Eigentlichkeit

Recensisco volentieri questo breve saggio di Vito Mancuso per almeno due ragioni: la prima è che affronta molti dei temi quotidianamente discussi su questo blog; la seconda è che non potevo lasciarmi scappare l’occasione di misurarmi con il fronte teologico – per quanto si tratti di una posizione aperta e, direi, illuminata, del campo cristiano, oggi minoritaria visto lo spazio occupato dalle posizioni reazionarie ed oscurantiste del Vaticano.

La prima domanda (da far tremare i polsi) che Mancuso si fa è: che cos’è la vita? – deviata ben presto sul binario del senso (e dunque dello sguardo antropocentrico su di essa). Tanto nella tradizione teologica o biblica quanto in quella filosofica si giunge inevitabilmente a delle antinomie, poiché sia la risposta “la vita ha senso” sia la contraria “la vita non ha senso” sono entrambe fondate. L’autore fa una scelta di campo (il senso), tenendo comunque d’occhio quel che succede nell’altro campo (questo è il suo pregio principale, credo), e dialogando di continuo con tradizioni di pensiero diverse.
Mancuso sostiene che la vita umana è libera, che l’uomo può scegliere che cosa essere, se limitarsi ad essere bios o no – e questa sua libertà è manifestata proprio da quell’antinomia, dal fatto che non riesce a darsi una risposta definitiva. L’oscillazione e l’indecisione costituiscono ontologicamente la sua stessa libertà. (Rilevo en passant una considerazione controcorrente, rispetto alle posizioni vaticane più retrive, a proposito della “sacralità” della vita e della sua “indisponibilità”, che a parere di Mancuso devono valere per quella altrui, non per la propria).

Mancuso fa poi un’altra scelta di campo netta, e tra materialismo e spiritualismo opta per il secondo tipo di spiegazione: è vano ed anzi impossibile a suo parere spiegare (e ridurre) l’Io alla sua neuro-chemio-biologia. “Libertà” diventa così piuttosto autonomia dalla materia, ovvero ciò che dalla tradizione teologico-filosofica viene anche definito “spirito”. La scomposizione neuroscientifica non avrebbe quindi strumenti adeguati a spiegare la composizione individuale o la vita cosciente.
Trovo curioso che anche Damasio utilizzi il concetto di “composizione” per contrapporre, pur in un ambito radicalmente diverso qual è quello scientifico, la vita e il meccanismo. Il neuroscienziato osserva che il tratto dirimente tra vita e macchine (e dunque tra spiegazione biologica e meccanicistica) sta proprio nella costituzione organica di un individuo da parte di altri individui viventi: “ogni cellula è un organismo vivente individuale, una creatura con una sua individualità” [Alla ricerca di Spinoza, 158] – cosa che nella più sofisticata delle macchine non potrà mai avvenire. Va poi notato che anche Spinoza aveva rilevato con straordinario acume come un corpo altro non sia che un insieme organico di moltissimi altri corpi [“numerosissimimi individui di diversa natura ognuno dei quali è assai complesso”, Etica II, prop. XIII, primo postulato].
Io però, diversamente da Mancuso, non opporrei materia a spirito: dal mio punto di vista spirito, libertà (o quel che si intende di volta in volta con questi termini piuttosto ambigui) non sono altro che modalità del tutto materiali, manifestazioni dell’unica natura di cui siamo parte integrante – per “materiale” intendo qui “immanente”, interno alla materialità dell’esistenza, alle sue possibilità. Mancuso cita in tale contesto un celebre frammento di Eraclito che recita: “è proprio dell’anima un lògos che accresce se stesso” – ma anche volendo “mentalizzare”, tanto per usare un’orribile espressione, le categorie spirituali, a mio avviso il discorso non cambia: mente e corpo non sono sostanzialmente differenti, e come sostiene Damasio sono “tagliati dalla stessa stoffa”.

