Amletismi – 1

E se il fatto di filosofare  – cioè di allargare la sfera critica della mente – altro non fosse che uno dei tanti stratagemmi bioevolutivi, che dunque non fanno uscire la specie nemmeno di un millimetro dalla sua angusta sfera? E se questo filosofare critico, oltretutto, non fosse altro che un sovrappiù di carburante, una sorta di stimolatore ormonale del folle sistema tecno-capitalistico – quello stesso sistema che ha deciso di fagocitare ogni cosa pur di trionfare? Non sarebbe allora meglio desistere?

Inauguro con questo post, una nuova sezione del blog dedicata ai dilemmi filosofici.
Agli aforismi – più vicini alla pretenziosità definitoria dell’apoftegma, dunque alla sentenza morale – affianco quindi il domandare un po’ sibillino del dilemma. Uno strumento quantomai filosofico (non c’è filosofia senza interrogarsi, si sa), con però una sua specifica contemporaneità: la radicalità del domandare comporta sempre più spesso la paralisi del pensiero. Dilemma, anfibolia, antinomia, aut-aut, bivio, alternativa – con il rischio dell’impossibilità di scelta. Ma anche: oscurità, ambiguità, equivocità, duplicità, carattere ancipite, ambivalenza… di nuovo il bivio e l’indecisione. E non è detto che non ci possa essere  – al di là della mente dicotomica e binaria, piuttosto tipica del nostro modo di ragionare – un ulteriore aggrovigliarsi: come quando ci si trova ad un crocevia di n percorsi possibili, e si gira lo sguardo tutt’attorno senza saper dove andare. Ma al procedere c’è talvolta un’alternativa impensata: non tanto quella del retrocedere, quanto quella del sostare e dell’immobilizzarsi. Di nuovo, la paralisi.

Può non piacere, questo radicale interrogarsi, per quel sovrappiù di ansia, disagio e angoscia che genera. Di fatti, non è detto che filosofare o essere maggiormente coscienti di qualcosa faccia bene. E’ tuttavia una ginnastica necessaria e irrinunciabile della mente e dello spirito – soprattutto una volta che, casualmente, la si è intrapresa.
Il riferimento diretto (ed ontologico) all’immortale figura shakespeariana del to be or not to be, apertura di una delle pagine più memorabili della storia della letteratura, si inserisce a tutti gli effetti entro la lunga tradizione del dilemma filosofico, dalle antilogie sofistiche alle antinomie kantiane. Ma amletismo contiene quel sovrappiù di esistenziale – oltre all’elemento retorico o cerebrale – che allude chiaramente all’irresolutezza, all’impossibilità di essere “sdipanati dal groviglio mortale” (When we have shuffled off this mortal coil, dice opportunamente Amleto) – che è poi tutt’uno con il groviglio vitale.

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7 Risposte to “Amletismi – 1”

  1. Francesco Says:

    E se l’ambiguità, l’amletismo, l’impossibilità di scegliere una strada piuttosto che un’altra fossero invece un modo per proteggersi dalla verità? Se il permanere nel dubbio non fosse altro che uno stratagemma (per lo più inconscio) per tenere a bada quel se stesso che giace in fondo a tutti noi in attesa che qualcuno lo raggiunga per salvarlo e portarlo in superficie? Non potrebbe essere, come disse Freud a proposito della cultura (del resto il proliferare delle domande filosofiche non può certamente essere dissociato dalla cultura) una modalità per difendersi dalla natura?

  2. Paola D. Says:

    Bellissimo post, molto vicino al mio sentire.
    Una volta scrissi, per averlo letto da qualche parte, che dare risposte rende saggi, ma farsi domande rende umani. Quindi non c’è niente di più umano che l’amletismo del dubbio.

