L’amaro calice

Per oltre dieci anni, quasi ogni sera d’estate, ho visto questi piedi dondolare piano, all’unisono, qui sotto il mio balcone. Talvolta accavallati, talaltra sciolti, quasi sempre silenziosi; ma se ascoltavi con più attenzione, quasi  li potevi sentir sussurrare – un’intera vita l’uno accanto all’altra, migliaia di sere immote e quiete come questa, chissà quante ancora ce ne resteranno… quale piede varcherà prima dell’altro la soglia… forse è meglio non pensarci, meglio godersi questo fresco, qui ed ora, come se fosse l’ultimo alito di vento dell’universo – i piedi di due vecchi, prima che faccia notte.
Quest’estate mi è giunta la risposta, dato che ora vedo oscillare, sempre più raramente, i soli piedi di lui.

Non che lei sia morta, ma è come se lo fosse. Dopo sessant’anni di vita in comune, il cervello di lei è andato in tilt. Qualcosa si è rotto – sia nella mente sia nel reticolo di fili che li teneva uniti. Ora lei sta da un’altra parte, regredita ad un’altra epoca, viva per quella e morta per questa. La malattia e il destino baro li hanno separati. L’omone grande e grosso, tutto d’un pezzo, sta da questa parte della linea, presente e malinconico. La donnina smilza dall’altra parte, assente e smarrita. Vivi – e però morti l’uno all’altra.
Per quanto le disgrazie e le mestizie umane siano piuttosto variegate e numerose, è difficile immaginare qualcosa di più triste al tramonto della vita.

Quell’alito di vento soffia ancora, di tanto in tanto, sul dondolo di un anno più vecchio, strappato e stinto. Ora vuoto a metà, e prima o poi del tutto, inesorabilmente. Finirà in qualche ripostiglio, ad impolverarsi e consumarsi, e come la carcassa di Bendicò, il cane imbalsamato di Don Fabrizio nel Gattopardo, verrà prima o poi “buttato in un angolo del cortile” in attesa che passi l’immondezzaio; poi tutto troverà “pace in un mucchietto di polvere livida”.

(Mi consolo pensando ai miei vecchi, laggiù nell’amata terra di Tomasi di Lampedusa, che proprio oggi compiono i loro cinquantadue anni di vita insieme, non ancora scissi e irrelati, e che ancora non hanno bevuto dall’amaro calice…)

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14 Risposte to “L’amaro calice”

  1. Cassandra Says:

    Quel dondolo ora sopporta sicuramente il peso di considerazioni esistenziali, ma si è retto su tanto amore.
    Auguri a chi da più di mezzo secolo ha saputo condividere un’esistenza: non è né scontato né semplice, credo.

  2. Valerio Says:

    Ecco, è finalmente arrivato il momento di intervenire caro md…mio nonno è da anni che soffre di una terribile forma di alzheimer…è veramente brutta da sopportare, ma la cosa ancora più orrenda è stato il processo di lento, graduale ed incessabile decadimento che lo ha visto come protagonista…prima dimenticava le cose meno importanti, poi il nome dei nipoti, poi quello dei figli e della moglie e poi tutto il resto…io dico sempre che è un grande neonato di ottantanni ormai…lui per fortuna proprio non si rende conto di ciò che gli sta succedendo, però noi familiari si, ed è davvero molto doloroso…è doloroso vedere come un uomo che ha preso in mano la sua vita sin da piccolo e risollevato da solo le sorti della sua famiglia adesso non sappia nemmeno più leggere o scrivere…è davvero doloroso…sarà sempre nei cuori di chi lo ha conosciuto, non morirà mai…questa è l’unica amara consolazione che però non sazia proprio nessuno…

  3. md Says:

    @Cassandra: è vero, non lo è

    @Valerio: grazie per avere condiviso questa dolorosa esperienza

  4. Millems il Rivoluzionario Says:

    Direi che posso essere un fortunato doppio testimone di simili storie d’amore.
    I miei nonni materni, sposati da 51 anni quasi.
    I miei genitori, sposati da 20 e insieme da quasi 35.
    E pare davvero che non sia facile. Forse si è veramente innamorati, quando si riesce a farlo sembrare una cosa facile.
    Auguri ai tuoi Mario!

