Comune

Nello spirito umano come nell’universo non vi è niente
sopra né sotto, tutto ha egual diritto a un centro comune,
che manifesta la sua segreta esistenza proprio nel
rapporto armonico di tutte le parti verso di esso.

(J.W. Goethe)

Comune è l’aria, l’acqua, la terra.
L’energia, il fuoco, la materia è comune.
Comune è il suolo, l’orografia, l’idrografia, le cime innevate.
La tavola degli elementi, l’intrico vegetale, la conflittuale varietà animale è comune.
Comune è la cultura, il linguaggio, l’intelligenza – koiné!
La bellezza, l’estasi, l’ardore è comune.
Comune è la società, il territorio, i territori – ecumene!
L’arte, l’urbanizzazione, il dissodamento delle terre è comune.
Comune è comunicare.
Comune è luogo comune, senso comune.
Comune è il punto di vista.
Comune è la relatività del punto di vista.
La resistenza all’appropriazione è comune.
Comune è ogni oggetto di cui diciamo “è mio” – scusa, in che senso “è tuo”?
Non c’è mio non c’è tuo non c’è nostro non c’è vostro. Solo suo, solo loro – comune.
Comune è il corpo, comune è lo spirito.
Comune lo spazio, il tempo.
Comune è altro nome per comunismo, ma senza l’ingombro dell’eredità.
Comune è altro da pubblico o da privato. Ed è meglio di entrambi.
Comune è altro da immune.
Comune è il destino, la sorte, la sorgente – e l’andare.
Il tutto è comune.
La vita è comune.
Comune la morte.
E la solitudine che si prova di fronte ad essa.
Nulla c’è che non sia comune, tranne il nulla.
Comune è questo mio sentire.
Comune è questo mio desiderare, prefigurare, sognare un tempo in cui nessuno avrà bisogno di delimitare alcunché.
Comune è la meraviglia di essere e di sapersi quel che si è grazie a un altro.

***

Nota.  Privilegiare il concetto di comune rispetto a pubblico non è una scelta casuale. Negri e Hardt nella loro recente opera intitolata significativamente Comune: oltre il privato e il pubblico, considerano proprio il concetto di bene comune, insieme a quello di moltitudine, una via possibile per il superamento delle aporie prodotte dall’alternativa (spesso fuorviante) tra pubblico e privato, statale e individuale (ma ne riparlerò più avanti, a lettura compiuta). D’altro canto l’etimologia parla chiaro: communis e communitas si riferiscono alla condizione comune e al mettere o agire in comune (e, cosa molto interessante, con un esplicito riferimento al “basso” e al “volgare”, come a ciò da cui è impossibile prescindere; ma non solo: anche all’affabilità e alla reciproca cortesia); laddove publicus (affine a populus) si configura invece come l’elemento collettivo organizzato in stato, e dove ciò che è in primo piano è la potenza statale e l’unità del popolo-nazione, più che il bene comune.
Oltretutto, la prima concezione, diversamente dalla seconda, consente di abbracciare gli altri gruppi sociali, le altre culture e civiltà, le specie tutte e l’intero ecumene.

(foto di kekkoz)

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4 Risposte to “Comune”

  1. Paola D. Says:

    Condivido quasi tutto il tuo scritto, anzi la tua poesia, ma non ho capito la foto: in genere le tue foto sono molto pertinenti e bellissime, ma questa non l’ho proprio capita. Ciao.

  2. md Says:

    ciao Paola, è il murales sulla parete del centro sociale Conchetta di Milano, che, come noterai, rappresenta una sorta di interconnessione mentale ed empatica tra i singoli.

  3. Xavier Says:

    Che bella foto, m.d.! Scusa se il mio contributo si ferma qui, ma non posso fare a meno di ringraziarti per la scelta. Cromaticamente perfetta, così come appropriata al contesto del tuo scritto. Bravo (si può dire?)! Naturalmente di foto, così come di innumerevoli altre cose, non so assolutamente nulla, ma a volte, non sapendo di non sapere, mi par di capirne qualcosa. E’ tragico?

  4. md Says:

    @Xavier: si è vero, è bellissima (l’ho rubata su flickr)
    Oltretutto ricordo che quando l‘anno scorso la scellerata giunta milanese tentò di sgomberare Conchetta, un amico era preoccupatissimo dalla possibile perdita, tra le altre cose, di quel murales.

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