Viseità e labbra cucite

Donne con labbra cucite, come quelle di Najova, segregata nel Cie-lager di Bologna.

Donne con labbra siliconate, come quelle dei tele-visi modificati, denunciati da Lorella Zanardo.

“Dei quarantacinque muscoli facciali, a parte quelli necessari per masticare, baciare, odorare, soffiare, tutti gli altri servono per esprimere emozioni. Più articolato e complesso sarà il carattere, intendendo per carattere la nostra essenza più profonda, più individuale sarà l’espressione del volto. Cosa stanno nascondendo questi volti? […] Il volto esprime la nostra autenticità. Anzitutto, c’è la sua esposizione diretta, senza difesa, nella quale appare la sua nudità dignitosa. E’ proprio il volto che inizia e rende possibile ogni discorso ed è il presupposto di tutte le relazioni umane. […]
Il volto dell’Altro, dunque, mi coinvolge, mi pone in questione, mi rende immediatamente responsabile. La faccia umana reca un messaggio: vulnerabilità assoluta. Ed è per questo motivo che viene camuffata, nascosta, decorata, modificata chirurgicamente? […]
La vulnerabilità è però il maggior fascino del volto. Pier Paolo Pasolini aveva capito in anticipo che la televisione stava per distruggere la poetica potenzialmente espressa dal volto umano. Pasolini aveva un senso acuto della realtà del volto umano, come luogo d’incontro di energie ineffabili che esplodono nell’espressione, cioè in qualche cosa di asimmetrico, di individuale, di impuro, di composito, insomma il contrario del tipico.
Che ne è del volto delle donne? E del femminile espresso da ogni volto nella sua unicità?”

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11 Risposte to “Viseità e labbra cucite”

  1. Paola D. Says:

    Bellissima questa riflessione che ci proponi.
    Io, però volevo invitarti a tenere un convegno, insieme a Cucinotta e qualche altro, sul tema delle ideologie, nel mio paese.
    Se ti va, puoi inviarmi una mail nella mia casella posta che troverai sul profilo del mio blog.

  2. Francesco Says:

    Il volto delle donne si è trasformato. Ma forse è solo il volto delle nostre donne ad essersi trasformato. Mi capita spesso di soffermarmi sui volti delle donne extra-comunitarie, soprattutto filippine, cinesi, giapponesi, indiane. E sul volto di queste donne ancora riesco a trovare quelle espressioni che una volta, di sicuro, dovevano essere presenti anche sui volti delle donne del mediterraneo. Solarità, allegria, vitalità, ormai riesco a trovarle solo in queste donne. E sono queste, a mio parere, le qualità che differenziano il volto di una donna da quello di un uomo.
    Quale è stata la causa di questa trasformazione? Penso che la risposta si debba trovare nell’evoluzione (ma di vera evoluzione si è trattato?) della nostra società, che si è progressivamente industrializzata, e nella quale i rapporti tra i sessi si sono profondamente modificati.
    Soprattutto è stato il lavoro, a mio avviso, che ha imposto alle donne parametri a cui non erano abituate, trasformandole da semplici addette all’allevamento della specie a guerrieri impegnati nei combattimenti che si svolgono quotidianamente nel mondo del lavoro.
    Allora, se si deve combattere, non si può essere solari, né tanto meno allegri. Bisogna, anzi, mostrare la faccia più dura di cui si è capaci, perché l’altro, il nostro nemico/concorrente, non pensi che il conseguimento dei suoi obbiettivi sia facilmente alla sua portata. Insomma, per farla breve, la donna si è maschilizzata (come aveva previsto tra l’altro, con grande anticipo, C. G. Jung ).
    Tenuta per tanto tempo fuori dai campi di battaglia per motivi legati prevalentemente alla sua costituzione fisica, oggi la donna è potuta diventare un guerriero, perché ora come ora le battaglie non si combattono più nei campi ma negli uffici, dove non è necessaria la forza fisica ma l’intelligenza e la scaltrezza, doti di cui le donne sono abbondantemente fornite.
    In questo campo di battaglia “pacifico” che è l’ufficio, dove non ci sono più spargimenti di sangue, la donna si sta facendo sempre più spazio e sempre più se ne farà. Ma se è vero che le cose stanno così, come si può pretendere al momento di riuscire ancora a trovare la femminilità sui volti delle nostre donne?
    Come si può sperare di trovare su questi volti un briciolo di solarità, di allegria, di vitalità che non sia orientata al raggiungimento di un obiettivo? I loro volti, purtroppo, si sono trasformati in maschere atte al combattimento, senza lasciare spazio ad alcuna levità. Ogni autentica leggerezza è scomparsa, per lasciare il posto ad una sola, tipica faccia: quella della donna guerriero che combatte per conquistare il suo posto al sole.
    Al momento non vedo alcuna possibilità di vedere tornare sul volto delle donne le qualità di cui ho parlato. Ma se succederà, e me lo auguro, sarà solo alla fine di questo ciclo bellico.

