B-sides: Anassimene

Con una titolazione poco filosofica, piuttosto anglomane e alquanto ammiccante al mondo della musica pop, inauguro una serie di post sui “filosofi minori”, ma non per questo meno interessanti dei loro fratelli “maggiori”. Anche perché a decidere sulle comparazioni, rimozioni ed interpretazioni è pur sempre la storiografia, quanto mai relativa e diveniente – con buona pace dell’Hegel estremista che riduce la storia al sistema (suo), fino all’incredibile e lucida follia di compiacersi per la perdita di migliaia di pagine di testi antichi, inessenziali – a suo dire – a spiegarlo quel sistema…

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Schiacciato dai suoi illustri predecessori – il “primo” filosofo Talete, simbolo archetipico della storia filosofica, e Anassimandro, immenso cosmologo e pensatore dell’infinito – il povero Anassimene di Mileto rientra a pieno titolo nel novero dei filosofi “minori”, quelli del “lato b”, meno citati e presi in considerazioni. Ed è un vero peccato, poiché a ben vedere non ha nulla da invidiare ai suoi antecessori e presumibilmente maestri, anche se è difficile calare sulla realtà filosofica dell’epoca le nostre categorie storiografiche (che sono poi state in principio quelle di Aristotele); oltre al non piccolo problema della pressoché totale mancanza di fonti originali e della necessità di ricorrere alle testimonianze.
Le quali ci dicono concordemente che aer è il nome dell’arché (il principio primo della realtà) secondo Anassimene. Non l’acqua, elemento troppo determinato, non l’àpeiron, elemento a sua volta troppo indeterminato (anzi, il nome stesso dell’indeterminato), bensì l’aria, sostanza in grado di spiegare insieme la connessione dialettica e il ciclo degli elementi (poiché a quelli strettamente collegabile), e, d’altro canto, l’essenza stessa della vita. Sembra quasi che l’aria evocata da Anassimene sia il giusto mezzo tra sottigliezza (metafisica) e solidità (fisico-naturale): un po’ più consistente dell’àpeiron e un po’ meno ovvia e grossolana dell’acqua. Volatile, quasi impercettibile, eppure ben tangibile nel funzionamento del nostro corpo. Il quale non si accorge nemmeno di respirare, dato che lo fa con perfetto automatismo, e però cesserebbe di vivere senza quell’elemento sottile che lo attraversa, entrando e fuoriuscendo dai suoi vasi, pori e canali senza un solo attimo di tregua.
Le caratteristiche di questo principio unificatore sono le medesime attribuite da Anassimandro all‘àpeiron: l’aria è infinita ed eterna (nulla deriva dal nulla, il creazionismo sarebbe una bestemmia ontologica per la mentalità greca!), e da essa derivano tutte le cose; senonché Anassimene sembra ritenere che l’àpeiron sia un elemento troppo esterno al mondo, e che dia problemi proprio nell’esplicazione del processo naturale. Come possono infatti derivare tutte le cose dall’indeterminato? Come si spiega quel salto logico-causale? Ecco allora l’elegante soluzione propostaci da Anassimene, che è forse l’aspetto più interessante della sua teoria cosmologica: il processo di rarefazione/condensazione che presiede al ciclo naturale a partire dall’aria. Fuoco da un lato, vapore, acqua, terra, pietra dall’altro. Una linea di solidificazione e una linea di volatilizzazione, che però sono en kyklos, danno luogo alla totalità dei fenomeni naturali.
Ma non può non sorgere un dubbio: perché l’aria e non l’acqua (come per Talete) o il fuoco (come poi sarà per Eraclito)? Sembra mancare qui una ragione sufficiente per la quale il ciclo debba cominciare da un punto anziché da un altro. E, a giustificare la tesi, non pare convincente il perenne movimento come caratteristica propria dell’aria: perché dovrebbe essere la più indicata a presiedere il processo? – dopotutto anche l’acqua è in perenne fluire e divenire, e forse ancor più il fuoco. Ci si deve a questo punto intendere su che cosa Anassimene intenda per aer. Potrebbe benissimo non essere l’aria così come la intendiamo noi, e come sembra infatti suggerirci uno dei rari frammenti tramandatici:

“Come l’anima (psyche) nostra che è aria, ci tiene insieme, così il soffio (pneuma) e l’aria abbracciano (…) tutto il mondo”.

Comprendiamo allora che l’elemento primo viene inteso non tanto o non solo come semplice aria, ma come pneuma o respiro, dunque ciò che caratterizza il vivente. Non so se, come suggerito dallo studioso inglese James Warren, Anassimene abbia riflettuto sulla opposizione tra vivente e non vivente – ma è certo che l’aria ha per lui un valore cosmologico preciso, quello che per certi versi avrà poi per gli stoici (il cosmo come unità vivente). Non bisogna tuttavia pensare all’aria come ad un principio metafisico trascendente: mi pare di poter affermare che la mentalità ionica (e di gran parte della filosofia preplatonica) sia piuttosto fisicalista, materialista, ilozoista ed immanentista. E’ vero che Anassimene dice che l’aria “abbraccia il mondo”, ma il senso è chiaramente quello del suo flusso/attraversamento e non della sua determinazione esterna (una scissione che poteva ben essere presente nella teoria di Anassimandro).
Da questo punto di vista, e al di là della teoria più o meno riuscita del terzo (e minore) filosofo ionico, mi pare molto interessante la traduzione adottata da Warren del concetto di arché con sorgente, preferibile a principio (termine troppo astratto) o a origine (troppo generico): si tratta infatti di pensatori del divenire dialettico delle cose, del loro incessante mutamento pur all’interno di un quadro unitario – e la metafora fluviale (che diventerà poi centrale in Eraclito) pare proprio funzionale a questo tipo di ricerca e al quadro cosmologico generale che la sostiene.

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Una Risposta to “B-sides: Anassimene”

  1. Introduzione alla filosofia – 1. Gli inizi « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] nel blog: sullo straniamento, su Anassimandro, su Anassimene, su Eraclito, su Parmenide, su […]

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