Frammenti monicelliani

Chiedi quale sia la strada per la libertà?
Una qualsiasi vena nel tuo corpo

(Seneca)

Un gesto secco. Silenzioso e però assordante. Insieme un “mi sottraggo a questo stillicidio” e un “andate tutti affanculo”. Tragicomico?

Amarezza. La parola che Davide mi manda a dire dalla Roma degli studenti in piazza senza che io gli abbia risposto. È forse anche un po’ colpa di Mario. Sua, non mia.

Riso amaro. Commedianti della vita, che arrancano come sempre, come tutti. Ridicolmente piccoli, perché si sentono pacchianamente al centro del mondo. Grillocentrici.

Rappresentare la comédie humaine non è facile. Lui l’ha saputo fare. Anche gettarsi da una finestra è comédie humaine. Profondamente humaine.

Speranza: parola da abolire, invenzione dei padroni. Un po’ come dire state bboni! Incazzatevi davvero o andate in malora!

Insondabilità del gesto, si suol dire. Rispetto per chi sceglie di farsi fuori – a 15 come a 95. Anche se la seconda evenienza è un po’ più digeribile. Su tutto, il composto sudario della pietas.

Ma quale eutanasia! Sempre a disseminare cazzate ideologiche a spanne e a piene mani. Buona vita, buona morte. Parole-involucri da lasciar seccare.

E allora, me la fate o no ‘sta rivoluzione? Forza armatevi, voi nuovi Brancaleone!

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6 Risposte to “Frammenti monicelliani”

  1. milena Says:

    Bhe, ma forse anche tu un po’ “speri” che i nuovi Brancaleone facciano la rivoluzione. O no? Perciò, che dire: che la speranza è l’ultima a morire?
    Il gesto di Monicelli però è uno splendido volo.
    Mentre mi fanno orrore i vecchi che piangono e si lamentano di non aver più un futuro. O quelli che continuano a stare attaccati al proprio posto di lavoro, invece di trasferire competenze e responsabilità ai giovani, e farsi da parte a vivere come si deve quel che resta del giorno.
    Quando li osservo (alcuni e molti di loro) mi capita di pensare che è stata una generazione esageratamente ottimista, concentrata nell’affermazione di se stessi e dei propri desideri, in un periodo storico che permetteva quasi tutto quello che ci si poteva immaginare, senza porsi limiti e senza preoccuparsi di fare le dovute proiezioni sul futuro. Ed ora ci accorgiamo che il futuro dei giovani è compromesso. Ma che strano …

  2. XXX Says:

    Forse faccio qualche confusione fra sinonimi. Ma se andiamo a vedere, la lista dei sinonimi alla voce “speranza” è piuttosto estesa, così da poter usare in alternativa (in ordine alfabetico): aspettativa, attesa, augurio, auspicio, chimera, desiderio, fantasia, fantasticheria, fiducia, illusione, lusinga, miraggio, possibilità, promessa, sogno, utopia. Qualcuna si mantiene moderatamente ottimista, altre virano decisamente verso l’irreale. Ognuna indica una diversa sfumatura di modalità di proiezione verso il futuro. Un po’ come se decidessimo di guardare lontano attraverso lenti colorate a seconda di ciò che potrebbe arrecarci più o meno piacere, soddisfare desideri o sogni. Ma potremmo anche decidere di non guardare affatto, di non voler pre-vedere, o pre-sentire assolutamente nulla, e nessuno ce lo vieta. Soprattutto perché è alquanto ingenuo credere che speranze, sogni o desideri possano avere una pur minima possibilità di incidere sul futuro. Oppure … chissà se, oltre ai desideri, anche le parole non abbiano anch’esse un loro peso.
    Certo è che la scelta di una parola in-vece di un’altra non è neutrale. Ogni parola ha una sua storia: come è stata usata, da chi e perché. Così, insomma, la parola “Speranza”, soprattutto quella scritta con la S maiuscola, da qualche tempo la sento aggirarsi qua e là come un fantasma. E qualche giorno fa l’ho sentita proferire persino dalla “seconda carica dello stato” con enfasi opportunisticamente ambigua.
    Lo so, continuo a fare confusione fra sinonimi, però da parte mia la speranza non va molto al di là di un modesto augurio, giusto per non voler vedere tutto tutto nero. Ma anche auspicio; e perché no, desiderio legittimo che più prima che poi si riescano a vedere le cose in tutta la loro realtà e concretezza, mettendo al bando illusioni pre-giudizi e chimere; e che magari si giunga a pre-vedere e pre-sentire qualcosa di più chiaro in mezzo a tutto questo buio.
    Viceversa, non so dire quante cose si riescano a mettere nella Speranza, ma a quanto pare qualcuno riesce ancora ad infilarci l’algida speranza del Paradiso.
    Mentre, chissà, se rinunciando definitivamente all’idea-desiderio del Paradiso, in un colpo solo non avremmo eliminato l’idea-paura dell’Inferno.
    E resteremmo su questa Terra sospesa, come è, nell’infinito.

  3. milena Says:

    Scusami sai, XXX, non voglio farti arrabbiare. Ma da quando ho letto quella tua frase – quella frase che md. ha messo nel Fior Fiore dei commenti là in cima, che forse al posto suo lo avrei fatto anch’io – non subito, no, non subito, ma dopo un po’ di sicuro ha cominciato a girarmi in testa, e gira che ti rigira ha cominciato a solleticarmi non so bene cosa da farmi scompisciare dalle risa. Così che te lo devo chiedere (scusami ancora, te ne prego, ma non riesco a trattenermi): fino adesso dove credevi di essere stato?
    Forse non hai ben capito la domanda. Te la ripeto a caratteri cubitali: DOVE CREDEVI DI ESSERE STATO, FIN’ORA? Eh,eh, spero sia chiaro!

