Madeleines filosofiche

Qualche giorno fa, passeggiando in un parco, mi è venuta in mente la Scienza della logica di Hegel. Qualcuno penserà: “ma questo è proprio pirla! con tutte le cose belle che possono venire in mente passeggiando in un parco (a maggio poi!), proprio il testo più arcigno della storia della filosofia è andato a scegliere…”. In realtà non è stato un caso (né, evidentemente, una scelta), si è trattato di una vera e propria madeleine filosofica, anche perché è successa in quel parco con quei profumi e quei colori – dove molti anni fa avevo sudato sette camicie sull’essere e il nulla, la qualità, la quantità, la misura, l’uno e il molteplice, l’essenza, l’apparenza, il concetto…
Non voglio qui nemmeno cominciare ad indagare la base neurologica di quel complesso fenomeno che Proust aveva descritto rievocando il sapore di una madeleine – “conchiglietta di pasta, così grassamente sensuale” –  inzuppata nel té della zia Leonie, nella prima parte della sua immensa Recherche. Del resto non è detto che la biochimica della rimembranza debba per forze di cose essere più precisa e rigorosa, da un punto di vista causale e descrittivo, rispetto alla fenomenologia estetica consegnataci dalla letteratura. Tanto più che un neuroscienziato della levatura di Damasio è costretto ad ammettere che “l’esistenza, nel cervello, di configurazioni neurali dinamiche (o mappe) corrispondenti a un oggetto o un evento, è una base necessaria ma non sufficiente per spiegare le immagini mentali di quell’oggetto o di quell’evento”, confessando con tutta onestà una grave lacuna nel meccanismo che spiega il passaggio dalla materia cerebrale a quella mentale – ignoranza che tuttavia non contraddice “l’assunto che le immagini siano processi biologici, né nega la loro fisicità” (cfr. Alla ricerca di Spinoza, pp.236-7).  Ipse dixit nell’anno 2003, e chissà, magari qualcosa in più ora sappiamo. (Con questo non voglio certo sminuire l’importanza dell’osservazione degli affascinanti segreti del nostro cervello: anzi, credo fermamente che anche la biochimica abbia un suo lato poetico e meraviglioso…). Ma torniamo alla madeleine.

Essa sorge spontaneamente, senza alcun controllo di quel che va accadendo nei nostri sensi e nel nostro cervello. Ho allora provato a scorrere nei meandri dei miei ricordi situazioni analoghe a quella descritta sopra – anche se evidentemente non vale, visto che ho sovrapposto una struttura razionale a qualcosa che accade a prescindere dalla ragione. Ma non importa, non sto mica scrivendo un trattato di logica o di epistemologia!
Devo dire che i parchi, con i corollari del passeggiare e del contatto con la natura, le sue variegate forme, i suoi colori e profumi, hanno sempre avuto una parte importante nelle mie rimembranze filosofiche, fossero o no legate allo studio in vista di un esame. (Distinzione marginale, almeno nel mio caso, poiché non ho mai scisso il lato passionale da quello del “dovere” dello studio universitario: ieri studiavo e mi “divertivo”, oggi mi “diverto” e studio, esattamente allo stesso modo, solo magari adesso un po’ più disordinatamente).
Ma tornando, spero senza ulteriori digressioni, al fenomeno della madeleine, ne ho scovate di ben più bizzarre, come quella per cui associo ad una spiaggia assolata Nietzsche, visto che mi accadde di sciropparmi lo Zarathustra tra un bagno e l’altro, in un settembre siculo; o una determinata birreria che mi richiama Heidegger (sarà anche per la comune tedescheria) – per la precisione l’Heidegger di Che cos’è metafisica?, con quella domanda da un milione di dollari “Perché esiste l’essere e non il nulla?” – una delle domande più cretine che io ricordi, ma sulla quale concionavo con la pinta in mano, sgocciolante sul testo che sottolineavo per darmi un tono, e proponendola agli avventori che fuggivano terrorizzati!
Associo poi la neve al panteismo (come ho già raccontato qui); la Sicilia straboccante di elementi estremi ai presocratici; Schopenhauer all’occupazione della Statale del ’90 (quella del movimento della pantera); Kant ad alcuni miei amici, Parinetto ad altri miei amici e Severino al mio amico Marco (ma la madeleine vale anche con le persone?).
Per tornare ai parchi: Malebranche (che avrà occupato un miliardesimo dei miei pensieri, e credo sia anche troppo) mi torna in mente tuttavia ogni qualvolta mi trovo a passeggiare in un altro parco – il quale mi rievoca anche Aristotele e soprattutto la sua Metafisica, incredibilmente storpiata in Metafiga (!) nel lapsus più clamoroso che io ricordi, quello di un mio allievo liceale, cui davo proprio in quel parco lezioni di filosofia per l’esame di settembre.
Se scavo bene ce ne saranno senz’altro degli altri…
Rousseau e uno scrittoio settecentesco;
di nuovo Hegel e il fiume di whisky del e con il mio meritatamente obliato maestro;
Plotino e la traversata sullo stretto;
Goethe e il profumo dei fiori d’arancio;
un tabaccaio, un motorino ora distrutto e il ciglio di una strada per la mia decisione di iscrivermi a filosofia;
una salsiccia consumata alle otto del mattino – quando ancora ero cannibale – dopo una notte passata con alcuni ragazzi lungo le strade di Mistretta, il paese di mio padre, che di tanto in tanto mi chiedevano “ma chi è ‘sta fisolofia?”;
il profumo di un buon bicchiere dl Marzemino e gli illuministi;
la pizza e Parmenide (questa devo però spiegarla: risale ad una minivacanza in  montagna alla metà degli ’80 con dei compagni di università, quando io ed Enrico tentammo di fare una pizza e Anna, a cui avevamo chiesto speranzosi com’era venuta, disse seccamente, addentando la pasta durissima, qualcosa come: “E’, essa è, punto”. L’Enrico di questo aneddoto è il Donaggio ora docente di Filosofia della storia a Torino, che scrive libri interessantissimi – se ne ricorderà, o avrà rimosso l’episodio?);
poi che altro? ah, le ciliegie e i miei bambini philosophes, ovviamente;
Dante e l’erba gelata – ma Dante può essere considerato un filosofo? anche se io leggendolo ho sempre avuto altissime ispirazioni concettuali;
di nuovo Schopenhauer e le anatre, a causa del suo imperscrutabile principium individuationis

