Solo face, niente book

(Anticipazione in forma semi-ironica di un post ben più serio a seguire)

Fu solo verso la fine degli anni ’80 che il primo personal computer fece il suo ingresso (ben poco trionfale) nell’ufficio dove all’epoca lavoravo. Fui preso dapprima da sgomento; poi ebbi un attacco di ira funesta; quindi lanciai irripetibili contumelie a destra e a manca; infine, calmatomi, vidi affacciarsi nella mente pericolosi propositi luddistici e meditai così di prenderlo a martellate.

Ho resistito (ben poco eroicamente) a farmi infilare in tasca (e in testa) quella maledetta diavoleria  inventata dal Kapitale e chiamata buffamente “cellulare” o “telefonino”, utile solo a farti tracciare e controllare in ogni tuo millimetrico spostamento (dove sei? è la domanda scema che segue ad ogni squillo; mentre un mio amico komunista l’ha ribattezzato, non a torto, butta la pasta) – ho resistito, dicevo, finché ho potuto. So che tra tutti i miei amici e conoscenti sono stato davvero l’ultimo, ma poi ho ceduto anch’io (con l’alibi di averlo ricevuto in regalo da mio fratello). E il Kapitale ha trionfato anche sull’ultimo dei mohicani…

Ancor meno eroicamente – e qui ormai tutte le difese razionali erano andate a farsi catafottere – ho resistito a quella contagiosa e nefanda pestilenza chiamata facebook. Dopo un breve tira-e-molla iniziale (iscritto-cancellato-reiscritto), sono stato fagocitato dall’onnipotente megamacchina del nulla, del chiacchiericcio e della fuffa. E risucchiato anch’io nel vortice della moderna pornolatria.
Ad onor del vero, e giusto per non riempire di sputazza il piatto nel quale mangio, ho usato questo ennesimo feticcio del Kapitale (oltre che dell’antichissima umanissima doxa) anche per cose lodevoli, del tipo: organizzare la presentazione del libro dell’antikapitalista Diego Fusaro; far pubblicità (narcisisticamente) al blog antikapitalistico sul quale sto scrivendo (altra diavoleria, a suo modo); e poi (meno lodevolmente sul piano pubblico) a: ritrovare vecchi amici, compagni di università, pezzi sparsi per il mondo di famigghia e cuginanza, etc.etc. Certo, su fb si può anche: discutere, recuperare informazioni, fare ricerca sociologica, lanciare appelli e fondare partiti, raccogliere firme, inventarsi piattaforme rivoluzionarie, etc.etc. Persino parlar male di fb e sputare su fb. Ed anche bestemmiare, che ultimamente va di moda (negli opportuni contesti, come raccomanda un certo “monsignore”).
Ma, in fondo in fondo, la sostanza la dice tutta il nome: solo face e niente book, appunto! – e del resto tutto nasce dalle ormonali intemperanze di qualche amicone in cerca di amorazzi (e di massimo 5000 amici, che io dico: ma come si fa ad averne più delle dita di una mano, di quelli veri-veri?), in un qualunque (si fa per dire) campus universitario americano…

(foto gentilmente concessa da Max-B)

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31 Risposte to “Solo face, niente book”

  1. Xavier Says:

    Tu quoque, m.d.! Persino facebook! E io che pensavo avessimo toccato il fondo con l’attribuzione del codice fiscale!

  2. Vincenzo Cucinotta Says:

    Io da fb finora sono rimasto fuori, ma con questo tuo post tu m’incoraggi: anch’io ho un libro da promuovere e mi sembra che tu convieni sull’utilità di fb per tali scopi.
    Il telefonino invece per me è stata una benedizione: trasferito all’Università di Napoli in un appartamento privo di telefono fisso, ho così avuto la possibilità di comunicare con la mia famiglia. Oggi vivo in un luogo non servito dall rete fissa, l’allaccio sarebbe troppo costoso, e il potere usare il cellulare come unico telefono per me è una fortuna.

  3. Luciano Says:

    Salve.

    Ancora una volta bisogna ammettere che non è la tecnologia in sé ad essere buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa. Quel che invece rilevo da più parti è questa “voglia” di estraniarsi dal vivere comune in un senso, più o meno velato, quando addirittura non evidenziato con forza, di appartenenza ad una elite, i cui connotati sono del tutto intellettuali, una sorta di luddismo intellettuale. Due dovrebbero essere le linee guida: comunicazione e comunità. La specie Homo è stata in grado di convenzionalizzare i processi comunicativi liberandoli dal legame con gli oggetti ed utilizza la tecnologia come estensione di sé stesso. Inoltre con le nuove tecnologie si può rimanere in contatto con persone disperse su tutto il globo.Come tutto basta non abusarne. Francamente tralascerei il fatto, non ne capisco l’ossessione in realtà, della presunta schedatura da parte non si è capito bene di chi, che dovrebbe assumere addirittura toni coercitivi.

