Meritarsi le lucciole

Il cielo stellato sopra di me
e la legge morale dentro di me

(I. Kant)

La bellezza fa spesso capolino, ci passa accanto ogni giorno, talvolta ci sguazza attorno e ci sovrasta, e noi manco ce ne accorgiamo.  Forse non ce la meritiamo. Lei si mostra generosa, persino procace, mentre noi rimaniamo inerti e incasellati nelle nostre ore dense di impegni, cose e affanni.
Oppure non è così, e quella che chiamiamo “bellezza” è in realtà un concetto ambiguo, solo una chimera, un abbaglio; o magari la sensazione fugace di una perdita irreparabile. Un nòstos del tutto precluso.
Ma ecco che cosa può succedere in una qualsiasi sera d’estate…

….l’altra sera sono uscito per la mia quotidiana passeggiata. Chi segue questo blog dovrebbe ormai sapere che gran parte delle cose che scrivo deriva da queste passeggiate solitarie, sul limitare dei residui campi e boschi nei dintorni di casa – (forse più che alla botte diogenea potrei ispirarmi alla bisaccia e al bastone dei cinici).  Era il crepuscolo, un orario insolito per me, dato che in genere passeggio al mattino. Non c’era quasi nessuno in giro (saranno stati tutti a vedere una qualche partita dei campionati di calcio, nonostante la salvifica esclusione della nazionale) –  tramonto rosato, forme cangianti di nuvole, benedetta frescura per il corpo accaldato dalla lunga giornata di sole, odori di erbe e fiori esausti, le distese d’orzo vicino al taglio, le frastornanti cicale che cedono al più delicato frinire dei grilli… Tutt’attorno questo lieto paesaggio – che sembra quasi disporsi per me (vecchio vizio finalistico!) – sortisce l’effetto di comunicare al mio interno calma e serenità.
Sto quindi per tornare a casa ritemprato, quando al lato opposto del cielo, in direzione delle Prealpi, là dove il sole sorgerà domattina, compaiono alcune frotte di nubi illuminate dai lampi, come un esercito in procinto di sferrare battaglia, e allora torno deciso a passeggiare, cambiando direzione e prospettiva. Mi avvio con passo svelto verso il bosco, e attorno a me quel che avevo gustato prima così pacatamente assume tutt’altro tono, è come se si accendesse e deflagrasse nei miei sensi e nella mia mente eccitata (o anima o interiorità, è lo stesso), e allora mi guardo intorno insieme felice e desolato: ma come, tutta questa bellezza apparecchiata quasi solo per me? è mai possibile?
Eppure, a parte un paio di vecchi che arrancano, non c’è in giro nessuno, non ho scorto alcun profilo umano alla finestra, solo il bagliore tremolante delle tv accese. Insomma: il cielo esplode di bellezza, e tutti lo stanno tranquillamente ignorando!
Tutti dovrebbero prendere ed uscire dalle proprie case, abbandonare quei cubicoli di cemento e riversarsi nelle strade, nei viottoli, nei campi… tutti qui, ad ammirare questa figura dell’eterno che tra pochi minuti verrà riassorbita dal manto notturno…
E invece nulla. Lo spettacolo si sta spegnendo muto, senza quasi spettatori.

Mentre torno che è già quasi buio, e alla mia sinistra le nubi saettanti incedono meno marziali di prima, eccitato e con la mente in fiamme, ho ad un certo punto l’impressione di vedere qualche lucciola qua e là, sul ciglio dei campi d’orzo. Mi pare di avere le traveggole, so che le lucciole sono pressoché scomparse da tempo, migrate chissà dove, a causa dell’inquinamento e dei pesticidi, già ne aveva parlato Pasolini negli anni ’70… eppure… mi era proprio sembrato che… ma no, non può essere, è un classico esempio di errore percettivo, come quello del remo spezzato nell’acqua…
Poi alla fine la scorgo, dietro i fili d’erba fitti, uno smeraldo che luccica a lungo, davanti al mio cauto movimento della mano. Credevo fosse più intermittente quel baluginare, e invece sembra fissarmi… non era affatto una visione, le lucciole ci sono davvero, e dopo tutta quella bellezza sprecata – quasi una naturalissima dépense –  me le sono proprio meritate!

