Sputiamo sui farisei!

“Quindi si deve rendere infelice l’uomo” – questa è stata in ogni tempo la logica del prete.
(F. Nietzsche, L’Anticristo)

Ma se qualcuno scandalizzasse uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da asino
e venisse sommerso nel fondo del mare.

(Matteo 18,6)

Mi viene il voltastomaco, fisico prima ancora che mentale, ogni volta che leggo qualche dichiarazione di un alto prelato a proposito di pedofilia, omosessualità, eros, corpi, “perversioni” e sessualità in genere. Sono come delle tossine che mi entrano in circolo e che poi devo in qualche modo smaltire. Evidentemente non ho ancora raggiunto la beatitudine stoica e la libertà dalle passioni. E dunque m’incazzo, divento furente, e vorrei solo espellere e vomitare  il veleno prodotto in me da quei batteri tossici (se sapessi farlo sputerei anche fisicamente su tutti i sepolcri imbiancati in circolazione, ma non ho questa graziosa abitudine) – prima ancora che ragionare e discettare, non certo con quei figuri, visto che di solito si ergono su altissimi piedistalli (ben poco cristiani) che prima o poi crolleranno rovinosamente.

Da ex-cristiano scristianizzato (senza però la garanzia del 100%), un po’ mi dispiace per i cristiani-cristiani, quelli che ci credono davvero, che si impegnano nel volontariato, che accolgono gli immigrati, che coltivano l’amore del prossimo, eccetera eccetera. Però, se quanto prima non si liberano dell’ondata di ipocrisia che li sommerge (ormai un diluvio universale, in caduta libera dall’alto dei cieli vaticani), la loro bella triade fede-carità-speranza verrà inesorabilmente risucchiata, come in un buco nero, dall’imminente (ed auspicabile) crollo della disgustosa gerarchia ecclesiastica.

Qualche sera fa mi è capitato di sentir parlare in radio un prete spretato (non ho capito se cacciato o fuggito), che senza peli sulla lingua ha saputo mettere – anzi direi sprofondare – il dito sulla piaga, accusando la chiesa cattolica di essere una cosca patriarcale, maschilista, omofoba, misogina e oppressiva, lontanissima (anzi antitetica) allo spirito evangelico; una loggia che pratica e induce mestizia, paura, orrore per il corpo, la bellezza, il godimento, l’amore, la vita. Come non essere d’accordo con lui?
Ma, evidentemente, è una voce che si leva nel deserto: se i cristiani-cristiani (contro i neofarisei) tarderanno ancora ad unirsi a quella voce, liberandosi della cappa opprimente (e però ormai introiettata) di quegli pseudovalori, abbattendo nel contempo il potere ecclesiastico e papale, oltre ad essere di fatto conniventi e corresponsabili delle nefandezze di quel potere, rischieranno di essere trascinati nella polvere (che è poi quel cui tutti siamo destinati, ma per noi umani è essenziale il modo in cui ciò avviene). E il bambino verrà gettato via di nuovo, per l’ennesima volta, con l’acqua sporca.

La chiesa ha duemila anni, e di certo non la vedrò cadere nel corso della mia vita (e questo sì che è un vero peccato!).  Ma spero ardentemente che si sia avviato l’inizio della sua fine. E se proprio i cristiani-cristiani desiderano che quel che c’è di buono nel cristianesimo sopravviva almeno per un altro po’, beh, che corrano presto ai ripari. Non saprei dire se il mondo senza cristianesimo sarebbe stato migliore; so per certo che lo sarebbe senza i vestaglioni porporati con stole e annesse mitre, e tutte quelle infinite cazzate sui valori, dio, la famiglia, l’aldilà e l’aldiqua.

***

Poscritto disintossicante
Ieri ho letto da qualche parte nel web una frase di un giovane di nome Carmine (cristianissimo – il nome, lui non so) che suona:

Secondo me esiste una vita oltre la vita. Nonsense?