    A presto.

  4. Vincenzo Cucinotta Says:

    Io sui mezzi tecnologici la penso diversamente da Luciano, nel prodotto tecnologico c’è un’intenzionalità sin dalla progettazione. Per esempio, sarebbe strano trovare un buon uso per una mina antiuomo. Allo stesso modo, trovo che la TV è costitutivamente un mezzo tecnologico dannoso. Poi, sarà anche vero che posso prendere un’arma offensiva ed ottenerne un attrezzo per lavorare la terra, ma rimane il fatto che un oggetto è dall’inizio finalizzato a un preciso scopo perchè è fatto in uno specifico modo e non in un altro. In altre parole, pur rimanendo uno spazio di autonomia del singolo individuo nell’uso di un oggetto, questo non comporta la neutralità di tale oggetto, con la conseguenza che statisticamente esso sarà utilizzato in uno specifico modo.

  5. md Says:

    @Luciano: su comunicazione e comunità concordo, però il senso (ironico) del mio post sta proprio tutto in un’espressione secca del tipo: “ma se non abbiamo un cazzo da dirci”?

    Per quanto concerne la tecnica e la tecnologia: certo che si tratta di protesi, ma così come esiste un’educazione del movimento, del linguaggio (tecnica sopraffina) e di ogni funzione del corpo, dovrebbe anche esistere quella di ogni sua protesi – solo che mi pare che siano deficitari entrambi i campi nella nostra epoca. Vedo un uso spropositato di macchine senza che nessuno si chieda come funzionino o cosa ci stia davvero dietro. Ecco perché credo che ci voglia una salutare pioggia filosofica su tutti i nostri comportamenti, anche i più apparentemente banali – mangiare, spostarci, parlare, ecc.

    L’ossessione per il controllo non mi pare ce l’abbia io o qualche veterokomunista ancora in circolazione, quanto piuttosto il potere (così come le nostre società avanzate ci dimostrano ogni giorno, specie quella dove ho il dis-piacere di abitare ora come ora).

    @Vincenzo: sì, è possibile che per promuovere il tuo libro fb possa servirti, ma da qualche mese ho notato un proliferare di autori che lo usano a tale scopo (in particolare sulla pagina che ho aperto per la biblioteca) e come sempre l’affollamento informativo finisce poi per ottenere l’effetto opposto (io non apro più le pagine degli inviti agli eventi o la gran parte dei relativi messaggi da mesi…) – ciò non toglie che possano essere individuati strumenti, aree e gruppi utili allo scopo.

  6. Xavier Says:

    Se bisogna proprio esser seri, allora mi vien per forza da ridere a sentire cose come “Ancora una volta (?!) bisogna ammettere che non é la tecnologia in sé ad essere buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa”!!! Ma siamo ancora alla neutralità delle tecnica? O mi sono svegliato nel 1955? Ma cristo santo, noi la tecnica la abitiamo! Forse NOI siamo ancora pre-tecnologici dentro i nostri orizzonti di senso umanistico, abituati a crederci sempre uguali nel tempo, mentre madame la tecnica crea i cambiamenti, trasforma le abitudini, il linguaggio, organizza le scelte, persino i desideri e i sogni. Infine, o all’inizio, perchè ne vedremo (ne vedranno) sempre più delle belle, essa non si pone proprio il problema di essere di destra o di sinistra, perchè essa semplicemente “E’!, FUNZIONA!” E, cosa ancor più impressionante, più progredisce e meno diviene oggetto delle nostre scelte, ma ci costringe alle “sue” scelte, su scala planetaria poi, mica ad uso di un sol popolo o di qualche stato. Questo, naturalmente, non significa la resa senza scampo dell’uomo dinanzi ai propri pasticci, ma la necessità di ripensare in modo serio le categorie sin qua usate per definirci uomini, le idee, i sentimenti che mutano eccome, nonostante non si voglia accorgercene. Continuare a crederci onnipotenti, superiori, e in grado di controllare sempre gli sviluppi della tecnica dal momento che l’abbiamo inventata é, a mio parere, una enorme stronzata! Prosit!

  7. Luciano Says:

    Salve.

    Non credo ci sia niente da ridere. Penso invece che la tecnologia non sia un’entità sensiente che evolve come le pare e piace, ma piuttosto il frutto di intenzioni del tutto umane, perché dell’uomo rappresenta, in modo più o meno icastico, l’estensione. Poi certamente se l’uso che se ne vuole fare è di tipo violento quello sarà il risultato. Non siamo onnipotenti e questo è un dato di fatto. Ce lo dimostra la natura che quando si sveglia ci mette ko, nonostante la nostra tecnica, appunto. Vorrei sapere da dove viene l’affermazione che “più progredisce e meno diviene oggetto delle nostre scelte”. A qualcuno risulta che la tecnologia sia soggetta a filogenesi come gli esseri viventi? Siamo noi a determinare le scelte tecnologiche ed è certamente vero che non sappiamo alle volte valutarne le conseguenze, forse perché ci crediamo/sentiamo onnipotenti, intoccabili da tutto e da tutti.