Ma veniamo al concetto di autenticità. Mancuso parte dalla sua inversione: “solo l’uomo – dice – può essere inautentico, può introdurre la falsità, la menzogna, il raggiro”. E sottolinea quella strana ma significativa connessione tra le parole mens, mentior, mentiri. (Anche Rowlands  rileva questa attitudine al raggiro, all’inganno, alla manipolazione e falsificazione, che la specie umana condivide con le scimmie). Soma, bios, zoe sono sempre autentici – sono necessitati, naturalmente forzati ad esserlo: il corpo non può mai simulare o dissimulare. E’ semmai la psyché, o lo pneuma, ad aprire la possibilità dell’inautentico: in sostanza nella nostra stessa base ontologica (la libertà) è iscritta la possibilità dell’inautentico.
Naturalmente Mancuso non può non citare Heidegger, che all’inautenticità/autenticità  ha dedicato pagine celebri nel suo testo forse più importante, Essere e tempo, introducendo tali concetti per la prima volta in ambito filosofico. Eigentlich, autentico, è ciò che è proprio (eig corrisponde alla radice italiana aut). Ma qui sorge il paradosso dell’autos: essere autentico, fedele a se stesso, è messo in crisi proprio da se stesso, dalla propria pulsione narcisistica. Occorrerebbe dunque guardare a sé con verità – e qui, inevitabilmente, si affaccia l’altra domanda da far tremare di nuovo i polsi (ed anche le caviglie): che cos’è la verità?

Mancuso espone a questo punto il suo concetto di verità “dinamica”: una verità relazionale, processuale, preferibile a quella statica ed immobile (dottrinale, dogmatica). L’esempio viene dal teologo Bonhoeffer: “la parola veridica non è una grandezza costante in sé: è vivente come la vita stessa”. Fare la verità, dunque, non professarla! (Sartre parlava di un universale da costruire). Emerge chiaramente un modo molto fichtiano di intendere queste categorie: al di là del dato, lo spirituale….
Ma riprendiamo le fila del discorso: l’autenticità non riguarda (ovviamente) ciò che uno ha o sa, ma nemmeno ciò che uno fa: le azioni non bastano ancora a definirne i contorni, è fondamentale l’interiorità, l’intenzione – ciò che uno è, ovvero ciò che spera, la sua tensione verso… (evidente qui anche l’eco kantiana). L’armonia tra la “melodia” interna ed esterna – tra l’io spontaneo e quello costruito – è segno di autenticità. Ma nemmeno questo è sufficiente, c’è un ulteriore livello, quello che si riversa all’esterno, nell’oggettività, nel mondo. Mancuso cita esplicitamente Kant, e torna a chiedersi, con lui, che cosa è lecito sperare? E risponde: il senso, non l’assurdo; il bene, non il male; l’essere, non il nulla; la vita, non la morte. Di nuovo, kantianamente, la fede, non necessariamente in un dio…

Problema: ma se la vita è lotta, autoaffermazione, violenza, sopraffazione? Avrebbe ragione in tal caso la linea di pensiero che va da Callicle a Nietzsche, la quale contrappone la physis al nomos e all’ethos, dichiarando questi ultimi ipocriti quanto inutili stratagemmi – risentimento dei deboli –  contro la verità, cioè il desiderio e la volontà di potenza, la legge dei più forti. Domanda: come può, allora, esistere una vita autentica la cui norma provenga da se stessa, le sia intrinseca, e non esteriore? Si torna alla costituzione dell’Io, che non può esistere al di fuori della relazione: a parere di Mancuso – e qui, dopo la divaricazione spiritualista, mi ritrovo in sintonia – occorre una vera e propria ontologia della relazione, prima che della sostanza (intesa come io, come ente, individuo, ecc.). La scienza può venirci in aiuto, poiché “consegna al pensiero una concezione dell’essere secondo la quale ciò che è per altro è anteriore a ciò che è per sé”. Un’ontologia che è anche un’etica – come voleva Spinoza (non citato da Mancuso) – e che intende affermare che l’ordine relazionale dell’essere è il medesimo ordine relazionale del bene. Con tre precisazioni:

a) Non si esclude affatto il conflitto. Qui Mancuso distingue tra forza e violenza, e – tesi da cui però dissento radicalmente –  giunge a giustificare la teoria tradizionale della guerra giusta, intesa come argine al caos e ristabilimento dell’ordine. Con la precisazione, a onor del vero, di come Bush abbia fatto di tale teoria un uso criminale.

b) Esiste una logica impersonale: c’è un verso, un senso, una direzione nel mondo, ma questo non implica alcuna attenzione al singolo e alle sue esigenze.

c) Il prezzo dell’autenticità è determinata da una visione hegeliana della storia: la croce necessaria, la dialettica del bene attraverso il negativo.

