Lezioni di estetica dai Monti Nebrodi

Lui non sospetta ancora che questi nostri incontri sul far del crepuscolo sono diventati per me il momento irrinunciabile e zenitale della vacanza. Quasi una dose quotidiana. Forse lui pensa che siano per me un peso. Certo, lo saranno un po’ per lui: studiare in piena canicola agostana non è il massimo. Ma per me è diverso. Io li preferisco mille volte a un bagno nel Tirreno, o a una granita ai fichi, o al pigro dondolare della mia amaca tra gli ulivi. Tutte cose meravigliose e rituali. Ma ricolme di un insopportabile estetismo del déja-vu. Un poco mortifere, persino. Così come può diventare mortifera quest’isola incantata.
Non sa o non può sapere ancora che non c’è nulla di più piacevole per un “filosofo” (posso dirlo di me? non so, ma credo proprio di sì, per lo meno nell’accezione etimologica che evoca la philìa: amo la sapienza, anche se sapiente non sono) – nulla di meglio che parlare di filosofia con una giovane mente, tanto più se si tratta di una mente brillante, aperta e critica.
Quella di Michele, che sta per concludere i suoi studi universitari presso la facoltà di Architettura e che mi ha chiesto di aiutarlo nella preparazione dell’esame di Estetica, non avendo nessuna base filosofica alle spalle. Un invito a nozze per me. Nozze alchemiche!
E siccome da qualche parte dovevamo pur cominciare, gli ho subito proposto di fornirmi le definizioni di sette parole-chiave (quello delle parole-chiave è un mio pallino), senza temere di trovarsi di fronte ad un compito troppo complesso o, per converso, troppo scontato. E prescindendo, per quanto possibile, da letture o nozioni apprese.
La domanda era secca: secondo te che cosa significano le seguenti parole:

Filosofia
Estetica
Bellezza
Concetto
Sensibilità
Intelletto
Architettura

Da qui abbiamo cominciato a camminare, e ancora stiamo camminando. Abbiamo così avuto modo di interrogarci sul significato e sulla funzione dei concetti di arte e di bellezza, sulla loro reciproca irriducibilità (un tramonto è bello ma non è arte, così come il grottesco è arte senza per questo essere bello), sulla diveniente storicità tanto dei nomi quanto dei significati, sul rapporto tra arte, sensibilità e bellezza – insomma ci siamo gettati a capofitto nelle acque perigliose dell’Estetica.
Con un’impostazione così poco scolastica degli incontri, Michele ha cominciato quasi subito a segnarsi e a farsi (e a farmi) alcune domande, che inevitabilmente hanno allargato il campo dell’indagine:

L’arte è un bisogno umano? Si può vivere senza? In che senso l’estetica è oggi una sorta di nuova metafisica? E che cos’è metafisica? Si può dire che tutto sia estetica? Che cosa si deve intendere per bisogni? Che rapporto c’è tra estetica e politica?

Hanno così fatto capolino questioni attinenti l’antropogenesi, la natura umana, il rapporto tra sfera sensibile e sfera razionale, il processo di integrale estetizzazione dei corpi e del mondo, e così via. Dovrò così faticare non poco (ma sarà necessario farlo) per ricondurre la discussione sui binari ordinati di uno studio finalizzato all’esame (strano che sia io e non lui a porsi il problema). Anche perché Michele ha maggiore dimestichezza con la prassi, un po’ meno con l’attività teoretica.
Intanto, dopo l’ora canonica e fitta di “lezione”, richiamati alla mente dalla proposta di terminare il nostro incontro con una passeggiata (idea accolta all’inizio con una certa sorpresa), avanzano baldanzosi sulla scena i nuovi argomenti: dall’ecoarchitettura all’impegno politico, dalle prospettive dell’isola al futuro e ai progetti riguardanti le nuove generazioni…
Mentre lo ascolto contemplando i profili dei Nebrodi al tramonto, mi vien da pensare che la vera bellezza stia qui accanto a noi, o meglio in noi – nella nostra testa, nella nostra bocca e nel flusso misterioso che le parole veicolano (lui usa spesso la parola “aura”). La vera opera d’arte è l’essere umano in quanto tale, il miracolo dell’autoformazione, della scultura di sé, del libero e infinito gioco delle possibilità che ci è stato dato in sorte. La strana e maledetta costrizione a divenire quel che si è. La necessità di esserlo. Costi quel che costi. Talvolta una bellezza sanguinosa. Di nuovo, mortifera.
Durante l’ultima passeggiata guarderò Michele nel fondo degli azzurri occhi normanni – il frutto di un millennio buono di lavorìo biologico, etnico e culturale alle sue spalle; proverò a scrutare il mistero che si nasconde dietro a quella bocca pensosa, che si attorciglierà presto in un sorriso furbo – che è poi la sfinge di ogni volto e di ogni individualità; e infine lo interrogherò e gli chiederò…
Beh, non so ancora cosa gli chiederò. Credo che mi limiterò a ringraziarlo. Grazie per quelle rare ore di grazia.