    A presto.

  8. Xavier Says:

    Credo appunto che il nodo principale sia quello di capire se, nel tempo, la tecnica abbia o meno sopravanzato le possibilità del suo controllo. Non si tratta, é ovvio, di individuare in “una tecnica” specifica questa peculiarità, ma di considerare quanto, invece, l’insieme delle tecniche costringa a fare i conti con la loro evoluzione. Detto in soldoni: in una società che progredisce tecnicamente ad accellerazioni continue, le scelte diventano obbligate proprio in funzione di questi mutamenti, e poché la tecnica non si preoccupa affatto di questioni morali o politiche o religiose, ma la sua essenza rimane nel suo enunciato, cioè funzionare, in questa fase storica essa funziona assai più velocemente di quanto chi l’ha inventata sia in grado di metabolizzarne l’apprendimento. In altre parole supera bellamente le intenzioni umane, non certo per filogenesi, ma perchè non è dato a chi l’ha inventata, di poter dire “alt”, oppure torniamo indietro, a proprio piacimento. Questo, io penso, perchè, paradossalmente, siamo ancora noi pre-tecnologici, otto-novecenteschi nel pensare e nell’agire.

  9. Vincenzo Cucinotta Says:

    Devo precisare che le critiche che rivolgevo a Luciano sono di tutt’altro tipo di quelle avanzate da Xavier, con cui è necessario che dica che non concordo. Seppure ciò che afferma Xavier è veramente ciò che appare, sarebbe secondo me un errore soggettivare la tecnica. La tecnica non si evolve da sè, su questo Luciano ha ragione. Xavier dice che la tecnica cresce perchè funziona. Ma già questo giudizio, se cioè funzioni o non funzioni, si basa su premesse ideologiche che sono proprio quelle tipiche della società in cui viviamo.
    Pertanto, sottolineo nuovamente come sia un errore direi tragico parlare di neutralità della tecnica, di come invece nell’oggetto tecnologico esista un’intenzionalità. Nello stesso tempo, a mio parere la tecnica cresce perchè si è diffusa l’ideologia del PIL, dell’adorazione degli oggetti. Se questa adorazione, se questo atteggiamento, che ha addirittura venatura religiose, che gli uomini oggi manifestano verso gli oggetti, beh, la tecnica smetterebbe di crescere, tutta la storia dell’umanità cambierebbe. Vorrei qui riportare un passo del mio libro, se mi perdonate l’autocitazione, ma qui mi pare appropriata:

    “Un noto filosofo esprime l’opinione che lo sviluppo dell’umanità è ormai guidato dalla Tecnica, e uso l’iniziale maiuscola proprio per sottolineare come questa tesi veda la Tecnica come un elemento autonomo, qualcosa anzi di automatico che è sfuggito al controllo umano. La Tecnica così intesa somiglia tanto agli alieni o ai robots dei racconti di fantascienza, che hanno soggiogato gli uomini, ridotti al rango di schiavi al loro servizio. Questa teoria certo esprime il sentimento di impotenza che a volte si prova di fronte a uno sviluppo tecnologico che sembra ubbidire non più a scelte consapevoli dell’umanità ma a un suo meccanismo autonomo di autoperpetuazione e crescita. Sono però i criteri ideologici che gli uomini più o meno consapevolmente si sono dati a determinare quel futuro prossimo che ogni giorno vediamo divenire il nostro presente. La locomotiva che ci porta verso una destinazione ignota e infida non solo non si è messa in moto da sola, ma può essere fermata se nel buio in cui è immerso il convoglio in marcia, magari a tentoni, riusciamo a risalire, vagone per vagone, fino al quadro di comando del motore e azioniamo la leva di spegnimento.”

  10. Luciano Says:

    Salve.

    @Xavier
    Vorrei farti notare che le cose stanno esattamente al contrario di quanto affermi. E’ il desiderio/bisogno dell’uomo che guida la tecnologia, non il contrario. Le scelte non vengono minimamente dettate dalla tecnica, ma dagli obiettivi che l’uomo si è posto nel corso dei secoli.Quando questi obiettivi rincorono logiche che non tengono conto dell’interesse comune o del valore della vita altrui, gli effetti delle scelte che ne derivano sono nefasti. La tecnologia è nata come estensione delle caratteristiche fisiche dell’uomo e tale rimane, anche se usata per uccidere invece che per dare/migliorare la vita. E infine chi ha detto che siamo pre-tecnologici, o peggio ancora inadeguati al livello tecnologico raggiunto?

