25 luglio (a volo d’uccello)

Prologo. Da qualche tempo osservo il volo degli uccelli, come mai mi era capitato prima. C’è sempre un momento in cui il già da sempre noto viene messo sotto attenta osservazione – e allora è come se un nuovo mondo si aprisse di fronte ai nostri occhi. Così mi va capitando con gli amici volatili negli ultimi tempi. Tanto che ieri mi sono trovato a pensare a quella strana parola che è l’auspicio, che in prima battuta significa presagio, pronostico. L’àuspice romano guardava il volo e prediceva, con la variante dell’arùspice che osservava invece le viscere e vaticinava – entrambi comunque si affidavano ad un’attività piuttosto irrazionale e ben poco filosofica.
Il significato corrente (ed ora più usato) della parola non è meno irrazionale: augurio, desiderio, speranza. D’altro canto contiene il verbo latino specio che è “guardare, osservare”, termini resi anche con specto, per non dire speculor… Cioè, va a finire che il pre-dire (un dire a basso tasso di logica ed empiria) rischia di diventare filosofia speculativa! Niente di strano, visto che certi filosofi non si peritano di vestire all’occorrenza i panni sacerdotali…

***

Una data come quella del 25 luglio – l’inizio della fine del peggior capitolo della storia italiana – è sempre un’occasione per ragionare sui lati oscuri di quella storia: una lunga teoria, dalla pochezza risorgimentale alle grandi migrazioni della seconda metà dell’Ottocento (un vero e proprio esodo che partì dalle campagne del Nord Italia, oggi smemoratissimo), fino al massacro di seicentomila “proletari” (come si diceva un tempo) nelle pidocchiose trincee del ’15-18, per arrivare alle porcherie fasciste della dittatura, dell’Impero, della razza, della guerra – che peraltro avevano avuto un territorio ideologico molto fertile nell’Italia “liberale” precedente. E mi fermo qui nella rievocazione, anche se alla vigilia delle celebrazioni per i 150 anni di questa strana nazione, ribadisco l’appello preventivo affinché si cominci subito a praticare una vera e propria controstoria critica e vigile, che indaghi i rimossi e che non deleghi agli ideologhi (ma nemmeno ai soli storici e specialisti) la narrazione e l’interpretazione dei fatti.

A questo capitolo controstorico possiamo ascrivere il bel film di Marco Bellocchio Vincere, uscito nel 2009 e praticamente subito dimenticato – o meglio, discusso e criticato all’epoca soltanto per questioni secondarie, legate alla veridicità dei fatti narrati (peraltro solida e ben documentata). Un film che, partendo da una vicenda marginale, o se si vuole “privata” della vita di Mussolini (il destino della “prima moglie” Ida Dalser, con il figlio mai riconosciuto), e attraverso la forma del melodramma e uno straordinario montaggio filmico e documentario, ci svela l’essenza del potere e della follia che quello induce intorno a sé.
C’è come un senso di asfissia e di profonda angoscia nella sua visione: l’inevitabile divaricazione di due destini, il lucido e cinico perseguimento del potere (costi quel che costi) da una parte, e l’ostinazione tragica fino ad una altrettanto lucida follia dall’altra; la storia che stritola gli individui e li getta via come limoni dopo la spremitura; e quella stessa storia che investe sempre qualche psicopatico fino a fargli credere di essere un “individuo cosmico”, un sedicente unto (di qualche signore o forza universale). Che naturalmente abbisogna di una vasta platea prona ed applaudente. E che però prima o poi, dopo la schiacciante vittoria, dopo la perdurante impressione di imbattibilità, verrà a sua volta stritolato e fatto a pezzi.
E mentre una povera donna qualsiasi negli anni del trionfo viene cacciata a forza in manicomio, l‘istituzione totale per antonomasia, quella mega-istituzione totale che è nel frattempo diventata la società italiana, nonostante l’apparente monoliticità e il vasto consenso di cui gode la dittatura, ha comunque i giorni contati. I sogni di gloria si infrangeranno presto su tutti i fronti di guerra; arriveranno a sorpresa i primi scioperi del marzo del ’43 nelle fabbriche torinesi e milanesi; e il 25 luglio del Gran Consiglio, il solito golpe all’italiana, giungerà quasi senza colpo ferire.
Se si fossero osservati meglio l’alto piedistallo, e l’invitta mascella prominente e protesa sul balcone di Piazza Venezia, non sarebbe forse stato difficile vaticinare quel che di lì a poco sarebbe accaduto. Ma il peggio doveva ancora venire, quel giorno di luglio era solo il primo atto, e l’arco temporale che va dall’8 settembre al 25 aprile – i 18 mesi più terribili della storia italiana – sarebbe stato cieco ed inintelligibile anche per il più bravo degli àuspici…

***

Epilogo. Non intendo istituire alcun parallelo fra quel periodo storico e questo, tra quel dittatore dalla maschia mascella e la sua attuale caricatura ceronata. Anche perché non c’è nessun parallelo. Nemmeno la teoria (peraltro da dimostrare) dei corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico potrebbe spingermi a tali arditi accostamenti. (Anche se è interessante rilevare come i ricorsi abbiano a che fare sempre con la barbarie – mai che ricorra l’età dell’oro!)
Ma l’auspicio sì, quello non mi si può impedire di avanzarlo. Sia esso presagio o desiderio, poco importa. Gli scricchiolii di allora, quelli di oggi (senza magari un 8 settembre a seguire), sono pur sempre crepe entro la tetragona necessità del potere. E non c’è piedistallo o scranno che non rovini, prima o poi. Il punto è semmai: cosa e quanti dovranno rovinare con lui, quante macerie resteranno sul terreno.
Del resto viene prima o poi il momento in cui il re è nudo, e il solito fanciullo libero da incantamenti – che guarda quel che tutti vedono – comincia a dirlo a squarciagola e ai quattro venti. E, sempre prima o poi, qualcuno finisce per prenderlo sul serio, e magari  scopre di avere già pronto “un cannone nel cortile”.

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2 Risposte to “25 luglio (a volo d’uccello)”

  1. Paola D. Says:

    C’è tanto in questo post. Spero solo che i tuoi “auspici” si avverino presto.

  2. maria pia lippolis Says:

    questi auspici e/o àuguri si avvereranno presto anzi prestissimo….parola di strega

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