Twilight, fiaba filosofico-reazionaria

“L’aspirazione all’immortalità personale
altro non è se non una ripresentazione
della massima Begierde animale,
quella dell’autoconservazione“.
(Luciano Parinetto a proposito di Schiller)

Naturalmente bisognerebbe prima intendersi per lo meno su due termini: fiaba e reazionario (tralasciando il terzo, che forse è un po’ abusivo in questo caso, ma pure cercherò di spiegarne la presenza). Mettiamola così, senza troppe complicazioni: fiaba – secondo Propp, Bettelheim, ecc. – è all’ingrosso quella struttura narrativa e simbolica diffusa in tutte le culture che mette in scena i conflitti esistenziali di base (bene/male, vita/morte, paura, felicità) secondo uno schema dialettico più o meno ricorrente e ripetitivo. Storie orali semplici da mandare a memoria, adatte anche ai bambini. Cappuccetto Rosso ne è l’incarnazione archetipica perfetta, direi. Mentre la reazione è – appunto – una reazione allo scardinamento della fissità, delle tradizioni, del consolidato: un fissarsi su valori (più o meno apparenti) che si presume vengano messi in discussione. E un movimento di ritorno e di ripristino.
Ed ora veniamo alla grande saga del crepuscolo che tanto sta facendo impazzire gli adolescenti di mezzo mondo (ma non solo, tanto per tornare a quel che si diceva qualche post fa). Gli ingredienti di cui sopra ci sono tutti: la bella e la bestia (oltretutto la protagonista si chiama Bella, da Isabella), il conflitto tra bene e male, l’amore e la morte, il tutto amplificato dalla figura terrifica del vampiro, che non comincio nemmeno ad analizzare (il sangue, la soglia vita/morte, la notte, la metamorfosi, l’eros, ecc.). Ma Twilight fa un passo avanti – o meglio, indietro. A tutti questi conflitti ne aggroviglia altri (direi di grande spessore filosofico, ed ecco il perché di quel terzo attributo): in primis quello tra morte e immortalità, senza dimenticare l’opposizione tra ragione e istinto, o natura umana e natura animale, e – non ultimo, anzi forse il tema più importante – la più bruciante delle passioni, il desiderio erotico. Il passo “indietro” (forse indotto dalla fede mormone dell’autrice) sta proprio nel gioco che il desiderio svolge in tutta la vicenda: esso non solo non viene praticamente mai esaudito (Bella ed Edward non scopano mai, tanto per essere raffinati) ma viene eternamente differito.
(A tal proposito c’è nel teatro, nel pensiero e forse anche nella biografia di Schiller questa complessa pulsione che è insieme dilazione, differimento, impedimento orgasmico, fino alla violenza della scarica finale, che ha anche a che fare con una pulsione mortifera e distruttiva – ma è cosa troppo complessa da trattare qui).
Aggiungerei dunque “romantico” alla terna di cui sopra: Twilight è la perfetta (e forse dannosissima) rappresentazione della morbosità e dell’infelicità della nostra epoca: una fiaba insieme reazionaria e romantica. La filosofia però, che indaga sulla natura umana e sulle sue incontrollabili pulsioni, e che è il tempo appreso (e rappreso) nel concetto, non può non tenerne conto.

(Certo che sciropparsi 3 romanzi e 2 film è stata davvero dura – il quarto tomone, il capitolo conclusivo della saga, ce l’ho qui davanti, e non so decidermi ad aprirlo, visto che il terzo era una schifezza, a differenza dei primi due quasi godibili. Forse differirò all’infinito il desiderio di sapere se i due copuleranno o se Bella diventerà una vampira o se per caso non deciderà di fuggire con il suo amico-licantropo nonché indiano Jacob, che è quello che mi sta più simpatico, per gli incantevoli boschi di Forks. Gli suggerirei però, proprio perché mi sta simpatico, di farlo in perfetta solitudine…).

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7 Risposte to “Twilight, fiaba filosofico-reazionaria”

  1. bas Says:

    CHE DIRE| A PARTE I LUPI, TUTTO IL RESTO E’ NOIA
    I VAMPIRI SONO UN’ALTRA COSA E SONO BRUTTI. E DESTINATI A MORIRE NON A TRASFORMARE UNOMINI IN NON MORTI COME SE FOSSE UN LIETO FINE.
    DRACULA SI STA RIGIRANDO NELLA TOMBA