    @Vincenzo

    Perdonami, ma non riesco proprio a capire questa tua tesi circa la non neutralità della tecnologia o della scienza da cui essa deriva. E’ evidente che costruire una mina anti-uomo polarizza l’utilizzo del fenomeno fisico che ci sta dietro. Ma la mina mica si costruisce da sola. E’ sempre l’uomo che, volendo uccidere, sfrutta l’energia rilasciata nell’esplosione allo scopo di provocare danni. Ma qui parliamo di armi, quindi di un utilizzo del tutto particolare, polarizzato dall’intento umano di recare danno, della tecnica. Ma la tecnica in quanto concetto generale non risente dei suoi usi, più o meno deleteri, semplicemente incanala un fenomeno fisico.

    A presto.

  11. md Says:

    Anche a me non convince quella linea di pensiero di alcuni filosofi novecenteschi che “soggettivizzano” la Tecnica assegnandole una sorta di statuto impersonale di indipendenza, secondo la quale noi umani ne saremmo superagiti (all’ingrosso, e semplificando: da Heidegger a Spengler, fino a Severino e Galimberti). Si tratta oltretutto di una teoria (ideologicissima, come tutte le teorie) foriera di possibili linee rinunciatarie, oltreché di tesi catastrofiste prive di una base razionale.
    La tecnica è potenza ed è moltiplicatrice di potenza, non c’è dubbio – esattamente come la vita che altro non è, per certi aspetti, che tecnica. Da questo punto di vista sembra esserci un elemento di im-potenza dell’essere umano (che è un ente limitato). Ma nello stesso tempo è la ragione umana ad avere vieppiù preso possesso delle tecniche (già presenti in natura) e ad averle potenziate ed amplificate a dismisura. E’ dunque sempre la ragione umana a poter effettuare scelte, in un senso o nell’altro – ed eventualmente a decidere di spegnere alcuni interruttori e abbassare alcune leve.
    Concordo tuttavia con Xavier a proposito della radicale inadeguatezza (soprattutto etico-politica) delle nostre società nell’affrontare la potenza tecnica via via prodotta, tesi che Aldo Schiavone aveva esposto con grande chiarezza nel suo illuminante e futuribile libro “Storia e destino”. Siamo come bambini che si baloccano con giocattoli più potenti di loro…
    L’educazione all’uso delle tecniche (e soprattutto delle biotecnologie che riguardano già ora, non domani, i nostri corpi e il cuore della vita) è un’opera immane tutta da costruire.

  12. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Luciano
    Certo che la mina non si è costruita da sola, ma non mi pare che si parlasse di questo. Perchè si costruisce la mina? Perchè c’è chi è disposto a comprarla e, sulla base di un’ideologia assunta ormai come verità assoluta, dove c’è profitto, lì si produce. Detto questo, a me interessa piuttosto ciò che viene dopo, cioè l’uso che si fa di questi oggetti una volta che essi sono commercialmente disponibili. Io dico che una mina antiuomo è un oggetto di per sè malvagio, tu mi sembrava dicessi il contrario, che cioè la mina, proprio in quanto oggetto, è neutro, e sta a me, utente, usarla nel modo che ritengo più opportuno. Nell’usarla, assumo la responsabilità morale di tale uso. Ora, pur concordando sulla responsabilità come fatto individuale, mi interrogo se non sarebbe piuttosto giusto che l’umanità le mettesse al bando.
    La mina è solo un esempio evidente, ma questo stesso ragionamento può essere rivolto a tutti gli oggetti tecnologici. Magari non dovremo mettere al bando la massima parte degli oggetti, ma ad esempio potrebbe essere opportuno istituire delle patenti per il loro uso, similmente come si fa per i mezzi di locomozione già oggi.
    Ciò su cui non posso concordare è che un oggetto sia neutro. Al contrario, ogni oggetto è sin dall’inizio destinato a un suo uso generalizzato, e i fatti dimostrano che l’abuso degli oggetti è più la norma che l’eccezione. Si potrebbe perfino dire che la disponibilità stessa di un oggetto crea un’esigenza che prima non sapevamo neanche di avere, nel senso quindi che la disponibilità degli oggetti influenza pesantemente la nostra personale esistenza. Negare questo, significa chiudere gli occhi alla realtà.