  3. Xavier Says:

    Bello il principe Amleto col suo filosofar poetico ed i suoi amletici (appunto) dubbi come costante del vivere. Con qualche inciampo, si sa nessuno è perfetto, che a contarli tutti ha mandato al creatore mezza corte di Danimarca e dintorni, ma poi l’onore è salvo e i rimasti in piedi si spera vissero felici e contenti. C’è da chiedersi come sarebbe andata a finire se il nostro non ne avesse avuti proprio di dubbi. Forse oggi,sia pure nella finzione shakespiriana, la Danimarca sarebbe una repubblica, presidenziale o meno, per mancanza di regale materia prima, e il nostro prence ricordato come un regicida stragista, reso pazzo dal troppo pensare.Ma queste son gherminelle da buontemponi per nulla inclini all’eroismo e troppo spesso invidiosi dell’altrui fama. L’argomento introdotto dall’autore di questo bel blog è invece cosa seria, e non so se le mie credenziali (?) di leggerezza abbiano superato il test (orrore!) d’ingresso. Entrare subito a spron battuto nel merito mi sembrava un po’ troppo formale, del resto il mio argomentare filosofico dispone a malapena di tre, quattro concetti taglia e incolla, stupendamente riciclati ad ogni cena filosofica in cui, profondamente annoiato, avrei preferito parlare degli assoli di J. Hendrix, noto filosofo Afro-nativo americano dalla tumultuosa esistenza . A questo punto, è sacrosanto dirlo, posso solo migliorare, altrimenti, e qui la citazione è d’obbligo, il resto non potrà essere che silenzio!

  4. md Says:

    @Francesco: più che opportuno rispondere ad un amletismo con un amletismo… su natura, cultura e verità – e le loro anfiboliche ambiguità – ho praticamente edificato questo blog…

    @Paola D. : grazie, illuminista e illuminata come sempre

    @Xavier: molto interessante il tuo commento, in effetti sul principe stragista ci sarebbe molto, molto da dire (così come su Ofelia, Polonio e tutti gli altri), evidentemente non solo l’assolutismo della verità ma anche quello del dubbio è lastricato di cattivissime intenzioni (bombardano sia i liberals che i mullah, e piuttosto allegramente…). Detto questo, proprio ieri – guarda il caso – ho riascoltato una raccolta di Hendrix, e me ne sono davvero compiaciuto, una vera mano d’oro!

  5. Piergiorgio De Stefani Says:

    Trovo che il legame ardito ma compiuto tra il J. Hendrix “noto filosofo Afro-nativo americano dalla tumultuosa esistenza” e lo Shakespeare più dicotomico, preso tra il desiderio di “essere”, presente, consapevole, nella mente, nello spirito, nei sensi e il “non essere”, l’archetipo della sparizione e del nulla angoscioso si compia in una fantascientifica colonna sonora hendixiana di un musical esistenziale dedicato al principe dei dilemmi: Amleto.

  6. Xavier Says:

    Gran cosa, interrogarsi di continuo infliggendoci a bella posta angoscia e tormento pur di capire di più, pur di afferrare ogni volta quell’inafferrabile che non si sa neppure che sia. Gran cosa, perchè non se ne viene mai a capo, forse (e il dubbio è d’obbligo) non ci si avvicina neppure a sfiorarlo. D’altra parte che razza di inafferrabile sarebbe se si riuscisse ad acchiapparlo? Il punto è che gli inafferrabili sono sempre tanti, troppi, e diversi, e nuovi, per riportarli ad un unicum. Il groviglio stesso in quanto tale, appunto, è composito e dunque complesso. A dipanarlo ci hanno provato, ci provano,in molti; dubito che l’angoscia di cui sopra sia stata sia pure in parte attenuata. Sono aumentati i paliativi tecnologici per addomesticarla, ma ci vuol ben altro. Con tutto ciò adesso vado a farmi una doccia, chissà che nonmi si schiariscano le idee!

  7. maria pia lippolis Says:

    Penso che l’uomo, nel suo farsi cerebrale da un lato, nel suo farsi cultura, abbia perso tanta sana e sacra animalità, conservando solo gli aspetti più bruti e più rozzi dell’animale, quali la forza fisica, l’istinto irascibile piuttosto che il legame con la propria natura, la propria terra. Del resto, bisognava pure adattarsi all’ambiente….e difendersi….Eppure raccontano che quella musica ancestrale continui a suonare sempre, quella analizzata e teorizzata in seguito dai filosofi…e sia ancora possibile udirla se la udiamo un pò più col cuore e con l’anima e meno con la testa……Dove si arrestano le parole e i dubbi, meravigliosi dubbi degni di esistere….lì prosegue la musica. Auguro a tutti noi di sentirla….perchè…..come diceva il grande visionario di Shakespeare ” siamo intessuti della stessa materia dei sogni”

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