I dannati dalla terra

L’esterno e l’interno, il centro e la periferia, la linea netta dei confini, il gioco delle identità – tutto oscilla e si confonde quando a cedere e a sbriciolarsi sono le case, i corpi, i volti, i destini.
E questo è un lato, quello della buona intenzione fraterna e leopardiana. Abbarbicati come i cespi di ginestra ad un’unica fragile condizione, esposti ai quattro venti e ai morbi maligni, sul fianco roccioso dell’unica montagna.
Poi però c’è l’altro lato, il lato oscuro della luna; il divenire di quelle linee filo spinato e muri invalicabili; l’inferno sotto il grattacielo di Horkheimer; e la vita che si sfalda e si decompone sulle dune sabbiose del deserto – perché altro non c’è, quasi sempre sottratto, a lasciare terra impoverita e dannati. Dannati della e dalla loro stessa terra.

Ciascuno faccia allora qualcosa. Ne basta una, una soltanto.
Doni dei soldi, se crede.
Dica una preghiera, se crede.
(Sono entrambi dei, ma meno potenti di quanto appare).
Accenni a un gesto pietoso.
Dica una parola. Ne basta una, una soltanto.
E pensi – almeno una volta nella vita – alla povera gente di Haiti.

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