  13. md Says:

    @Vincenzo: ecco, con l’ultima tua frase credo che hai illuminato un aspetto della discussione che altrimenti sarebbe rimasto in secondo piano, e che è invece a mio avviso il vero nodo: “la disponibilità degli oggetti” (che oltretutto è uno dei cavalli di battaglia di uno dei filosofi tecnocatastrofisti di cui sopra).
    E’ proprio la nostra potenza manipolatrice (sorretta da corpose spinte materiali, beninteso: economiche, passionali, ecc.) a decidere della composizione/scomposizione degli oggetti. Ciò vale per gli enti naturali, così come per gli atomi o il dna, gli elementi, la terra, l’acqua e il cielo, ecc. – che non sono “naturalmente” a disposizione o soggetti ad un uso predeterminato. Questi sì che sono “neutri”, per lo meno in relazione all’uso che gli umani ne vogliono fare. Ed è solo in relazione a questo uso e alle conseguenze sull’essere (sugli altri enti e viventi) che può (deve) sorgere un discorso etico.

  14. Luciano Says:

    Salve.

    @Vincenzo

    “Si potrebbe perfino dire che la disponibilità stessa di un oggetto crea un’esigenza che prima non sapevamo neanche di avere, nel senso quindi che la disponibilità degli oggetti influenza pesantemente la nostra personale esistenza. Negare questo, significa chiudere gli occhi alla realtà.”

    No caro Vincenzo. Il rapporto causa effetto è esattamente al contrario di come dici. Gli oggetti vengono costruiti perché è presente una necessità/ desiderio. Puoi dire piuttosto che la capacità umana di concepire “analogie” ci mette in condizione di usare anche oggetti che avevano altro scopo per soddisfare nuove esigenze.

    @MD

    Solo una considerazione. Quanto affermi nell’ultima parte del tuo intervento riguarda non già la tecnologia in sé (viene sempre creata sapendo cosa si va a creare e per cosa la si crea), ma il non conoscere, per mera ignoranza o disinteresse dei suoi effetti.

    A presto.

  15. Xavier Says:

    Ahimè, come l’ingiuria del tempo rende difficile a menti già di per sé modeste (come la mia) la facoltà di esprimersi con chiarezza. Cercando la massima brevità, la mia opinione in sintesi,Vincenzo, è la seguente: 1) LA TECNICA NON E’ ASSOLUTAMENTE NEUTRA 2) ESSA FUNZIONA NEL MOMENTO IN CUI ENTRA IN FUNZIONE E DA QUEL MOMENTO NON SI PUO’ PRESCINDERNE, TANTOMENO DAI SUOI SVILUPPI (faccio un esempio: se una telecamera 40 anni fa pesava, facciamo finta, 10 kg, e oggi pochi grammi, è logico che la sua applicazione d’uso cambi di destinazione, lo vogliano o meno filosifi, preti o poeti. DA QUEL MOMENTO ANCHE LE NOSTRE ABITUDINI, DA QUELLE ORDINARIE FINO AL NOSTRO MODO DI PENSARE CAMBIANO 3)CHE TUTTO QUESTO SIA SEMPRE CONTROLLABILE A PRESCINDERE, SORRY MA NON E’ COSI’, PERCHE’ LA TECNICA NON E’ UN “GIORNO PER GIORNO” PROGRAMMABILE, E SE UN GIORNO SCOPRO L’ENERGIA ATOMICA SENZA SAPERLO, NON E’ CHE POI LA BUTTO VIA PERCHE’ CREDEVO DI STUDIARE IL FUMO DEL BRODO 4)CHIARO CHE SE TUTTO CIO’ AVVIENE IN UNA FASE STORICA DI ACCELLERAZIONE TECNICA, SI RIMANE PARADOSSALMENTE UN BEL PO’ DI PASSI INDIETRO RISPETTO A CIO’ CHE SI SCOPRE, POICHE’ I LINGUAGGI, I RAPPORTI SOCIALI, LE QUOTIDIANITA’ SI TRASFORMANO SEMPRE DOPO LA METABOLIZZAZIONE DEI PROCESSI TECNOLOGICI 4) TUTTO QUESTO, CARO VINCENZO,A MIO PARERE NON C’ENTRA NULLA CON IL PIL O COME AFFERMI TU, UNA SORTA DI FETICISMO DELLE MERCI. QUESTE ULTIME SONO SOLO UN DETTAGLIO DELLA TECNOLOGIA, NON SONO LA FILOSOFIA DELLA TECNOLOGIA. 5) POICHE’ CONSIDERO LA TECNICA UNA VERA E PROPRIA FORMA DI “RAPPORTO SOCIALE”, E’ CHIARO CHE IN ESSA SONO POTENZIALMENTE PRESENTI ANCHE GLI ELEMENTI DI “CONTROLLO SOCIALE”, MA PROPRIO PERCHE’ MAI COMPLETAMENTE AFFERRABILE E DI PARTE, LA TECNICA GIOCA INDIFFERENTEMENTE SU TUTTI I TAVOLI. IL PROBLEMA E’ NON DOVERLA INSEGUIRE SEMPRE A DISTANZA, E FINIRNE AL TRAINO CON LA CONVINZIONE CHE ESSA SIA COMUNQUE NEUTRA.
    Non sono un granchè come scrittore, e me ne scuso, credo comunque che se dovessi scrivere un libro (e cioè mai) citerei sempre qualsiasi nome e cognome a cui mi riferissi, evitando forme come “un noto filosofo esprime l’opinione”. Lontano é da me ogni proposito di dare lezioni a chicchessia, caro Vincenzo, ci mancherebbe, son mezzo analfabeta (e non é un vezzo retorico), ma come lettore certe frasi mi infastidiscono, suonano altezzose, e poi mi piace sempre sapere di chi si parla. Scusami e grazie peri il tuo contributo. P.s: sarà mica Galimberti?

