Speculativi elenchi


Nel giro di un paio di giorni ho ricevuto ben due sollecitazioni – prima da una mia cara amica per telefono, e poi da una giovane frequentatrice del blog  via e-mail – a proposito di parole e linguaggio, loro uso e significato. Faccende piuttosto interessanti e complicate, che in più occasioni sono state qui trattate e discusse – anche se non certo in modo sistematico. Non sfuggirà però agli osservatori più attenti del mondo sociale e culturale, e delle trasformazioni ivi in atto, che proprio ai mutamenti linguistici (da intendersi in senso lato) occorrerebbe dedicare maggiore attenzione e particolare cura analitica.
Quelli che seguono sono solo due esempi dell’invalso uso automatico ed irriflessivo delle parole, a testimoniare la loro pericolosa volatilizzazione e privazione di senso.

“Tutti quanti speculiamo” – ho sento dire l’altra mattina alla radio da un operatore di borsa, e sono subito saltato sulla sedia. “Almeno fosse così!” ho risposto tra me e me, non potendo esimermi dal riflettere sulla stranezza del termine speculazione e sul suo (per lo meno) duplice significato. Un esempio lampante di divaricazione semantica – ma lo è davvero? Forse non poi così tanto, se è vero che speculare e speculazione derivano dal latino speculum (specchio) e dai verbi spector (guardare, osservare) e speculor (che nella forma intransitiva significa guardarsi intorno, volgere lo sguardo da tutte le parti). E allora la speculazione può benissimo diventare l’atto filosofico più alto (che richiede, appunto, di volgere lo sguardo da tutte le parti – sia in estensione che in profondità, sia dentro che fuori), e insieme la furberia economica dell’arricchimento facile, che richiede, daccapo, grandi capacità speculative: saper scrutare il futuro (e, aggiungerei, l’animo umano per ingannarlo meglio).  Ma ancor più: avere il potere di condizionare il futuro, sequestrandolo a proprio esclusivo vantaggio. Senza dimenticare l’accezione sovrastrutturale implicita nella parola in oggetto, che allude all’astrazione, alla duplicazione, alla riflessione, al porsi su un altro piano, comune ad entrambi i significati.
D’altro canto proprio Marx avvicina spessissimo nelle sue analisi del sistema capitalistico filosofia speculativa ed economia, con l’intenzione di volerne sbrogliare la matassa metafisica. In uno dei più straordinari paragrafi del primo libro del Capitale, intitolato significativamente Il carattere di feticcio della merce e il suo arcano, viene rotto il velo della trivialità al fine di introdurci in quella cosa imbrogliatissima che è il mondo della merce, “piena di sottigliezza metafisica e di capricci teologici”, “cosa sensibilmente sovrasensibile”, “forma fantasmagorica”, analogo della “regione nebulosa del mondo religioso”. Scrive Marx con grande acume:

“L’arcano della forma di merce consiste dunque semplicemente nel fatto che tale forma, come uno specchio, restituisce agli uomini l’immagine dei caratteri sociali del loro proprio lavoro, facendoli apparire come caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro, come proprietà sociali naturali di quelle cose” [corsivo mio].

A speculare intorno alla speculazione si finisce per correre il rischio del cortocircuito – ma è proprio quel che Marx, sotto il nome di rivoluzione, si augura che accada!

***

Elenchi è un altro meraviglioso termine molto à la page in queste settimane, a ridosso di una fortunata trasmissione televisiva (sul merito della quale non voglio qui entrare). Elenchos è termine greco, e fortemente filosoficizzato (specie da Aristotele, grazie ai celebri Elenchi sofistici), ma il suo significato è un vero e proprio cumulo di stranezze. In prima battuta sta ad indicare biasimo, ignominia, obbrobrio, vigliaccheria: valenza quanto mai negativa, dunque. Ma l’altra faccia è quella che ha più attirato l’interesse filosofico, poiché allude alla prova da esibire per poter confutare o convincere di qualcosa: il verbo élenchein è traducibile con  accusare, convincere o convincersi dell’errore, confutare, dimostrare, indagare – ma significa anche ridurre all’assurdo e contraddire. Come poi questa parola così densa e imbrogliata sia potuta diventare, nell’uso corrente della nostra lingua, un termine neutro e quasi banale, da utilizzare per onnicomprensive liste di oggetti (che alludono indifferentemente all’elenco della spesa o a quello dei nomi  di persone morte per strage), risulta per me un mistero, tanto da vedermi costretto a cedere la parola ai ben più competenti storici della lingua.
Ma evidentemente non è proprio così – come dimostrano un corposo studio di Umberto Eco intitolato La vertigine della lista, e più popolarmente la trasmissione di cui sopra, visto che tutti ormai vogliono presentare e rivendicare l’importanza dei propri elenchi.
Ma gli elenchi, come le speculazioni, sono anch’essi imbrogliatissimi oggetti metafisici e, in quanto tali, occorrerebbe forse leggere prima un po’ più attentamente le istruzioni al loro uso.

***

Giusto per concludere con una sintesi imperfetta, e tanto per passare, come si suol dire, dalle parole ai fatti (come se le parole scendessero dai cieli della metafisica, e non  sorgessero invece dalla materialità fattuale) – non posso evitare di notare quanta speculazione ci sia intorno ai confusi fenomeni che conducono nelle piazze (e in cima alle torri)  d’Italia e di mezza Europa parecchie migliaia di studenti; i cui elenchi, oltretutto – cahier de doléances insieme speculativi ed antispeculativi – mi paiono piuttosto convincenti; mentre molto meno appaiono tali, gli elenchi delle riforme messe in campo dalla lista di ministri succedutisi negli anni, ed accomunati dall’incompetenza, oltre che dalla più totale mancanza di capacità speculative.
Ministri e politicanti (compresa l’attuale “seconda carica dello stato”) che speculano, evocano e (temo) desiderano il morto in piazza – laddove per contrasto colpisce la speculazione prospettica sul proprio ed altrui futuro di giovani studenti decisamente più speculativi che speculatori.

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2 Risposte to “Speculativi elenchi”

  1. Letizia Says:

    La prima cosa che riesco a cogliere in tutto questo è una grande difficoltà di comunicazione, come se le parole fossero destinate a viaggiare su binari diversi durante la loro trasmissione: gli elenchi di Fazio e Saviano sono destinati ad un’Italia troppo satura di parole speculative ma prive di alcun riscontro reale, gli elenchi dei giovani studenti cercano di colpire una classe dirigente che non vive il disagio popolare e quindi non vede le ragioni del proprio errore. Parliamo sì, ma..E’ come se non ci capissimo!

  2. Ridda « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] nodo della speculazione (l’eterna astrazione del denaro e del capitale di cui avevo parlato qui). Certo che la ridda nostrana le batte tutte, visto che naviga ancor più a vista di quanto non […]

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