  5. md Says:

    grazie Carmine!
    la domanda, forse, riguarda quella cosa strana e vischiosa (e abbondantemente biologica) che chiamiamo “amore”, parola secca e semplice, che nasconde in realtà lo stratificarsi di reti e relazioni (e anche di catene) corrispondenti a bisogni, sia individuali che sociali – ma non voglio darne a tutti i costi una spiegazione (anche se in genere propendo per quella cinica e “meccanica” alla Schopenhauer), e almeno per oggi lascerei alla “chimica amorosa” il suo lato misterioso…

  6. Paola D. Says:

    Hai citato la parte conclusiva del grande romanzo che ho riletto da poco e che. oltre elle tante considerazioni di carattere storico, ti lascia proprio alla fine un’immagine di decadenza che, per quanto ineluttabile, è ancora difficile da accettare per chi si sente proiettato in avanti, in un futuro che si restringe sempre più nelle prospettive , ma la cui conclusione definitiva siamo ancora restii ad accettare.

  7. md Says:

    @Paola D.: come non essere d’accordo con te?
    c’è tutta la mia (macerata) coscienza sicula in quell’alternanza di estetismo decadente e di rivolta che guarda al futuro; ma in fin dei conti il principe e barone deve avere torto marcio se pensa che tutto cambi perché nulla cambi davvero, e io non posso accettarlo, anche contro ogni evidenza – per quanto lui ci abbia scritto il più bel romanzo italiano del ‘900…

  8. L. Says:

    sembra di guardare con i tuoi occhi. la foto in questo senso è perfetta, ed è perfetto che stia all’inizio. mi è piaciuto molto leggere queste righe così piene.

  9. Daniele Verzetti, il Rockpoeta Says:

    Immagino il suo dolore e non riesco a sillabare neanche una parola nè un suono. Quei passi solitari sono un pugnale tra le costole di una vita che ora sarà per lui ancora più amara.

  10. md Says:

    @Daniele, come sempre ammirevole la tua grande sensibilità

    @L. (credo di poter svelare che dietro quella L. c’è un caro amico di nome Lorenzo…): grazie!

  11. maria pia lippolis Says:

    una parola sola sulla frase iniziale di shopenauer: godetevi l’intervallo, intervallo di tempo, musicalmente parlando……..lì è tutta la vita in un istante….e nessuno meglio di platone ha dato la miglior definizione di ISTANTE……quel magico passaggio tra il non essere ancora e l’essere già ciò che tanto si è atteso!!! viva i miti

  12. maria pia lippolis Says:

    risposta a Valerio : hai ragione ….dopo tanto lavoro e tanti sacrifici, nemmeno un po’ per godersi la vecchiaia….è vero si ritorna bambini…ma ricorda che il ricordo di tuo nonno non solo rimarrà dentro di te….bensì verrà fuori attraverso i suoi gesti…..lui vivrà in te ma attraverso di te, mente lucida gli vien data un’altra possibilità…. quella di vivere una seconda …o…una terza volta…..Pensa solo a questo…..perchè per fortuna abbiamo una memoria per ricordare e una per dimenticare…..dimenticare il dolore……che non fa altro che aumentare ….la bile nera nel nostro sangue…. noi invece dobbiamo restare puri intatti e trasparenti. Ciao e buona fortuna. Posso capirti……..nulla di umano è a me sconosciuto. ..Gioire anche nel dolore……

  13. maria pia lippolis Says:

    A proposito il film che mi viene in mente è quello di Ozpetek…la finestra di fronte…..ricordi? c’è un signore anziano che continua a prendere tram e pulmann per rivedere o rincontrare… la sua defunta moglie che non riesce a dimenticare……il finale è geniale…..solo un dubbio sul titolo del film non ricordo esattamente se sia quello , ma sul resgista non posso sbagliarmi. Baci, anche se non ti conosco.

  14. maria pia lippolis Says:

    Risposta a md…..in perfetto accordo con le reti di relazioni amorose poichè penso che tutti i miei amici e amanti della musica e della poesia andrebbero in perfetto accordo tra loro (tranne uno )……..mi viene in mente la canzone di de Andrè UN CHIMICO…….è fantastica

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