Mancuso conclude il suo ragionamento, raccomandando la ricerca del “punto archimedeo” – un punto stabile secondo cui orientare la propria vita (ed autenticità), che sia però al contempo dinamico, non immobile. Un Dio o una verità processuali, in movimento – non l’aristotelico e gelido motore immobile. “Per questo la vita autentica è all’insegna del viaggio, dell’uscita da sé verso la realtà, fino a farsi compenetrare totalmente dalla realtà e diventare un autentico frammento di realtà, che, come una pietra o come una pianta, esiste senza la minima traccia di menzogna”.

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7 Risposte to “Eigentlichkeit”

  1. Aldo Says:

    @Md
    Mancuso “solo l’uomo – dice – può essere inautentico, può introdurre la falsità, la menzogna, il raggiro”. … Soma, bios, zoe sono sempre autentici – sono necessitati, naturalmente forzati ad esserlo: il corpo non può mai simulare o dissimulare.”
    Mi permetto di dissentire. In biologia, innumerevoli sono i casi di dissimulazione. Riporto da http://www.luciopesce.net/zoologia/stecco.html
    “L’imitazione di spine, aculei, foglie o fiori è quasi prerogativa esclusiva degli insetti, in particolare dei lepidotteri. Esempi molto noti sono quelli di alcune mantidi esotiche, che imitano in modo spettacolare la corolla dei fiori sui quali vivono.
    Molto caratteristici sono i cosiddetti Insetti stecco (Bacillus spp)., appartenenti all’ordine dei Fasmidi, che possiedono una forma ed una colorazione sorprendentemente simili a quella di ramoscelli e possono presentare, anche nell’ambito della stessa specie, variazioni cromatiche a seconda della pianta sulla quale vivono…”
    La gazzella, ferita, instaura automaticamente, con il meccanismo del “come se”, l’assenza di dolore, per poter sfuggire al predatore che la incalza …
    Il bambino, per evitare la sofferenza, nel caso di un lutto che lo ha colpito in prima persona, parla di sè, in terza persona, così da evitare il coinvolgimento emotivo,
    Quando si tratta di sopravvivenza, percepita come tale, nessuno si sottrae alla menzogna.
    Su Mancuso, che stimo, ma di cui non condivido l’idealismo e il conseguente atto di fede definitivo, vorrei riprendere il discorso domani.

  2. md Says:

    @Aldo:
    interessanti le tue osservazioni, che senz’altro approfondirò. In prima battuta obietterei (tanto per non perdere l’abitudine…) che: a) è forse azzardato sovrapporre imitazione/mimetismo e falsificazione; b) ma, soprattutto, temo l’antropomorfizzazione dei comportamenti animali – altra faccia, da non dimenticare, dell’antropocentrismo.
    Probabilmente la tesi di Mancuso (e quella “scimmiesca” di Rowlands) fanno maggior riferimento a un comportamento sistematico intraspecifico, ad una modalità relazionale (e sociale) degli individui della stessa specie.
    Rowlands, ad esempio, sostiene che senza la capacità di ingannare (tramite una vera e propria “ragione machiavellica”) non avremmo avuto società così complesse.
    Ma, appunto, è solo l’inizio delle discussione, che richiederebbe comunque (almeno da parte mia) maggiori conoscenze etologiche.

  3. Aldo Says:

    @Md
    “a) è forse azzardato sovrapporre imitazione/mimetismo e falsificazione; b) .. temo l’antropomorfizzazione dei comportamenti animali – altra faccia, da non dimenticare, dell’antropocentrismo.

