Seconda cronaca: bambini canonici alle prese con la grande domanda

In genere non preparo mai i miei incontri di filosofia con i bambini. O meglio, ho in mente qualche traccia, alcune parole-chiave, suggestioni di incontri precedenti. Ma nulla di più. Tuttavia, forse per una qualche maniera strutturale di funzionare della nostra ragione e del linguaggio, bene o male le discussioni si vanno organizzando secondo le canoniche tre aree della filosofia ellenistica: la logica, la fisica, l’etica. Si parte sempre dalla mente, dalle sue possibilità e capacità, dagli attrezzi che abbiamo a disposizione, dal “come funzioniamo”. Poi ci si guarda attorno (e anche un po’ dentro), per vedere com’è fatto il mondo, e di rimbalzo come siamo fatti noi, e che relazione c’è tra questa nostra costituzione e la costituzione del mondo, l’interno e l’esterno, e quale arché, legge o principio regga le sorti di tutto quanto. Ma poi si va sempre a finir lì: la morte, il senso della vita, il dolore, la felicità, io e gli altri – l’etica a tutto campo.

I bambini, da questo punto di vista, intuiscono già quali sottili differenze attraversino i piani labirintici del domandare: tra un chi (o che cosa) ha fatto il mondo, un come è stato fatto e un perché, sanno raccapezzarsi piuttosto egregiamente. E mentre per i primi due livelli sanno esserci le comode teorie scientifiche (o eventualmente religiose) a dar risposte a catinelle, per l’ultimo capiscono al volo che le cose si fanno un po’ più complicate.

Continua a leggere “Seconda cronaca: bambini canonici alle prese con la grande domanda”

La Gazzetta di Diogene – nr. 6

♦ 2009: un miliardo di affamati nel pianeta. L’unica vera notizia d’apertura, di oggi e di ogni giorno fino a che sarà così, riguarda quel miliardo…

♦ Privatizzazione dell’acqua… ops!, della gestione dell’acqua, c’è una sostanziale differenza, no? Si tratta cioè di tubi, condotte, estrazione, purificazione e quant’altro – di accidenti, non della sostanza. Un escamotage linguistico per farci dimenticare i paletti di roussoiana memoria (che tanto nell’acqua non si possono conficcare).

♦ Uccis* Brenda.
Il-lo-la-i-gli-le… trans (che non sanno bene come definire) – persona transessuale o transgender non andrebbe meglio? Bisognerebbe prima informarsi sulla differenza, però. Comunque: uccisa la persona che stava scoperchiando un po’ di fogne del potere romano, portandole a cielo aperto.
Tentativo di distruggere le prove. Ris al lavoro.
Tentativo di distruggere i reperti dei Ris. Magistrati al lavoro.
Telefonate misteriose ai Ris. Servizi segreti al lavoro.
Tentativi di depistaggio.
(Forse sto andando troppo avanti con lo sceneggiato).

Continua a leggere “La Gazzetta di Diogene – nr. 6”

La dittatura delle immagini

Che cos’è un’immagine? Questa la domanda a bruciapelo che mi venne fatta dal mio futuro mentore filosofico (che pure oggi fatico a definire “maestro”) durante il nostro primo incontro. Me la fece ridendo, e io non capii se stesse scherzando e balbettai irritato una qualche risposta a caso. Seppi poi che dietro quella domanda c’erano in realtà le sue letture dell’epoca, peraltro irrorate di whisky & birra in abbondanza, di alcuni dialoghi di Platone.
Naturalmente tutto parte da quella chirurgica separazione della realtà tra mondo delle idee e mondo sensibile, che sarebbe stata una delle dannazioni della cultura occidentale. Se la realtà è costituita da gradi di approssimazione al vero, dove il segno meno sta dalla parte delle cose e il segno più dalla parte dei concetti – ciò che è più astratto è in realtà il più concreto, ciò che è apparentemente più impalpabile è invece il più reale – quale sarà lo statuto delle immagini?
Dopo avere stabilito nel libro VI della Repubblica la gerarchia della conoscenza, secondo cui le immagini (eikasìa) e la facoltà immaginativa stanno al livello più basso, Platone torna nel libro X sull’argomento, parlando dell’imitazione come attività essenziale dell’arte. Gli esempi di cui si serve riguardano in particolare la pittura e la poesia, le quali vengono accusate qui non tanto o non solo di essere produttrici di realtà di terzo grado (essendo gli oggetti artistici copie di copie), ma soprattutto di risvegliare ed alimentare un certo elemento dell’anima che, così rinvigorito, rovinerebbe l’elemento razionale (605, b). Poco più avanti questo perturbamento dell’anima viene così chiarito:

Continua a leggere “La dittatura delle immagini”

Ciclohasard!