    Però devo ringraziarti, e non solo io – ma anche quei cretini qui in ufficio che appena trovano un pretesto per smettere di lavorare sono i primi, e io con loro, bada bene. Che, né a uno a uno o a piccoli gruppi né messi tutti quanti insieme, un’esplosione d’ilarità di quella risma non si vedeva da un pezzo, ma un pezzo così lungo lungo da non saper più dove andarlo a scovare. E’ stata una festa, un delirio un’ordalia che nemmeno in pizzeria a carnevale è mai successo. I ragazzi l’hanno copiata sui fogli e c’hanno fatto gli aeroplanini. Le ragazze l’appiccicavano coi post-it dappertutto, in fronte, sul naso, sulle tette. Ma questo è niente. Le risate, le risate da non riuscire a crederci. E tutti a chiederci l’un l’altro, Fino adesso dove credevi di essere stato? Ci voleva un Monicelli redivivo a filmare la bagarre che n’è nata. Si son dovuti staccare a forza Piero e Paola, i novelli piccioncini che s’eran già messi a rotolare sulla scrivania – ma questo sarebbe successo comunque, che ti credi, hai solo anticipato l‘occasione. Prima della fine qualcuno ha avuto la brillante idea di farne un tot tot di fotocopie, forse quattro o cinquemila. Un pacco a testa infilato nei pantaloni, nelle borse o impudentemente sottobraccio saltellando sui tornelli. E poi fuori le abbiamo date tutte via – ah sì, così la vita è bella – a tutti quelli che ci venivano incontro, tristi, mogi, con la testa china, accorti accorti a dove poggiare il piede. E ficcandogli il foglio sotto il naso chiedevamo a tutti loro come un tormento, Dove credevi di essere stato, fin’ora?
    Domanda che a poco a poco andando avanti è diventata soltanto, Dove credi di essere, o, Dove credi di stare. Ma che qualche volta si è quasi necessariamente trasformata in, Chi credi di essere? – e ci stava, caspiterina se ci stava. E che via via, mentre ormai eravamo un po’ stanchi e non riuscivamo quasi più a parlare, si è ridotta in, Dove sei? E anche, Chi sei? Così che qualcuno rispondeva, Io sono Giovanni. Piacere, io sono Milena. Il piacere è tutto mio, l’altro rispondeva. No, per favore, questo non dirlo. È vero, meglio di no, ricominciamo.
    Così ricominciavamo. Bene, allora arrivederci. Sì, ciao. Baci. Baci. E così via.
    Come ogni gioco, il bello è che duri poco? No, no, avrebbe potuto continuare, l’infinito però e per adesso lasciamolo stare. Soltanto che era quasi ora di cena e stava salendo la fame; le fotocopie erano ancora un bel mucchio ma guardandoci di sottecchi ci siamo fermati. Qualcuno finalmente ha detto, Ma non è che così ci scambiano per Testimoni di Geova? Ci siamo guardati dritti negli occhi. Oh, cacchio è vero. E un altro, Questo sì che è rischioso.
    Erano le otto meno dieci, ficcandole nel bidone della spazzatura in un lampo ce ne siamo liberati.
    Il bidone per il riciclo cartaceo, ovviamente – non siamo sciemi.
    Comunque, XXX, faccene ancora di queste belle sorprese, se puoi. se ti capita. Se tu sapessi davvero come stiamo annoiati, beh, credo ti daresti un po’ più da fare. Insomma, non fare il prezioso, pensa un po’ a noi. Fatti un giro lassù, in volo, magari insieme a Galileo e Keplero. Però, con un bel zompo insieme ad Einstein magari puoi scoprire qualcosa un pochino di più nuovo. O più eccitante – uh uh. N’est-ce pas?

  4. milena Says:

    XXX non mi ha più risposto: devo averlo fatto proprio arrabbiare. E sì che gli avevo chiesto anche scusa in anticipo e per favore, ma non è servito a niente.
    Però se sei ancora nei paraggi, ora ti spiego. Non hai proprio idea di come mi sentissi quel giorno; che pure con tutte le precauzioni che prendo, di non aspettarmi nulla da niente e da nessuno, quel giorno mi sono sentita colpita al cuore. Come questa povera Italia, colpita al cuore, ancora e ancora.
    E così, con la speranza che lì si annida anche a non volerla chiamare con quel nome, persino tutta la poesia ha subito un rivolgimento tale da trasformarsi in un sordido grottesco, in un riso amaro. Lì, quel giorno ho capito Monicelli, me lo sentivo scorrere nelle vene. E qualche volta è proprio solo col grottesco che si riescono a superare questi momenti. Come con un’ubriacatura, uno shock, e poi passa. Che sennò verrebbe voglia di buttarsi giù davvero dalla finestra, come ha fatto un mio vicino l’altro giorno dal terzo piano quando è arrivato l’ufficiale giudiziario col mandato di sfratto. Mentre io che abito sempre al piano terra, poveretta, le mie alternative sono più scarse.

    Ma dopotutto l’Italia siamo noi. Tu, XXX, perfetto sconosciuto, incognita alla terza, potrei essere io, non c’è molta differenza. E anche se mi chiamassi XYZ, non cambierebbe niente. No, non ancora. Pas encore.

  5. lordbad Says:

    Ti ho letto con molto piacere, non è facile gestire un tema così delicato!

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog:

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/02/09/robotanasia/

  6. md Says:

    grazie lordbad, ricambio senz’altro la visita

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