    Caro Md, se un animale, per esempio, si mimetizza (mascheramento), per non essere riconosciuto dalla sua preda, rendendo agevole la sua predazione, si comporta esattamente come il lestofante (primate) che si presenta all’uscio di casa di una vecchietta con la divisa dell’addetto alla lettura del contatore del gas … Quindi, anche l’animale mente, esattamente come “noi”, perchè è utile alla sua sopravvivenza ..
    Penso, dunque, che non possiamo sempre parlare di antropocentrismo ad ogni piè sospinto e per ogni interpretazione del mondo, visto che concordiamo, mi sembra, sul fatto che “noi” siamo natura, quindi animali tra animali. Semmai si potrebbe parlare di biocentrismo, secondo lo slogan: così fan tutti!
    Su Mancuso, direi questo: richiama Spinoza, citando l’essere_energia che opera nell’Universo secondo un telos e verso un ordine sempre più raffinato (come la mente umana). E’ pieno di considerazioni “sublimi” e di un “sentire” elevato, che esplicita quando, guardando i suoi figli, vede in loro l’innocenza disarmante e il bene prorompente che avanzano ineluttabilmente .. nel mondo, anche se all’interno di una dialettica bene/male che sovrasta momentaneamente ogni cosa. Certamente vive della speranza che, alla fine, “arriveranno “i nostri” e che tutto potrà risolversi nel migliore dei modi.
    Come dicevo a Vincenzo, ciò che orienta il nostro argomentare e quindi, anche quello di Mancuso, è prevalentemente il “sentire”, che, prendendoci per mano, ci conduce (biologicamente) verso quello che riteniamo il “bene” per noi. E’ rassicurante pensare a un telos (ottimismo ingenuo), piuttosto che guardare la Medusa in viso ovvero la dura realtà dell’insignificanza dell’essere_energia.

  4. md Says:

    @Aldo: il fatto di essere “animali tra animali” non vuol dire che ogni specie non abbia comportamenti diversi.
    L’attitudine umana alla falsificazione (condivisa con i primati) è tipica della socialità e dunque non ha riscontri in tutte quelle specie che non sono organizzate socialmente. Ribadisco la mia obiezione antropocentrica: la nostra abitudine cioè a traslare sulle altre specie nostri comportamenti specifici.
    Il ladro in questione vuole raggirare la vecchietta per motivi un po’ diversi (anzi magari del tutto diversi) rispetto alla pura logica di sopravvivenza. Davvero faccio fatica a seguirti in questa tua logica bioriduzionistica, che rischia di non spiegare (ed anzi di “falsificare ideologicamente”) la complessità dei fenomeni e dei comportamenti. Da questo punto di vista condivido pienamente le critiche di Vincenzo.

  5. Aldo Says:

    @Md
    il fraintendimento cresce a dismisura … per chiarirsi, bisognerebbe scrivere una relazioncina, ad ogni piè sospinto..

    “l fatto di essere “animali tra animali” non vuol dire che ogni specie non abbia comportamenti diversi.”

    Sono d’accordo, non capisco l’obiezione. Mi riferivo solo a “motivazioni a “valenza generale”, comportamenti biologici, che ci accomunano agl’animali (ecco il senso del mio “biocentrismo”).

    “Il ladro in questione vuole raggirare la vecchietta per..” rubare e, quindi, per procurarsi dei soldi con cui soddisfare le proprie esigenze (cibo, vestiti, ecc), che, mutatis mutandis, è “pura logica di sopravvivenza”, sotto traccia.

    “la complessità dei fenomeni e dei comportamenti” è causalmente riconducibile, a voler guardare senza pre-giudizi antropologici, a processi biologici sotto-stanti e con questo non voglio assolutamente negare la complessità stessa delle situazioni in essere nella sovra-struttura “culturale” (sociale).

    Basterebbe “studiare” a fondo Damasio ed altri, per qualche mese però, per rendersi conto che questa mia posizione ha un’intrinseca attendibilità.

    Penso che, per quanto mi riguarda, viste le posizioni, il dibattito possa considerarsi concluso.
    Buona serata.

  6. Peter Says:

    Che cosa è la verità?

    “Semplice!”
    La verità è semplice.
    La verità è una sola, non esistono alternative.
    La verità unifica.
    La verità fa male solo a chi non vuole accettarla.

    C’è una differenza tra realtà e verità:
    Ognuno può creare una realtà, ma la verità è una sola. Se la realtà creata si attiene strettamente alla verità può anche persistere a tempo infinito. Ogni realtà ha anche un re che la ha creata e dei cittadini che la sostengono. Se una realtà viene annunciata da un proclamatore, questa si espande e diviene realtà anche per chi ascolta. La realtà persiste fin quanto viene comunicata. Se un cittadino di una realtà si rifiuta di comunicare proprio questa realtà, allora manca di responsabilità. Ogni realtà è per se di natura spirituale, come lo è anche la verità. (Il materialismo per esempio è una idea basata su una menzogna.)

    Concludo con le parole:
    “Venga il tuo regno, come in cielo cosi anche sulla terra!”

  7. md Says:

    @Peter: “Il materialismo per esempio è una idea basata su una menzogna”: mi sfugge proprio il significato di questa affermazione…

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