  3. md Says:

    @Francesco
    avevo parlato del volto (in particolare dei migranti) qualche tempo fa, qui:
    https://mariodomina.wordpress.com/2007/10/13/il-volto-ancora-sulla-memoria-ancora-sui-migranti/
    Ci sono poi in rete alcuni bravi ritrattisti di volti (specie, di nuovo, dei migranti) dai quali ho imparato molto:

    Houda

    http://www.flickr.com/photos/sputo/sets/72157606448614882/
    Interessante anche questa serie sul popolo rom:
    http://www.flickr.com/photos/hidden_vice/collections/72157605732425662/

    Un tempo, tuttavia, farsi ritrarre significava “farsi rubare l’anima”, quasi una perdita di sé, di senso e di significato.
    Oggi sembra quasi che l’essenza finisca per concentrarsi nell’apparire, lungo la superficie dei visi e dei corpi.
    Filosoficamente non può che essere così: l’apparire di qualcosa non è certo privo di significato (è, appunto, l’apparire di qualcosa che sta dietro o sotto quell’apparire), anzi a ben pensarci non può esistere un noumeno senza il suo mostrarsi fenomenico – e dopotutto il volto non è forse una maschera che trasuda di recondite essenze?

  4. md Says:

    @Paola D.
    Addirittura un convegno?
    La vedo un po’ complicata… oltre ai problemi logistici (spaziotemporali), non mi sembra nemmeno così semplice il tema da affrontare.
    Di che si tratterebbe?

  5. Paola D. Says:

    @MD: se mi puoi indicare un indirizzo email vedrai che non è così complicato come sembra.

  6. md Says:

    sul blog è indicato, ad ogni modo è:
    mario.domina@alice.it

  7. Francesco Says:

    @MD:
    Assolutamente si. Il volto da visibilità all’invisibile, e tanto più siamo liberi tanto più possiamo sperare di veder affiorare queste essenze sulla sua superficie.
    Ora vado a dare una occhiata ai link che mi hai segnalato. Ciao e buona giornata.

  8. md Says:

    @Francesco:
    Grazie a te per l’interessante commento.
    Avrei solo un’obiezione, o meglio un chiarimento, riguardante il concetto di “femminilità”, che io non intendo come qualcosa di “naturalmente” determinato, ma di “storicamente” determinato – e dunque, come tu stesso sottolinei, modificato e modificabile in relazione alle trasformazioni socioeconomiche. Il punto però riguarda anche il conio di tali categorie: qual è il soggetto che definisce “che cosa è femminile” (e che cosa è maschile). Oltre al fatto che tali dicotomie rischiano di semplificare e lasciar fuori “altro”, ciò che non si lascia definire o racchiudere dai saperi che sono comunque situati e unilaterali. Vorrei dunque poter chiedere a ciascuna donna (e a ciascuno uomo) nella sua singolarità: tu che cosa intendi per femminile (o per maschile)?
    E a chi transita dall’uno all’altro sesso e/o genere?

