Amletismi – 4

Donne maltrattate, stuprate, conculcate, recluse, uccise, perseguitate, controllate, represse, illuse, ridicolizzate, colonizzate, reificate, mercificate, ri-fatte, plastificate, sessualizzate, infantilizzate, omologate, disumanizzate…
che dovrebbero forse, per reazione psicofisica uguale e contraria: maltrattare, stuprare, conculcare, recludere, uccidere, perseguitare, controllare, reprimere, illudere, ridicolizzare, colonizzare, reificare, mercificare, ri-fare, plastificare, sessualizzare, infantilizzare, omologare, disumanizzare i loro (quasi sempre maschi) carnefici?
Come fuoriuscire dalla logica del mimetismo mortifero e autodistruttivo?
E’ ancora pensabile una radicale diversità antropologica di genere?

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8 Risposte to “Amletismi – 4”

  1. Vincenzo Cucinotta Says:

    Una diversità antropologica di genere sicuramente, radicale non mi pare significhi nulla. Che strumento di quantificazione potremmo usare?

  2. md Says:

    @Vincenzo: beh, potrei semplicemente risponderti che la radicalità non è in questo caso quantificabile, ma solo qualificabile. Qui è da intendersi come “altra via” rispetto a quella patriarcale finora prevalente.

  3. Xavier Says:

    L’elenco mi pare sufficientemente disgustoso, al punto che, non saprei dire come, la risposta che avevo mandato qualche ora fa se n’è andata da qualche altra parte, forse rattristata dalla realtà tirata in ballo da questo nuovo amletismo. Ma a parte i tentativi di cercare alibi alla mia scarsa dimestichezza con questo aggeggio, la mia opinione è: no, non vedo né riesco a immaginare una prospettiva diversa, un’ipotesi anche remota di inversione di tendenza, un’altra via insomma, come si chiede m.d. Vedo (chiedo scusa se a dirla così mi par di fare il mago con la sferetta di vetro) l’affermarsi di un modello unico maschile che ha legalizzato la sopraffazione imponendo la propria assimilazione senza sconti e senza se nè ma. Come Amleto (e non solo) mi pare di non valere granchè, dati i pochi dubbi sull’argomento. Mi taccio, allora.

  4. md Says:

    ora ci vorrebbe qualche anti-amletica voce al femminile, magari quella di Ofelia…

  5. nic Says:

    Non sono Ofelia, però vorrei dire che è importante evitare le vittimizzazioni, che sono proprio l’arma principale usata contro di noi.
    Ci sono donne che reagiscono, e non sono poche! Ma, ovviamente, le loro reazioni non trovano spazio sui giornali, a meno che non diventi cronaca nera…

    Per questo tante compagne (ma anche compagni) saranno presenti sotto il tribunale di Milano il 2 dicembre, a fianco di Joy che non solo ha respinto una violenza sessuale da parte dell’ispettore capo di polizia di stanza al Cie in cui lei era reclusa, ma che ha avuto la forza, con altre donne, di reggere per mesi un braccio di ferro contro lo stato italiano che ha fatto di tutto per rimandarla in Nigeria nelle mani dei suoi sfruttatori.

    Per questo, soprattutto, le compagne di varie città hanno lanciato l’appello per una settimana di iniziative, dal 25 novembre al 2 dicembre, come potete leggere qui: http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/11/03/dalla-parte-di-chi-si-ribella-sempre/

    Hanno cercato di propinarci, col ‘pacchetto sicurezza’, l’idea che gli uomini in divisa siano i nostri ‘difensori’, come per secoli han cercato di farci bere che mariti, padri e fratelli ci proteggessero, quando in realtà ci stupravano.

    Dal 25 novembre 2007 (il famoso corteo delle 200mila a Roma) ripetiamo, senza arretrare di un passo, che la nostra sicurezza sta nell’autodeterminazione (e nell’autodifesa) e non può essere delegata – tanto meno agli uomini in divisa.

    Essere al fianco di tutte le donne che si ribellano dà forza anche a quelle che ancora non hanno avuto il coraggio di farlo.
    Invece le liste delle violenze che le donne subiscono quotidianamente ottengono l’effetto opposto.

    Ribaltiamo gli immaginari, e ne vedremo delle belle! 🙂

  6. Luciano Says:

    Salve.

    Devo dire che le generalizzazioni non mi sono mai piaciute. A Nic semplicemente dico che quel che è accaduto alla donna di cui ha parlato non deve ferire/far indignare/far infuriare solo lei (o solo le donne), ma anche noi uomini, come persone in primis e come cittadini in secondo luogo. La continua contrapposizione senza fare però un passo avanti nella educazione delle persone, che dovrebbero sentire il rispetto per chi hanno di fronte, chiunque sia, come dovere, non ci porterà a nulla. Gli uomini sono biologicamente più forti (è un dato di fatto, non una cosa della quale io mi vanti) e questo, nel processo di astrazione che ci ha condotti fin qui, ha fatto sì che la cultura, le leggi e quant’altro, fossero conformati a descrivere questo stato di cose. Non è un caso infatti che non esiste (ma se dovesse ditemelo) un sistema comunitario, dotato di strutture e leggi in cui non ci sia la preminenza degli uomini. Esiste un sistema alternativo? In treoria sì, nella pratica fattuale no, per il semplice fatto che da una posizione di potere nessuno scende volontariamente. Sarebbe come chiedere ad un ricco se vuole diventare povero.

    A presto.

  7. md Says:

    @Luciano: l’antropologia, a proposito dei sistemi comunitari alternativi a quelli patriarcali, ci dice che c’è molta più varietà organizzativa di quanta non ce ne sia nelle “civiltà” o culture più recenti. Paradossalmente, proprio i sistemi che più si sarebbero allontanati dalla biologia (che sempre più non appare come destino), sono quelli che hanno costruito i sistemi di potere più feroci.
    Oltretutto la biologia sta proprio andando da tutt’altra parte, visto che nel giro di qualche generazione, ci piaccia o no, le differenze fisiche tra maschi e femmine della specie umana si attenueranno sempre più, e la cosiddetta “forza fisica” diventerà un ferrovecchio.
    Se “da una posizione di potere nessuno scende volontariamente”, lo si fa scendere con le cattive – ed ecco, in parte, il senso del dilemma che ho posto.
    Dopo di che concordo con nic che solo processi (mimetici e collettivi) di autodeterminazione potranno portarci in altre direzioni. Che si dovrebbero ricominciare ad “immaginare” e “sognare” e, insieme, “praticare”.

  8. Bombolonicaldi Says:

    I corpi separano l’uomo e la donna, ma questa primigenia e necessaria differenza (per scopi puramente naturali e biologici) può essere superata solo se si considera l’altro come proprio simile. Ogni uomo è anche una donna e ogni donna è anche un uomo: a mio parere è importante capirlo se ci si vuole incontrare su un terreno comune.
    Bisogna andare al di là delle classificazioni e delle etichette culturali che l’uomo e la donna si sono dati (e ai quali sono stati dati) nel corso dei secoli. Il punto di partenza è che l’uno non può fare a meno dell’altro.

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