  16. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Luciano
    Così per te, si può desiderare anche ciò che non è stato ancora inventato, e che quindi non esiste: interessante tesi. Sarà un aggiornamento del mondo platonico delle idee…

    @Xavier
    Si tratta di Severino. Sono rimasto incerto se citarlo o no. Poi, ho optato per un riferimento generico, perchè mi serviva solo come spunto per le mie riflessioni, e tuttora non credo che sapere di chi parlo cambi minimamente le cose. Si tratta di un articolo pubblicato su Micromega, ma stiamo parlando di quasi venti anni fa. Se ti interessa, vedrò di ripescarlo.
    Nel merito, concordo come forse si capiva sui primi due punti. Sul punto 3, mi pare che tu confonda scienza e tecnologia. Posso ben scoprire l’energia liberata nelle trasformazioni nucleari, ma per svilupparne le possibili applicazioni, occorrono scelte molto consapevoli, addirittura in alcuni casi coraggiose, perchè magari richiedono investimenti enormi. In questo, non v’è nulla di spontaneo. C’è una società fortemente ideologizzata, in cui singoli individui compiono giornalmente scelte. Che queste scelte possano considerarsi libere, è davvero una tesi disperata, dato che la dimensione sociale è soverchiante. Ciononostante, sarebbe paradossale credere che non sia possibile scegliere diversamente. Esistono, o forse esistevano tribù in cui le tecnologie perduravano inalterate per secoli. Questo ci mostra come la via scelta dall’umanità del continuo progresso materiale ed appunto tecnologico è solo una tra quelle possibili. Qualunque sia la capacità attrattiva della civiltà in cui siamo inseriti, essa parte proprio da credenze indomostarte ed indimostrabili, quelle appunto che tu affermi non c’entrano nulla, che il progresso materiale sia un bene assoluto. Se cessassimo di pensare così, ti assicuro che cesserebbe questo sviluppo tumultuoso della tecnologia.

  17. Xavier Says:

    Tutto vero, però ti prego non assicurarmi di nulla, perchè proprio non mi fido comunque di alcuna assicurazione, tanto più su questo terreno. Posso solo aggiungere che la scelta é già stata fatta, che la tecnologia iperaccellerata di oggi sta a quella in cui io sono nato come un nanetto da giardino sta a un giocatore di basket, che da certe scelte non si può recedere, pena il riassetto del mondo, che nessun padrone del mondo vuole, e che noi, che non lo siamo, non possiamo farci niente. Saranno possibili altre scelte? Può darsi, io certo non lo potrò vedere, ma non me ne lamento. A ognuno il suo tempo.

  18. Luciano Says:

    Salve.
    @Vincenzo.

    Be’, parlando in generale, direi di sì. La tecnologia segue quelli che sono i bisogni o quanto meno va di pari passo con essi. Homo Sapiens nel corso dei secoli ha osservato sé stesso e la natura che lo circonda tentando di capire il funzionamento di entrambi. Non ho gli artigli, imparo a scheggiare un sasso per farne una superficie tagliente…voglio andare più veloce, la ruota…..ho necessità di sfruttare il mare ma affondo, la barca…e così via. Ma da quando pensi che prima si ha lo sviluppo tecnologico e poi si cerca di vedere se posso applicarlo da qualche parte? Un fenomeno può essere scoperto per caso, ma la tecnologia che ad esso si applica no.

    A presto.