Poi finalmente, mentre mi avvicino a casa, incontro due bambini che urlano felici in direzione delle nuvole saettanti:
-Papà ci porti a vederle?
Spero che le lucciole compaiano anche a loro, strada facendo…

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13 Risposte to “Meritarsi le lucciole”

  1. olivia Says:

    le lucciole le abbiamo anche a Rho e sebbene non me le meriti mai, mi capita di vederle… accanto alla casa di Marzia

  2. md Says:

    Oliviabbella! evidentemente te le meriti, invece!

  3. alberto Says:

    anche a certosa…e rane a non finire..di ogni dimensione…e le nuvole ci passano sopra come come immensi velieri….e il sole tramonta nell’acqua delle risaie…una volta ho visto un grillo talpa, non mi è piaciuto…..e gli alberi, che tu hai potuto ammirare, fanno guardia la notte. evviva

  4. md Says:

    @alberto:
    davvero ispirato! – del resto quel posto è magnifico!
    anche le lucciole, tolta la meraviglia luminescente, non sono granché, però un tempo mangiavano le lumache devastatrici, ecc. ecc.

  5. Francesco Says:

    Grazie per la splendida descrizione. Bella l’immagine della bellezza apparecchiata per te!
    Anche dove vivo io, in un paesino della provincia di Roma, ci sono le lucciole.
    E non a caso ho lasciato nel tuo post precedente un haiku dedicato a questi straordinari animaletti. Non sono versi scaturiti dalla fantasia, ma solo la descrizione, in forma poetica (spero), di una esperienza realmente vissuta..

  6. md Says:

    grazie a te Francesco!

  7. Piergiorgio De Stefani Says:

    Se si insegnasse la Bellezza alla gente, come materia scolastica, si potrebbe alimentare l’Utopia di un Paradiso Terrestre, qui subito, su questo pianeta.

  8. md Says:

    @Piergiorgio De Stefani:
    sono molto sensibile all’argomento dell’utopia (un po’ meno a quello del paradiso), ma concordo pienamente con te sulla necessità di avere “maestri” (forse più che insegnanti) di bellezza. Io ho avuto la fortuna di averne incontrati di formidabili.

  9. Francesco Says:

    @Piergiorgio De Stefani:

    Se si insegnasse la bellezza alla gente..
    Ma si può insegnare la bellezza? Io credo che il senso della bellezza sia innato. Non credo che un sentimento, in generale, si possa insegnare. E quindi non credo si possa insegnare il sentimento della bellezza. Però si può fare in modo che nel mondo ci sia sempre più bellezza e che la gente (tutti noi) vi sia sempre più immersa e ne tragga beneficio. Familiarizzare con la bellezza, venirne in contatto, è già un modo per farsi più belli. Ma poi, perché siamo così attratti dalla bellezza? Una risposta possibile è che certamente, la bellezza, favorisce uno stato di contemplazione che ci aiuta a stare meglio. A stare meglio e ad essere migliori, più sereni, più in pace con noi stessi. Più disposti, mi sembra, ad accettare anche gli altri per quello che sono. Dice Francois Cheng (secondo alcuni il più importante mediatore culturale tra la Cina e l’Europa): “la bellezza è una sorta di epifania che nasce dal dialogo con l’universo”. Ti consiglio di leggere il suo libro “Cinque meditazioni sulla bellezza”, edito da Bollati Boringhieri. È un bel libro dove potrai trovare numerosi spunti per le tue riflessioni. “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij. Chissà se è vero. Intanto occorre darsi da fare perché nel mondo la sua presenza sia sempre più consistente..

  10. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Francesco
    La bellezza non si insegna, ma si può insegnare ad osservare. Credo che sia esperienza di tutti noi che il godimento nell’osservare sia funzione del nostro stato d’animo, di una predisposizione mentale a godere di ciò che la natura e l’arte ci offrono.

  11. maria pia lippolis Says:

    Bellissimo……semplice e vero……più è semplice più è vero

  12. maria pia lippolis Says:

    mi ha molto commossa la parte finale, degna di un uomo…ne ho vista l’immagine come la scena di un film

  13. Psicosofie estive – 7. Repetita iuvant | La Botte di Diogene - blog filosofico Says:

    […] una volta mi ero meritato le lucciole. Però non credevo che una cosa del genere si sarebbe potuta ripetere. Certo, non è mai la stessa […]

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