L’amaro calice

Per oltre dieci anni, quasi ogni sera d’estate, ho visto questi piedi dondolare piano, all’unisono, qui sotto il mio balcone. Talvolta accavallati, talaltra sciolti, quasi sempre silenziosi; ma se ascoltavi con più attenzione, quasi  li potevi sentir sussurrare – un’intera vita l’uno accanto all’altra, migliaia di sere immote e quiete come questa, chissà quante ancora ce ne resteranno… quale piede varcherà prima dell’altro la soglia… forse è meglio non pensarci, meglio godersi questo fresco, qui ed ora, come se fosse l’ultimo alito di vento dell’universo – i piedi di due vecchi, prima che faccia notte.
Quest’estate mi è giunta la risposta, dato che ora vedo oscillare, sempre più raramente, i soli piedi di lui.

Non che lei sia morta, ma è come se lo fosse. Dopo sessant’anni di vita in comune, il cervello di lei è andato in tilt. Qualcosa si è rotto – sia nella mente sia nel reticolo di fili che li teneva uniti. Ora lei sta da un’altra parte, regredita ad un’altra epoca, viva per quella e morta per questa. La malattia e il destino baro li hanno separati. L’omone grande e grosso, tutto d’un pezzo, sta da questa parte della linea, presente e malinconico. La donnina smilza dall’altra parte, assente e smarrita. Vivi – e però morti l’uno all’altra.
Per quanto le disgrazie e le mestizie umane siano piuttosto variegate e numerose, è difficile immaginare qualcosa di più triste al tramonto della vita.

Quell’alito di vento soffia ancora, di tanto in tanto, sul dondolo di un anno più vecchio, strappato e stinto. Ora vuoto a metà, e prima o poi del tutto, inesorabilmente. Finirà in qualche ripostiglio, ad impolverarsi e consumarsi, e come la carcassa di Bendicò, il cane imbalsamato di Don Fabrizio nel Gattopardo, verrà prima o poi “buttato in un angolo del cortile” in attesa che passi l’immondezzaio; poi tutto troverà “pace in un mucchietto di polvere livida”.

(Mi consolo pensando ai miei vecchi, laggiù nell’amata terra di Tomasi di Lampedusa, che proprio oggi compiono i loro cinquantadue anni di vita insieme, non ancora scissi e irrelati, e che ancora non hanno bevuto dall’amaro calice…)

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

14 pensieri riguardo “L’amaro calice”

  1. Quel dondolo ora sopporta sicuramente il peso di considerazioni esistenziali, ma si è retto su tanto amore.
    Auguri a chi da più di mezzo secolo ha saputo condividere un’esistenza: non è né scontato né semplice, credo.

  2. Ecco, è finalmente arrivato il momento di intervenire caro md…mio nonno è da anni che soffre di una terribile forma di alzheimer…è veramente brutta da sopportare, ma la cosa ancora più orrenda è stato il processo di lento, graduale ed incessabile decadimento che lo ha visto come protagonista…prima dimenticava le cose meno importanti, poi il nome dei nipoti, poi quello dei figli e della moglie e poi tutto il resto…io dico sempre che è un grande neonato di ottantanni ormai…lui per fortuna proprio non si rende conto di ciò che gli sta succedendo, però noi familiari si, ed è davvero molto doloroso…è doloroso vedere come un uomo che ha preso in mano la sua vita sin da piccolo e risollevato da solo le sorti della sua famiglia adesso non sappia nemmeno più leggere o scrivere…è davvero doloroso…sarà sempre nei cuori di chi lo ha conosciuto, non morirà mai…questa è l’unica amara consolazione che però non sazia proprio nessuno…

  3. Direi che posso essere un fortunato doppio testimone di simili storie d’amore.
    I miei nonni materni, sposati da 51 anni quasi.
    I miei genitori, sposati da 20 e insieme da quasi 35.
    E pare davvero che non sia facile. Forse si è veramente innamorati, quando si riesce a farlo sembrare una cosa facile.
    Auguri ai tuoi Mario!

  4. grazie Carmine!
    la domanda, forse, riguarda quella cosa strana e vischiosa (e abbondantemente biologica) che chiamiamo “amore”, parola secca e semplice, che nasconde in realtà lo stratificarsi di reti e relazioni (e anche di catene) corrispondenti a bisogni, sia individuali che sociali – ma non voglio darne a tutti i costi una spiegazione (anche se in genere propendo per quella cinica e “meccanica” alla Schopenhauer), e almeno per oggi lascerei alla “chimica amorosa” il suo lato misterioso…

  5. Hai citato la parte conclusiva del grande romanzo che ho riletto da poco e che. oltre elle tante considerazioni di carattere storico, ti lascia proprio alla fine un’immagine di decadenza che, per quanto ineluttabile, è ancora difficile da accettare per chi si sente proiettato in avanti, in un futuro che si restringe sempre più nelle prospettive , ma la cui conclusione definitiva siamo ancora restii ad accettare.

  6. @Paola D.: come non essere d’accordo con te?
    c’è tutta la mia (macerata) coscienza sicula in quell’alternanza di estetismo decadente e di rivolta che guarda al futuro; ma in fin dei conti il principe e barone deve avere torto marcio se pensa che tutto cambi perché nulla cambi davvero, e io non posso accettarlo, anche contro ogni evidenza – per quanto lui ci abbia scritto il più bel romanzo italiano del ‘900…

  7. sembra di guardare con i tuoi occhi. la foto in questo senso è perfetta, ed è perfetto che stia all’inizio. mi è piaciuto molto leggere queste righe così piene.

  8. @Daniele, come sempre ammirevole la tua grande sensibilità

    @L. (credo di poter svelare che dietro quella L. c’è un caro amico di nome Lorenzo…): grazie!

  9. una parola sola sulla frase iniziale di shopenauer: godetevi l’intervallo, intervallo di tempo, musicalmente parlando……..lì è tutta la vita in un istante….e nessuno meglio di platone ha dato la miglior definizione di ISTANTE……quel magico passaggio tra il non essere ancora e l’essere già ciò che tanto si è atteso!!! viva i miti

  10. risposta a Valerio : hai ragione ….dopo tanto lavoro e tanti sacrifici, nemmeno un po’ per godersi la vecchiaia….è vero si ritorna bambini…ma ricorda che il ricordo di tuo nonno non solo rimarrà dentro di te….bensì verrà fuori attraverso i suoi gesti…..lui vivrà in te ma attraverso di te, mente lucida gli vien data un’altra possibilità…. quella di vivere una seconda …o…una terza volta…..Pensa solo a questo…..perchè per fortuna abbiamo una memoria per ricordare e una per dimenticare…..dimenticare il dolore……che non fa altro che aumentare ….la bile nera nel nostro sangue…. noi invece dobbiamo restare puri intatti e trasparenti. Ciao e buona fortuna. Posso capirti……..nulla di umano è a me sconosciuto. ..Gioire anche nel dolore……

  11. A proposito il film che mi viene in mente è quello di Ozpetek…la finestra di fronte…..ricordi? c’è un signore anziano che continua a prendere tram e pulmann per rivedere o rincontrare… la sua defunta moglie che non riesce a dimenticare……il finale è geniale…..solo un dubbio sul titolo del film non ricordo esattamente se sia quello , ma sul resgista non posso sbagliarmi. Baci, anche se non ti conosco.

  12. Risposta a md…..in perfetto accordo con le reti di relazioni amorose poichè penso che tutti i miei amici e amanti della musica e della poesia andrebbero in perfetto accordo tra loro (tranne uno )……..mi viene in mente la canzone di de Andrè UN CHIMICO…….è fantastica

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