Mi hanno sempre colpito il concetto di caso (e quello collaterale anche se non coincidente di contingenza), così come la categoria logica di necessità (piuttosto freddina e austera) e quella un po’ irrazionale, ma tanto utilizzata dagli umani, di destino. Sia in ambito storico che nelle nostre piccole e poco importanti vicende quotidiane, ne facciamo abbondante uso. Il nostro esserci, in quanto esser nati, è molto contingente (l’estro  momentaneo o la sbronza di una sera, più l’incontro del tutto casuale di materia organica), ma una volta che siamo al mondo ci sentiamo legati dalla necessità (dobbiamo nutrirci, respirare e prima o poi morire). Tra l’inizio e la fine, poi, arzigogoliamo e ricamiamo ed immaginiamo non poco su quell’arco vitale, cui cerchiamo di dare un senso, una direzione, farfugliando talvolta la parola “destino”.
Io credo tanto poco al destino quanto a babbo natale – se per destino si intende una sorta di pre-scrittura della trama, un disegno anche solo abbozzato. Certo, le condizioni date ci faranno andare in una direzione piuttosto che in un’altra, ma poi c’è sempre quell’elemento contingente e casuale (il lucreziano clinàmen) ad intervenire e a scompaginare i piani: l’incontro con una persona, con un evento – od anche con un macigno che ci cade sulla testa…

Il cappello serviva ad introdurre una specie di riflessione generale su questi temi, che parte dall’analisi particolare del mio quarto incidente (non devastante) in bicicletta, e che intende usarlo, insieme ai tre precedenti, come ausilio esemplificativo. Non so dove condurrà, ma mi affascina sapere che anche tale minuscolo fatto occorsomi, sottosta alle categorie di cui sopra, e nonostante si tratti  di una cosetta da nulla  (visto che ne sto scrivendo qui e ora). Tanto più che è accaduta contemporaneamente ad altri miliardi di fatti (altra cosa sorprendente), una pressoché illimitata serie che va dalla caduta di una briciola alla chiusura di una fabbrica alla morte per fame di un certo numero di persone, fino all’esplosione dovuta a una supernova in qualche remoto angolo dell’universo. Dal punto di vista di quelle categorie (così come dell’essere) tutti quei fatti, ci piaccia o no, si equivalgono.

Continua a leggere “Ciclohasard!”

Transanimali

coverimage.php

Mentre un paio d’anni fa mi baloccavo con la prospettiva del transumanesimo, sono ora tornato alla questione umano-animale: altro che trovarsi al di là dell’umano, siamo in realtà ben piantati ancora nell’al di qua dell’animale! Ma forse, a ben vedere, non mi sono mai mosso, se è vero che il nucleo profondo della domanda circa la natura umana – il che cosa siamo e il perché siamo qui e che cosa ci stiamo a fare – sta proprio in quel transitare (ed oscillare) da un luogo all’altro della costellazione dei significati e delle categorie. Cioè: ci si domanda chi o che cosa si è, solo quando l’ente domandante si distacca dal suo essere l’ente-che-è per traslare verso un ente-specchio, un doppio, un altro-da-sé che lo rappresenti.
Da quel che sappiamo (ma anche questa è una presunzione, nel duplice senso del pre-sumere e dell’essere presuntuoso), l’unico ente che si fa questo tipo di domanda è l’essere umano. Un ente che, evidentemente, non trova pace nell’essere l’ente-che-è, e che tende ad immaginare se stesso (immaginazione è qui parola e facoltà-chiave) come un ente in perenne divenire, e dunque un ente molteplice e cangiante, che punta a tramutare l’odiosa necessità naturale (il suo essere soltanto quel che è) in una proteiforme e continua plasmabilità (ciò che qualcuno ha definito in termini di libertà e perfettibilità).
Un ente ha un senso (una direzione, un verso) o un significato (un rinvio ad altro), solo quando vive questa condizione di duplicazione, riflessione, alienazione – ovvero eccentricità, per usare il concetto  di cui si serve Helmuth Plessner, che vede la specificità umana proprio nell’autocoscienza, cioè nella capacità di uscire dal proprio centro biologico e di osservarsi così dall’esterno. Siamo dunque animali che non si sentono tali, umani che non si accontentano di essere tali, enti in transizione verso altro; enti traslati, eccentrici, differiti e differenti, transitori; transanimali, ma anche transumani – né bestie né dèi, come diceva Aristotele.
Ma mentre mi arrovellavo su questi temi, in compagnia del buon Baruch, che già aveva contribuito non poco ad un necessitante bagno di umiltà, ecco che piomba dal cielo filosofico americano, direttamente da Miami, un libro che spariglia di nuovo le carte.

