli neghiamo. Altri ancora non lo vogliono chiedere quell’aiuto perché si vergognano davanti a noi. E certo, in una società come la nostra dove non sei quel che sei ma quel che hai, dove non conta chi sei ma che lavoro fai. Siamo tutti egoisti, chi più chi meno, anche quelli che non lo sembrano. Perché? Per sopravvivere. Per tirare avanti in un mondo che altrimenti ci strtolerebbe, in un mondo dove pochi godono e nella più totale indifferenza lasciano che milioni di bambini, uomini e donne, muoiano di fame o per la guerra. In un mondo in cui si dice di difendere la vita e poi si considera la gravidanza una vergogna da coprire. Una cosa però non mi è chiara. Davvero credete che basti ascoltare buona musica (secondo chi?) e vedere buoni film (di nuovo, secondo chi?) per vivere una buona vita? E allora caro MD ti dico: pensi davvero che se tu avessi parlato con quel ragazzo lui non si sarebbe tolto la vita? Non puoi e non devi caricare sulle tue spalle una colpa che non è tua. Tu non potevi avere idea di quale abisso di solitudine e disperazione stesse inghiottendo quel ragazzo.

    A presto.

  24. md Says:

    @Luciano: no certo, se la sarebbe tolta comunque, ma io, forse egoisticamente, mi sarei sentito… non meglio, diciamo meno peggio.
    Sui buoni film e buona musica credo tu abbia frainteso: nessuno qui sostiene che bastino per avere una buona vita, ma certo aiutano (nel mio darne conto ho solo voluto registrare il fatto paradossale di questo ragazzo che fagocitava molta arte, persino in maniera bulimica, proprio mentre stava progettando di togliersi la vita, ma forse, a ragion veduta, quella compulsività si spiega ora meglio);
    dopo di che, niente può evidentemente aiutare davvero se ci si sporge troppo sull’orlo dell’abisso

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