Chissà se un giorno Damasio riuscirà a dare una spiegazione convincente del meccanismo cerebrale che regola queste misteriose associazioni?

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5 Risposte to “Madeleines filosofiche”

  1. Paola D. Says:

    Non capisco: sulla mia bacheca appare “che ne è di Marx”, ma quì non lo trovo!

  2. md Says:

    Boh?
    Comunque cliccando qui trovi entrambi i post:

    https://mariodomina.wordpress.com/2007/05/05/che-ne-e-di-marx-parte-prima/

    https://mariodomina.wordpress.com/2007/10/31/che-ne-e-di-marx-parte-seconda/

  3. md Says:

    A proposito di Proust e delle neuroscienze, ho scoperto solo ieri che esiste un libro che si intitola “Proust era un neuroscienziato” edito da Codice, che mette in relazione la cultura umanistica e quella scientifica, mostrando come artisti e letterati abbiano spesso fatto grandi scoperte che hanno anticipato gli attuali studi cognitivi e neuroscientifici – la memoria nel caso di Proust.
    http://webopac.csbno.net/index.php?page=View.DocDetail&id=404346

  4. maria pia lippolis Says:

    Un tale diceva: Si potranno bruciare le streghe, si potrà bruciare la biblioteca di Alessandria…ma quell’energia, quella forza, quella passione sotterranea, proporia dei visionari, degli stregoni, frutto del sentire istintivo, immediato, senza spiegazioni nè dubbi, rinasceranno con una forza ancora più grande…niente e nessuno potrà mai distuggerli……poichè non esiste tempo se non nel loro istante perennemente presente a noi.Tempo Kairologico… Affluire e confluire partecipando a quel meraviglioso mondo sotterraneo al quale queste menti e questi cuori della mente….hanno lasciato a noi traccia…leggere le tracce, interpretare codici e simboli…..sentendo odori dell’amore nella mente…..senza perdersi ….per accorgersi che tutto è presente……sotto i nostri sensi…..Partire dalle opere d’arte per spiegare e dispiegare la vita….insegnare ai ragazzi che si tratta di sbrogliare la matassa…. o tutto…o niente… … la visione dell’Intero finale…attraverso il filo di Arianna dei frammenti sparsi del tempo….foto….cartoline….ricordi…flash….dejaviù…..fili da tessere e ritessere ancora…. Aracne….Penelope….per concepire tutto come un grande puzzle…all’interno del quale solo e soltanto essi….i bambini…ne sono gli interpreti ed artisti migliori….Alice in wonderland..
    Far rinascere e scorrere l’energia senza mai lasciare il testimone se non per passarlo…. all’altro……per non perdere il senso collettivo seppure e sebbene individuale della storia. Accendersi e far brillare gli occhi del sapere in costruzione…….Come cantava un tale….saper leggere il libro del mondo con parole cangianti e nessuna scrittura…per un guado, una terra, un dolcissimo canto…per la stessa ragione del viaggio viaggiare..
    poichè l’uomo.. per diventar tale diviene attore, regista, cantante, musicista, architetto, ecc….ecc….in tutto Artista… e solo gli artisti dovrebbero insegnare a scuola ai bambini…… scoprendo che il caso non esiste poichè altro non è se non la necessità degli eventi…..all’interno del quale però noi e soltanto noi possiamo decidere e possedere la volontà scegliere la direzione….il versante giusto…da …Ious….Giove ….per ristabilire l’equilibrio e godere dell’armonia

  5. maria pia lippolis Says:

    e tra l’altro se anche un giorno Damasio riuscirà a dare una spiegazione convincente del meccanismo cerebrale che regola queste misteriose associazioni…….a cosa servirebbe?
    La bellezza e il fascino misterioso della natura fuori e dentro di noi sfuggirebbe ancora alla mera analisi razionale ansimante nel cogliere i nessi tra le varie associazioni ……perchè la bellezza delle cose ama nascondersi…e il mistero è il fascino più bello.
    Solo un sano respirare…ascoltare…..e sentire…..può cogliere l’essenziale.

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