  19. Xavier Says:

    Ma dai, Luciano, davvero credi ad un antropocentrismo che tiene tutto sottocontrollo? Oggi dico, mica cento anni fa. Un fenomeno porta con sé applicazioni tecnologiche mai del tutto prevedibili al momento in cui lo si scopre, spesso si parte in un modo e si finisce ai suoi antipodi o si abbandonano strade per percorrerne altre. Altrimenti sapremmo già come va a finire tutto. Ora non siamo più all’origine dei bisogni (visione ottocentesca della tecnologia) con scoperte che di volta in volta si confrontano con la realtà, ora la guidano la realtà: nel giro di pochi anni il fax, per dirne una stupida, é passato da quasi scoperta del secolo, a quasi oggetto di modernariato senza che neppure ci fosse il tempo per capire cosa esattamente fosse.. O si poteva immaginare che da un pezzetto di silicio, mi scuso perl a sintesi un poco rozza, sarebbe nata l’informatica? Siamo ancora così ingenui da pensare che ogni cosa è sempre sotto controllo e si può immaginare dove andrà a parare? Ovvio che se scopri qualcosa che non immaginavi di scoprire la giri dalla tua parte, ma a questo punto sei tuad appropriartene o è lei che ti ha accalappiato?

  20. Luciano Says:

    Salve.

    Perdonami Xavier, ma io credo che stiamo mescolando concetti in modo improprio. Un conto è la scoperta di un fenomeno, un conto è la tecnologia che si usa per farlo diventare sfruttabile nella vita di tutti i giorni. Quando è stata inventata la bomba atomica, lo si è fatto basandosi su calcoli precisi di quella che sarebbe stata l’energia rilasciata. Anzi, è stata fatta così proprio per avere gli esiti devastanti che ha avuto. Gli effetti di una certa tecnologia possono andare oltre ciò che si era previsto per il semplice fatto che il modello usato per descrivere il fenomeno alla base della tecnologia stessa non era esatto, certo, ma i passi che costituiscono la tecnologia stessa sono assolutamente noti. Nessuno inizierebbe un processo tecnologico senza sapere dove porta ogni passo. Quel che invece rimane del tutto fuori controllo è la motivazione che spinge gli uomini a compiere certe scelte.

    A presto.

  21. Xavier Says:

    Il ragionamento non fa una grinza fino a quando lo si applica ad un unico modello preso a sè, ma allorquando il processo tecnologico è un’insieme di processi tecnologici, quando ti trovi ad esserne immerso, e ad abitarla la tecnica, le cose cambiano radicalmente, le scelte sono sempre meno scelte: tutti noi, lo si voglia o meno, parliamo pensiamo e agiamo anche e ormai soprattutto in conseguenza dei cambiamenti che queste accellerazioni determinano. Perfetta la tua frase finale, a cui aggiungo una mia risposta (scontata): le motivazioni che spingono gli uomini a compiere certe scelte, sono fuori controllo quando essi sono “costretti” a compierle. Ciao e grazie per gli interventi.

  22. Asoka Says:

    patetico questo facebook. mi sono disintossicato da qualche giorno, cancellando definitivamente l’account (e non solo disattivandolo, ma proprio cancellandolo per sempre). ho detto addio a centinaia di amici-non-amici, alla mille e pietose banalità su cui facebook a fondato il suo sistema tirannico. in verità chi usa facebook è un povero schiavo… che manco sa di esserlo. ma lo sapevate che negli States esistono centri di disintossicazione da facebook? qui non si è solamente raggiunti il fondo… ma lo si raschia. basta cliccare su cancella e il gioco è fatto. possibile che non si ha le palle per fare una cosa simile?

  23. md Says:

    @Asoka: hai fatto bene, ma la lista di oggetti di cui siamo schiavi è davvero lunga, e in cima non ci metterei facebook – cui tu potresti replicare: ma perché allora aggiungere alienazione ad alienazione?
    e per risponderti dovrei davvero arrampicarmi sugli specchi…

  24. marco Says:

    Salve a tutti. Post molto interessante. Ho letto alcune considerazioni e in particolare mi ha colpito il punto nel quale si afferma che:”Si potrebbe perfino dire che la disponibilità stessa di un oggetto crea un’esigenza che prima non sapevamo neanche di avere..”. Penso che il più delle volte ab origine vi è un fine da realizzare e che questo possa comportare che l’entità, l’oggetto, cosa ecc.. creata o avuta sia rispetto a questo scopo finalisticamente orientata e quindi non neutra. Allo stesso tempo una volta creata, la sua sola presenza, il suo solo esistere, crea l’esigenza di darvi un significato, trovare il suo ambito, di ideare un uso di quell’oggetto(in senso lato) E quindi pensavo che dal momento della sua venire ad esistenza in poi non sarebbe completamente sbagliato parlare di una parziale soggettivizzazione dell’ oggetto.( questo per capire meglio la critica dell’autore all’ottica di alcuni autori) Onestamente non riesco a spiegarlo molto bene ma per analogia mi sembra lo stesso rapporto che ci può essere in altre dinamiche come per es il creare un gruppo partito, sindacato o altro per perseguire uno scopo; l’esistenza o l’egemonia stessa del gruppo costituito per il raggiungimento dello scopo predeterminato può avere il sopravvento o comunque incidere sul perseguimento dello scopo per il quale era sorto il gruppo. Scusate se sono stato poco chiaro, ma è il mio primo post e l’argomento non è dei più semplici.

