La Gazzetta di Diogene – nr. 5

diogene

♦ Comincio con due buone notizie: la corte di Strasburgo che ricorda agli italiani che forse è meglio sbandierare un po’ meno la croce e (per chi ci crede) praticarla di più – dunque il consiglio è di toglierla dai muri e di ficcarla piuttosto dentro ai cuori e alle menti; la seconda è uno sghignazzo sulle Ronde, totalmente fallite (e per fortuna): delle due l’una, o i cittadini italiani sono meno coglioni e più consapevoli di quanto appare, oppure semplicemente preferirebbero prendere la serpe con le mani degli altri, così come sentenzia il detto popolare.

♦ Mentre una (buona) parte del parlamento italiano vorrebbe alimentare e idratare forzatamente i malati terminali che magari non lo desiderano, al povero Stefano Cucchi che era entrato vivo, vegeto e in salute in carcere, non è stato offerto nemmeno questo grazioso privilegio di stato.

♦ “Qui all’Ospedale Sandro Pertini – ha dichiarato il primario – i pazienti detenuti scontano una pena doppia: reclusione e malattia”. Tripla direi, se si aggiunge quella di morte. Un bel foucaultiano quadretto di istituzioni totali, non c’è che dire!

♦ Influenza A: le statistiche ci dicono che la mortalità è molto più bassa dell’influenza normale. Però mi chiedo: è del tutto normale che 8500 persone all’anno muoiano per l’influenza normale? Oltre al fatto che è davvero difficile consolare con i dati statistici parenti e amici delle persone decedute.

Ku Klux Klan in Italia: “siamo eccitati da quel che succede nel vostro paese”, dichiara il leader Don Black. E ci credo! Faranno una bella joint-venture con Lega, Forza Nuova e neocrociati vari?

♦ Occhio ai mirtilli che mangiamo e che fanno tanto bene alla nostra salute: potrebbero essere stati raccolti dalle manine di qualche bimbo latinos di 4-5 anni dalle parti del Michigan…

♦ Sull’esecuzione camorrista vista sul web (e credo anche in TV), non so bene che dire: feroce, agghiacciante, terribile… gli aggettivi si sprecano. A me, però, ne è venuto in mente un altro, ancor più raggelante: normale – e banale come il male.

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7 Risposte to “La Gazzetta di Diogene – nr. 5”

  1. Daniele Verzetti, Rockpoeta Says:

    E Stefano non é l’unico. La lista é ben più numerosa purtroppo.

  2. luther Says:

    Purtroppo ho visto le foto di Stefano Cucchi…le ho fatte vedere anche ad alcune persone che avevano gia’ sentenziato “era uno spacciatore”.
    Ho letto da qualche parte che quel volto devastato ricordava l’urlo di Munch…si’ forse e’ vero…quell’urlo che ricorda la sofferenza… una sofferenza non individuale ma collettiva, di una societa’ che sta collassando.

    KKK, proprio per non farci mancare niente…

    Ho letto qualcosa su Plotino, se non erro diceva: “A volte mi vergogno di avere un corpo”…

  3. md Says:

    Sì luther, una società che manda in galera (e a morire) un giovane per pochi grammi di hashish è davvero al collasso.

    Hai ragione Daniele, la lista s’allunga sempre di più. Un tempo c’era un minimo di sensibilità sociale per la questione carceraria. Un tempo…

  4. md Says:

    Ho visto anch’io, soltanto ora, le foto di Stefano. Mi hanno sconvolto.
    Si trovano qui: http://solleviamoci.wordpress.com/2009/10/29/il-caso-di-stefano-cucchi-morto-per-una-caduta-in-carcere-ecco-le-foto-mostrate-dalla-famiglia/

  5. La Gazzetta di Diogene – nr. 5 | IlTuoWeb.Net News Says:

    […] Articolo originale: La Gazzetta di Diogene – nr. 5 Salute e bellezza […]

  6. milena Says:

    Quel modo di dire (che mi capita spesso di sentire), quell’immagine della croce nel cuore, devo dire che non mi piace proprio, anzi, mi fa rabbrividire. Perché le croci non si dovrebbero “ficcare” né nel cuore né nelle menti. Tutt’al più le croci si portano addosso, sulle spalle come un peso. Un peso che, appena possibile, sarebbe meglio lasciare cadere. Che difatti quando si era affrontato la parola “necessario”, avevo letto che deriva dal latino “né cesse”, che significa “non cade”. Perciò, se appena appena una cosa non è necessariamente necessaria, ecco che sarebbe meglio lasciarla cadere, anzi, cade da sola. Cosa che naturalmente mi auguro. Ed è chiaro che nessuno dovrebbe imporre ad altri come necessaria una cosa che per lui (compreso il gruppo identitario di appartenenza) è ritenuta necessaria. E comunque chiunque può continuare a portarsela addosso, nessuno glielo può né vuole vietare. Anche se ho il sospetto che l’attaccamento a simboli e segni sia un comportamento piuttosto infantile e imparentato alla superstizione

  7. md Says:

    @milena: ma le peggiori croci stanno proprio nelle menti, rovelli autoimposti, simboli di autoafflizione. Oltretutto, il “sacro cuore di Gesù” è avvolto dalla corona di spine e trafitto dalla croce – un genere di iconografia (che spesso si vedeva affacciarsi dai muri delle vecchie camere da letto) che mi ha sempre fatto orrore.
    Concordo nettamente con il tuo sospetto…

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