Continua a leggere “Transanimali”

L’invettiva di Socrate

Socrate! (Attaaaaack!)
Io accuso

l’intera comunità degli adulti
di avere corrotto sistematicamente l’infanzia e la fanciullezza. Di averne deturpato il volto, il senso, la bellezza. Di averne distrutto la poesia, la meraviglia, la novità.

Accuso i genitori e le famiglie
di aver permesso che i loro figli nascessero in una società marcia, sudicia e profondamente immorale. Li accuso di aver messo al mondo i loro figli per lo più a casaccio. Li accuso di non averli amati a sufficienza, di averli lasciati in balìa del mondo, di non aver saputo resistere all’istinto riproduttivo.

Accuso gli imprenditori, i pubblicitari, il sistema economico
di avere mercificato le anime, le menti e i corpi fin nella culla. Di avere insozzato i bambini con il loro denaro, il loro desiderio di accumulo, la loro sporcizia consumistica. Di avere avvelenato l’aria, la terra, l’acqua, gli ambienti e i mondi delle future generazioni, dichiarando loro una vera e propria guerra preventiva.

Accuso l’intero sistema

Continua a leggere “L’invettiva di Socrate”

Prima cronaca: la statua di Condillac e la guerra civile in Afghanistan

bambini_cattivi

“Con la possibile eccezione delle più alte sfere della matematica pura o della fisica teorica, è difficile immaginare qualcosa di più inumano della filosofia”.

“Essere filosofo significa essere esistenzialmente sradicato”.

“Ai filosofi bisognerebbe porgere condoglianze piuttosto che incoraggiamenti”.

Con queste frasi appena lette in testa, sconsolato ma sostanzialmente d’accordo, mi sono recato l’altra mattina in una classe di quinta elementare per il primo incontro di un nuovo esperimento filosofico con i bambini. Ci sono stati come sempre grande fermento, agitazione e partecipazione – è una novità, e quindi benvenuta, però loro sono tanti (troppi) e piuttosto svegli.
C’è poi Andrea che ha scelto di fare il guastatore (è uno dei pochi nomi che sono riuscito a memorizzare, insieme a quello di Martina, che è intervenuta a raffica per tutto il tempo). Insomma, la piccola peste decide di indossare la maschera del baby-nichilista e ad ogni uscita intelligente dei suoi compagni su che cosa si debba o si possa intendere per filosofia, spara parole a caso. Distruttore e futurista ad un tempo. Poi succede qualcosa, e senza apparente soluzione di continuità con la parte interpretata prima, se ne esce con queste due perle (non ricordo le parole esatte, ma non erano molto dissimili dalle seguenti):

Continua a leggere “Prima cronaca: la statua di Condillac e la guerra civile in Afghanistan”

Lezione spinozista 5 – “Ipse dixit” cum summa summae

Pagina dell'Ethica

1. Noi siamo natura, nient’altro che natura.

2. I desideri sono azioni, in quanto indicano la nostra potenza – passioni, in quanto siamo in balia del mondo esterno.

3. Le azioni, in quanto desideri razionali, sono sempre buone.

4. Fine ultimo e suprema felicità dell’uomo è la comprensione adeguata di sé e del mondo.

5. Cattivo è ciò che impedisce di godere razionalmente della vita.

6. Il male ha cause esterne.

7. La vita sociale, in accordo con la natura, favorisce la potenza di agire.

8. L’utilità propria è un supremo diritto di natura.

9. Niente è più utile all’uomo che un uomo guidato dalla ragione. L’eccellenza è l’educazione razionale.

10. L’inimicizia tra umani è la più temibile, perché in natura la più potente.

Continua a leggere “Lezione spinozista 5 – “Ipse dixit” cum summa summae”

La Gazzetta di Diogene – nr. 5

diogene

♦ Comincio con due buone notizie: la corte di Strasburgo che ricorda agli italiani che forse è meglio sbandierare un po’ meno la croce e (per chi ci crede) praticarla di più – dunque il consiglio è di toglierla dai muri e di ficcarla piuttosto dentro ai cuori e alle menti; la seconda è uno sghignazzo sulle Ronde, totalmente fallite (e per fortuna): delle due l’una, o i cittadini italiani sono meno coglioni e più consapevoli di quanto appare, oppure semplicemente preferirebbero prendere la serpe con le mani degli altri, così come sentenzia il detto popolare.

Continua a leggere “La Gazzetta di Diogene – nr. 5”