  25. Luciano Says:

    Salve.

    @Marco.

    Però vedi che proprio l’esempio che fai contraddice quel che dici. Un partito in sé è solo una forma di aggregazione per partecipare alla vita politica di una comunità, poi le finalità che persegue quel partito possono essere buone o cattive. Voglio dire, ci sarà pure una qualche differenza tra il partito nazional-socialista e i radicali italiani, no? E se questa differenza c’è non è nella forma partito, ma negli scopi che si prefigge l’uno rispetto all’altro.

    A presto.

  26. marco Says:

    Ciao. Scusa mi sembra fuori luogo la tua considerazione perche tu stai entrando nel merito delle qualità intrinseche dello scopo che viene perseguito (se partito nazional-socialista o radicali italiani).Cioè si il partito è una forma di aggregazione posta in essere per perseguire un fine ma indipendentemente dallo scopo che si prefigge, una volta costituito esso crea e mira a soddisfare dei bisogni non per forza posti sulla stessa linea di continuità dell’idea di base. La sua esistenza pone il bisogno che questa venga tutelata anche a prescindere dall’esaurirsi, dal contraddire, dal modificare l’idea di base.( penso che il concetto sia reso dai termini soggetto giuridico o politico ) Quindi mi sembra che lo strumento diventi uno dei termini che operano sintesi concettuale dello scopo iniziale. Detto questo sull’esempio, io cercavo ( in maniera abbastanza pietosa per quanto riguarda la forma espositiva ) di esporre l’analogia che vedo nel suo complesso tra quanto appena detto e altre dinamiche come per es quelle dell’ evoluzione tecnica. Questo per meglio capire e tornare sul commento di MD: “Anche a me non convince quella linea di pensiero di alcuni filosofi novecenteschi che “soggettivizzano” la Tecnica assegnandole una sorta di statuto impersonale di indipendenza, secondo la quale noi umani ne saremmo superagiti” e quello di Vincenzo “Si potrebbe perfino dire che la disponibilità stessa di un oggetto crea un’esigenza che prima non sapevamo neanche di avere, nel senso quindi che la disponibilità degli oggetti influenza pesantemente la nostra personale esistenza. Negare questo, significa chiudere gli occhi alla realtà.”. Quindi l’esempio da me fatto sul partito era da ricondurre nell’ottica che la disponibilità di un qualcosa ( il partito mi pare che possa essere qualificato come la tecnica alla stregua di uno strumento per il perseguimento di un fine) che prima non c’era muta l’idea stessa che ha “concepito” quel qualcosa in una sorta di relazione biunivoca e di influenza reciproca tra premessa e conseguenza e quest’ultima inizia a porsi da prodotto-oggetto a come se assumesse una propria, almeno in parte, autonomia e mi domandavo se non fosse giusto vedere in questo come se vi fosse una, almeno in parte Soggettivizzazione?. scusate per la forma.. e spero non anche per la sostanza. A presto. Ciao.

  27. Agostini Diego Says:

    Book Face, verrebbe da dire. Agostini, Diego

  28. ariemma Says:

    Interessante discussione sulla tecnica. Io invece resisto ancora a iscrivermi su FB. Tuttavia ho visto che il mio ultimo libro sulla chirurgia estetica è stato pubblicizzato dall’editore proprio su tale “interfaccia”. Secondo me bisognerebbe proprio riflettere sull'”interfaccia” in quanto tale che FB rappresenta alla lettera. L’interfaccia non credo sia riducibile al discorso filosofico novecentesco sulla tecnica. Credo che sia un’evoluzione considerevole. Forse parte di un’operazione di chirurgia estetica allargata.

  29. md Says:

    Franco Berardi ha scritto alcune note interessanti su facebook come “ordigno totalitario” e dispositivo della “mente alveare” – sulla scorta di una voce critica interna al mondo tecnologico-informatico, quella dell’ingegnere elettronico Jaron Lanier.
    L’articolo si può leggere qui.

    @ariemma
    rifletterò su quanto dici a proposito dell’ “interfaccia”.

  30. Max-B Says:

    Ciao. Stai utilizzando per questo post la mia immagine pubblicata su Flickr (http://www.flickr.com/photos/massimobarbieri/3185202042/in/photostream). Non ho nulla in contrario se vuoi utilizzarla, ma per farlo dovresti citare la fonte come previsto dalla licenza che ho scelto di utilizzare.

  31. md Says:

    caro Max-B, lo farò immediatamente.
    Di solito cito sempre la fonte, probabilmente quando avevo “pescato” la tua foto dalla rete non era chiara la provenienza. Grazie e a presto!

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