***

Detto questo, il programma d’esame è tosto, in qualità più che in quantità. Un paio di capitoli della Storia di sei Idee di Tatarkiewicz, parte dell’antologia di Ettore Rocca su Estetica e Architettura, alcune pagine della kantiana Critica del giudizio e del De anima di Aristotele. Ma il testo più tosto è quello di Emilio Garroni, Immagine linguaggio figura, una teoria della percezione (e dell’immagine del mondo, nientemeno) che sto leggendo con grande interesse e godimento, ma che mi preoccupa se lo penso in mano al mio discente. Anzi, poviru Micheli!

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10 Risposte to “Lezioni di estetica dai Monti Nebrodi”

  1. bas Says:

    MAI DARE NULLA PER SCONTATO CON TE!
    CONSIDERA CHE UNA BUONA PARTE DEI RAGAZZI SANTANGIOLESI SOMIGLIANO A MICHELE, CHE HA TROVATO UNA SUA IDENTITA’ LUNGO UN NATURALE PERCORSO DI VITA FATTO DELLE SOLITE PICCOLE COSE E DELLE ACCUSE INFAMANTI CHE SI LANCIANO AI RAGAZZI DAGLI ADULTI DEL TIPO: NON STUDI NON LAVORI ECC., MENTRE SOLO CHI HA IL CORAGGIO DI GUARDARLI DENTRO, PUO’ CAPIRE!
    ED E’ COSI’ CHE ANCHE UNO COME ME NON APPARTENENTE ALLA SUA GENERAZIONE (MA NEANCHE A QUELLA PRECEDENTE LA MIA, PER FORTUNA), RIESCE A TROVARE QUEL BARLUME DI SPERANZA CHE CI E’ NECESSARIO PER DARE UNA GIUSTA DIREZIONE ALLA VITA!

  2. md Says:

    già bas, il coraggio di guardarli dentro…
    quest’isola fin troppo incantata (un po’ imbambolata a dire il vero), ma soprattutto i suoi giovani, meritano molto, ma molto di più;
    meritano un futuro soprattutto, come tutti i giovani del pianeta del resto…

  3. Paola D. Says:

    La cosa veramente mortifera è questa canicola agostana che ti impedisce di gustare appieno tutte le sfumature del meraviglioso e un po’ selvaggio paesaggio siciliano: è tutto come avvolto in una nebbia, una nebbia di luce abbagliante. O forse il nostro cervello è annebbiato, dallo stesso eccesso di luce.

  4. Francesco Says:

    Credo che dietro ogni parola-chiave vi sia il concetto di “perfezione”, meta verso cui inevitabilmente tende ognuno dei sette concetti (mi verrebbe quasi da definirli “I Magnifici 7”).

  5. piero Says:

    Voglio che tu sappia che il furto d’identità di cui apertamente parla Antonella Salera nel suo cesso di blog, E’ UN REATO grave e odioso. Mi auguro che tu nei tuoi prossimi commenti da lei ne tenga conto.

  6. md Says:

    @Piero: ???
    non so chi sia Antonella Salera, né mi pare d’aver commentato mai il suo blog, e nemmeno di quale furto di identità tu stia parlando…

  7. md Says:

    @Paola
    mi piace questa immagine della “nebbia di luce abbagliante”.
    L’ho trovata spesso in questo giro che sto facendo proprio in questi giorni, e di cui darò conto la prossima settimana sul blog.

  8. IV viaggio in Sicilia « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] con un doveroso ringraziamento al caro amico e futuro ecoarchitetto Michele per l’ispirazione (non so quanto involontaria) circa lo sguardo estetico-architettonico sulle […]

  9. md Says:

    Ho saputo proprio ora che il mio allievo ha superato l’esame: il voto è un po’ bassino, ma lui ce l’ha proprio messa tutta. Del resto non era facile, per uno che viene dal “tecnico”, costruirsi una base e un minimo di linguaggio filosofico in un solo mese e mezzo. Praticamente è stato un miracolo, e di fatti svariati suoi compagni di corso si sono ritirati all’ultimo momento.
    Dopo gli incontri, le “lezioni” sono continuate a distanza con tutti i mezzi tecnologici a disposizione: dalla chat alle mail, dagli sms alle telefonate – ci mancava solo la webcam…
    Mi ha detto che ha fatto fatica a seguire il docente e le sue domande martellanti su tutto il programma per oltre un’ora (pare poi si tratti di uno di quei docenti un po’ bizzarri e piuttosto “originali”), ma ha fatto fronte rispondendo sempre e fornendo il suo personale punto di vista.
    Bravo Michele, sono fiero di te, ora però fatti un buon bicchiere di vino, e io stasera brinderò in tuo onore!

  10. scuola estetista Says:

    mi aggiungo…vi leggo con interesse…

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