Rispondo recisamente: no che non esiste! E’ piuttosto quell’oltre il nonsense! E con Nietzsche – contro gli sbirri dell’anima (inventata per disarticolare e soggiogare il corpo) preti di fuori e di dentro – sottoscrivo pienamente quell’apologia vitalissima e immanentissima del qui e ora, del godimento (correttamente inteso), della Sinnlichkeit, della corporeità, della sensualità avversa ad ogni forma di trascendenza e di sequestro preventivo (e pervertito) della vita e del corpo: “Se si trasferisce il centro di gravità della vita non nella vita, ma nell’ al di là – nel nulla – si è tolto il centro di gravità alla vita in generale”.
Amen!

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5 Risposte to “Sputiamo sui farisei!”

  1. Il Rivoluzionario Says:

    Bell’articolo.
    Mi trovo fondamentalmente d’accordo, essendo io un Cristiano anti-clericale.
    Si può dire che io creda in Dio, ma non nella Chiesa come istituzione. Non generalizzo chiaramente. Esistono bravi preti e cattivi preti, come esistono brave persone e cattive persone.

    Quell’affermazione comunque non si riferiva tanto ad una eventuale vita dopo la morte, quanto ad una vita “interiore” oltre la vita che lasciamo vedere agli altri.

    Grazie comunque della citazione.

  2. md Says:

    @Il Rivoluzionario:
    già, una bella questione quella della scissione tra interiorità ed esteriorità (vedo che ne parli anche nel tuo ultimo post, magari più tardi verrò a commentarlo…).
    Oltretutto è proprio uno dei grandi dilemmi del cristianesimo e della chiesa cattolica in particolare.
    Trovo che un buon antidoto all’eccessiva “esteriorizzazione” (che comunque non può non esserci, dato che siamo animali sociali e “frontali”) sia quello della meditazione, una pratica oggi piuttosto fuori moda, anche tra quelli che in teoria dovrebbero frequentarla per “vocazione”.

  3. omniaficta Says:

    Tutte le Chiese (e più di tutte la cattolica) si sentono in dovere di controllare inflessibilmente i corpi e le principali funzioni biologiche. Che altro è l’indissolubilità del matrimonio se non un controllo formalmente ferreo della sessualità e della procreazione? Fingono di interessarsi all’etica, ma in realtà sono preoccupati della biopolitica. Dicono di difendere la vita, ma in realtà difendono i loro principi assoluti. Principi che riguardano aspetti della vita (matrimonio, sessualità, procreazione) che le gerarchie non conoscono per esperienza personale, o almeno non dovrebbero conoscere se rispettassero i loro codici di comportamento. E allora come possono sapere di cosa stanno parlando e predicando? Infatti non lo sanno.

  4. md Says:

    @omniaficta:
    già, il controllo (biopolitico) dei corpi, soprattutto all’ingresso e all’uscita della vita, l’alfa e l’omega…
    Effettivamente è davvero strano che chi, per precetto dottrinario, abbia scelto la “castità” o l’autocastrazione (teorica), abbia voce in capitolo su temi quali la sessualità, l’affettività, la procreazione… ma di che parlano e a che titolo?
    E di fatti i “cristiani” (per lo meno quelli occidentali) se ne sbattono abbondantemente dei loro precetti, e a letto fanno un po’ quel che gli pare.
    Tra l’altro, in Italia in particolare, la miscela di ipocrisia bigotta e tele-sessualizzazione consumistica (bambini compresi) si sta rivelando dannosissima. C’è un analfabetismo sessuale, affettivo, emotivo (oltre che culturale) davvero preoccupante…

  5. lovelain Says:

    Ho trovato questo bel post e non posso fare a meno di dire la mia.
    Trovo davvero interessante la discussione degli sconci clericali, ai livelli di V for Vendetta. In effetti c’è molto di cui arrabbiarsi e poco di cui stare tranquilli. Ma troverei davvero anomalo e impossibile se episodi del genere non si ripresentassero, ormai regolarmente, davanti ai miei occhi, cristiano che sono.
    Anti-clericale? Io non lo so. Forse non sarò mai in grado di dirlo, perchè forse mai ne saprò abbastanza, mai saprò se tutta questa tradizione che mi si presenta in veste bianca ogni domenica è un male o un bene alla lunga. In quanto cristiano, c’è da dire che non avverto la stessa fermezza a dare un giudizio al sistema che dovrei rappresentare, rispetto a quando mi esprimo su altro. Per me è davvero difficile.
    Ma, forse, è proprio per questo, per questa esitazione, che conservo speranze. Proprio per questo che davanti a prove su prove esiterò a puntare il dito contro tutto questo che conserva un mero eco di ciò che era in passato. E con ciò non dissento dai sentimenti che comunicate ora, pur riuscendo a far convivere le due cose dentro di me. Può essere questo ciò che provano quei “cristiani-cristiani” di cui (md) sei dispiaciuto.
    Il dubbio (a cui mi associo) è se chi la pensa in questo modo può essere chiamato ignavo, privo a tal punto di forza morale, restio a decidere da che parte stare, schiavo dello “sbirro Nietzschiano”. Oppure uno che ha radicato una tale speranza, in grado di sopravvivere ai postumi di un “crollo”, al pari di ciò che la storia ci racconta, degli antichi ideali e di come certe persone ne fossero tanto permeate.
    E’ un dubbio paragonabile a quanto la “moderna” gerarchia ecclesiastica voglia (e magari non riesce) tener fede o ad un set di valori inpolverato ma vero e tutt’ora flebile ma risonante (che per noi è considerato sacro) o ad un lavoro magistrale, opera di un antico artigiano, umano o non, che ha inventato quella che ora si chiama Fede. Questi in entrambi i casi è il Dio della situazione.
    Io, me di adesso, dico: è grazie al dubbio che mi è dato credere e non sapere, teorizzare e dunque scegliere, un pò ciò che Schrodinger “sperimentalizza”. E’ grazie a voi, a questi scandali, ai bellissimi “poscritti disintossicanti” che la fede non è mai una cosa scontata. Nella realtà di oggi più che mai. Qualche pensiero sul collasso del clero e sulla fine del mondo viene a tutti di farlo, vista la situazione 😀

    @Carmine (se è cristiano)
    Dio non è un assicuratore e la fede non è una polizza sulla vita.

    @md
    I cristiani se ne sbattono dei loro precetti. Questa cosa è vera proprio perchè il cristiano “medio” ritiene non solo che sia più facile attenersi a certi precetti, ma che sia anche l’unico modo, trasformandoli di fatto in protocolli. E’ alla rivisitazione di questi che il cristiano deve aspirare.

    @omniaficta
    Si sentono in dovere di controllare […] biologiche. Più che controllo, dovrebbe essere una supervisione, più che imposta dovrebbe essere voluta dal cristiano. Giacchè il cristiano e la chiesa sono in allontanamento costante, la struttura ecclesiastica prende in mano la situazione in quanto ente a sè e non più in quanto strumento. Le generazioni hanno reso la chiesa sempre più cosciente di sè stessa, ormai forse attaccata più alla sua stessa sopravvivenza, non più motivata, ma con la scusa di dare sostentamento. Anzichè ospitare fedeli, ne sono alla pressante ricerca, e si appoggiano su qualcosa di radicato, anziche rinnovarlo. Ma tra scusa e motivazione c’è questa sottile differenza di cui è difficile accorgersi, sia per noi che per loro.
    La modernità e il benessere alle porte hanno reso questo bianco “gigante malato” pacatamente schizofrenico, come un cane che non sa più se ama il padrone o il cibo che gli offre. E come un cane non si ferma a pensarci su, come dovrebbe. Come se non ci fosse tempo. Come se “salvare anime” fosse un lavoro di raccolto e non di comunicazione. Sicuramente, ciò che si è persa ormai è la sua flessibilità, uccisa dai cambiamenti troppo frenetici dettati dai “finti” o “nuovi” valori del 20-21esimo secolo.

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