Amletismi – 2/bis

(Trascrivo, in un linguaggio meno esistenziale e più teoretico, anche se altrettanto sibillino e anfibolico, il precedente amletismo).

Come si concilia l’ontologico diritto ad esistere di ogni ente con il pòlemos originario? L’identità con la negatività, l’assertività ontica con la contraddittorietà? Perché il mondo è fatto così e non altrimenti? Non è che, ben diversamente da quel che pensava Leibniz, questo è in realtà il peggiore dei mondi possibili? Heideggerianamente: perché esso è anziché no? Dobbiamo forse concludere – antihegelianamente – per l’irrazionalità del reale?
Domande la cui china scivolosa pare condurci verso un oceano di stoltezze e di insensatezze (le kantiane fole metafisiche) cui, forse, sarebbe meglio contrapporre un poco di sana e perfida ironia…

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5 Risposte to “Amletismi – 2/bis”

  1. Letizia Says:

    Credo che l’oceano di insensatezze si raggiunga con il nostro voler concepire il mondo secondo schemi prestabiliti. Noi uomini siamo tutti un po’ Hegeliani, tendiamo a razionalizzare i processi umani (e dunque l’essere) assaliti come siamo da assurde manie di possessività…

  2. Xavier Says:

    Il giochetto dei perché é il più classico dei classici fra le massime perversioni filosofiche; complimenti m.d., ancora un paio di questi amletismi e finisco rovinosamente sotto il tavolo con tanto di computer appresso. Rifiuto categoricamente di rispondere a domande del genere appellandomi alla convenzione di Ginevra sull’uso della tortura nel trattamento dei “prigionieri dialettici”. Soltanto un’altra volta nel corso della mia esistenza sono stato sottoposto a un trittico di domande ugualmente drammatiche. Fu, credo, all’inizio degli ’80, quando all’entrata di un luogo che ho volutamente cancellato dalla memoria, mi fu chiesto: “Chi sei, dove vai, che numero di tessera Arci c’hai?” Sono sopravvissuto non so come allora, non ci casco più adesso!

  3. Vincenzo Cucinotta Says:

    Concordo con Letizia, la famosa affermazione di Hegel non ha alcun fondamento, è solo la traduzione sotto le vesti nobili della filosofia della nostra innata tendenza a “mettere le mutande al mondo”, di rivestire quel ruolo di demiurghi o dei che la genesi così generosamente ci assegna. Tra l’altro, bisognerebbe decidersi tra la frase “il reale è razionale” e quella per nulla coincidente che “il razionale è reale”, ma non m’inoltro su questo punto, sicuramente della massima importanza.
    Voglio ancora aggiungere che ciò che tu definisci il diritto di ogni ente ad esistere richiederebbe come presupposto che si dia per scontato che di enti si tratti. E qui entra la tematica delle identità, vero centro io credo del pensiero occidentale. Se a un mondo al plurale, sostituissimo spinozianamente un unico ente articolato al suo interno, allora queste pretese contraddizioni svaniscono d’incanto.

  4. md Says:

    @Vincenzo: in effetti la formula hegeliana, così lapidaria è (come del resto tutte le formule decontestualizzate) quantomai ambigua. Oltre al fatto che Hegel sa benissimo che non è affatto così.
    Mi trovo invece molto concorde sul tuo modo di impostare la questione degli enti e dell’identità (a maggior ragione visto il mio profondo interesse per la prospettiva spinozista) – direi anzi che si tratta di un vero e proprio “amletismo” interno alla cultura occidentale che andrebbe riportato alla luce, tanto più che fino ad ora ha prevalso la prospettiva identitaria-individuale contro quella comunitaria.

  5. Xavier Says:

    Ma allora dicevate sul serio!

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