  2. Xavier Says:

    Caro m.d., non posso esimermi da un incondizionato senso di ammirazione dinanzi al tuo scritto. E, preciso subito, non tanto o non soltanto per l’ elaborata e sinteticamente perfetta esposizione del tuo pensiero, al quale non posso muovere alcun commento non avendo letto alcunché dei libri in questione, ma per la forza straordinaria che devi aver profuso nel portarne a termine la lettura. Sarà che, dalla Cappuccetta Rossa in avanti, delle fiabe e dei loro macabri rituali ne ho avuto subito abbastanza, resta comunque il fatto che maghi, folletti, stregoni, per non parlar dei sempiterni vampiri e compagnia cantante, mi sono sempre stati sui coglioni (licenza poetica per fare la rima). Li trovavo pomposi, menagrami e petulanti come cognate zitelle in fregola. Di conseguenza il mio approcciio al mondo delle letteratura fantastica si é concluso quasi sul nascere. Diverso il discorso sul versante cinematografico, dove mi sono imbattuto sovente in splendidi campioni anestetico soporiferi, e almeno lì ho risolto con soddisfazione. Ciò detto,e per concludere con una punta appena accennata di seriosità (non di serietà, s’intende) ho sempre pensato che spesso il termine di romantico e quello di reazionario siano stati, purtroppo, sinonimi.

  3. maria pia lippolis Says:

    Romantico e reazionario mi piacciono. Per me internet è stato inventato perchè Shakespeare sta ancora scrivendo e…………..premesso che non ho nè visto nè letto Twilight…………I promessi vempiri ha ormai preso il posto dei vecchi Promessi Sposi….ormai anacronistici per i nostri ragazzi…….e per chi opera creativamente nel mondo laico, nell’arte della ricerca fililogica e delle contaminazioni sperimentali della musica…..e dell’arte tutta in genere….perchè l’arte e la bellezza sovvertiranno e salveranno tutto……perchè il cuore è un organo che pulsa ad una velocità pazzesca….più veloce della luce………Libro illuminante per tutte le donne speciali e lupescu (vedi rensie la strega) è Donne che corrono coi lupi

  4. Xavier Says:

    A questo punto urge porre rimedio all’eccesso di levità che, sia pure involontariamente, rischia di banalizzare l’analisi articolata e complessa introdotta dall’ottimo m.d. L’accezione “reazionario” potrà anche piacere alla gentile Maria Pia ma, comunque la si giri, il suo senso stretto è “paura del nuovo e di ogni cambiamento che possa rimettere in discussione il sistema degli interessi di classe”, ergo è necessario reagire. In quanto a “romantico”, lì il terreno si fa più ampio e accidentato. Per restare in tema con m.d., mi pare che qui si tratti del senso di unità assoluta che tende all’infinito, con buona pace dell’ autentico rapporto d’amore e di ciò che ne rende concreta la sua realizzazione. Un po’ a spanne naturalmente, dato il mio pressapochismo filosofico. Gentile Maria Pia, non so proprio se l’arte e la bellezza sovvertiranno il mondo. Intanto c’è Berlusconi.

  5. Fabrizio, the wings Says:

    Ma te li sei pure letti? ;-). Comunque consolati in autunno uscirà il mio, per la casa editrice Laurum. C’è più scienza e meno fantasia forse per questo venderà molto di meno, ma spero sempre in un lungo ever seller 😉
    Un caro saluto Fabrizio.
    P.s. sempre in gamba, naturalmente

  6. md Says:

    @Xavier , 1: davvero spassoso! sul menagrami, petulanti ecc. mi stavo piegando dal ridere;

    @maria pia lippolis: eh sì, la faccenda dei “promessi vampiri” merita un poco di riflessione

    @Xavier, 2: come non darti ragione sul termine “reazionario”?
    su “romantico” meglio rinviare, al termine delle vacanze (mi connetto una volta alla settimana, per un’ora al massimo)

    caro Fabrizio, diciamo che me li sono dovuti sciroppare “per lavoro”…
    naturalmente sono felicissimo per la tua prossima uscita, tienimi al corrente!!!

  7. Xavier Says:

    Evviva le vacanze dunque, e ben venga un po’ di presa di distanza da questi onnipresenti macchinari un po’…vampirizzanti. Penso di staccare anch’io per qualche giorno, senza riaccendere più questo coso. Spero anche di non imbattermi in romantiche avventure senza capo né coda (com’é nella non-logica di queste faccende), di non incontrare facce smorte dai denti aguzzi, in senso metaforico e non, e sopprattutto di riuscire a sopportare l’italico mondo vacanzier/reazionario della nostra bella (?) patria senza incazzarmi ad ogni occasione. Come avrai notato, caro m.d., trattasi di ben altra storia rispetto alle tue dottissime passeggiate filosofiche. Ma, e qui è il punto forte, se anche non riuscirò a nutrire lo spirito, cercherò di passare all’azione: nulla potrà trattenere il mio furore verso nanetti, bianchenevi, animaletti e spiritelli di gesso che incontrerò sul mio cammino. La mia sete di rivincita su quel mondo insulso non avrà limiti, me lo impone un senso morale che non sapevo neppure di avere. E, come diceva qualcuno che adesso non ho in mente, “Sentirete ancora parlare di me!”: ho già pronto anche lo pseudonimo: Xavier furore di dio! Alla prossima!

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