  9. Vincenzo Cucinotta Says:

    A me davvero non preoccupa per niente una faccia determinata o addirittura feroce in una donna, e non penso minimamente che sia un segno di mascolinità. Ad esempio, da sempre una donna che dovesse lottare per il suo piccolo diventa molto più feroce di qualsiasi maschio. il fascino del volto femminile non è legato a uno specifico stereotipo, quale la dolcezza, o la solarità come dice Francesco (come odio la parola solare, e soprattutto l’abuso che se ne fa…). Ciò che si va perdendo in questa società, ma si perde sia nel maschio che nella femmina, è la singolarità, la differenza che da sempre è stata la caratteristica più preziosa dei viventi. Sottoposti ai bombardamenti mediatici, ai messaggi TV, si va verso un’omologazione sempre più spinta verso i modelli proposti e che si possono perfino elencare. Una donna deve avere il seno grosso, le labbra carnose, il naso non troppo grande e regolare, occhi grandi e chiari o scuri, le tonalità intermedie sono out.
    Sembra incredibile che ci possano essere dettami così specifici, ma purtroppo è la realtà. Hanno chiesto a delle adolescenti come dovrebbe essere il loro maschio preferito. ebbene, quasi tutte lo vogliono biondo e con gli occhi azzurri: ogni commento è superfluo.

  10. Francesco Says:

    @MD:
    Ho dato una occhiata ai link che mi hai segnalato.
    Fantastico ciò che hai riportato di Levinas a proposito del volto! Assolutamente, drammaticamente toccante. E molto bello anche quello che dici tu, a proposito dell’esperienza avuta in Sicilia, a dimostrazione del fatto che le nostre esperienze sono spesso l’unico punto di partenza (a mio avviso l’unico legittimo) per l’avvio di riflessioni che non coinvolgano solo la nostra mente ma anche il nostro corpo e la nostra anima.

    Ed ora vengo alla tua domanda riguardante il concetto di “femminilità”, che ovviamente è problematizzabile, ma che io vorrei affrontare partendo non tanto dal concetto, quanto dalla mia percezione di ciò che è femminile (mentre scrivo mi viene in mente anche il concetto di femminino, ma al momento non me la sento di complicarmi ulteriormente la vita..). Insisto, per me è femminile quanto è più vicino possibile alla spontaneità, alla naturalezza e alla grazia, qualità che saranno pure storicamente determinate, ma che in una donna, secondo me, non dovrebbe mai mancare. Evidentemente, anch’io sono un essere storicamente determinato. E nonostante tutti gli sforzi che ho compiuto e che compio per decondizionarmi, rimango condizionato..

    @Vincenzo Cucinotta:
    Sono assolutamente d’accordo con te sul fatto di salvaguardare le differenze e difendere le singolarità. E non penso certo che il volto di una donna non possa e non debba essere duro come quello di un uomo, o anche più feroce, se occorre. Penso però che queste maschere debbano avere vita breve. Essere transitorie. E invece a me pare che spesso si incollino sulle facce delle donne a tempo indeterminato. Mi sembra, anzi, che siano proprio uno dei segni di quella “omologazione sempre più spinta verso i modelli proposti”, che tu giustamente stigmatizzi.
    Non esistono solo omologazioni che riguardano il modello fisico, ma anche omologazioni riguardanti quello caratteriale. In questa società, se si vuole essere degni di qualche considerazione, bisogna essere duri, aggressivi, vincenti, sempre tesi verso il successo. E questo modello è diventato anche il modello cui si ispirano le donne, che in tal modo hanno rinunciato, a mio avviso, a gran parte della loro personalità.

  11. maria pia lippolis Says:

    Non guardare negli occhi della donna come Medusa….non fissarla, non cristallizzarla mai…poichè essa vive e partecipa del suo divenire…..e continua a danzare sempre…anche con danzatori invisibili, la danza della vita, quella che spezza le parole per soffiarle….soufflè…Guardala piuttosto accarezzandola con il tuo sguardo e attraversala a nuoto….
    Stai attento però a non perderti come Dante…o… se proprio dovrai perderti….almeno non fare la sua fine!!!!devi proseguire…continuare la danza senza mai interromperla…The show must go on

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